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	<title>PIG Mag &#187; Dvd</title>
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	<description>Un magazine che parla di novità nella moda, musica, cinema e design</description>
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		<title>Animal  Kingdom</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di David Michôd. Animal Kingdom è stato presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival di Roma, è il vincitore del Premio della Giuria nella scorsa edizione del Sundance FF ed ora si è anche aggiudicato una vetrina durante la notte degli Oscar grazie alla incredibile interpretazione di Jackie Weaver nel ruolo dell’implacabile madre di famiglia. Torbida storia familiare, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><a rel="attachment wp-att-16565" href="http://www.pigmag.com/it/2011/03/22/animal-kingdom/still_168821/"><img class="alignnone size-medium wp-image-16565" title="still_168821" src="http://www.pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2011/03/still_168821-510x340.jpg" alt="" width="510" height="340" /></a><br />
<strong>Di David Michôd.</strong> <em>Animal King</em>dom è stato presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival di Roma, è il vincitore del Premio della Giuria nella scorsa edizione del Sundance FF ed ora si è anche aggiudicato una vetrina durante la notte degli Oscar grazie alla incredibile interpretazione di Jackie Weaver nel ruolo dell’implacabile madre di famiglia. Torbida storia familiare, la pellicola è incentrata principalmente sul giovane J, che conosciamo seduto su un divano accanto alla madre morta d’overdose. Taciturno e bonaccione, J viene “adottato” dalla nonna materna e dai suoi quattro figli maschi: malviventi non di primo pelo, che la donna ama e giustifica sopra ogni cosa, in un rapporto morboso, che rasenta il complesso d’Edipo.<span id="more-16564"></span> David Michôd, al suo primo lungometraggio (prima aveva lavorato più che altro in sceneggiatura e regia di corti), firma un’opera impressionante nella sua complessità, una storia di affetti ed istinto animale, di violenza fisica e psicologia, che scandisce nel ribaltamento continuo delle situazioni e nei dialoghi. Ogni personaggio ha un suo carattere definito e un suo ruolo preciso in quella piccola società che è la famiglia: Joel è il capro espiatorio, Darren è il debole, Pope è il burattinaio, Craig è il braccio del burattinaio. E J? J deve ancora trovare il suo posto, decidere se vuole farne parte e in che modo (bellissimo il monologo sul “bush” che gli fa il poliziotto interpretato da Guy Pearce). E il finale è strepitoso&#8230; ve lo garantisco!La trama vi terrà inchiodati allo schermo, ma ancora di più lo farà la costruzione-messa in scena dei personaggi, umani nel su essere torvi, ma anche inquietanti per lo stesso motivo. Michôd li segue lentamente, non dimentico del suo passato da reporter d’inchiesta sulla criminalità a Melbourne, e firma un’opera di fiction con alcuni aspetti molto simili a un documentario, un’interpretazione sul “regno” umano (animale). <em>Animal Kingdom</em> si è guadagnato la prima posizione nei miei Best del 2010. Michôd ci ha messo all’incirca otto anni per avere tra le mani la sceneggiatura che lui riteneva definitiva e il motivo lo capiamo guardando il suo gioiello. Un film davvero pazzesco. E’ stato quindi un piacere ed un onore riuscire a intervistare David in concomitanza con l’uscita del dvd del film (<em>l’intervista nelle pagine seguenti</em>), che troverete anche nell’edizione Blue Ray, ricco di contenuti speciali come Interviste, Making Of e Photogallery. Da avere nella propria cineteca domestica assolutamente! <a href="http://www.cghv.it">www.cghv.it</a></p>
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		<title>L.A. Zombie</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 14:22:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd, Interviste: </strong>Bruce LaBruce è un filmmaker, fotografo, scrittore&#8230; sperimentale, hardcore, che ha iniziato la suo carriera girando video homo-punk e in super 8. Oggi Bruce si apre al grande pubblico con “L.A. Zombie”, un film che è stato in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Locarno, oltre che proiettato in diverse competitions internazionali, di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd, Interviste: </strong><p><a rel="attachment wp-att-22327" href="http://www.pigmag.com/it/2011/01/22/l-a-zombie/lazombie7/"><img class="alignnone size-medium wp-image-22327" title="LAZombie7" src="http://www.pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2011/03/LAZombie7-510x299.jpg" alt="" width="510" height="299" /></a></p>
<p>Bruce LaBruce è un filmmaker, fotografo, scrittore&#8230; sperimentale, hardcore, che ha iniziato la suo carriera girando video homo-punk e in super 8. Oggi Bruce si apre al grande pubblico con “L.A. Zombie”, un film che è stato in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Locarno, oltre che proiettato in  diverse competitions internazionali, di cui il 6 dicembre sarà in vendita il dvd in un cofanetto che contiene anche “Otto; Or, Up With Dead People”, il suo precedente film, ancora inedito in Italia. Non adatto a stomaci deboli o ad occhi facilmente scandalizzabili, “L.A. Zombie” è un film ironico e grottesco, indipendente e audace, che racconta la storia di questo zombie alieno che emerge dalle acque di Los Angeles, vaga per la città come un senza tetto e come un supereroe, riporta in vita alcuni uomini che muoiono sotto i suoi occhi per stenti, violenza, criminalità&#8230; Come? Facendoci sesso, ovviamente.<span id="more-22324"></span></p>
<p><strong>Ciao Bruce! Piacere di conoscerti! Come stai?</strong><br />
E&#8217; una domanda difficile a cui rispondere. Generalmente sto bene, ma recentemente ho molto male alla schiena. Un amico israeliano mi ha detto che in ebraico il mio stato è definito come &#8220;The Devil&#8217;s Hand&#8221; (la mano del diavolo). E&#8217; come se il diavolo ponesse la mano nel bel mezzo della schiena e ti tirasse la spina dorsale. E&#8217; davvero doloroso e ti prende di punto in bianco, senza preavviso. In caso contrario, sto bene.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ti potresti descrivere usando tre aggettivi?</strong><br />
Addolorato, Persistente, Artsy-Fartsy.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ti ricordi come ti è venuta l&#8217;idea per <em>L.A. Zombie</em>?</strong><br />
E&#8217; un dato di fatto, ti racconto. Ero sdraiato a letto quando mi è venuta l&#8217;idea, come se fossi in uno stato di dormiveglia. Ho avuto una sorta di visione onirica, di una creatura che emergeva dalle acque del mare nei dintorni di Los Angeles ed è come se avesse una connessione con i corpi morti che erano appena stati scoperti. Sapevo di voler fare un altro film sugli zombie, ma questa volta rendendolo più pornografico di tono e intenti. Avevo incominciato a pensare ad un film di Kiyoshi Kurosawa chiamato Cure. L&#8217;avevo visto quando uscì nel 1997 e volevo evocarlo. Ricordavo le scene in cui c&#8217;erano persone in trance che uccidevano e questo mi ha fatto pensare al sonnambulismo e alla morte. Inoltre, avevo visto poco tempo prima questo film di un regista canadese, Daniel Petrie, chiamato Resurrection con Ellen Burstyn, che racconta la storia di questa donna che ha le capacità di guarire le persone dopo che queste hanno avuto terribili incidenti stradali. Questo mi ha dato l&#8217;idea dello zombie che scopava le persone morte per riportarle in vita. Poi finalmente riguardai l&#8217;horror sci-fi di Mario Bava Planet of the Vampires che mi aveva ridotto quasi in fin di vita dalla paura quando ero piccolo. Le creature di questo film erano una specie aliena in grado di colonizzare i corpi degli altri, vivi o morti che fossero. Il production design  era fantastico. Questo è lo stesso film da cui i creatori di Alien presero molto in prestito in fatto di production design.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cinque cose che vorresti che il pubblico sapesse assolutamente su <em>L.A. Zombie.</em></strong><br />
1. Esiste una versione hardcore e una softcore di <em>L.A. Zombie </em>e la versione soft è stata vietata in Australia!<br />
2. Non ci sono effetti fatti in digitale. Tutti gli F/X sono stati fatti davanti alla camera.<br />
3. E&#8217; il sequel del mio film <em>Hustler White</em>. Lo zombie alieno esce dall&#8217;Oceano Pacifico fino a Zuma Beach, la stessa location dove abbiamo girato la scena finale di <em>Hustler White</em> (che poi è anche la location della scena finale di <em>What Ever Happened To Baby Jane!</em>).<br />
4. A dispetto del fatto che sia un film pornografico, <em>L.A. Zombie </em>è stato in concorso al Locarno International Film Festival. Il direttore del festival l&#8217;ha definito &#8220;A Masterpiece of Melancholia&#8221;.<br />
5. Ho recentemente proiettato <em>L.A. Zombie</em> ai festival di Mosca e Kiev, l&#8217;ultima capitale in cui è illegale mostrare materiale pornografico!<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come spiegheresti ad un bambino che lavoro fai?</strong><br />
Lo zio Bruce fa film che tu non puoi guardare.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quali sono i tuoi film preferiti sugli Zombie?</strong><br />
<em>I Walked with a Zombie, White Zombie, Night of the Living Dead, Dawn of the Dead, Day of the Dead, Land of the Dead, Diary of the Dead, Shock Waves, Oasis of the Zombies, Les Revenants.</em><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ho visto il tuo film a Locarno quest&#8217;estate e letto curiosa numerose recensioni che ne sono seguite. Tutti cercavano di spiegare il significato che sta alla base del film, a dargli dei significati-interpretazioni particolari (e ti dirò, che non ne ho trovato uno che abbia davvero convinto&#8230;). Quello che ti voglio chiedere quindi è, visto che per me è uno dei veri motivi che ti ha spinto a realizzare questo film: quanto ti sei divertito a girare<em> L.A. Zombie</em>?</strong><br />
Le riprese di <em>L.A. Zombie</em>, sono state un inferno allo stato puro, ma ci ripenso ancora con affetto. Lo staff non era sufficiente e scarsamente attrezzato. Non avevo nemmeno un First A.D.! Eravamo una minuscola troupe che girava un film in stile guerrilla, quasi completamente senza permessi. Le riprese del film sono durate sette giorni e all&#8217;ottavo ci siamo fermati per una settimana di riposo! E&#8217; sempre divertente lavorare con il mio D.P. James Carman, che ha girato tutti i miei film da <em>Hustler White</em>; inoltre mi sono anche ricongiunto con il mio direttore artistico di Hustler White, Steve Hall, che ha fatto un ottimo lavoro nonostante non ci fosse budget. Il ragazzo F/X, Joe Castro, è un genio demenziale. E&#8217; stato un inferno lavorare con lui, ma il suo lavoro è davvero straordinario. Ho una predilezione per il guerrilla-gonzo film-making. E&#8217; stato anche divertente il fatto di girare praticamente senza uno script, solo con una traccia di tre pagine. Ci ha permesso di concentrarci molto sull&#8217;aspetto visivo del film.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Com&#8217;è stato lavorare con Francois Sagat (<em>uno dei più famosi attori porno francesi</em>)?</strong><br />
Posso dire solo cose positive su Francois Sagat. E&#8217; davvero un professionista completo e un attore straordinario. L&#8217;unico modo con cui L.A. Zombie poteva funzionare, era quello di trovare un attore che avrebbe preso il concept ridicolo ed estremo giocandoci però in modo rigido, senza ironia, che è quello che lui ha fatto. Direi che ha portato al ruolo dello zombie alieno un pathos abbastanza notevole.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Per te cos&#8217;è ancora considerato tabù oggi?</strong><br />
A quanto pare la pornografia &#8220;hardcore zombie&#8221; è tabù. <em>L.A. Zombie</em> è stato vietato in Australia e proprio ieri la polizia ha perquisito la casa del direttore del Melbourne Underground Film Festival, che ha mostrato il film  illegalmente, cercando la copia di <em>L.A. Zombie, </em>che però lui aveva distrutto. E&#8217; pazzesco!<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La cosa più bella che hai sentito su di te.</strong><br />
Che quando ero un giovane sui vent&#8217;anni ero davvero bello.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la peggiore?</strong><br />
Che sono superficiale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Hai qualche rimpianto lavorativo?</strong><br />
Rimpianto lavorativo? Intendi dire quella volta che ho lavorato in una centrale nucleare per sei mesi per riuscire ad entrare all&#8217;università?<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa ti piace fare quando non sei su un set?</strong><br />
In verità non mi trovo su un set molto spesso, quindi in pratica ti parlo della maggior parte del mio tempo. Viaggio molto. Guardo film. Frequento le saune gay. Direi che è tutto.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se non avessi fatto il fotografo/regista, che altro lavoro ti sarebbe piaciuto fare?</strong><br />
Il professore universitario.<br />
<strong></strong></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Mi daresti una tua definizione di indipendente nel cinema (o nell&#8217;arte in generale)?</span></p>
<p>L&#8217;arte è quando crei qualcosa dal nulla.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ti consideri un filmmaker indipendente?  Sei un fotografo/filmmaker ormai direi piuttosto famoso&#8230; Lavori ancora liberamente?</strong><br />
Sono un filmmaker indipendente. Sono ancora libero di fare quello che voglio perché realizzo film a basso budget e quindi non ci sono tanti soldi in circolo. E&#8217; solo quando ti butti in super-produzioni (a budget alto) che tutti vogliono controllare quello che dici e come lo dici.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa diresti ad un ragazzo giovane che vorrebbe fare il regista oggi?</strong><br />
Take Fountain (<em>Chissà cosa intende? Forse il blog <a href="http://takefountainblog.wordpress.com">http://takefountainblog.wordpress.com</a>&#8230;ndr</em>)<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Mi racconti qualcosa dei tuoi progetti futuri?</strong><br />
Con l&#8217;inizio del nuovo anno dirigerò un&#8217;opera d&#8217;avanguardia a Berlino intitolata Pierrot Lunaire di Arnold Schoenburg con Susanne Sachsse.<br />
Si tratta di una radicale rivisitazione di un lavoro che coinvolge l&#8217;omicidio di un transessuale. Sto inoltre sviluppando un film intitolato Gerontophilia, su un ragazzo di 18 anni che ha un feticcio sessuale per uomini molto vecchi.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La domanda che nessuno ti ha mai fatto su <em>L.A. Zombie</em>, ma a cui ti piacerebbe rispondere?</strong><br />
Hai mai fatto sesso con cadavere?<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la risposta sarebbe?</strong><br />
No, non l&#8217;ho fatto. Tuttavia, ho fatto sesso con alcuni degli uomini che hanno interpretato i cadaveri.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa farai dopo questa intervista?</strong><br />
Mi masturbo, ovviamente!</p>
<p><a href="http://www.brucelabruce.com">www.brucelabruce.com</a></p>
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		<title>I Love Radio Rock</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 09:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di Richard Curtis. Richard Curtis è l’uomo che ha scritto alcune delle commedie romantiche inglesi più famose di tutti i tempi, da Quattro Matrimoni e Un Funerale, a Notthing Hill, colui che ha “inventato” Hugh Grant appiccicandogli addosso il ruolo del goffo e strampalato personaggio per cui le donne stravedono. Curtis in I Love Radio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><a rel="attachment wp-att-10940" href="http://pigmag.com/it/2009/11/16/i-love-radio-rock-2/01_p_radiorock/"><img class="alignnone size-medium wp-image-10940" title="01_P_RadioRock" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/11/01_P_RadioRock-480x276.jpg" alt="01_P_RadioRock" width="480" height="276" /></a></p>
<p><strong>Di Richard Curtis.</strong> Richard Curtis è l’uomo che ha scritto alcune delle commedie romantiche inglesi più famose di tutti i tempi, da Quattro Matrimoni e Un Funerale, a Notthing Hill, colui che ha “inventato” Hugh Grant appiccicandogli addosso il ruolo del goffo e strampalato personaggio per cui le donne stravedono. Curtis in I Love Radio Rock si stacca però dal suo pupillo sopperendo con un cast davvero spettacolare: Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Emma Thompson, Bill Nighy&#8230; ci vorrebbe l’elenco telefonico per dare spazio a tutti. Anche in questo caso lo humor non manca, ma il regista ci fa fare un salto temporale nel memorabili anni ‘60.</p>
<p><span id="more-10939"></span></p>
<p>E’ il periodo più prolifico e sensazionale per il pop britannico e mentre la BBC programmava solo due ore circa di rock’n’roll alla settimana, una radio che aveva la sua sede su una nave molto particolare al largo della Gran Bretagna, lo faceva 24 ore su 24. Più della metà della popolazione britannica si sintonizzava sulla frequenza della radio. Quentin è il capo di Radio Rock, Carl è suo figlio. Quando la madre impone al ragazzo di andare a stare per un po’ di tempo dal padre per capire cosa vuole davvero fare nella sua vita,  Carl trova un mondo assolutamente fuori dal comune ad accoglierlo. Non poteva chiedere di meglio. Richard Curtis fa di tutto per farsi stimare dal suo pubblico proponendo una pellicola divertente, con tanta ottima musica e mettendo in scena una fetta della storia inglese, che è stata anche l’utopia di milioni di giovani. I Love Radio Rock è un omaggio di Curtis alla generazione della rivoluzione culturale, quella che è iniziata proprio grazie alla musica. Una rivoluzione colorata, sessuale, provocatoria, ai limiti del volgare, ma divertente e spensierata. Questi gli elementi identificativi di allora e questi gli ingredienti del film oggi. Una commedia diversa da quelle che il regista ha portato sul grande schermo fino ad oggi, ma che proprio per questo ha quel tocco autorale che ce la fa apprezzare di più, lungi da storie d’amore tradizionalmente strampalate e personaggi marcatamente british. I Love Radio Rock è da vedere perché ci mette di buon umore, soprattutto in clima quasi estivo, è ricca di buoni sentimenti e di scene esilaranti, ma soprattutto perché usciti dal cinema sarete ancora talmente presi dalla musica che vorrete immediatamente lanciarvi sulla prima pista da ballo nelle vostre vicinanze. I suoi personaggi sono strepitosi: da Bill Nighy nel ruolo del capitano Quentin (definitivamente l’uomo della mia vita) a quello di Rhys Ifans in quelli dello speaker più amato dalle donne Gavin, da quelli di Philip Seymour Hoffman nei panni de Il Conte a quelli dell’antagonista Dormandy, interpretato da un inaspettato Kenneth Branagh in vesti hitleriane. Una delle migliori commedie dell’anno.</p>
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		<title>The Young Victoria</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 10:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>di Jean-Marc Vallée. Visto che l&#8217;uscita di Cheri di S. Frears è ormai prossima (28 agosto) ho deciso di tediarvi prima del tempo recensendo The Young Victoria. Perché? Ok, l&#8217;ormonella per Rupert Friend è un trait d&#8217;union lampante, ma non l&#8217;unico motivo &#8220;valido&#8221; per cui procacciarsi questo film &#8211; anche perché è pervenuto nella mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><a rel="attachment wp-att-8071" href="http://pigmag.com/it/2009/08/19/the-young-victoria/the_young_victoria/"><img class="alignnone size-medium wp-image-8071" title="the_young_victoria" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/the_young_victoria-479x318.jpg" alt="the_young_victoria" width="479" height="318" /></a></p>
<p><strong>di Jean-Marc Vallée.</strong> Visto che l&#8217;uscita di <em>Cheri</em> di S. Frears è ormai prossima (28 agosto) ho deciso di tediarvi prima del tempo recensendo <em><a href="http://www.theyoungvictoria.co.uk/" target="_blank">The Young Victoria</a></em>. Perché? Ok, l&#8217;ormonella per Rupert Friend è un trait d&#8217;union lampante, ma non l&#8217;unico motivo &#8220;valido&#8221; per cui <a href="http://www.amazon.co.uk/Young-Victoria-DVD-Emily-Blunt/dp/B001UQ5T4U/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=dvd&amp;qid=1244042350&amp;sr=8-1" target="_blank">procacciarsi </a>questo film &#8211; anche perché è pervenuto nella mia piccola cineteca domestica per altre ragioni (sì anche perché mi piacciono i film in costume, soprattutto se parlano di regine con le palle visto il mio velato femminismo&#8230;).<br />
<em> The Young </em><em>Victoria </em>mi ha incuriosito soprattutto perché il regista di questa bomboniera barocca &#8211; ma di classe &#8211;  è il signor Jean-Marc Vallée, uno che pochi anni or sono al Festival di Venezia ci aveva catturato con il trip melodico <a href="http://www.imdb.com/title/tt0401085/" target="_blank">C.R.A.Z.Y.</a> Tra i nomi del cast tecnico figura inoltre un certo Martin Scorsese nelle vesti di Produttore, accompagnato dalla meno convincente, ma pur sempre in tema con il soggetto, Sarah Ferguson.</p>
<p><span id="more-8070"></span>La pellicola racconta la giovinezza della sovrana, l&#8217;ultima di casa Hannover nel Regno Unito: ha solo 11 anni quando arriva il suo turno di ascesa al trono. La legge inglese non aveva particolari restrizioni d&#8217;età per la presa al potere, ma il Parlamento, al fine di evitare il peggio, promulgò il Regency Act (1831), che affidava alla madre &#8211; la Duchessa di Kent &#8211; la reggenza temporanea. E&#8217; in quegli anni che Vittoria incontra anche colui che sposerà ancora adolescente (16 anni), il principe <a href="http://www.jbwhips.com/IMG/jpg/1840_Albert_par_John_Partridge-2.jpg" target="_blank">Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha</a>, con cui vivrà felice. Il regno della sovrana è tuttora uno dei più lunghi che la monarchia britannica abbia mai visto alternarsi (più di sessantatré anni) nella sua storia.</p>
<p>Inutile sottolineare che il tutto è condito con una buone dose di romance per trasformare le vicende della regina non tanto in una biografia quanto in una storia d&#8217;amore in costume che muove le fila da un personaggio storico noto. Proprio per questo non ci stupisce scoprire che, quella che le pagine di storia dipingono come un&#8217;unione felice, ma comunque di comodo (il principe Alberto avrebbe sposato Vittoria solo per la sua eredità di sangue), venga qui raffigurata come un idillio amoroso alla <em>Via col Vento</em>. Oltre a questo, sono solamente i fatti più drammatici della vita privata della giovane Vittoria a trovare spazio nel film: dal tormentato rapporto con la madre e il patrigno che vogliono impossessarsi del suo potere, alle difficoltà d&#8217;affrontare un incarico troppo alto per la sua giovane età (con tanto di tentato omicidio, scampato grazie all&#8217;eroico Alberto che si sacrifica per l&#8217;amata &#8211; ma dove sta scritto storicamente?).</p>
<p><em>The Young Victoria</em> ci ammalia. Se da un lato, terminata la visione, si ha la sensazione di aver assistito a un grandioso spettacolo, una bella storia, dall&#8217;altro bisogna subito fare mente locale di ciò che si è davvero visto, non restare solo in superficie. Sberluccichii, costumi da favola, passione e Rupert Friend ci possono distrarre dal fatto che non ci sia un accurato lavoro di regia e sceneggiatura. Nessun estro particolare, nessuna intenzione di staccarsi dai classici confetti di genere. E allora? <em>The Young Victoria</em> rimane solo una buona pellicola d&#8217;intrattenimento. Attenzione, con questo non sto dicendo che è un male, anzi&#8230; ma deve essere un campanello d&#8217;allarme per chi pensa di vedere una biografia fedele e un film cosiddetto d&#8217;autore. Non è nulla di tutto ciò.<br />
Emily Blunt è perfetta nel suo ruolo, donando alla figura di Vittoria un candore e un&#8217;eleganza ben lungi dagli isterismi di casa Tudor o la solitudine temeraria di Elisabetta.</p>
<p>100&#8242; di pura storia d&#8217;amore, di classica fiaba principesca, da apprezzare e godere in totale leggerezza, senza ulteriori pretese. Onore al merito alla costumista <a href="http://www.imdb.com/name/nm0694309/" target="_blank">Sandy Powell</a>, che dona alla pellicola una veste davvero spettacolare.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="295" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/t-l_IsIdjAg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/v/t-l_IsIdjAg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Joshua</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 12:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di George Ratliff. New York. Brad e Abby sono una coppia pressoché perfetta: lui rampante manager in carriera, lei diventata madre da poco e per la seconda volta di una stupenda bambina. Oltre che della piccola Cairn sono genitori di un bambino dalle competenze prodigioso di nome Joshua. All&#8217;arrivo della sorellina, tutte le attenzione si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><a rel="attachment wp-att-6384" href="http://pigmag.com/it/2009/07/16/joshua/josh4/"><img class="alignnone size-medium wp-image-6384" title="josh4" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/07/josh4-480x408.jpg" alt="josh4" width="480" height="408" /></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-6384" href="http://pigmag.com/it/2009/07/16/joshua/josh4/"> </a></p>
<p><strong>Di George Ratliff.</strong> New York. Brad e Abby sono una coppia pressoché perfetta: lui rampante manager in carriera, lei diventata madre da poco e per la seconda volta di una stupenda bambina. Oltre che della piccola Cairn sono genitori di un bambino dalle competenze prodigioso di nome Joshua. All&#8217;arrivo della sorellina, tutte le attenzione si spostano su di lei, scatenando nel bambino delle reazioni tanto nascoste quanto inaspettatamente cruenti. La pellicola che ha suscitato tanto scalpore due anni fa al Sundance, finalmente arriva in dvd dopo un&#8217;uscita cinematografica inosservata e circa un altro anno d&#8217;attesa. Non la sorpresa che ci si aspettava dopo tanto casino, ma comunque un buon film, girato quasi completamente all&#8217;interno di un asettico e impersonale appartamento che dona al tutto un tocco ancora più claustrofobico e angosciante. Sam Rockwell è sempre Sam Rockwell (che vuol dire che non riesco ad essere obiettiva perché lui mi piace sempre).</p>
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		<title>Appaloosa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd, Film: </strong>Di Ed Harris. 1882, New Mexico. Virgil Cole (Ed Harris) e il suo vice Everett Hitch (Viggo Mortensen) si sono fatti la fama di pacificatori in terre in cui la legge non viene rispettata. La meta del loro cammino è Appaloosa, una piccola comunità di minatori in cui spadroneggia uno spietato e potente ranchero, Randall [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd, Film: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-5761" href="http://pigmag.com/it/2009/07/08/appaloosa/3-6/"><img class="alignnone size-medium wp-image-5761" title="3" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/07/3-480x724.jpg" alt="3" width="480" height="724" /></a></strong></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-5761" href="http://pigmag.com/it/2009/07/08/appaloosa/3-6/"> </a></strong></p>
<p><strong>Di Ed Harris.</strong> 1882, New Mexico. Virgil Cole (Ed Harris) e il suo vice Everett Hitch (Viggo Mortensen) si sono fatti la fama di pacificatori in terre in cui la legge non viene rispettata. La meta del loro cammino è Appaloosa, una piccola comunità di minatori in cui spadroneggia uno spietato e potente ranchero, Randall Bragg (Jeremy Irons), che ha permesso alla sua banda di fuorilegge di portare paura e disastri in città. Cole è un uomo algido e scontroso che sa il fatto suo. Hitch è di poche parole: dopo essere stato congedato come soldato addestrato a West Point, l&#8217;unica legge che conosce è quella di Cole, rafforzata dal forte sentimento d&#8217;amicizia che lo lega all&#8217;uomo. I due vengono incaricati di catturare Bragg, consegnandolo alla giustizia, ma l&#8217;arrivo in città dell&#8217;anticonformista Allison French (Renée Zellweger), smaliziata abindolatrice di uomini, metterà a dura prova sia l&#8217;amicizia tra i due che la loro missione.<br />
Ispirato all&#8217;omonimo best seller di Robert B. Parker, un film che dimostra come si possa rileggere un genere che ha fatto storia attualizzandolo. Harris attinge a piene mani dai classici con rinvii sotterranei a Eastwood, a Costner (il direttore della fotografia di Appaloosa, Dean Semler, è lo stesso di Balla coi Lupi) e a Sergio Leone, di cui adotta il cambio netto e continuo di campi e piani. Come in C&#8217;era una volta il West, introduce anche l&#8217;elemento femminile, motivo di disturbo per l&#8217;uomo, ma riadattato in chiave moderna. Allison French è una donna che non si fa sopraffare dagli eventi, che deve sopravvivere perché capisce di essere sola e per questo si appoggia a quello che al momento è il &#8220;maschio dominante&#8221;. Non si sa nulla di lei se non che ha un dollaro e, così dice, un marito deceduto. Cole se ne innamora e per lei è disposto ad integrarsi in un sistema, a mettere una parola fine al suo lungo pellegrinaggio con l&#8217;amico, nonostante la sua etica rimanga quella imposta dalla pistola. Hitch è l&#8217;uomo di frontiera, ha un cuore generoso e una morale ferrea e non potrebbe sopportare una vita diversa da quella nomade.<br />
Un western ben riuscito, dai connotati più interiori che epici. Ma non solo&#8230; Una storia d&#8217;amicizia, un legame cameratesco, che si rivela allo spettatore attraverso dialoghi brillanti (anche il tormentone di Cole che quando non ricorda una parola chiede al suo vice cosa deve dire, non annoia) e interpretazioni magistrali di Harris e Mortensen. Punto debole, la scelta della Zellweger come protagonista femminile: al limite dell&#8217;odioso.</p>
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		<title>Milk</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 17:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Gus Van Sant cullava il sogno di portare sul grande schermo la storia di Harvey Milk da molto tempo. Sono stati anni di ricerche dettagliate in cui il regista di Paranoid Park e Last Days si è dato da fare per rispondere esaustivamente alla domanda: chi era Harvey Milk? Il film inizia il giorno in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a href="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/m-03787.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2218" title="m-03787" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/m-03787-480x320.jpg" alt="m-03787" width="480" height="320" /></a></strong></p>
<p><strong>Gus Van Sant</strong> cullava il sogno di portare sul grande schermo la storia di Harvey Milk da molto tempo. Sono stati anni di ricerche dettagliate in cui il regista di <em>Paranoid Park </em>e <em>Last Da</em>ys si è dato da fare per rispondere esaustivamente alla domanda: chi era Harvey Milk? Il film inizia il giorno in cui Milk (Sean Penn) abita a New York e compie 40 anni, ma convinto di dover dare un senso diverso alla sua vita, decide di trasferirsi con il suo compagno Scott Smith (James Franco) a San Francisco, dove aprono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, che ben presto diventa il “cantiere generale” e il punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America. Sono gli anni ‘70, quelli che ci mostrano un’America di transizione, in cui c’è speranza e voglia di un cambiamento, ma in cui regna ancora scetticismo, razzismo e omofobia  da parte di quella fetta di popolazione conservatrice secondo cui i gay dovrebbero vivere solo in relativa libertà. Sono infatti gli anni della politica del terrore di Anita Bryant e John Briggs, sostenitori della Proposition 6, che chiedeva di bandire i docenti omosessuali dalle scuole insieme a tutti coloro che li sostenevano. Harvey è un populista tenace, convinto che il governo esista per andare incontro ai bisogni di tutti i membri della società e così, aiutato dai ragazzi che animano il Castro Camera (Emile Hirsch, Diego Luna, Joseph Cross&#8230;), si candida alla carica di Consigliere Comunale due volte senza risultati. Sarà il terzo tentativo a regalargli il tanto sudato incarico, ma non senza prevedibili ripercussioni. Gus Van Sant riesce nel suo tentativo di volerci mostrare i molteplici aspetti della figura di Milk: quello di politico tenace, di icona che in solo otto anni riuscì a cambiare la condizione degli omosessuali negli U.S.A., ma anche in quelli più umani. Milk riusciva ad essere tutto questo perché fondamentalmente rimaneva un amico sincero e un amante fedele, un uomo disposto a dare in prestito la sua voce alle minoranze perché credeva veramente nella sua causa. Van Sant lo dipinge come un uomo qualunque, con i suoi pregi e le sue debolezze, senza scivolare su troppo facili sbrodolature melodrammatiche. Anche la scena finale è di composta naturalezza, nel suo silenzio e nella sua umana paura. Nel 1999 la rivista Time ha nominato Harvey Milk tra i 100 eroi ed icone del XX sec. Quella di Sean Penn è di certo una delle sue interpretazioni miglior, che gli ha valso un meritatissimo Oscar.</p>
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		<title>Revolutionary Road</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 17:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Sam Mendes. Revolutionary Road è il film più bello di Sam Mendes e, azzarderei, nella top 3 dei miei film preferiti di questo 2009 iniziato da poco, quello che mi domando ancora come sia potuto essere escluso dagli Oscar. La pellicola è tratta dall&#8217;omonimo romanzo di Richard Yates, che già nel 1961 aveva scosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a href="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/rr-3415r_cmyk.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2215" title="rr-3415r_cmyk" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/rr-3415r_cmyk-480x320.jpg" alt="rr-3415r_cmyk" width="480" height="320" /></a></strong></p>
<p><strong><a href="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/rr-3415r_cmyk.jpg"></a>Di Sam Mendes.</strong> <em>Revolutionary Road </em>è il film più bello di Sam Mendes e, azzarderei, nella top 3 dei miei film preferiti di questo 2009 iniziato da poco, quello che mi domando ancora come sia potuto essere escluso dagli Oscar. La pellicola è tratta dall&#8217;omonimo romanzo di Richard Yates, che già nel 1961 aveva scosso gli animi della società americana, letteraria e non, per lo sguardo disilluso con cui descrive i rapporti umani e i sentimenti che li condizionano. Yates stesso avrebbe voluto lavorare all&#8217;adattamento cinematografico del suo capolavoro, ma i diritti venduti da tempo e la sua precoce morte causata da una vita di vizi e tormenti non glielo permisero. La storia, ambientata in America negli anni &#8217;50, potrebbe sembrare quella di un comune matrimonio: Frank (Di Caprio) ed April (Winslet) si innamorano, si sposano e trovano una casa in cui vivere insieme in Revolutionary Road. Prima della loro unione erano due persone con ideali ed obiettivi, che si ritenevano talmente speciali da essere sicuri che la monotona vita di provincia, i figli e la routine per il mantenimento non li avrebbero cambiati. Ma possono davvero due persone staccarsi dalla vita &#8220;normale&#8221; e riuscire a rimanere uniti? Frank ed April ci provano, innescando una serie di reazioni a catena dai risvolti tanto aspettati, quanto tragici nel loro essere reali. E&#8217; proprio questo il punto: Mendes non si focalizza solo sul dove e sul quando, ma anche sul come, indaga con uno sguardo intimo l&#8217;evoluzione di coppia, tanto che ogni spettatore riesce ad identificarsi con i protagonisti. Potremmo essere in qualsiasi posto del mondo e in qualsiasi epoca, ma le dinamiche sono le stesse: l&#8217;apparenza che fa credere che tutto vada bene se chi ci circonda pensa sia così; l&#8217;insoddisfazione per ciò che si ha, ma il poco coraggio di cambiare le carte in tavola per paura di scoprirsi veramente; vedere la fuga come unica soluzione di liberazione e cambiamento. Se l&#8217;obiettivo di Yates era quello di darci uno schiaffo in pieno viso, Mendes riesce quantomeno ad aprirci gli occhi. I cuori più sensibili ne usciranno sgomenti, per gli altri sarà una bella lezione di &#8220;cinema letterario&#8221;.</p>
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		<title>The Orphanage</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 14:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Juan Antonio Bayona. Prodotto dal notoriamente oculato Guillermo del Toro, The Orphanage aggiunge un tassello elegante all&#8217;insieme di tutti quei film etichettabili come infanto-thriller. Laura è una madre adottiva che si trasferisce con il figlio gravemente malato in un ex orfanotrofio che vuole trasformare in una residenza per bambini disabili. Qui Simon (il bimbo) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a href="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/2007_the_orphanage_001.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2723" title="2007_the_orphanage_001" src="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/2007_the_orphanage_001-479x671.jpg" alt="2007_the_orphanage_001" width="479" height="671" /></p>
<p></a>Di Juan Antonio Bayona.</strong> Prodotto dal notoriamente oculato Guillermo del Toro, The Orphanage aggiunge un tassello elegante all&#8217;insieme di tutti quei film etichettabili come infanto-thriller. Laura è una madre adottiva che si trasferisce con il figlio gravemente malato in un ex orfanotrofio che vuole trasformare in una residenza per bambini disabili. Qui Simon (il bimbo) gioca con amici immaginari, che però&#8230; lasciano impronte sul pavimento. Laura cerca di assecondare il figlio, nonostante la paura, fino al giorno in cui il piccolo scompare misteriosamente. Il film di Bayona ha diversi pregi: nonostante la trama che potrebbe allontanare anche il meno scettico è un film autorale, con una fotografia che rende ancora più inquietante la storia, una scelta d&#8217;inquadrature perfetta per un film horror  &#8211; dai dettagli delle porte che sbattono a una semplice giostra spinta dal vento. In un genere che sembra non possa più dare nulla, è rigenerante capire che ci sono registi che fanno di questa convinzione un metodo per andare oltre, cercando la tensione non nel semplice spavento.</p>
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		<title>Australia</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 14:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Baz Luhrmann. Australia è uno di quei film che tra qualche anno troveremo nelle collezioni di dvd gold o platinum e che sarà d&#8217;obbligo avere nella propria cineteca domestica. La pellicola è ambientata nel continente australiano poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e segue le vicende di un&#8217;aristocratica inglese (Nicole Kidman) che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a href="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/NicoleandHughkiss1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2719" title="NicoleandHughkiss" src="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/NicoleandHughkiss1-480x269.jpg" alt="NicoleandHughkiss" width="480" height="269" /></p>
<p></a>Di Baz Luhrmann.</strong> Australia è uno di quei film che tra qualche anno troveremo nelle collezioni di dvd gold o platinum e che sarà d&#8217;obbligo avere nella propria cineteca domestica. La pellicola è ambientata nel continente australiano poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e segue le vicende di un&#8217;aristocratica inglese (Nicole Kidman) che, arrivata nel lontano paese, incontra un uomo rude, chiamato Il Mandriano (Hugh Jackman), con il quale deve unire le forze per salvare la sua proprietà. I due intraprendono un viaggio che cambierà le loro vite attraverso un territorio tanto spettacolare quanto spietato, per poi ritrovarsi sotto i bombardamenti giapponesi della città di Darwin. Se guardando Australia vi verranno in mente confronti con Via Col Vento, non stupitevi&#8230;<br />
<span id="more-2718"></span><br />
<a href="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/australia1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2713" title="australia1" src="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/australia1-480x269.jpg" alt="australia1" width="480" height="269" /></p>
<p></a>Luhrmann ha voluto che la sua pellicola fosse un chiaro omaggio al film di Victor Fleming. Ma se il kolossal del 1939 era un melodrammone in costume confezionato ad hoc per commuovere le masse, dietro Australia si vede la mano ferma di un autore che non tradisce il suo modo totale di far cinema. A chi pensava che avesse abbandonato la musica (Trilogia del Sipario Rosso: Ballroom-Gara di Ballo, Romeo+Giulietta, Moulin Rouge) Luhrmann ricorda che i vecchi amori non muoiono mai e fa in modo che i suoi personaggi parlino attraverso una canzone. &#8220;Over the rainbow&#8221;, la melodia più celebre del Mago di Oz, passa di bocca in bocca, di cuore in cuore, scandendo il susseguirsi degli eventi. Non abbandona nemmeno un tema a lui caro come quello dell&#8217;amore che si oppone all&#8217;oppressione: era di natura familiare in Romeo+Giulietta, sociale in Moulin Rouge, razziale in Australia. Infatti, se in primo piano rimane la storia d&#8217;amore, in secondo Luhrmann denuncia lo scandalo delle Generazioni Rubate, bambini frutto di relazioni di sangue misto che nell&#8217;Australia degli anni &#8217;30 e &#8217;40 venivano strappati alle famiglie ed affidati ad organizzazioni religiose, nel tentativo di sbiancarne la cultura allontanandone la componente aborigena. Australia è un film di disarmante bellezza, ma che amerete davvero solo se amate Luhrmann.</p>
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		<title>Come Dio comanda</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 14:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Gabriele Salvatores. Per la seconda volta nella sua lunga e onorevole carriera, Salvatores raccoglie una difficile sfida lanciata da Ammaniti nel suo omonimo romanzo. Lo fa evidenziando il lato cinematografico del testo, sottolineandone la drammaticità e la desolazione, la poesia e la suspense. Siamo in una provincia del Nord Italia, in un paesino alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><a href="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/15.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2711" title="15" src="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/15-480x284.jpg" alt="15" width="480" height="284" /></a></p>
<p><a href="http://pigmag.com/images/wordpress/it/2009/06/15.jpg"> </a></p>
<p><strong>Di Gabriele Salvatores.</strong> Per la seconda volta nella sua lunga e onorevole carriera, Salvatores raccoglie una difficile sfida lanciata da Ammaniti nel suo omonimo romanzo. Lo fa evidenziando il lato cinematografico del testo, sottolineandone la drammaticità e la desolazione, la poesia e la suspense. Siamo in una provincia del Nord Italia, in un paesino alle pendici di una montagna. Qui vive Rino (Filippo Timi, bravissimo) e Cristiano Zena (Alvaro Caleca), rispettivamente padre e figlio. Il primo è un lavoratore precario che si arrabatta come può per mantenere Cristiano, educandolo alla sua maniera, a tratti ignorante e violenta. Il loro rapporto è il lato più oscuro, dipendente, tragico e sbagliato di ogni grande storia d&#8217;amore. Il ragazzo venera suo padre, non mai in discussione ciò che fa o dice, lo rende la sua guida spirituale per ogni aspetto della sua vita. Hanno solo un amico: Quattro Formaggi (Elio Germano), il matto del paese, che trascorre le sue giornate a costruire un presepio fatto con ogni sorta di oggetto di riciclo ed è ossessionato da una bionda pornodiva.In una notte di pioggia, una ragazzina che assomiglia alla donna di cui Quattro Formaggi si dice innamorato, li farà intraprendere una strada senza vie di fuga. Salvatores è uno dei pochi veri autori del cinema nostrano e a differenza della sua precedente trasposizione da Ammaniti (Io Non Ho Paura) arriva questa volta a scavalcare il romanzo, tralasciando tutto ciò che è cornice della trama, per focalizzarsi meglio sui suoi personaggi, sulla loro dimensione ancestrale: Rino e Cristiano sono a tutti gli effetti un lupo e il suo cucciolo. Ci riesce con la sua solita maestria, creando un film devastante e intenso, che ha solo una pecca: una colonna sonora ridondante, frastornante e messa un po&#8217; a caso.</p>
<p><span style="color: #0000ee; text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
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		<title>The Mist</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Frank Darabont. Di questo film non se n&#8217;è sentito tanto parlare, forse perché ogni volta che esce una pellicola tratta da Stephen King ormai, si sbuffa pensando a quando arriverà il giorno in cui finalmente finiranno i suoi romanzi adattabili al grande schermo, evitando un tedio consolidato per generazioni di amanti del buon cinema. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-4160" href="http://pigmag.com/it/2009/04/01/the-mist/themist06_hires/"><img class="alignnone size-medium wp-image-4160" title="themist06_hires" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/themist06_hires-480x310.jpg" alt="themist06_hires" width="480" height="310" /></p>
<p></a>Di Frank Darabont. </strong>Di questo film non se n&#8217;è sentito tanto parlare, forse perché ogni volta che esce una pellicola tratta da Stephen King ormai, si sbuffa pensando a quando arriverà il giorno in cui  finalmente finiranno i suoi romanzi adattabili al grande schermo, evitando un tedio consolidato per generazioni di amanti del buon cinema. Sta di fatto che la pellicola in questione invece è uno dei rari casi in cui un pregiudizio sbagliato può portare fuori strada: il regista, d&#8217;altronde, non è il primo degli sconosciuti che non sapendo come sfondare punta su King &#8220;almeno due soldi me li faccio di sicuro&#8221;, ma il signor Frank Darabont, quello di Le Ali della Libertà e Il Miglio Verde. Darabont conosce e ama King (suo è anche Stephen King. Movie Collection), di cui ne sa esaltare la parte più inquietante e potenziarne la valenza simbolica. Tratto da un racconto incluso nella raccolta di Scheletri, The Mist narra l&#8217;arrivo in una piccola cittadina di una tempesta violenta seguita da una nebbia fitta. Man mano che la foschia avanza la città viene occupata anche da forze militari che però non si capisce da dove provengano e quale sia la loro missione. Quando gli abitanti capiscono che la nebbia è sinonimo di pericolo, si rinchiudono in un supermercato, pensando di essere al sicuro. Ma è a questo punto che invece l&#8217;incubo avrà inizio.</p>
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		<title>Rachel getting married</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Jonathan Demme. ITA. Rachel sta per sposarsi. Lasciate le vesti di personaggi più soft come quelli di Il Diavolo veste Prada e Get Smart, Ann Hathaway indossa quelli dell’inquieta Kym, tossicodipendente in fase di riabilitazione che torna a casa dalla famiglia per il matrimonio della sorella Rachel. Scritto dalla figlia di Sidney Lumet (buon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-4143" href="http://pigmag.com/it/?attachment_id=4143"><img class="alignnone size-medium wp-image-4143" title="20081219-170027-pic-215204388" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/20081219-170027-pic-215204388-480x321.jpg" alt="20081219-170027-pic-215204388" width="480" height="321" /></a></strong></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-4143" href="http://pigmag.com/it/?attachment_id=4143"> </a></strong></p>
<p><strong>Di Jonathan Demme. </strong>ITA. Rachel sta per sposarsi. Lasciate le vesti di personaggi più soft come quelli di Il Diavolo veste Prada e Get Smart, Ann Hathaway indossa quelli dell’inquieta Kym, tossicodipendente in fase di riabilitazione che torna a casa dalla famiglia per il matrimonio della sorella Rachel. Scritto dalla figlia di Sidney Lumet (buon sangue non mente!) e diretto dal regista de Il silenzio degli innocenti e Philadelphia è uno di quei classici film che ti porta ad evitarlo se leggi la trama prima di andare al cinema&#8230; sarebbe un grosso errore! E’ vero che al centro della vicenda ci sono incomprensioni familiari mai svelate e la scalata della protagonista verso la riconquista di autostima, ma Rachel Getting Married è realistico, non cade nel superficiale e scontato, non cerca di mitragliare lo spettatore con continui stati di dolore e tristezza ingiustificati, dosa il tutto con molte parentesi ironiche. Dietro la macchina da presa Demme vuole dare alla vicenda un taglio documentaristico inaspettato e racconta la sua protagonista utilizzando la chiave della compassione&#8230; non facile! Da vedere perché è il film in cui sembra che Ann Hathaway abbia davvero doti d&#8217;attrice, tanto che è stata pure candidata all&#8217;Oscar per questo ruolo, subito smentite dalla sua recente partecipazione nel terribile e drammaticamente vaginale Bride Wars. Date una possibilità, anche a una delle donne più sopravvalutate di tutti i tempi (sia in bellezza che in bravura!), perché il film ne vale davvero la pena!</p>
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		<title>Lezione 21</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Di Alessandro Baricco. Baricco al cinema non era sufficiente ci tediasse con film tratti dai suoi romanzi (vedi Seta), che seppur poetici, romantici e ben scritti, ci sono usciti un po&#8217; fuori dagli occhi&#8230; doveva pure mettersi a girarli&#8230; ed ecco Lezione 21. Del professor Mondrian Kilroy, celebre non è la simpatia, ma una lezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-4138" href="http://pigmag.com/it/2009/04/01/lezione-21/15-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-4138" title="15" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/06/151-480x425.jpg" alt="15" width="480" height="425" /></a></strong></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-4138" href="http://pigmag.com/it/2009/04/01/lezione-21/15-2/"> </a></strong></p>
<p><strong>Di Alessandro Baricco.</strong> Baricco al cinema non era sufficiente ci tediasse con film tratti dai suoi romanzi (vedi Seta), che seppur poetici, romantici e ben scritti, ci sono usciti un po&#8217; fuori dagli occhi&#8230; doveva pure mettersi a girarli&#8230; ed ecco Lezione 21. Del professor Mondrian Kilroy,  celebre non è la simpatia, ma una lezione tenuta all&#8217;università (la Lezione 21, appunto) in cui smontava il mito della Nona Sinfonia di Beethoven, con particolari riferimenti all&#8217;Inno alla Gioia. A questa vicenda centrale, se ne legano altre, tutte accomunate da qualche rapporto con l&#8217;opera musicale. E&#8217; il 7 Maggio 1824 quando a Vienna si tiene la prima esecuzione pubblica della Nona; lo stesso inverno un violinista viene trovato morto assiderato, con ancora tra le dita strette il suo strumento. Se è vero, che dalla lettura dei suoi romanzi da tempo traspariva l&#8217;esigenza di un cambiamento, di una trasformazione da parola a immagine, è anche vero che proporre alla vista virtuosismi e un esercizio di stile troppo raffinato, dopo un po&#8217; stanca. Mi spiego con parole più semplici: se voleva che gli battessimo le mani perché è stata bravo al suo battesimo da regista, gliele battiamo, ma se pretende che lo facciamo convinti che abbia fatto davvero un buon film e che ci abbia emozionato, io personalmente le rimetto in tasca.</p>
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		<title>Quantum Of Solace</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di Marc Forster. Ovvero la caduta del James Bond di Daniel Craig (spererei di poter dire la caduta definitiva di James Bond, ma vista la recente carenza di idee dei blockbuster made in U.S.A. non azzarderei). Sono tanti i problemi di questo film, ma uno su tutti è che della trama non si capisce un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-7467" href="http://pigmag.com/it/2009/03/31/quantum-of-solace/2008_quantum_of_solace_003/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7467" title="2008_quantum_of_solace_003" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/2008_quantum_of_solace_003-480x465.jpg" alt="2008_quantum_of_solace_003" width="480" height="465" /></p>
<p></a>Di Marc Forster. </strong>Ovvero la caduta del James Bond di Daniel Craig (spererei di poter dire la caduta definitiva di James Bond, ma vista la recente carenza di idee dei blockbuster made in U.S.A. non azzarderei). Sono tanti i problemi di questo film, ma uno su tutti è che della trama non si capisce un cavolo: c&#8217;è Bond che reduce dal trauma sentimentale visto in Casino Royale (che era ancora decente) cerca di superarlo e intanto affronta una missione in cui conosce una gnocca da urlo che finisce a fargli da psicologa (incredibile, non se la tromba!). La pellicola è una carrellata di locations diverse, dal Lago di Garda a Siena, da Londra ad Haiti, e di sequenze d&#8217;azione sempre più spettacolari. Nonostante ciò lo sbadiglio arriva lo stesso, soprattutto quando vedi il personaggio di M (la donna tutta d&#8217;un pezzo che vive solo per il lavoro) trasformato in un surrogato di madre di Bond che si fa il bagno ai profumi per rilassarsi dopo la faticosa giornata. Orrore! Se non avete di meglio da fare&#8230;</p>
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		<title>La Terra Degli Uomini Rossi &#8211; Birdwatchers</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 09:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di Marco Bechis. Il film che aveva fatto tanto rumore durante la scorsa kermesse veneziana, è poi finito rapidamente nel dimenticatoio all&#8217;uscita in sala. Non essendosi portato a casa nulla, tutti coloro che durante il festival dicevano &#8220;ah, da vedere&#8221; per non sembrare troppo poco acculturati, ci hanno ripensato ripiegando su un più veritiero &#8220;sì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-7460" href="http://pigmag.com/it/2009/03/31/la-terra-degli-uomini-rossi-birdwatchers/16-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7460" title="16" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/16-480x322.jpg" alt="16" width="480" height="322" /></a></strong></p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-7460" href="http://pigmag.com/it/2009/03/31/la-terra-degli-uomini-rossi-birdwatchers/16-2/"> </a></strong></p>
<p><strong>Di Marco Bechis.</strong> Il film che aveva fatto tanto rumore durante la scorsa kermesse veneziana, è poi finito rapidamente nel dimenticatoio all&#8217;uscita in sala. Non essendosi portato a casa nulla, tutti coloro che durante il festival dicevano &#8220;ah, da vedere&#8221; per non sembrare troppo poco acculturati, ci hanno ripensato ripiegando su un più veritiero &#8220;sì, ma che mattone&#8221;. Chi conosce Bechis, sa che non stiamo parlando di un regista notoriamente leggero: suo era l&#8217;indimenticabile, ma crudo, Garage Olimpo sui desaparecidos argentini. Anche questa volta il tema è politico e l&#8217;intento finale è la denuncia.  2008 Mato Grosso do Sul (Brasile): a pochi passi gli uni dagli altri vivono fazendeiros, possidenti di coltivazioni transgeniche che trascorrono il loro tempo a guardare gli uccelli insieme ai turisti di passaggio, e gli indios, legittimi abitanti di quelle terre ridotti in condizioni di schiavitù. Per le condizioni inumane di vita, molti giovani arrivano al suicidio e sarà l&#8217;ultimo di questi a scatenare la ribellione generale. Da vedere se volete avere una panoramica su quello che accade ancora dall&#8217;altro lato del mondo.<br />
<span id="more-7459"></span><a rel="attachment wp-att-7461" href="http://pigmag.com/it/2009/03/31/la-terra-degli-uomini-rossi-birdwatchers/attachment/22/"><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-7461" title="22" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/22-480x309.jpg" alt="22" width="480" height="309" /></a></p>
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		<title>L’ospite Inatteso</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 09:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di Thomas McCarthy. Questa pellicola è uno di quei classici successi dovuti al passaparola e ad un&#8217;eco incredibile avuta sulla stampa americana. McCarthy, alla sua seconda esperienza dietro alla macchina da presa, costruisce senza pretese registiche particolari un buon film sul dialogo interculturale. Il film ci permette inoltre di vedere finalmente impegnato in una parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-7453" href="http://pigmag.com/it/2009/03/16/l%e2%80%99ospite-inatteso/richard-jenkins-e-haaz-sleiman-in-una-scena-de-l-ospite-inatteso-98741/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7453" title="richard-jenkins-e-haaz-sleiman-in-una-scena-de-l-ospite-inatteso-98741" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/richard-jenkins-e-haaz-sleiman-in-una-scena-de-l-ospite-inatteso-98741-480x364.jpg" alt="richard-jenkins-e-haaz-sleiman-in-una-scena-de-l-ospite-inatteso-98741" width="480" height="364" /></p>
<p></a>Di Thomas McCarthy.</strong> Questa pellicola è uno di quei classici successi dovuti al passaparola e ad un&#8217;eco incredibile avuta sulla stampa americana. McCarthy, alla sua seconda esperienza dietro alla macchina da presa, costruisce senza pretese registiche particolari un buon film sul dialogo interculturale. Il film ci permette inoltre di vedere finalmente impegnato in una parte non marginale Richard Jenkins (sì, quello che faceva il capo della palestra in Burn After Reading dei Cohen, ma non solo), che veste i panni di un professore universitario del Connecticut solo che, arrivato a New York per lavoro, scopre che il suo appartamento lì è stato subaffittato ad una coppia di extracomunitari. Un film che affronta i cambiamenti sociali senza banalizzarli e con un&#8217;inaspettata verve.</p>
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		<title>Zohan</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 08:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong>Di Dennis Dugan. Premetto: sono una fan di Adam Sandler, che comunque è oculato nella scelta delle parti anche quando stiamo parlando di film demenziali. Rimango dell&#8217;idea che tentare di recensirlo però sarebbe una perdita di tempo, è puro intrattenimento, da serata in cui la vostra mente potrebbe reggere solo un impegno alla Grande Fratello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Dvd: </strong><p><strong><a rel="attachment wp-att-7445" href="http://pigmag.com/it/2009/03/08/zohan/zohan2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-7445" title="zohan2" src="http://pigmag.com/it/../images/wordpress/it/2009/08/zohan2-480x343.jpg" alt="zohan2" width="480" height="343" /></p>
<p></a>Di Dennis Dugan</strong>. Premetto: sono una fan di Adam Sandler, che comunque è oculato nella scelta delle parti anche quando stiamo parlando di film demenziali. Rimango dell&#8217;idea che tentare di recensirlo però sarebbe una perdita di tempo, è puro intrattenimento, da serata in cui la vostra mente potrebbe reggere solo un impegno alla Grande Fratello o un film &#8220;inutile&#8221;. La storia comunque è carina: un agente segreto israeliano in lotta contro il terrorismo palestinese si finge morto per realizzare finalmente il suo sogno, diventare parrucchiere. Si trasferisce a New York dove ha molto successo come hairdresser da signora con il nome di Scrappy Coco, fino al giorno in cui qualcuno lo riconosce e lo vuole eliminare definitivamente. Parentesi lacrima: in Italia il film è stato sottotitolato &#8220;Tutte le donne vengono al pettine&#8221;&#8230; Non abbiamo ritegno!</p>
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		<title>Brama di vivere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2006 15:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Sanziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Titolo Originale: Lust for life Anno: 1956 Regia: Vincente Minnelli Distribuzione: Warner Bros Gli ultimi anni del pittore Vincent Van Gogh, dalla sua permanenza a Borinage, in Belgio, tra i minatori ai quali vuole dare un supporto spirituale, al suo ritorno in patria, in Olanda, nella quale si innamorerà prima di una cugina vedova e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><p><strong><img align="left" alt="brama-di-vivere.jpg" id="image544" src="http://www.pigmotel.com/images/mag/wp/2006/06/brama-di-vivere.jpg" />Titolo Originale:</strong> Lust for life<br />
<strong>Anno:</strong> 1956<br />
<strong>Regia:</strong> Vincente Minnelli<br />
<strong>Distribuzione:</strong> Warner Bros</p>
<p>Gli ultimi anni del pittore Vincent Van Gogh, dalla sua permanenza a Borinage, in Belgio, tra i minatori ai quali vuole dare un supporto spirituale, al suo ritorno in patria, in Olanda, nella quale si innamorerà prima di una cugina vedova e poi di una prostituta con un figlio, con la quale convivrà per un anno. E ancora, il suo rapporto con la famiglia, il fratello Theo e l’amico Paul Guaguin. Una vita vissuta tra il genio visivo e la follia mentale a cui lo stesso Vincent porrà fine con un colpo di rivoltella.<br />
<strong>Splendido ritratto offerto da Kirk Douglas nei panni di Van Gogh, di uno degli artisti più importanti dell’800. Oscar come miglior attore non protagonista ad Aidan Quinn (Gauguin).</strong></p>
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		<title>Coachella</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2006 15:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Sanziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dvd]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong>Anno: 2006 Distribuzione: Self Come per tutti i grandi festival musicali, anche nel caso di Coachella il risultato è ben più grande della somma dei vari partecipanti: l’esperienza globale non è infatti riducibile al cast. Lo testimoniano le splendide immagini di questo ottimo documentario sull’evento americano, che in pochi anni si è alzato al livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Dvd: </strong><div align="left"><strong><img align="left" alt="CoachellaDVD.jpg" id="image542" src="http://www.pigmotel.com/images/mag/wp/2006/06/CoachellaDVD.jpg" />Anno:</strong> 2006</div>
<p><strong>Distribuzione:</strong> Self</p>
<p>Come per tutti i grandi festival musicali, anche nel caso di Coachella il risultato è ben più grande della somma dei vari partecipanti: l’esperienza globale non è infatti riducibile al cast.<br />
Lo testimoniano le splendide immagini di questo ottimo documentario sull’evento americano, che in pochi anni si è alzato al livello dei suoi più noti colleghi europei. Oltre alle immagini live, davvero suggestive, delle esibizioni di numerosi artisti (tra cui Arcade Fire, Flaming Lips, White Stripes, Radiohead, Fischerspooner, Chemical Brothers, Björk, Mars Volta e tanti altri) interviste ai protagonisti e al pubblico rendono conto di qualcosa di magico. M.C.</p>
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