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	<title>PIG Mag</title>
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	<description>Un magazine che parla di novità nella moda, musica, cinema e design</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 16:31:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Red Bull Music Academy 2012, New York City: al via l&#8217;application phase!</title>
		<link>http://www.pigmag.com/it/2012/02/03/red-bull-music-academy-2012-new-york-city-al-via-lapplication-phase/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Depolique</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[RBMA]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Eventi, Musica, News, RBMA: </strong>Puntuale come un orologio, anche quest&#8217;anno il 2 febbraio è iniziata la lunga rincorsa che porta alla Red Bull Music Academy edizione 2012. Da ieri infatti potete compilare il form per partecipare alla prossima Red Bull Music Academy, che si terrà dal 30 settembre al 2 novembre 2012 in quel di New York City. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Eventi, Musica, News, RBMA: </strong><p><img class="alignnone size-medium wp-image-30486" title="RBMA 2012 image" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/02/RBMA-2012-image-510x171.png" alt="" width="510" height="171" /></p>
<p>Puntuale come un orologio, anche quest&#8217;anno il 2 febbraio è iniziata la lunga rincorsa che porta alla Red Bull Music Academy edizione 2012.</p>
<p>Da ieri infatti potete compilare il form per partecipare alla prossima Red Bull Music Academy, che si terrà dal 30 settembre al 2 novembre 2012 in quel di New York City.</p>
<p>Non dovete fare altro che collegarvi al sito <a href="http://www.redbullmusicacademy.com">redbullmusicacademy.com</a> e scaricare da <a href="http://www.redbullmusicacademy.com/rbma/application-form-rbma-nyc-2012.pdf">qui</a> la vostra &#8220;domanda di ammissione&#8221; a questo incredibile evento.</p>
<p>Avete due mesi di tempo: tutte le domande dovranno infatti essere inviate entro il 2 aprile (ricordiamo ai ritardatari, che fa fede il timbro postale).</p>
<p>Facciamo fatica a credere (dopo i vari <a href="http://www.pigmag.com/it/2010/05/01/red-bull-music-academy-londra-2010/ ">reportage</a> che abbiamo fatto sulle pagine di PIG) non la conosciate già, ma dopo questo video rispieghiamo volentieri brevemente cos&#8217;è la Red Bull Music.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/36139756?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="480" height="270" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/36139756"></a></p>
<p>La Red Bull Music Academy è una specie di workshop internazionale itinerante che ogni anno fa tappa in una città diversa. A metà tra un master ed un vero e proprio sogno ad occhi aperti, la RBMA è destinata a giovani produttori, musicisti, vocalist e DJ.</p>
<p>I fortunati partecipanti, che saranno selezionati sulla base delle loro abilità, avranno la possibilità di partecipare ad un’esperienza unica, dividendo la loro giornata tra teoria (“<a href="http://vimeo.com/32659905">lezioni</a>” tenute da alcuni tra i più grandi nomi della scena musicale internazionale) e pratica (session di registrazione in studi allestiti di tutto punto, con l’opportunità di sperimentare e dare sfogo alla propria creatività con altri ragazzi provenienti da ogni parte del mondo).<br />
La sera poi, tutti ad esibirsi nei club più esclusivi della città a fianco dei proprio beniamini.</p>
<p>Senza contare che quest&#8217;anno la città in questione altro non è che la <a href="http://4.bp.blogspot.com/-ysUNgXQiOF0/Tir-17D8w_I/AAAAAAAAAdk/K3tD8CC_6DA/s1600/midtown_skyline_new_york_city.jpg ">Grande Mela</a>, una delle città più importanti dal punto di vista musicale, culla negli anni di fenomeni che vanno dall&#8217;hip hop alla disco, dalla house al post-punk…</p>
<p>Per ogni tipo di informazione fate riferimento al sito www.redbullmusicacademy.com e se poi volete sentire la testimonianza di qualche compaesano che ha avuto il merito e la fortuna di partecipare chiedete a <a href="http://www.myspace.com/sescils ">Cécile</a>, <a href="http://www.myspace.com/ADbourke ">AD Bourke</a>, <a href="http://www.myspace.com/venicemusique ">Venice</a>, <a href="http://www.myspace.com/carolapisaturo ">Carola Pisaturo</a> o <a href="http://www.brokeone.com/ ">Broke One</a>.</p>
<p>Visto che manca ancora un po&#8217; all&#8217;evento di New York e considerando che la Red Bull Music Academy &#8211; tra <a href="http://www.redbullmusicacademy.com/events">eventi e session</a>, esclusive musicali della <a href="http://redbullmusicacademyradio.com/">RBMA Radio</a> e sorprese &#8211; non dorme mai, da qui a settembre oltre che tenervi aggiornati su quello che succede, vi terremo compagnia con una serie di contenuti speciali che pubblicheremo sul nostro sito in questa lunga marcia di avvicinamento.</p>
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		<title>Blog of the month: Lost</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Biasibetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Blog del mese]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Blog del mese, Interviste, Moda: </strong>Con questo numero invernale ci soffermiamo, vi suggeriamo e vi accompagniamo alla scoperta di Lost, un blog contenitore di immagini e parole personali. Pensato dalla creatrice Victoria Hannan e destinato in primis agli amici, un diario online divenuto parte del circolo delle blogger-fotografe più cliccate. Ciao Victoria! Come stai? Ciao! Bene, sono molto contenta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Blog del mese, Interviste, Moda: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30271" href="http://www.pigmag.com/it/2012/02/01/blog-of-the-month-lost/lost01/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30271" title="Lost01" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/02/Lost01-510x344.jpg" alt="" width="510" height="344" /></a></p>
<p>Con questo numero invernale ci soffermiamo, vi suggeriamo e vi accompagniamo alla scoperta di <em>Lost</em>, un blog contenitore di immagini e parole personali. Pensato dalla creatrice <a href="http://lost.net.au/vic/">Victoria Hannan</a> e destinato in primis agli amici, un diario online divenuto parte del circolo delle blogger-fotografe più cliccate.</p>
<p><strong>Ciao Victoria! Come stai?</strong><br />
Ciao! Bene, sono molto contenta di poter rispondere a questa intervista!<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Di dove sei?</strong><br />
Fino ai vent’anni ho vissuto tra le colline sopra Adelaide, in Australia. Da allora mi sono trasferita nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, a Brisbane e a Manchester.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Quanti anni hai?</strong><br />
Ho da poco compiuto trent’anni. Vado nel panico quando si tratta di compleanni.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Perché hai iniziato un blog?</strong><br />
E’ successo circa cinque anni fa, come semplice modo per collezionare e riunire in un unico posto tutte le cose che mi piacevano e che trovavo su internet. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma con il tempo il mio interesse per la fotografia è cresciuto. Il blog è diventato il posto adatto dove inserire le foto per me e i miei amici. Non avevo realizzato che la gente lo guardasse davvero, ma fino a un anno fa lo faceva anche mia madre.<br />
<strong></strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-30270" href="http://www.pigmag.com/it/2012/02/01/blog-of-the-month-lost/lost02/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30270" title="Lost02" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/02/Lost02-510x344.jpg" alt="" width="510" height="344" /></a></p>
<p><strong>Dove vivi?</strong><br />
A Dalston, nella zona est di Londra, in una grande casa Vittoriana con cinque camere da letto e quattro coinquilini. Ah, e una famiglia di volpi! Qualche anno fa il consiglio della zona scoprì che uno dei vicini aveva scavato, in ogni direzione partendo dalla sua proprietà, dei tunnel che si allungavano per venti metri ciascuno. Ora è rimasto solo un vecchio palazzo senza tetto, ma l’uomo talpa è una leggenda locale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Studi o lavori?</strong><br />
Lavoro nella parte creativa di un’agenzia pubblicitaria londinese. Mi occupo di campagne digitali per grossi marchi. Contemporaneamente, ogni tanto, scrivo e fotografo da freelance.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Nel tuo blog c’è molta fotografia, ma anche moda. Il fotografo di moda che preferisci?</strong><br />
Trovo stupende le foto scattate da Autumn De Wilde per la collaborazione tra Rodarte e Opening Ceremony.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>C’è una grande attenzione sui fashion film. Il migliore?</strong><br />
Ho visto il documentario di Bill Cunningham.<br />
Rimani ispirato dalla sua passione e abilità di trovare la bellezza ovunque. Il suo punto di vista lo condiziona a 360°, non solo sul lavoro.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>L’ingrediente per un blog fatto come si deve?</strong><br />
Trovare il tuo punto di vista. Ci sono molti blog che comunicano tutti nello stesso modo. Più metti te stesso all’interno del blog, e non intendo inserendo solo foto con te in prima persona, più la gente si interesserà.</p>
<p><a href="http://lost.net.au/vic/">lost.net.au/vic/</a></p>
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		<title>Street Files: NYC</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PIG Mag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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		<category><![CDATA[Street-Files]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, Photo, Street-Files: </strong>(Foto di Bobby Doherty) Nome? Kristin Roby. Quanti anni hai? 23. Da dove vieni? Oregon. Cosa fai? Fotografa (freelance). Sei innamorata? Sì. Che progetti hai? Di camminare per la città. Perdi tempo in… Film. Le tre cose più noiose di NYC? Il noleggio, il rumore, il noleggio. Quale sarà la cosa migliore del 2012? Che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, Photo, Street-Files: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30300" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/kirstin_roby_foto_bobby_doherty_pigmag-com/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30300" title="Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-510x765.jpg" alt="" width="510" height="765" /></a></p>
<p>(Foto di <a href="http://www.bobbydoherty.net">Bobby Doherty</a>) <strong>Nome?</strong> Kristin Roby. <strong>Quanti anni hai?</strong> 23. <strong>Da dove vieni?</strong> Oregon. <strong>Cosa fai?</strong> Fotografa (freelance). <strong>Sei innamorata?</strong> Sì. <strong>Che progetti hai?</strong> Di camminare per la città. <strong>Perdi tempo in… </strong>Film. <strong>Le tre cose più noiose di NYC?</strong> Il noleggio, il rumore, il noleggio. <strong>Quale sarà la cosa migliore del 2012?</strong> Che il mondo non finirà. <strong>WWW</strong>. kirstinroby.com</p>

<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/kirstin_roby_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Kirstin_Roby_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/colin_lord_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Colin_Lord_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Colin_Lord_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Colin_Lord_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Colin_Lord_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/dennis_oehl_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Dennis_Oehl_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Dennis_Oehl_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Dennis_Oehl_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Dennis_Oehl_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/young_sohn_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Young_Sohn_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Young_Sohn_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Young_Sohn_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Young_Sohn_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/lauren_post_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Lauren_Post_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Lauren_Post_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Lauren_Post_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Lauren_Post_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/frankie_carino_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Frankie_Carino_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Frankie_Carino_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Frankie_Carino_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Frankie_Carino_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/david_geeting_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='David_Geeting_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/David_Geeting_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="David_Geeting_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="David_Geeting_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/30/street-files-4/julie_rhodes_foto_bobby_doherty_pigmag-com/' title='Julie_Rhodes_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Julie_Rhodes_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com_-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Julie_Rhodes_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" title="Julie_Rhodes_Foto_Bobby_Doherty_pigmag.com" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Origini Scozzesi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Biasibetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong>Il marchio inglese D.S.DUNDEE presenta la collezione autunno inverno continuando ad attingere alle sue origini scozzesi e traendo ispirazione dalla rigida nobiltà del paese. Ne scaturisce una linea elegante e maschile dove le fotografie anni cinquanta di Paul Strand, scattate durante la visita alle isole Outer Hebrides, ne influenzano silhouette e tessuti. Lana e tweed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29275" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/27/origini-scozzesi/d-s-dundee_/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29275" title="D.S.-DUNDEE_" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2011/12/D.S.-DUNDEE_-510x360.jpg" alt="" width="510" height="360" /></a></p>
<p>Il marchio inglese D.S.DUNDEE presenta la collezione autunno inverno continuando ad attingere alle sue origini scozzesi e traendo ispirazione dalla rigida nobiltà del paese. Ne scaturisce una linea elegante e maschile dove le fotografie anni cinquanta di Paul Strand, scattate durante la visita alle isole Outer Hebrides, ne influenzano silhouette e tessuti. Lana e tweed presenti in prima linea. <a href="http://www.dsdundee.com">www.dsdundee.com</a></p>
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		<title>Shop: Libreria del Mondo Offeso</title>
		<link>http://www.pigmag.com/it/2012/01/25/shop-libreria-del-mondo-offeso/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Negozio del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Libri, Negozio del mese: </strong>Nell’antro d’ingresso di una casa con cortile nella zona di Brera a Milano, si nasconde l’entrata di questo piccolo mondo dei sogni, fatto di tanta cortesia, competenza, ma anche di storie da scoprire. La Libreria del Mondo Offeso &#8211; nome tratto da “Conversazioni in Sicilia” di Elio Vittorini &#8211; tratta solo autori italiani, una scelta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Libri, Negozio del mese: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29941" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/25/shop-libreria-del-mondo-offeso/libreria_del_mondo_offeso/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29941" title="Libreria_del_Mondo_Offeso" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/02/Libreria_del_Mondo_Offeso-510x765.jpg" alt="" width="510" height="765" /></a></p>
<p>Nell’antro d’ingresso di una casa con cortile nella zona di Brera a Milano, si nasconde l’entrata di questo piccolo mondo dei sogni, fatto di tanta cortesia, competenza, ma anche di storie da scoprire. La Libreria del Mondo Offeso &#8211; nome tratto da “Conversazioni in Sicilia” di Elio Vittorini &#8211; tratta solo autori italiani, una scelta che le regala forte identità. Da tenere d’occhio anche i numerosi eventi che la libreria propone, per conoscere testi e autori nuovi o che non avreste mai preso in considerazione.</p>
<p>(Intervista a Laura Ligresti)</p>
<p><strong>Mi potresti descrivere la Libreria del Mondo Offeso in poche parole?</strong><br />
Un luogo di incontro, confronto, scambio, aggregazione e approfondimento.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Mi racconteresti com&#8217;è nata?</strong><br />
La precarietà unita al desiderio di costruire un progetto di vita che potesse soddisfare sia le mie esigenze primarie (un lavoro e uno stipendio, magari non a tempo determinato) consone alle mie capacità, alla mia professionalità, alle mie caratteristiche, ai miei valori e ideali.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Mi diresti chi sono i &#8220;clienti tipo&#8221; della tua libreria?</strong><br />
Persone che cercano un ambiente a dimensione d’uomo, non un supermercato asettico, spersonalizzato e meccanico, dove si possa avere un confronto diretto e un approfondimento.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Avete solo autori italiani. Da cosa nasce questa scelta? </strong><br />
Da una passione personale e da un&#8217;analisi commerciale legata al progetto, alla metratura e alla possibilità di dare profondità all’argomento trattato/scelto. Oltre al fatto di differenziarsi anche per la qualità delle scelte da quelle librerie di varia, che offrono principalmente i titoli di maggiore vendita.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Cinque libri usciti quest&#8217;anno che ci vorresti consigliare.</strong><br />
1. <em>Ogni promessa </em>di Andra Bajani, Einaudi;<br />
2. <em>L’odore acido di quei giorni</em> di Paolo Grugni, Laurana;<br />
3 .<em>Il demone di Beslan </em>di Andrea Tarabbia, Mondadori;<br />
4. <em>Il contratto di affitto</em> di Marco Passeri, Bietti editore;<br />
5. <em>Teresa</em> di Claudi Fava, Feltrinelli.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Cinque autori da scoprire.</strong><br />
1. Marco Passeri: <em>Il contratto d’affitto</em> &#8211; Bietti Editore;<br />
2. Giorgio Falco: <em>Pausa Caffè </em>- Sironi, <em>L’Ubicazione del Bene</em> &#8211; Einaudi, <em>La compagnia del corpo</em> &#8211; :duepunti.;<br />
3. Mimmo Sammartino: <em>Un canto clandestino saliva dall’abisso</em> &#8211; Sellerio Editore;<br />
4. Ornella Vorpsi: <em>Bevete Cacao Van Houten!</em>, <em>La Mano Che Non Mordi, Paese Dove Non Si Muore Mai</em> &#8211; Einaudi e Nottetempo;<br />
5. Marco Rovelli: <em>Inappartenenza Con Dc Audio Libertaria</em> &#8211; Ed. Transeuropa.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Qual è il futuro dell&#8217;editoria secondo te?</strong><br />
Se ti riferisci all’e-book credo che senz’altro occuperà grande spazio nel mercato. Ma credo che la carta non scomparirà, almeno non per i prossimi cinquant&#8217;anni. Fino a quando le generazioni avranno il privilegio di maneggiare la carta sin da bambini.<br />
Se ti riferisci al progetto culturale oltre che puramente commerciale, credo ci sarà inevitabilmente un&#8217;inversione di tendenza. Avverto nelle persone il desiderio di qualità e progettualità.</p>
<p><strong>Libreria del Mondo Offeso</strong><br />
<strong>Corso Garibaldi, 50 </strong><br />
<strong>20121 Milano </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il lato oscuro di Nicolas Jaar</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scippa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Eventi, Musica, News: </strong>Nicolas Jaar è stato, a ragione, uno dei debuttanti in campo elettronico più celebrati da critica e pubblico nel 2011. Anche noi, del resto, non abbiamo mai fatto mistero della nostra ammirazione verso il talento cristallino dell&#8217;artista, a partire dall&#8217;ascolto di Space Is Only Noise fino alle sue ammalianti performance live con il gruppo. Chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Eventi, Musica, News: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30357" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/24/il-lato-oscuro-di-nicolas-jaar/nico-jpg_credit-pascal-montary/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30357" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/nico.jpg_credit-pascal-montary-510x339.jpg" alt="" width="510" height="339" /></a></p>
<p>Nicolas Jaar è stato, a ragione, uno dei debuttanti in campo elettronico più celebrati da critica e pubblico nel 2011. Anche noi, del resto, non abbiamo mai fatto mistero della nostra ammirazione verso il talento cristallino dell&#8217;artista, a partire dall&#8217;ascolto di <em>Space Is Only Noise</em> fino alle sue ammalianti performance live con il gruppo. Chi se lo fosse perso dal vivo potrà rifarsi domenica 29 gennaio, in occasione del Don&#8217;t Break My Love Tour che farà tappa al Teatro Franco Parenti di Milano per <a href="http://www.elitamilano.org/category/sunday-park/">Elita Sunday Park</a>. Nel frattempo, per conoscerlo un po&#8217; più da vicino, vi riproponiamo <a href="http://www.pigmag.com/it/2011/03/30/nicolas-jaar/">qui l&#8217;intervista</a> che gli abbiamo fatto lo scorso anno.</p>
<p>L&#8217;altra buona notizia riguarda il nuovo progetto di Jaar, di cui ancora non si è parlato molto. Si tratta di Darkside, duo messo insieme da Nico col chitarrista &#8211; già nella sua band &#8211; Dave Harrington. In attesa dell&#8217;album che vedrà luce nei prossimi mesi, potete assaggiare il primo EP uscito a dicembre su Clown &amp; Sunset, tre pezzi intensi e dall&#8217;atmosfera clandestina <a href="http://soundcloud.com/clownandsunset/sets/darkside-darkside-ep/">a questo link</a>. Enjoy.</p>
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		<title>Handsom</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Aversano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong>Per la SS 2012, il brand Handsom dall’Australia pensa al tempo libero in chiave formale. Declina un range di outfit pratici dall’aria sartoriale e si rivolge a chi ama quella comodità fatta di polo e pantaloni morbidi ma che non intende soffocare la propria indole elegante e composta. Il tempo libero secondo Handsom è fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30250" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/23/handsom/handsom-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30250" title="handsom" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/handsom-510x674.jpg" alt="" width="510" height="674" /></a></p>
<p>Per la SS 2012, il brand Handsom dall’Australia pensa al tempo libero in chiave formale. Declina un range di outfit pratici dall’aria sartoriale e si rivolge a chi ama quella comodità fatta di polo e pantaloni morbidi ma che non intende soffocare la propria indole elegante e composta. Il tempo libero secondo Handsom è fatto di tessuti basici come denim e cotone, di capi versatili come camicie e chinos e di stampe e colori mai troppo vistosi. Abiti e scarpe per essere easy senza essere banali. <a href="http://www.handsom.com.au ">www.handsom.com.au</a></p>
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		<title>Azari &amp; III</title>
		<link>http://www.pigmag.com/it/2012/01/22/azari-iii/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PIG Mag</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica: </strong>Sono bastati una manciata di pezzi e l&#8217;amore incondizionato della blogosfera, a proiettare i canadesi Azari &#38; III nell&#8217;Olimpo della nu house. Merito di un sound riconoscibilissimo, che cita i maestri del genere aprendosi al tempo stesso alla new wave e a una ritrovata disco music, e dei pezzi giusti al momento giusto, Hungry For [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30176" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/22/azari-iii/for-pig-mag/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30176" title="AZARI+III-PIOTR-NIEPSUJ-01-PIGMAG.jpg" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/AZARI+III-PIOTR-NIEPSUJ-01-PIGMAG-510x679.jpg" alt="" width="510" height="679" /></a></p>
<p>Sono bastati una manciata di pezzi e l&#8217;amore incondizionato della blogosfera, a proiettare i canadesi <a href="http://azariandiii.com/" target="_blank">Azari &amp; III</a> nell&#8217;Olimpo della nu house. Merito di un sound riconoscibilissimo, che cita i maestri del genere aprendosi al tempo stesso alla new wave e a una ritrovata disco music, e dei pezzi giusti al momento giusto, <em>Hungry For The Power</em> e l&#8217;anthem <em>Reckless</em> (<em>With Your Love</em>). Una rincorsa durata due anni la loro, culminata con l&#8217;uscita di <em>Manic</em>, esordio discografico che non ha tradito le attese. Li incontro un giovedì sera pre-natalizio, nel centro di Milano, poche ore prima del loro live.</p>
<p>(Intervista di Massimo Mezzavilla. Foto di <a href="http://piotrniepsuj.com/">Piotr Niepsuj</a>)</p>
<p><strong>Come e quando è iniziato il progetto Azari &amp; III?</strong><br />
Fine 2008, pieno inverno, giornate passate in studio di Alphonze ad ascoltare musica e buttare giù qualche beat, le prime versioni di <em>Manhooker</em> e <em>Hungry for the Power</em>, fino a quando non è arrivato Fritz e ha iniziato a cantare sulle nostri basi, poco dopo è arrivato Cedric; è così che è nata la band Azari &amp; III!</p>
<p><a rel="attachment wp-att-30177" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/22/azari-iii/for-pig-mag-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30177" title="AZARI+III-PIOTR-NIEPSUJ-02-PIGMAG.jpg" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/AZARI+III-PIOTR-NIEPSUJ-02-PIGMAG-510x679.jpg" alt="" width="510" height="679" /></a></p>
<p><strong>Da dove vengono i vostri nomi Dinamo Azari e Alixander III?</strong><br />
(<em>i produttori si chiamano Christian e Alphonze</em>)<br />
Abbiamo speso un sacco di tempo a pensare come farci chiamare, abbiamo cercato parole da combinare su dizionari di inglese, francese e tedesco, abbiamo pensato a cose come <em>Manhooker </em>o <em>Sexual Predator</em>, poi alla fine abbiamo scelto qualcosa di standard e basico, senza troppi fronzoli.</p>
<p><strong>Nell&#8217;ultimo anno siete stati praticamente ovunque; in quali posti avete trovato l&#8217;accoglienza migliore?</strong><br />
E&#8217; vero, il 2011 è stato un anno incredibile!<br />
Praticamente nel 2009 e nel 2010 siamo passati in molte città, preparando la strada al nostro tour, e ora che abbiamo un album appena uscito e la formazione è al completo stiamo passando a raccogliere i frutti di quello che avevamo seminato. Comunque è difficile dire quale posto sia il migliore, ciascun posto è profondamente differente dagli altri, però andare a Londra è sempre fantastico, in Giappone ci trattano benissimo, serviti e riveriti ma anche Rio è stupenda, ci sono un sacco di energie lì.</p>
<p><strong>Come avete trovato l&#8217;Italia?</strong><br />
Qui le persone hanno sempre voglia di divertirsi e il dancefloor si anima che è un piacere.</p>
<p><strong>Il vostro live è una performance musicale molto coinvolgente; cosa vi ha ispirato nel pensare questo genere di spettacolo?</strong><br />
Beh, noi siamo rock&#8217;n'roll! Non ci piace l&#8217;idea di essere inscatolati, guardare la folla dall&#8217;alto ed essere oggetto di adorazione; preferiamo essere a contatto con la gente, poter scambiare energie e interagire il più possibile; in questo ciascuno di noi ci mette qualcosa per alzare il livello dello show.</p>
<p><strong>Qual è stato per voi il miglior disco del 2011?<br />
</strong>Washed Out,<em> Within and Without</em> per Alphonze e l&#8217;album dei Fucked Up per Chris.</p>
<p><strong>Recentemente avete definito il vostro sound un mix di Model 500 e Beyonce: altri artisti di riferimento delle ultime tre decadi, 80&#8242;s, 90&#8242;s e 00&#8242;s?</strong><br />
Siamo stati sicuramente influenzati dal sound di Psychedelic Furs, Coil, Jesus and Mary Chains e altri dalla scena shoegaze, Creation Records, Derrick May (<em>citano esplicitamente the May Day mix</em>), Plastik Man, Speedy J, Pal Joey, Slut&#8217;n'Strings &amp; 909 e tanti altri.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa ha iniziato a circolare in internet il vostro remix della canzone <em>Shake</em> di Little Boots e ha un sound più oscuro e tedesco rispetto alle vostre solite produzioni, come mai?</strong><br />
Di solito quando ci occupiamo di fare un remix abbiamo due possibilità: rendere più dance e ballabile una canzone che di partenza non lo è, come abbiamo fatto con la canzone <em>We Are Water</em> degli Health (che Alphonze considera il loro miglior remix, <em>ndr</em>), oppure rendere un po&#8217; meno dancy qualcosa che di base lo è. In questo caso siamo partiti da una traccia decisamente dance quindi ci siamo limitati a decostruirla e renderla un po&#8217; meno pop.</p>
<p><strong>Ricordo che il vostro videoclip<em> Hungry for the Power</em> diretto da Alphonze aveva scandalizzato molti, in alcuni casi era stato addirittura censurato… c&#8217;era qualche riferimento politico?</strong><br />
Nessun riferimento politico da parte nostra, se vuoi puoi trovarlo certamente, ma non era nostra intenzione.<br />
Abbiamo deciso di lanciare un messaggio preciso in maniera artistica: se cerchi di fotterci ti mangiamo vivo.<br />
Qual era l&#8217;alternativa? Fare un videoclip di gente che balla in un club? Non sarebbe stato né bello né artistico, solo noioso.</p>
<p><strong>Il vostro sound è decisamente analogico; avete l&#8217;abitudine di usare anche campionamenti?</strong><br />
Non ci precludiamo nulla, abbiamo di tutto in studio: molti strumenti analogici che rendono il nostro sound caldo e corposo, registriamo con due microfoni anni &#8217;50 e poi abbiamo anche due piatti e un mixer che è il setup base di uno studio e sì ovviamente campioniamo con questi.</p>
<p><strong>Il vostro rapporto con l&#8217;industria discografica ora che siete usciti con l&#8217;album d&#8217;esordio (uscito ad Agosto 2011 su Turbo Recordings di Tiga)?</strong><br />
I ragazzi di Turbo ci hanno supportato tantissimo, sono dei veri amici e stiamo lavorando benissimo insieme, poi abbiamo altre etichette che ci distribuiscono in giro per il mondo ma Turbo ci rappresenta anche su BEATPORT e quindi sul web. Gli dobbiamo molto.</p>
<p><strong>Il vostro pensiero sulla pirateria informatica e sulla possibilità di scaricare un album praticamente prima che inizi la distribuzione ufficiale?</strong><br />
E&#8217; una questione di karma, quante volte siamo stati noi a scaricare della musica?! Ora però ci stiamo concentrando sull&#8217;ascolto in vinile, lasciamo che siano le nostre ragazze a scaricarsi la musica sull&#8217;ipod e ascoltarlo quando vanno in palestra (<em>ridono</em>).</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Il vero significato di questo progetto è la libertà di poter scegliere senza dover rendere conto a nessuno.<br />
Ci potrai trovare in un ashram! (<em>ridono</em>). Potremmo decidere di stare in tour per chissà quanto altro tempo oppure chiuderci in studio e buttare giù un altro album!</p>
<p><a href="http://azariandiii.com">azariandiii.com</a></p>
<p>Special Thanks: Fabio Panariello e <a href="http://nikestadiums.com/category/cities/milan/">Nike Stadium Milano</a></p>
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		<title>Ex-Factor</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PIG Mag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Photo]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, Photo: </strong>Photographer: Piotr Niepsuj - Stylist: Fabiana Fierotti - Assistant Styling: Maria Aversano e Guido De Stefano - Make Up And Hair: Alessandro Comai At Orea Malià - Models: Riley Hillyer @ Women Direct e Luca Massaro &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, Photo: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30203" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/21/ex-factor/moda01_piotr_niepsuj_09_pigmag/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30203" title="MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG-510x765.jpg" alt="" width="510" height="765" /></a></p>
<p>Photographer: <a href="http://www.piotrniepsuj.com">Piotr Niepsuj </a> - Stylist: <a href="http://www.fabianafierotti.com">Fabiana Fierotti </a> - Assistant Styling: Maria Aversano e Guido De Stefano - Make Up And Hair: Alessandro Comai At Orea Malià - Models: Riley Hillyer @ Women Direct e <a href="http://lucamassaro.tumblr.com/">Luca Massaro</a></p>

<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/21/ex-factor/moda01_piotr_niepsuj_09_pigmag/' title='MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG" title="MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_09_PIGMAG" /></a>
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<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/21/ex-factor/moda01_piotr_niepsuj_14_pigmag/' title='MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_14_PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_14_PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_14_PIGMAG" title="MODA01_PIOTR_NIEPSUJ_14_PIGMAG" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sofia Coppola per Louis Vuitton</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Aversano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong>Continua la collaborazione tra Sofia Coppola e Louis Vuitton. La giovane regista dà ancora via libera al suo estro per la maison francese cimentandosi in una Resort Collection che pensa al total look nei dettagli: tutto diventa il punto di forza di una donna leziosa ma dinamica, disinvolta ma costantemente attenta a quel “particolare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30239" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/20/sofia-coppola-per-louis-vuitton/louis-vuitton-resort-2012-runway-006-739x1024/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30239" title="louis-vuitton-resort-2012-runway-006-739x1024" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/louis-vuitton-resort-2012-runway-006-739x1024-510x706.jpg" alt="" width="510" height="706" /></a></p>
<p>Continua la collaborazione tra Sofia Coppola e Louis Vuitton. La giovane regista dà ancora via libera al suo estro per la maison francese cimentandosi in una Resort Collection che pensa al total look nei dettagli: tutto diventa il punto di forza di una donna leziosa ma dinamica, disinvolta ma costantemente attenta a quel “particolare che faccia la differenza”. <a href="http://www.louisvuitton.com">www.louisvuitton.com</a></p>
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		<title>Speciale Unsound (4/4): Stellar OM Source</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Unsound]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong>Per concludere, eccovi l&#8217;ultima intervista sullo speciale Unsound. Lo spazio è il suo posto, il sintetizzatore – meglio se vintage – il mezzo di espressione ideale per raggiungerlo. Da bambina, invece che giocare con le Barbie, Christelle Gualdi armeggiava con il mixer del padre musicista. E così è diventata un’amazzone della nuova kosmische, produce musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29724" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/19/speciale-unsound-stellar-om-source/stella_om_source_foto_pawel-eibel/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29724" title="Stella_OM_Source_foto_Pawel Eibel" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Stella_OM_Source_foto_Pawel-Eibel-510x759.jpg" alt="" width="510" height="759" /></a></p>
<p>Per concludere, eccovi l&#8217;ultima intervista sullo speciale <a href="http://www.pigmag.com/it/tag/unsound/">Unsound</a>.</p>
<p>Lo spazio è il suo posto, il sintetizzatore – meglio se vintage – il mezzo di espressione ideale per raggiungerlo. Da bambina, invece che giocare con le Barbie, <a href="http://soundcloud.com/omsource">Christelle Gualdi</a> armeggiava con il mixer del padre musicista. E così è diventata un’amazzone della nuova kosmische, produce musica da trip e, da quando ha scoperto la drum machine, riesce pure a farci ballare.</p>
<p>(Foto di <a href="http://andhere1go.blogspot.com/">Pawel Eibel</a>)</p>
<p><strong>Hai un cognome italiano. Di dove sei?</strong><br />
Mio padre è italiano ma sono nata a Parigi. Da piccola mi sono trasferita in Olanda, tra Rotterdam e L’Aia, per 15 anni. Ora vivo ad Antwerp, ma stare in Belgio è una strana sensazione. Una specie di isola in mezzo all’Europa dove non accade molto.</p>
<p><strong>Perché te ne sei andata dall’Olanda? </strong><br />
A L’Aia c’era uno studio di registrazione enorme e super economico, dove mi trovavo con altri artisti a far baccano sin dal mattino, che purtroppo hanno chiuso. Allora ho deciso di cambiare aria per vedere cosa succede da altre parti. Ho vissuto anche a Lisbona per un breve periodo, ma ora mi mancano i miei amici olandesi e penso di tornare indietro.</p>
<p><strong>Com’è nata la tua passione per la musica?</strong><br />
Mio padre mi faceva ascoltare i suoi dischi di Tangerine Dream, Ash Ra Tempel e Jean Michel Jarre. Inoltre lui è un musicista blues, un ambito diverso, ma fin da bambina mi portava ai suoi concerti e festival. Per 14 anni mi ha reso partecipe del suo programma radio. Ero affascinata da quel mondo, adoravo giocare con i comandi del mixer della radio ed entrare in quello studio senza tempo. Rimanevo stupita di cosa si potesse fare con tutti quegli strumenti.</p>
<p><strong>Ti divertivi col mixer invece che con le bambole.</strong><br />
Lo so, è strano, sono sempre stata più a mio agio con le attrezzature tecniche e i macchinari. Ogni tanto penso che dovrei comportarmi come le mie amiche, andare a cercare il trucco o i vestiti, ma non posso farci nulla. E’ più forte di me.</p>
<p><strong>Quando hai iniziato a scrivere pezzi?</strong><br />
In uno degli eventi di mio padre. Gli commissionarono la colonna sonora per una mostra intitolata “Musica e Spazio” in un centro culturale comunista nella periferia ovest di Parigi. Doveva andare in loop per quattro ore. Mio padre a quel tempo aveva una Yamaha MSX e un Atari 1040 e mi chiese di fare insieme delle musiche sintetiche e spaziali, sai tutti quei bip e suoni tipo satellite. Avevo 13 anni e una visione ancora infantile della musica dello spazio, ma fu comunque la prima volta. Conservo ancora quella registrazione a quattro tracce.</p>
<p><strong>Hai imparato a suonare sul campo o studiato?</strong><br />
Ho studiato musica classica, a sei anni il piano, poi il violino, il sassofono, il contrabbasso e il violoncello. Dai 16 ai 18 ho suonato il violoncello in una giovane orchestra in Germania. Tuttora provo molte emozioni nell’ascoltare la Symphonie Fantastique di Berlioz, o le opere di Debussy e di alcuni quartetti, le stesse che posso provare con la contemporanea, la UK bass o altro. Sono intuitiva nel mio approccio alla musica, cerco di seguire l’istinto più che la testa.</p>
<p><strong>Produci ancora musica kosmische?</strong><br />
In realtà nell’ultimo anno ho introdotto le drum machine. All’inizio ne ho usata una di mio padre, ma ora che mi diverto a produrre beat e avendo restituito il sintetizzatore preso in prestito per realizzare Trilogy Select, vorrei comprare nuovi strumenti e cambiare un po’ il suono, renderlo ritmico. Ascoltando i miei nuovi pezzi, alcuni amici dicono che sono totalmente diversi dalle mie prime produzioni, è dance da ballare. Altri che è la mia tipica musica, cosmica, spaziale e con le sferzate di synth.</p>
<p><strong>Qual è il tuo sintetizzatore preferito?</strong><br />
Sto usando un nuovo mono che all’inizio odiavo e ora amo perché combina sei tipi diversi di sintetizzatore e riproduce i suoni FM. Poi mi piace qualsiasi cosa della Roland, dalla D-50 alla Juno 106. Quest’ultimo è il mio preferito, ma è difficile da trasportare e usare dal vivo, quindi spesso tiro fuori il JP-80 o il JP-8080 anche se suonano molto anni ’90.</p>
<p><strong>Quanti ne possiedi?</strong><br />
Una decina, anche per questioni di budget. Se uno di loro rimane inutilizzato troppo a lungo, lo sostituisco. In Olanda c’è un posto fantastico dove scambiare e permutare questi strumenti, Marktplaats, un vero mercato legato a Synthforum. Sono sempre lì a comprare e vendere.</p>
<p><strong>Che sensazioni ti regalano le macchine?</strong><br />
La libertà. E’ incredibile cosa puoi riuscire a fare partendo da una semplice onda sinusoidale, aggiungendo un filtro e così via. E’ come cucinare. Quando cominci a giocarci diventa un viaggio, entri in un altro mondo. E’ una sensazione che non ho mai provato con gli strumenti acustici, solo con l’elettronica e senza sforzi. Tuttavia non uso il laptop, troppa libertà e troppi presets.</p>
<p><strong>Come ti senti da analogica in un mondo digitale?</strong><br />
Ogni macchina analogica ha una sua anima e con ognuna di esse instauro una relazione diversa. Basta aprire un sintetizzatore per capirlo, ha un corpo pieno di circuiti, è organico e caldo come quello umano. Il digitale, invece, suona di ghiaccio.</p>
<p><strong>Preferisci stare più con le macchine che con altri esseri umani?</strong><br />
Dopo due giorni di fila passati in studio, la prima persona che incontro la mattina seguente è la cassiera del supermercato. Lì mi dico che forse è il momento di interagire con altre persone (In realtà dopo questa intervista abbiamo scoperto che Christelle ama stare in mezzo alla gente: al party finale di Unsound ha chiacchierato fino alle 9.00 del mattino seguente, <em>ndr</em>).</p>
<p><strong>Fai musica per te o per gli altri?</strong><br />
E’ una cosa astratta per me stessa, ma sento il bisogno di condividerla.</p>
<p><strong>Che bisogno c’è di rivisitare la musica del passato?</strong><br />
Si può ancora attingere dagli anni ’60 fino agli anni ’80, ventennio rivoluzionario per la musica, mentre i ’90 e i ‘00 sono stati più insipidi. C’era libertà totale grazie ai pionieri del suono. Mi manca anche il modo di godersi i concerti di una volta, quando si stava quattro ore davanti a una band rock, certo magari anche attraverso le droghe. Oggi una dimensione simile è più facile da trovare nei club ed è per questo che sto esplorando la musica dance. Sono tempi duri ed è molto difficile essere artisti, anche perché chiudono sempre più spesso i luoghi dedicati alla cultura.</p>
<p><strong>“Space is the place”?</strong><br />
Lo spazio è il posto, ma sulla Te<strong>rra.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sei attratta dalla fantascienza?</strong><br />
Mi piacciono i libri di Philip K. Dick, avevo anche un progetto chiamato Ubik come la sua opera del ‘69. Sono una grandissima fan di J.G. Ballard, però è strano perché all’università ho studiato architettura. Volevo rimanere coi piedi per terra, ma appena sono entrata in ufficio mi sono sentita soffocare.</p>
<p><strong>A Incendiary magazine hai dichiarato che la scena undergound non è dominata dagli uomini, mentre a Simon Reynolds che c’è disparità sessuale. Qual è la verità?</strong><br />
La verità è che mi piacerebbe parlare solo di musica, non se chi la fa è uomo o donna. Da un altro lato, tuttavia, mi rendo conto che la maggior parte degli smanettoni sono uomini e vedere sul palco una donna in mezzo a quei giocattoli tecnologici può colpire.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong><br />
Sto lavorando a nuovi pezzi per un EP di prossima uscita che, come ti dicevo, saranno più ritmati e ballabili per l’uso di drum machine. Mi piacerebbe suonare a qualche sfilata, dove la musica è molto intensa, a partire da una fashion designer olandese che adoro, LEW. La trovate al sito <a href="http://www.l-e-w.nl">www.l-e-w.nl</a></p>
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		<title>Almost Famous: Casper  Balslev</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Almost Famous]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Almost Famous, Cinema, Interviste: </strong>Casper Balslev è un giovane regista e fotografo danese con base a Copenhagen. Mente creativa e sguardo incantato verso la realtà che lo circonda, Casper ha realizzato incredibili videoclip per The Presets, Ladyhawke, Marina And The Diamonds e molti altri. Nell&#8217;attesa di vedere il suo primo lungometraggio, che ci ha detto essere in fase di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Almost Famous, Cinema, Interviste: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29980" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/18/almost-famous-casper-baslev/casper_balslev/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29980" title="Casper_Balslev" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2013/01/Casper_Balslev-510x278.jpg" alt="" width="510" height="278" /></a></p>
<p><a href="http://www.casperbalslev.com">Casper Balslev</a> è un giovane regista e fotografo danese con base a Copenhagen. Mente creativa e sguardo incantato verso la realtà che lo circonda, Casper ha realizzato incredibili videoclip per The Presets, Ladyhawke, Marina And The Diamonds e molti altri. Nell&#8217;attesa di vedere il suo primo lungometraggio, che ci ha detto essere in fase di lavorazione, lo abbiamo raggiunto per una breve intervista sotto la quale potrete vedere una piccola selezione dei lavori realizzati da lui fino ad oggi.</p>
<p><strong>Ciao Casper! Come stai?</strong><br />
Sto molto bene, grazie.</p>
<p><strong>Quanti anni hai?</strong><br />
33.</p>
<p><strong>Presentati in poche parole.</strong><br />
Sono un regista e un fotografo danese.</p>
<p><strong>Com&#8217;è iniziata la tua carriera cinematografica? Hai frequentato qualche scuola?</strong><br />
Non ho mai frequentato una scuola. Ho studiato arte e fotografia e poi ho studiato fotogiornalismo. Ho lavorato qualche anno come fotografo reporter. Ho viaggiato molto, da solo, facendo fotografie e sperimentando il mondo. Ho sempre amato i videoclip e ne ho sempre guardati molti, tutti i giorni, da quando ero più giovane. Ho solo deciso di seguire questo interesse a di realizzarne per amici che hanno band. Ho avuto feedback positivi in merito, così ho avuto la prima commissione da una label. Un video ha tirato l&#8217;altro.</p>
<p><strong>Il tuo ricordo più bello di quando eri piccolo e andavi al cinema?</strong><br />
Ne ho diversi.  Ho sempre vissuto in città lontane dai cinema. Quando ci andavo per me era un grande evento.  Sapevo settimane prima quando ci sarei dovuto andare ed ero davvero emozionato. Non vedevo l&#8217;ora. Era mia mamma che mi ci portava generalmente. Tra tutti i film che ho visto da piccolo al cinema, quelli che mi ricordo sono <em>Batman</em> del 1989, <em>Indiana Jones And The Last Crusade, Back To The Future, Goonies </em>e<em> Crocodile Dundee 2.</em></p>
<p><strong>Tra tutti i tuoi lavori, qual è quello con la storia più interessante dietro?</strong><br />
Ho perso cinque chili girando il mio primo video. Era quello per Robert Green,<em> Phoning.</em> E&#8217; un video in stop motion, con una camera che viaggia attraverso dei paesaggi. E&#8217; inspirato ad una sequenza in bicicletta da <em>Return Of The Jedi</em>. Ho girato questo video tutto da solo, per più di quattro settimane. Ho camminato per circa 100 Km, scattando circa 28000 foto.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong><br />
Attualmente sto lavorando a qualche music-video. Poi voglio mettermi sul mio primo film. Sto già lavorando all&#8217;idea.</p>
<p><strong>I tuoi registi preferiti?</strong><br />
Stanley Kubrick è il mio preferito di sempre, così come David Lynch.</p>
<p><strong>Cosa farei dopo questa intervista?</strong><br />
Vado in cortile con mio figlio.</p>
<p><a href="http://www.casperbalslev.com">www.casperbalslev.com</a></p>
<p><strong>Robert Green</strong><br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/9870229?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="507" height="295" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/9870229"></a></p>
<p><strong>The Presets</strong><br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/14262322?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="507" height="295" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/14262322"></a></p>
<p><strong>Marina and the Diamonds</strong><br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/28002469?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="507" height="295" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/28002469"></a></p>
<p><strong>Han Kjøbehavn</strong><br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/27153122?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="507" height="295" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/27153122"></a></p>
<p>Da questo mese inizia la nuova rubrica <a href="../2011/12/28/almost-famous-donato-sansone/">Almost Famous</a>, stay tuned!</p>
<p><a href="http://vimeo.com/27153122"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Photo Issue: Coley Brown &#8211; A Recurring Dream</title>
		<link>http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piotr Niepsuj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Photo]]></category>
		<category><![CDATA[Photo Issue]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>English, Interviste, Photo, Photo Issue: </strong>Coley Brown è uno dei nostri contributors di NYC e un giovane fotografo davvero di talento. Ancora una volta ha riunito le forze con il suo amico ed editore Nichola Gottlung (intervistato qui qualche tempo fa) per produrre il suo secondo libro: A Recurring Dream. L’anno scorso abbiamo provato diverse volte a rintracciare Coley, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>English, Interviste, Photo, Photo Issue: </strong><p><a rel="attachment wp-att-30075" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-01-pigmag/"><img class="alignnone size-medium wp-image-30075" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-01-PIGMAG-510x334.jpg" alt="" width="510" height="334" /></a></p>
<p><a href="http://www.coleybrown.com">Coley Brown</a> è uno dei nostri contributors di NYC e un giovane fotografo davvero di talento. Ancora una volta ha riunito le forze con il suo amico ed editore <a href="http://gottlundverlag.com/">Nichola Gottlung</a> (intervistato <a href="http://www.pigmag.com/it/2010/11/16/nicholas-gottlund/">qui </a>qualche tempo fa) per produrre il suo secondo libro: <em>A Recurring Dream</em>. L’anno scorso abbiamo provato diverse volte a rintracciare Coley, ma era sempre preso “viaggiando e lavorando sul suo nuovo libro”. Così, ora che finalmente è uscito, non ci siamo potuti esimere dal fargli qualche domanda su questo gioiello e vederne qualche fotografia.</p>
<p><strong><span style="color: #999999">(English test follows) </span></strong></p>

<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-01-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-01-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-01-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-01-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-01-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-02-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-02-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-02-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-02-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-02-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-03-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-03-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-03-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-03-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-03-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-04-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-04-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-04-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-04-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-04-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-05-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-05-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-05-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-05-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-05-PIGMAG" /></a>
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<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-07-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-07-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-07-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-07-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-07-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-08-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-08-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-08-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-08-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-08-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-09-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-09-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-09-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-09-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-09-PIGMAG" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/17/photo-issue-coley-brown-a-recurring-dream/coley-brown-a-recurring-dream-10-pigmag/' title='COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-10-PIGMAG'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-10-PIGMAG-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-10-PIGMAG" title="COLEY-BROWN-A-RECURRING-DREAM-10-PIGMAG" /></a>

<p><strong>Sembra che tu abbia lavorato a questo libro per molto tempo, è stata dura?</strong><br />
Ho incominciato a lavorare a questo progetto circa nel 2009, le sole cose che volevo fare erano viaggiare e andarmene in campeggio. Tutto è iniziato con questa idea nella mia testa: documentare la natura e le mie esperienze in essa. Non è stata dura, era il mio momento e la fotografia era veramente una scusa per continuare a fare quello che volevo. I posti in cui sono stato mi hanno sicuramente influenzato ed ispirato in molti modi e desidero portare questa esperienza con me per tutta la vita. Penso che la sola parte difficile sia stata l’editing alla fine di tutto, decidere quali immagini andassero in stampa.</p>
<p><strong>Cosa ci dici a riguardo? Dove hai scattato?</strong><br />
In un certo senso è una specie di diario delle mie esperienze di qualche anno di viaggio.  Quando guardavo le immagini, mentre continuavo a scattare e a fare editing, ho lasciato che la naturale evoluzione del lavoro sviluppasse la storia. Le mie immagini preferite m’insegnano di più ora riguardo alla vita di quanto abbiano mai fatto prima. E’ come se le lasciassi fare, preferisco che l’ispirazione sia qualcosa che esploro io stesso invece di qualcosa che conosco già.</p>
<p><strong>Com’è stato lo sviluppo concreto del libro? Sei andato da Gottlund e l’avete realizzato insieme?</strong><br />
Ho parlato del libro con Nicholas a lungo prima di mettere effettivamente qualcosa sul tavolo. Penso che allora conoscessimo già molto bene lo stile e l’estetica l&#8217;uno dell’altro, quindi l’attuale design e i layout sono venuti fuori durante una delle visite che Nicholas fece allo studio in Kutztown; avevamo stabilito un po’ di materiale di riferimento, come un paio di vecchi guanti arancioni da lavoro, che sono diventati il colore e la texture perfetta per la copertina del libro. Dopo di ciò, abbiamo collaborato a distanza tra New York, Baltimora e Kutztown, con vari elementi che si sono aggiunti da ogni luogo fino alla fine del libro.</p>
<p><strong>Quali sono le differenze di “a subtle shift” con il tuo primo libro?</strong><br />
Con il mio primo libro, <em>Jam Jelly Honey Wild Rice</em>, penso di mostrare quelle che erano le mie idee e la mia vita in quel momento, una combinazione di persone, posti e cose che mi sono interessate mentre viaggiavo e vivevo. Sono ancora soddisfatto di quel libro, ma non vedevo l’ora di spostarmi dalla vita di tutti i giorni. Sono diventato ancora più ossessionato dalla natura selvaggia, come i segreti oscuri e strabilianti che si possono svelare quando sei solo di notte in un canyon deserto. Volevo staccare il resto della mia esperienza dalla mia fotografia.</p>
<p><strong>Come mai hai scelto una copertina ipnotica?</strong><br />
Mi piace l’idea di essermi identificato così intimamente in un posto e che non esistano né una fine né una risposta, è meraviglioso e incantevole lungo la strada.</p>
<p><strong>Ti ritieni soddisfatto?</strong><br />
Assolutamente sì. Ma ci sono molti altri libri da pubblicare e molti altri posti da vedere.</p>
<p><strong>Cos’hai in serbo?</strong><br />
Dopo l’uscita di questo libro spero di fare un’altra piccola uscita di Jam Jelly in copertina rigida e poi di sporcarmi le mani con nuovi libri e progetti. Non vedo l’ora che sia primavera, di risparmiare e partire per altri road trips.</p>
<p><strong>L’ultima: quali sono gli ultimi cinque photo- books che hai visto?</strong><br />
Ecco i miei preferiti degli ultimi tempi: <a href="http://bookofdays-shop.com/?pid=15871022">Ariko -<em> SOL</em></a> / <a href="http://www.steidlville.com/books/528-Beyond-the-Forest.html">Clare Richardson &#8211; <em>Beyond the Forest </em></a>/ <a href="http://www.dashwoodbooks.com/info.cfm?object_id=10573&amp;inventory_id=10988&amp;cookie1=722488.1692&amp;email=">Sam Falls &#8211; <em>Paint Paper Palms</em></a> / <a href="http://www.gottlundverlag.com/abovebelow.html">Kasane Nogawa &#8211; <em>Above Below</em></a><em> </em>/ <a href="http://www.nieves.ch/catalogue/anders.html">Anders Edstrom -<em> Safari</em></a></p>
<p>PS. Questo libro è uscito in versione limitata &#8211; 300 copie &#8211;  e da quanto sappiamo la metà è già stata venduta. Correte a compralo <a href="http://gottlundverlag.com/">qua</a>.</p>
<p>&#8220;<a href="http://www.pigmag.com/it/tag/photo-issue/">Photo Issue</a>&#8221; è  la nostra nuova rubrica che parla di libri e altre pubblicazioni di fotografia. Se tu hai qualche pubblicazione da fare uscire e vorresti condividerla contatta <a href="http://www.pigmag.com/it/contatti/piotrniepsuj/">Piotr</a>.</p>
<p><span style="color: #999999"><a href="http://www.coleybrown.com/">Coley Brown</a> is one of our NYC contributors and very talented young photographer.  One more time he has teamed up with his friend and editor <a href="http://gottlundverlag.com/">Nicholas Gottlund</a> (interviewed <a href="http://www.pigmag.com/it/2010/11/16/nicholas-gottlund">here</a> some time ago,  Italian only &#8211; sorry) to produce his second book <em>A Recurring Dream</em>. We have been trying to reach Coley several times last year but he was always busy ‘traveling and working on his new book’, so now when it’s finally out we couldn’t help ourselves to ask him some questions about this gem and see some pictures included inside.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>It seems you have been working on this book for a long  time, was it a hard work?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> I started working on this project around 2009, and the only thing I wanted to do was to go camping and traveling. It started with that in mind, and to document nature and my experiences in it. It wasn&#8217;t hard, it was really me having the time of the life, and really using photography as an excuse to continue doing the things I really wanted to do. The places I went have really affected and inspired me in huge ways- and I want to keep going back the rest of my life. I think the only tough part was the editing in the end, spending many weeks deciding which images to print.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>What is it about? Where did you shoot it?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> In a way, it is sort of a personal record of my experiences traveling over the last few years. But when I looked at the images, and as I continued to shoot and edit, I let the natural evolution of the work develop it&#8217;s own story.  My favorite images teach me more about life and inspire me in ways I haven&#8217;t been before. I sort of just let them do their thing, as I prefer the outcome be something I&#8217;d like to explore myself, instead of something I already know.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>What was the process off making it? Did you go to Gottlund&#8217;s and made it all together by hand?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> I discussed the book with Nicholas for a long time before we actually laid anything out. I think by this time, we were already both very familiar with each others style and &#8216;aesthetic&#8217;. During one visit to Nicholas&#8217; studio in Kutztown, we collected a few materials for reference, such as a pair rusty-orange rubber work gloves, which became almost the exact color and texture of the book cover. Afterwards, we collaborated remotely between New York, Baltimore, and Kutztown, with different elements added from each place until the book was finished.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>What&#8217;s the &#8216;a subtle shift&#8217; from the first book?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> With my first book, <em>Jam Jelly Honey Wild Rice</em>, I think that really shows what was going on in my life and mind at the time &#8211; an arrangement of people, places, and things that took my interest while traveling and living. I am still happy with that book, but I was eager to move to something more removed from regular life. I became even more obsessed with being in the wild, in nature, such as deep mysteries and amazing things you can encounter when you are alone at night in a desert canyon. I wanted to remove everything else from my experience and photographs.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>And what about the hipnotic cover?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> I like the idea of being drawn deeper and deeper into a place that has possibly has no end or answer, but is wonderful and enchanting along the way.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>Are you satisfied?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> Absolutely, but there are many more books to make and places to see.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>What&#8217;s next?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> After this book comes out, I am hoping to make another small edition of Jam Jelly as a hardcover, and then really get my hands dirty with new books and projects soon. I can&#8217;t wait for the spring, to save up and take more road trips.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><strong>And the last one: What are the latest 5 photo-publications that you saw?</strong></span><br />
<span style="color: #999999"> Some recent favorites: <a href="http://bookofdays-shop.com/?pid=15871022"> Ariko &#8211; <em>SOL</em></a> / <a href="http://www.steidlville.com/books/528-Beyond-the-Forest.html">Clare Richardson &#8211; <em>Beyond the Forest</em></a> / <a href="http://www.dashwoodbooks.com/info.cfm?object_id=10573&amp;inventory_id=10988&amp;cookie1=722488.1692&amp;email=">Sam Falls &#8211; <em>Paint Paper Palms</em></a> / <a href="http://www.gottlundverlag.com/abovebelow.html">Kasane Nogawa - <em>Above Below</em></a> / <a href="http://www.nieves.ch/catalogue/anders.html">Anders Edstrom -<em> Safari</em></a></span></p>
<p><span style="color: #999999">&#8220;<a href="http://www.pigmag.com/it/tag/photo-issue/">Photo Issue</a>&#8221; is our new column on photo books and similar, if you have any publication going out and would like to share, feel free to tell <a href="http://www.pigmag.com/it/contatti/piotrniepsuj/">Piotr </a>about it.</span></p>
<p><span style="color: #999999"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #999999"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #999999"><em><br />
</em></span></p>
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		<title>Speciale Unsound (3/4): Maria Minerva</title>
		<link>http://www.pigmag.com/it/2012/01/16/speciale-unsound-maria-minerva/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Unsound]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong>Siamo arrivati alla terza intervista sullo speciale Unsound! Ambiziosa creatura lanciata da Amanda Brown, arriva da Tallin per colpire l’eurozona con la sua torbida “disco not disco” e un’immagine sfocata di sensualità baltica. Autoironica e naif, Maria Juur è una perfetta aspirante icona pop underground. L’abbiamo incontrata a Milano per un evento Vice, due giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29837" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/16/speciale-unsound-maria-minerva/maria_minerva_foto_mattia/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29837" title="Maria_Minerva_foto_Mattia" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Maria_Minerva_foto_Mattia-510x348.jpg" alt="" width="510" height="348" /></a></p>
<p>Siamo arrivati alla terza intervista sullo speciale <a href="http://www.pigmag.com/it/tag/unsound/">Unsound</a>!</p>
<p>Ambiziosa creatura lanciata da Amanda Brown, arriva da Tallin per colpire l’eurozona con la sua torbida “disco not disco” e un’immagine sfocata di sensualità baltica. Autoironica e naif, <a href="http://www.myspace.com/mariaminervamusic">Maria Juur</a> è una perfetta aspirante icona pop underground. L’abbiamo incontrata a Milano per un evento Vice, due giorni prima di ritrovarla ad Unsound più felice che mai, con tutta la famiglia Not Not Fun.</p>
<p>(Foto di <a href="http://www.mattiabuffoli.com">Mattia Buffoli</a> )</p>
<p><strong>Quando e perché ti sei trasferita in Inghilterra?</strong><br />
Tallin mi è stata stretta sin da piccola, ma ho deciso di andar via nel 2009 perché stavo vivendo malissimo una sorta di triangolo amoroso con una persona fuori di testa. Più che il tipo in sé era la situazione claustrofobica a nausearmi: hai presente quando ti trovi a una festa dove quattro ragazzi con cui sei stata a letto confabulano tra loro? Desideravo far parte di una città stimolante a livello culturale come Londra. Amo i miei genitori, però ormai ero rinchiusa in camera a guardare la tv, annoiata e infelice. Terminata la laurea ho pensato di andare cercare un lavoro lì (da stagista a The Wire a barista, <em>ndr</em>) e fare un master in Art and Theory alla Goldsmith. E’ stata dura, ma la miglior decisione della mia vita.</p>
<p><strong>Cosa cerchi nella vita di tutti i giorni?</strong><br />
Vivo alla giornata. Stando da sola all’estero ho il terrore di rimanere senza soldi e finire per strada, ma cerco di restare calma e trovare un modo per guadagnare qualcosa anche al di fuori della musica. Con la crisi finanziaria le cose sono peggiorate. E’ triste sapere che su una popolazione di 1.3 milioni di abitanti, 100mila hanno lasciato il mio paese negli ultimi tre anni, oltre il dieci per cento. I salari medi in Estonia sono di tre euro l’ora, contro i dieci nel Regno Unito e Australia, e non c’è assistenza sanitaria garantita.</p>
<p><strong>L’incertezza e la precarietà influiscono sulla tua musica?</strong><br />
E’ una cosa astratta. Per me la musica è escapismo. All’inizio del tour avevo solo 200 sterline sul conto, ma poi ho scoperto un fondo poco conosciuto che sostiene con migliaia di euro la musica estone all’estero, quindi ho fatto domanda e ottenuto un finanziamento. In ogni caso sono privilegiata, faccio parte della classe media, mentre ci sono molti giovani artisti e non che stanno peggio di me.</p>
<p><strong>Sei contenta di essere un’artista solista?</strong><br />
Non mi vedo in una band, al massimo qualche collaborazione. Per esempio farò un album con Amanda Brown (LA Vampires, <em>ndr</em>). Ma di questi tempi è difficile lavorare con altre persone. E comunque la maggior parte dei miei artisti preferiti sono solisti, come Sun Araw e tutti quelli della Not Not Fun. E poi mi piace lavorare e andare in tour da sola, mi scoccia solo dover trasportare le borse.</p>
<p><strong>Come hai conosciuto Amanda?</strong><br />
In realtà prima di venire ad Unsound non ci eravamo mai incontrate di persona. Conoscevo l’etichetta, non perché trendy ma per l’ottimo lavoro e la cura con cui fanno le cose. Sono bastati cinque link su YouTube per convincerli a pubblicare 20 mie tracce tra cassette, 12” e altri formati. Ora considero Amanda come una sorella.</p>
<p><strong>Che rapporto hai con gli strumenti, specie i sintetizzatori?</strong><br />
Quando ho cominciato mi sembrava impossibile ottenere i suoni che avevo in mente. Dopo aver imparato a usare certi programmi ci ho preso gusto. La tecnica, tuttavia, non è tutto: ci sono persone estremamente abili senza stile e viceversa, persone senza tecnica come me che puntano tutto sul tocco (risata,<em> ndr</em>).</p>
<p><strong>Quanto conta l’uso della voce nelle tue composizioni?</strong><br />
Parecchio, ma non in senso classico come molti vorrebbero. Mi piace scrivere canzoni su cui poggiare la voce come una nuvola, senza che questa predomini e, anzi, lavorandola con gli effetti fino a renderla una tessitura del suono. Se le donne sono abituate a rivelare voce e corpo in un certo modo, non significa che io debba fare lo stesso.</p>
<p><strong>Qualcuno ha accostato la tua voce a quella di Nico.</strong><br />
Nico era molto più gotica di me, magari si fanno ingannare dall’apparente freddezza e distanza della mia voce. Forse inizialmente era così, ora invece mi sento più coraggiosa e sicura di sperimentare.</p>
<p><strong>Anche di emozionare chi ti ascolta?<br />
</strong>Più che emozionante, vorrei che la mia musica suonasse bella o interessante (risata,<em> ndr</em>). Non fraintendermi, anch’io sono una persona che si emoziona e ascolta canzoni sentimentali.</p>
<p><strong>Ma sembri più attratta da questioni estetiche o intellettuali.</strong><br />
Sì.</p>
<p><strong>Preferisci la sublimazione dei sentimenti a quelli reali?</strong><br />
In effetti non ho relazioni sentimentali da tempo. L’ultima volta che ho fatto del buon sesso risale al novembre 2007.</p>
<p><strong>Chi è la vera Maria Juur?</strong><br />
Sono io, proprio come mi vedi. Una persona idealistica e sensibile, un po’ naif, da poco entrata in modo serio nel mondo della musica a cui dedica gran parte del suo tempo.</p>
<p><strong>Quanto ti rispecchi nell’immaginario della ragazza sensuale? Questo lato ti sta procurando molti haters…</strong><br />
Non tutti hanno studiato arte per anni come me. Conosco i trucchi del mestiere e puntualmente qualcuno abbocca.<br />
Mi diverto a provocare e confondere, ma alla fine credo sia più importante dare alla gente qualcosa, costruire il proprio personaggio in modo che gli altri sappiano della tua esistenza.</p>
<p><strong>Usare foto e video provocanti o ironici fa parte del gioco?</strong><br />
Sono appassionata di cultura pop. Eppure a fine giornata non mi considero per il mio egocentrismo, ma per quel che ho prodotto. Penso di essere divertente, sparo cazzate tutto il tempo anche se la gente non se lo aspetta da una ragazza. Mi diverto a postare in maniera casuale foto dalla webcam e prendere in giro, oltre che me stessa, le popstar più vanitose e wannabe.</p>
<p><strong>Come ti è venuto in mente il video di<em> Soo High</em>, filmato a tema porno censurato da YouTube?</strong><br />
E’ stato uno scherzo in fase impulsiva. Avevo dedicato e mandato quella canzone via mail a un ragazzo che mi piaceva, ma gli ero indifferente. Allora ho pensato di farne un video e sono finita in una sezione di film porno con trama. Ne ho trovato uno accurato e squallido al tempo stesso e quando l’ho avviato insieme alla canzone ho notato che si abbinavano perfettamente. Musica e immagini erano già sincronizzate senza bisogno di editing!</p>
<p><strong>La tua musica fa riferimento soprattutto agli anni ’80 e ‘90.</strong><br />
In verità amo mischiare più cose. Sono cresciuta ascoltando l’enorme varietà di generi di mio padre, che è un critico musicale (<em>Mart Juur, ndr</em>) e possiede migliaia di dischi, da Neil Young alla 2-step, drum’n’bass, Andrew WK, Motorhead, Ramones, Basement Jaxx. Dev’essere questo il motivo per cui i miei hanno divorziato: mia madre preferiva il silenzio. A 15 anni mi sono appassionata agli Stereolab e alla house, con una breve fase nell’hip hop.</p>
<p><strong>In <em>Cabaret Cixous</em> emergono elementi hip-hop e dub, come nel pezzo Laulan Paikse Kaes…che tradotto significa?</strong><br />
“Cantando al sole”. Non sono esperta di quei generi, ma è l’effetto ibrido della mia musica.</p>
<p><strong>E gli ABBA, che hai omaggiato con <em>Honey Honey.</em></strong><br />
Amo gli ABBA, sono dei geni.<br />
<strong>Quanto durerà il fenomeno Maria Minerva?</strong><br />
Non voglio essere un fenomeno stagionale, continuerò finché sentirò di evolvere come persona e come artista. Sto cominciando solo ora a farmi conoscere e, dopo il boom inaspettato della cassetta Tallin At Dawn, ho fissato moltissime date. A metà novembre sarà uscito un altro mio EP di Euro-disco dozzinale per 100% Silk, poi mi ritirerò a Lisbona per preparare un nuovo e più maturo album.</p>
<p><strong>Come mai Lisbona?</strong><br />
Non sono una persona sociale e ho bisogno di quiete per registrare.</p>
<p><strong>Una persona asociale sempre connessa a Internet.</strong><br />
Ho dei veri amici e sono estroversa, ma troppa gente e chiacchiere mi stancano. Sto al computer perché la sera non esco. Nemmeno quando ero a Londra… Quasi me ne pento: chissà se la fase party mi tornerà quando avrò 45 anni.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/mariaminervamusic">www.myspace.com/mariaminervamusic</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Speciale Unsound (2/4): Laurel Halo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scippa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong>Eccovi la seconda intervista dello Speciale Unsound. Enjoy! Producer dalla sensibilità pop e il potenziale techno, che sfrutterà a breve con un nuovo progetto più orientato al dancefloor, Laurel Halo è un’artista seria e di talento. Ci parla degli studi classici, la folgorazione per l’elettronica, l’incontro con Daniel Lopatin, ma soprattutto della sua musica “massimalista”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29716" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/14/speciale-unsound-laurel-halo/laurel_halo_piotr_niepsuj_022/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29716" title="LAUREL_HALO_PIOTR_NIEPSUJ_022" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/LAUREL_HALO_PIOTR_NIEPSUJ_022-510x765.jpg" alt="" width="510" height="765" /></a></p>
<p>Eccovi la seconda intervista dello Speciale <a href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/09/girls-on-synth-speciale-unsound/">Unsound</a>. Enjoy!</p>
<p>Producer dalla sensibilità pop e il potenziale techno, che sfrutterà a breve con un nuovo progetto più orientato al dancefloor, <a href="http://www.laurelhalo.com/">Laurel Halo</a> è un’artista seria e di talento. Ci parla degli studi classici, la folgorazione per l’elettronica, l’incontro con Daniel Lopatin, ma soprattutto della sua musica “massimalista”, androgina e da ascoltare rigorosamente in macchina.</p>
<p>(Foto di <a href="http://piotrniepsuj.com">Piotr Niepsuj</a>)</p>
<p><strong>Ciao Laurel, qual è il tuo nome di battesimo?</strong><br />
Ina Cube.</p>
<p><strong>Dove sei cresciuta?</strong><br />
Ad Ann Arbour, cittadina universitaria del Michigan distante 40 minuti da Detroit.</p>
<p><strong>Ora dove vivi?</strong><br />
Mi sono trasferita a Brooklyn nel 2009 perché ci sono più musicisti che si inseriscono attraverso i confini musicali, mentre ad Ann Arbour c’è una scena salutare ma fin troppo definita di musica noise, folk e dance. Io sento di muovermi in un altro territorio.</p>
<p><strong>Hai un lavoro oltre a quello legato alla musica?</strong><br />
Appena spostata a New York lavoravo full time potendo dedicarmi alla musica nelle ore libere. Nell’ultimo anno, invece, mi sono concentrata esclusivamente sulla musica.</p>
<p><strong>Hai studiato musica o sei autodidatta?</strong><br />
Ho iniziato a suonare strumenti classici come pianoforte e violino qundo avevo rispettivamente sei e dieci anni. All’università ho proseguito col piano, ma non sono mai stata un granché. Una pianista mediocre, direi.</p>
<p><strong>Dicono tutti così.<br />
</strong>No, sul serio. Non hai idea di come suonavano e interpretavano bene il pianoforte certi ragazzi. Al college credo di aver appreso di più sul piano teorico, la storia della musica e l’armonia, che su quello pratico. Ho imparato a condurre la voce e a distinguere l’altezza delle note, ma, per esempio, delle tante lezioni di opera non ricordo nulla. Mi sentivo ingabbiata in una sorta di musica da chiesa, per cui ho cercato ispirazione fuori dal contesto accademico, suonando o improvvisando con i gruppi e facendo la dj alla radio dell’università.</p>
<p><strong>Questo lato “spirituale”, specie nell’uso della voce, si sente di più nel precedente EP <em>King Felix</em> che nell’ultimo<em> Hour Logic</em>.</strong><br />
E’ vero. Nel primo EP ho pensato a parti vocali che si muovessero insieme, si scontrassero e poi si riunissero. Conflitti e risoluzioni. Invece nell’ultimo ho concepito un suono diverso, più techno anche se spezzato, per il quale una voce pop non avrebbe  trovato maggior spazio. In realtà qui la voce è in due tracce, ma viene campionata in tutti i pezzi dove sospiro o utilizzo timbriche diverse. Adesso comunque sto lavorando a un nuovo album fatto interamente di canzoni, in cui cerco di fondere lo stile e la scrittura di <em>King Felix</em> col valore produttivo di <em>Hour Logic. </em></p>
<p><strong>Com’è che a NY ti viene da pensare più alla techno rispetto a quando eri vicino Detroit?</strong><br />
In effetti potrei trasferirmi a Detroit nel giro di qualche anno. E’ lì che mi sono innamorata della musica elettronica, nel 2001. A 16 anni non avevo mai ascoltato un disco di elettronica, ma dopo l’esperienza dal vivo al Detroit Music Festival il mio cervello è cambiato. Ora voglio produrre quella musica, a mio modo.</p>
<p><strong>Il tuo suono è complesso e stratificato. Quanto ci lavori dietro?</strong><br />
<em>Hour Logic </em>viene talvolta criticato per le sue improvvisazioni, mentre la maggior parte degli album dance e techno tirano dritto, con i vari elementi della struttura – ritmo, bassline, synth e così via – facilmente distinguibili. Io al momento ho un approccio massimalista, tendo a buttarci dentro di tutto e a differenziare i beats in ogni traccia, per caricare più il groove o dare spinta. In termini di tempo, impiego di più a scrivere una canzone perché devo bilanciare arrangiamenti e voci. In genere comincio con arrangiamenti grezzi cercando di avvicinarli il più possibile all’atmosfera definitiva, in quanto questi determinano i testi, il modo di cantare e la melodia.</p>
<p><strong>La tua musica è più cerebrale o fisica?</strong><br />
Vorrei che fosse entrambe, e da producer credo che la miglior dimensione possibile per scoprirlo sia la macchina. Se suona bene lì, suonerà bene in qualsiasi impianto. Mi piace pensare alla musica come qualcosa da assimilare, che tiri su quando sei stanco, sei in giro o torni a casa dal lavoro, perché è così che io la sento. Alcuni faticano a entrarci dentro, per cui sto lavorando anche a un altro progetto più dance e dritto – ma non troppo, non ne sarei capace – con un moniker diverso. <em>Hour Logic</em> mi ha portata a un punto di  separazione tra sensibilità pop e da club: col nome Laurel Halo porterò avanti il lato pop, mentre con un nuovo nome – che non posso rivelare – svilupperò quello da club.</p>
<p><strong>Quando uscirà il nuovo progetto da club?</strong><br />
Nei primi mesi del 2012 uscirà il primo singolo per Liberation Technologies, sotto etichetta dance della Mute.</p>
<p><strong>Fai tutto da sola a livello produttivo?</strong><br />
Sì, nel nuovo progetto faccio tutto tranne il mastering, mentre come Laurel Halo faccio fare il mix ad altri perché non ho ancora sufficienti capacità da studio. Lavorare con altri produttori mi sta bene nella misura in cui questi non compromettono l’identità del mio suono con la loro impronta. Mi spremo le meningi a cercare i suoni più adatti e quando mi areno preferirei un feedback esterno, se non altro per accorciare i tempi.</p>
<p><strong>Quali produttori ammiri in ambito techno?</strong><br />
Mark Ernestus, Oni Ayhun, Darren J. Cunningham, Lukid, Carl Craig e molti altri. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.</p>
<p><strong>Come vedi l’attuale scena elettronica?</strong><br />
I trend musicali nascono e svaniscono rapidamente, ma quello della musica dance ancor più degli altri. I dj ricevono e lanciano le nuove tracce prima di tutti, aiutando a spingere lo sviluppo dei suoni futuri molto più che negli altri generi musicali. Differenziarsi in uno scenario dove tutto è stato già fatto è sempre più difficile, nella musica come in altre forme d’arte. La voce, il messaggio, l’anima, il cuore e il cervello sono gli elementi che possono rendere il tuo lavoro unico e permetterti di evolvere.</p>
<p><strong>Da quanto tempo sei in contatto con Daniel Lopatin?</strong><br />
Dalla primavera del 2010, ma ascoltiamo le rispettive produzioni anche da prima. Amiamo parlare di musica, ci confrontiamo e consigliamo a vicenda. Lui mi incoraggia a sentirmi più libera nelle scelte, è un buon amico.</p>
<p><strong>Cosa pensi del suo album con Ford?</strong><br />
E’ un lavoro eccellente dal punto di vista produttivo, ma preferisco i pezzi strumentali a quelli cantati. Non capisco però gli hipster che lo criticano solo perché ha rivisitato gli anni ’80 quando ora vanno di moda i ’90.</p>
<p><strong>Come ti vedi in confronto a Stellar OM Source, Maria Minerva e LA Vampires, le altre protagoniste di questo speciale?</strong><br />
A fare una distinzione grossolana, Maria Minerva e la Brown lavorano con suoni lo-fi, mentre io e Stellar OM Source abbiamo in comune l’apertura dei suoni. Lei reinterpreta la kosmische in modo poco emozionale, dal punto di vista delle macchine. Il che per me è un complimento: mi piace la musica delle macchine. La mia musica è un po’ più ottimistica e l’energia oscura è a un livello inferiore rispetto a quella di Maria Minerva. Diciamo che tutte noi usiamo molti strati. O forse siamo tutte donne e quindi la nostra musica è la stessa (risata, <em>ndr</em>).</p>
<p><strong>Come ti senti da producer donna in un mondo prettamente maschile?</strong><br />
E’ dura in quanto la gente è restia al pensiero che a fare i beats ci sia una donna. Per tradizione, nella musica elettronica la figura femminile è associata al cantato o al massimo alla scrittura, mentre a quella maschile spettano i ritmi e la produzione in generale. L’essere donna influenza la percezione degli ascoltatori: ho sentito descrivere la mia musica come ‘floreale’, ‘morbida’, ‘romantica’, o con altri aggettivi con cui viene stereotipata la figura femminile, mentre io credo che la mia musica sia androgina.</p>
<p><a href="http://www.laurelhalo.com">www.laurelhalo.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Megaforce</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Interviste: </strong>I Megaforce non sono un gruppo di super eroi, anche se il nome ci suggerisce il contrario, ma quattro registi francesi che hanno unito le forze. Lèo Berne, Charles Brisgand, Raphael Rodriguez e Clément Gallet, questi i loro nomi, si aggirano sulla trentina e sono dei talenti creativi esplosivi. Tra videoclip per Metronomy, Tame Impala, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Cinema, Interviste: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29801" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce04_foto_bertrand-le-pluard/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29801" title="Megaforce04_foto_Bertrand Le Pluard" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce04_foto_Bertrand-Le-Pluard-510x338.jpg" alt="" width="510" height="338" /></a></p>
<p>I <a href="http://www.elnino.tv/category/megaforce/">Megaforce</a> non sono un gruppo di super eroi, anche se il nome ci suggerisce il contrario, ma quattro registi francesi che hanno unito le forze. Lèo Berne, Charles Brisgand, Raphael Rodriguez e Clément Gallet, questi i loro nomi, si aggirano sulla trentina e sono dei talenti creativi esplosivi. Tra videoclip per Metronomy, Tame Impala, Is Tropical, Kid Kudi&#8230; e commercials per marchi quali Orange, Eurostar, m6 mobile&#8230; i Megaforce ci hanno fatto sorridere e divertire, lasciandoci a bocca aperta per il loro modo così estroverso di mettere in scena delle piccole follie del quotidiano. Nati come graphic designers e conosciutisi in circostanze diverse, amanti del video e amici anche nella vita, attendiamo impazienti il loro primo lavoro di fiction. Li abbiamo raggiunti con una skypecall a Parigi, dove vivono e lavorano.</p>
<p>(Foto di <a href="http://www.bertrandlepluard.net">Bertrand Le Pluard</a> )</p>

<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce04_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce04_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce04_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce04_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce04_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce01_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce01_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce01_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce01_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce01_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce03_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce03_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce03_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce03_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce03_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce06_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce06_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce06_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce06_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce06_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce02_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce02_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce02_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce02_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce02_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/13/megaforce/megaforce05_foto_bertrand-le-pluard/' title='Megaforce05_foto_Bertrand Le Pluard'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/Megaforce05_foto_Bertrand-Le-Pluard-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Megaforce05_foto_Bertrand Le Pluard" title="Megaforce05_foto_Bertrand Le Pluard" /></a>

<p><strong>Ciao ragazzi, come state?</strong><br />
Bene, grazie.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa stavate facendo prima di iniziare questa intervista?</strong><br />
Stavamo aspettando te.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Chi sono i Megaforce? Potete introdurre il gruppo in poche parole?</strong><br />
I Megaforce sono Clément (Gallet), Raphael (Rodriguez), Charles (Brisgand) e Léo (Berne) che però non è ora qui con noi. Cos’altro&#8230; Ormai facciamo video da quattro anni.  Abbiamo iniziato a dirigere proprio quattro anni fa. Siamo dei designers e lavoriamo anche come copywriters.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quanti anni avete?</strong><br />
Intorno ai 30, chi più chi meno.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Mi dite cosa devo assolutamente sapere riguardo ai Megaforce?</strong><br />
Che siamo francesi e buoni amici!<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Di Parigi, vero?</strong><br />
Sì. Abbiamo un sacco di amici qui che però non fanno parte dei Megaforce. Noi eravamo amici anche prima di cominciare a lavorare insieme; questa credo che sia una cosa che accade spesso tra le persone.  Anche se è difficile.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come e quando vi siete conosciuti?</strong><br />
Charles e Clément sono amici da quando avevano 11 anni, in pratica vent’anni fa. Charles poi ha incontrato Raphael durante i suoi studi di graphic design. Clément e Charles si sono incontrati a Leon, dove andavano a sciare insieme e sono diventati amici.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come spieghereste ad un bambino il vostro lavoro?</strong><br />
Cerchiamo di raccontare storie attraverso l’uso di una camera. Un’idea carina sarebbe cercare si spiegarglielo, mostrandoglielo allo stesso tempo con la camera. Noi guardiamo le storie attraverso la telecamera e quando vogliamo andare un po’ più in profondità, tentiamo anche di disegnare quello che abbiamo in mente di realizzare in video. In verità, gran parte del tempo del nostro lavoro non è girare, ma tentare di costruire il set e le cose che abbiamo in mente perché vogliamo visualizzarle e riprenderle come le abbiamo pensate. Vogliamo che i nostri sogni diventino realtà.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Qual è l’aspetto migliore del vostro lavoro? E il peggiore?</strong><br />
L’aspetto migliore è quando vedi il risultato finale del tuo lavoro. Per qualche progetto capita che ci metti anche uno o due mesi a preparare tutto, quindi quando vedi che ha preso forma, è sempre una piacevole sensazione. La peggiore è il PPM. Quando vai a realizzare commercials e hai clienti e meeting con loro, questo si chiama PPM: Pre &#8211; Production &#8211; Meeting.  Questo credo che sia l’incubo di ogni regista che deve fare un commercial. E’ difficile stare a spiegare per ore quello che hai in mente a persone che non hanno il tuo stesso tipo di background, così glielo devi provare a spiegare come faresti con un bambino. E tante volte lo devi fare con più di uno!<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Potendolo fare, cosa cambiereste nei vostri lavori passati?</strong><br />
Il video dei Late of The Pier è troppo in 2D e rigido nel modo in cui è stato pensato. E’ stato girato con una gru in modo troppo piatto, mentre i test erano stati fatti meglio.  Anche il green screen è abbastanza brutto.<br />
La seconda versione del video dei Two Doors Cinema Club doveva essere più forte, ma ci siamo dovuti limitare a fare dei semplici effetti di merda per la mancanza di tempo. Come nelle parti del coro, o del ponte che è stato ripensato il giorno delle riprese, filmando cose a caso e perdendo poi tempo in montaggio. Al video dei Goose mancavano delle parti che pensavamo di aver filmato e su cui poi abbiamo dovuto intervenire in montaggio.<br />
La chiusura del video dei Tame Impala avrebbe dovuto essere più surreale e folle, con braccia strappate che rimanevano attaccate e molte altre cose. Ma molti dei props sono rimasti bloccati alla frontiera e il presidente ucraino ha deciso di farci perdere due ore per cercare un’altra soluzione per attraversare il ponte su cui stavamo girando. Nel video di Kid Kudi avremmo dovuto fare alcuni cambiamenti. Le inquadrature sul coro sono troppo naive e non ben pensate. Abbiamo dovuto intervenire in molte parti.  Alcuni primi piani sono girati in grandangolo, che non è una gran cosa. La fotografia dei Metronomy è terribile e la scena con le ragazze che cadono ridicola. La intro del video di Is Tropical avrebbe dovuto essere più intrigante. La scena del pugno non è stata montata bene, rallenta il crescendo. Il video di Cadbury poteva essere a metà tra un prodotto di cose cheap random e uno ben fatto, ben prodotto e ben coreografato. Abbiamo dovuto prendere una di queste due strade e percorrerla. Credo però che l’idea che ci siano persone che si muovono nei vestiti non sia molto chiara.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Nei vostri video usate una tecnica che a me piace chiamare “boxes game”, una situazione che diventa un’altra, poi un’altra ancora&#8230; Come nei commercials per Orange. E’ ormai una sorta di vostro marchio di fabbrica.</strong><br />
Come l’hai chiamata? “boxes game” ci piace. Noi la chiamiamo transizione. E’ un passaggio che è come se sfuggisse al montaggio, per finire direttamente in un’altra scena e in un’altra sequenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Qual è l’aspetto più difficile di girare video come questi? Sul set vi dividete i ruoli o fate tutto insieme?</strong><br />
All’inizio eravamo tutti e quattro sul set e cercavamo di fare tutti le stesse cose. Era un po’ un casino. Ora che abbiamo più progetti ci organizziamo in modo da avere due persone su un set e due su un altro, così da poter seguire più cose contemporaneamente. Generalmente lavoriamo tutti insieme all’idea e poi due la vanno a girare. E’ facile perché non possiamo dire che ognuno ha un ruolo definito. Tutti possono fare tutto e per questo abbiamo deciso di farlo insieme. E’ come se comunque fossimo quattro durante lo shooting: abbiamo differenti personalità che ci contraddistinguono, possiamo dire che magari qualcuno ha un’indole che lo porta a saper meglio comunicare con gli attori e qualcun altro invece nel controllare che stia andando tutto bene durante il lavoro sul set, ma è tutto qui. Spesso uno di noi è come se stesse dietro al progetto, nel senso che supervisiona tutto e fa da tramite tra il set e l’editing. Ovviamente dipende dal progetto, magari ce n’è anche qualcuno in cui mentre uno si sta occupando dell’editing, l’altro cerca di lavorare di più sul “boxes game”&#8230; Giriamo tanti progetti differenti in cui tentiamo sempre di organizzarci al meglio.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Mi avete detto che nate come graphic designers, quindi nessuna scuola di cinema? Com’è cominciata?</strong><br />
Sì, nessuna scuola. Com’è cominciata&#8230; La prima volta che abbiamo lavorato insieme è stato nell’estate del 2007 per un video musicale. Lo abbiamo realizzato per questa band che si chiama Naive New Beaters, una band francese di nostri amici. Prima di allora ciascuno di noi per conto suo aveva diretto piccoli video, tra scuola e amici: volevamo riprendere e dirigere. Abbiamo realizzato questo progetto insieme, lo abbiamo fatto gratis per i nostri amici, dopodiché è andato online ed è piaciuto, al che un sacco di case di produzione ci hanno chiamato per lavorare. E’ iniziato il nostro rapporto con Irene75 che ci ha affidato un nuovo progetto. All’inizio lavoravamo per noi stessi, ma poi i progetti sono aumentati e ora è il nostro lavoro principale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quindi riuscite a camparci di questo lavoro?</strong><br />
Sì (<em>ridono</em>).<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Qual è il vostro ricordo più bello di quando eravate bambini e andavate al cinema?</strong><br />
<strong>Raphael:</strong> Credo che il mio sia il <em>Barone di Münchausen</em>. Sono andato a vederlo quando ero davvero giovane, in pratica quando uscì&#8230;  Non mi ricordo l’anno, ma credo sia stato negli anni ’80, massimo inizio anni ’90. Mi ricordo di averlo amato ed odiato allo stesso modo. Era angosciante e folle allo stesso tempo.<br />
<strong>Clément:</strong> Per me credo sia stato <em>Jurassic Park</em>. Ero con un amico e fu davvero strepitoso.<br />
<strong>Charles: </strong>Per me è <em>Jose.</em><br />
<strong>R e C: </strong>Charles è un po’ vecchio. Poi quello era in tv (<em>ridono</em>).<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Se dovessero fare un film su di voi, chi sarebbe il regista?</strong><br />
Un regista del cavolo perché sarebbe davvero noioso (<em>ridono</em>). Anzi dai, no, Gaspar Noé perché quando decide di dedicarsi ad un progetto gli piace sperimentare idee e strutture nuove. Lo rispettiamo dall’inizio alla fine.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Che genere sarebbe: drama, romance, thriller&#8230; ?</strong><br />
Un mix di tutto.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Che personaggio interpreterebbe ciascuno di voi?</strong><br />
Faremmo i Ninja Turtles.  Dovremmo trovare Splinter però&#8230; Clement potrebbe essere interpretato da Michel Crémades, non so se sai chi sia, nel senso noi non lo sapevamo finché non gli hanno detto che ci assomigliava. E’ un attore francese che interpreta i film di Jean Pierre Jeunet. Leo lo fa Gerard Depardieu e Charles Snoop Doggy Dogg dipinto di bianco. Raphael lo fa Robert Pattinson. Dicono ci assomigli.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Cosa possiamo definire folle oggi?</strong><br />
Che non siamo super famosi! E’ pazzesco&#8230; (<em>ridono</em>) Anche che abbiamo perso delle occasioni con qualche buona band a cui realizzare un video.<br />
Tutto quello che qualcuno che pensiamo sia normale definirebbe come normale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Voi avete realizzato un sacco di videoclip per artisti e/o band: quale vi ricordate con più affetto?</strong><br />
Forse Is Tropical, il feeling era davvero buono. Li abbiamo conosciuti e ora sono buoni amici.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Potendo scegliere, con chi vi piacerebbe lavorare?</strong><br />
Il budget è sempre un problema nella realizzazione dei video musicali ed è davvero difficile trovare un artista che ne abbia tanti da investire, tanto che spesso desidereresti aggiungere tu qualcosa al fine di arrivare al prodotto che vuoi. Ci sono band che amiamo molto, ma non possiamo fare molti video perché non avremmo soldi. Ora comunque direi i Metronomy, il loro nuovo album è davvero figo. Beh, ovviamente ci piacerebbe lavorare con Michel Gondry.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il miglior videoclip di tutti i tempi?</strong><br />
Quello in cui Jared Leto incontra l’FPS Russa nella foresta.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ma vi definireste dei filmmakers indipendenti? Qual è la vostra idea di indipendente?</strong><br />
Non troviamo di essere molto indipendenti. Nei videoclip di più perché scegliamo le musica che ci piace e dopo cerchiamo di lavorare con l’artista. Se lavoriamo con Metronomy o altri è perché ci piace la loro musica: è questo che definisce la scelta. Noi facciamo advertising e commercials, per questo non possiamo definirci così indipendenti. E’ solo questione di gusto. Lo siamo a volte, ma forse la nostra immagine suggerisce il contrario, rimanda all’indie: se pensiamo al termine, a un tipo di prodotto, anche nella nostra testa pensiamo a cose come le nostre.<br />
Quando fai un commercials non ti devi più preoccupare del budget, ma allo stesso tempo puoi arrivare a fare un lavoro indipendente. Il problema è che per noi, quando tenti di uscire da una qualità mainstream, rimane solo questione di creatività. Devi rimanere creativo, che tu stia lavorando con budget alti o bassi. Tutto è sempre molto costoso, per cui tentiamo di lavorare senza usare grossi budget, vogliamo unire un tocco di mainstream alle nostre idee, che così prendono vita dimostrando che ci si può riuscire veramente. Unico problema è che spesso è difficile trovare progetti che lascino libero sfogo alla creatività e che abbiamo destinati dei budget.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come vi vedete tra dieci anni?</strong><br />
E’ una domanda che ci facciamo spesso. Una delle domande che ci facciamo è che cosa ne sarà se decidessimo di non fare più commercials. Purtroppo il commercial è qualcosa attraverso cui sei obbligato a passare. E’ un processo e un’ottima scuola per imparare, perché hai ottime possibilità di girare cose che in altro modo non avrai mai l’opportunità di fare e imparare. E’ come se parli con qualcuno e questo qualcuno parlerà per te, ma senza che tu abbia la possibilità di intervenire. Ovvio, ci piacerebbe iniziare a fare qualcosa tra cortometraggi e fiction.<br />
Vogliamo andare in quella direzione, ma dobbiamo continuare a fare commercials per avere i soldi. Per riassumere: per i prossimi dieci anni, l’idea è quella di fare altri lavori e non solo commercials o videoclip, anche perché se non sei in grado di trovare altri lavori finisci di essere un regista, diventando un regista di commercials o videoclip&#8230;. Lavorare per un corto o per una fiction sarà totalmente differente perché ci saremo noi, mentre per tutto quello fatto fino ad oggi c’era sempre qualcuno o qualcosa. Inizi a lavorare sul progetto quando vuoi e decidi tu cosa ci deve essere. Poi inizi a girare. E’ un esercizio che non vediamo l’ora di cominciare a fare.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Avete mai iniziato a scrivere un corto?</strong><br />
No, ne abbiamo parlato spesso, ma mai seriamente. Sentiamo solo che dobbiamo fare qualcosa.<br />
In questo momento abbiamo un giusto bilancio tra commercials e videoclip e vogliamo iniziare quest’altro esercizio, provarci in quattro registi. Non è così comune.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La domanda che nessuno vi ha mai fatto, ma a cui vi piacerebbe rispondere?</strong><br />
Questa! (<em>ridono</em>)</p>
<p><a href="http://www.elnino.tv/category/megaforce">www.elnino.tv/category/megaforce</a></p>
<p><strong>Is Tropical &#8211; The Greeks</strong><br />
<iframe width="507" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/QwrbyVaC6EU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Tame Impala &#8211; Solitude Is Bliss</strong><br />
<iframe width="507" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/-F2e9fmYL7Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Metronomy &#8211; A Thing For Me</strong><br />
<iframe width="507" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/uYB2Mqs24ss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Terrazzo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rujana Rebernjak</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Libri: </strong>Fondata nel 1988 da Ettore Sottsass e Barbara Radice, Terrazzo è stata e rimane una delle riviste italiane più belle in assoluto. Dichiarata rivista di architettura e design, Terrazzo ha cercato di porre queste due discipline ‘creative’ all’interno di un dibattito culturale più vasto (approccio forse ereditato dalla precedente esperienza editoriale di Sottsass “Pianeta Fresco”). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Libri: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29757" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/12/terrazzo/terrazzo-01/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29757" title="terrazzo-01" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/terrazzo-01-510x339.jpg" alt="" width="510" height="339" /></a></p>
<p>Fondata nel 1988 da Ettore Sottsass e Barbara Radice, <em>Terrazzo</em> è stata e rimane una delle riviste italiane più belle in assoluto. Dichiarata  rivista di architettura e design, <em>Terrazzo</em> ha cercato di porre queste due discipline ‘creative’ all’interno di un dibattito culturale più vasto (approccio forse ereditato dalla precedente esperienza editoriale di Sottsass “Pianeta Fresco”). Al pari di altri numeri, in totale tredici pubblicati dal 1988 al 1996, questo numero è estremamente ricercato sia dal punto di vista dei contenuti che della produzione. A partire dall’estremamente raffinata introduzione di Barbara Radice, il numero presenta un articolo sul colore trattato attraverso le citazioni dei maggiori intellettuali, artisti, poeti, filosofi, un affascinante servizio fotografico sull’architettura urbana scattato da Helmut Newton (il fotografo di moda per eccellenza), oltre ad un pezzo sull’architettura delle tombe e i sempre fantastici disegni di Ettore – ormai storica rivista dovrebbe diventare il modello per tutti i ‘piccoli’ editori indipendenti.</p>

<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/12/terrazzo/terrazzo-01/' title='terrazzo-01'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/terrazzo-01-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="terrazzo-01" title="terrazzo-01" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/12/terrazzo/terrazzo-03/' title='terrazzo-03'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/terrazzo-03-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="terrazzo-03" title="terrazzo-03" /></a>
<a href='http://www.pigmag.com/it/2012/01/12/terrazzo/terrazzo-04/' title='terrazzo-04'><img width="180" height="180" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/terrazzo-04-180x180.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="terrazzo-04" title="terrazzo-04" /></a>

<p><strong>Titolo: Terrazzo</strong><br />
<strong> Editore: Barbara Radice</strong><br />
<strong> Casa Editrice: Rizzoli New York</strong><br />
<strong> Anno: 1988 &#8211; 1996</strong></p>
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		<title>Bands Around: Lone</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piotr Niepsuj</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bands-Around]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Bands-Around, Interviste, Musica: </strong>Asterix @ Rocket, Milano &#8211; Nome? Matt  Cutler (Lone). Età? 26. Da dove vieni? Nottingham, Inghilterra. Cos’hai nelle tasche? Sigarette, portafogli, chewing gum, accendino e telefono (niente di interessante). Qual è il tuo vizio segreto? Collezionare vestiti con sopra disegni di animali. Qual è l’artista / la band più sorprendente oggi? Hudson Mohawke è straordinario. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Bands-Around, Interviste, Musica: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29877" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/10/bands-around-lone/lone_piotr_niepsuj_008/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29877" title="LONE_PIOTR_NIEPSUJ_008" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/LONE_PIOTR_NIEPSUJ_008-510x765.jpg" alt="" width="510" height="765" /></a></p>
<p>Asterix @ Rocket, Milano &#8211; <strong>Nome?</strong> Matt  Cutler (<a href="http://www.myspace.com/lonemusic">Lone</a>). <strong>Età? </strong>26. <strong>Da dove vieni?</strong> Nottingham, Inghilterra. <strong>Cos’hai nelle tasche?</strong> Sigarette, portafogli, chewing gum, accendino e telefono (niente di interessante). <strong>Qual è il tuo vizio segreto?</strong> Collezionare vestiti con sopra disegni di animali. <strong>Qual è l’artista / la band più sorprendente oggi?</strong> Hudson Mohawke è straordinario. <strong>Di chi sei la reincarnazione? </strong>Sono nuovo. <strong>Che poster avevi nella tua camera quando eri un teenager?</strong> Il poster dell’album di Orbital, Insides. <strong>Ci dici il nome di un artista o di una canzone italiana?</strong> D’Arcangelo.</p>
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		<title>Speciale Unsound (1/4): LA Vampires</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scippa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Unsound]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong>Attratti dal tema “Future Shock”, lo scorso ottobre siamo stati a Cracovia per seguire l’Unsound, uno dei festival di musica più avvincenti d’Europa. Abbiamo visto artisti che non dimenticheremo. Morton Subotnick che riproduce “Silver Apples of The Moon” del 1967 col suo sintetizzatore Buchla. Chris &#38; Cosey e la loro magistrale prova di cold wave. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Interviste, Musica, Unsound: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29791" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/09/girls-on-synth-speciale-unsound/la_vampires_photo_pawel_eibel/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29791" title="LA_Vampires_photo_Pawel_Eibel" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/LA_Vampires_photo_Pawel_Eibel-510x769.jpg" alt="" width="510" height="769" /></a></p>
<p>Attratti dal tema “Future Shock”, lo scorso ottobre siamo stati a Cracovia per seguire<a href="http://unsound.pl/en"> l’Unsound</a>, uno dei festival di musica più avvincenti d’Europa. Abbiamo visto artisti che non dimenticheremo. Morton Subotnick che riproduce “Silver Apples of The Moon” del 1967 col suo sintetizzatore Buchla. Chris &amp; Cosey e la loro magistrale prova di cold wave. Juan Atkins e la techno mutante della man-machine Model 500. Andy Stott con i suoi bassi ipnotici. Villalobos, sperimentale come un pittore nella chiesa di S. Caterina. Un Daniel Martin-McCormick dall’energia inesauribile. I Sun Araw neo psichedelici al museo dei manga. Ed è proprio qui che abbiamo voluto conoscere di persona quattro tra i nomi femminili più freschi dell’elettronica contemporanea:<a href="http://www.discogs.com/artist/LA+Vampires"> LA Vampires</a>, <a href="http://www.laurelhalo.com/">Laurel Halo,</a> <a href="http://www.myspace.com/mariaminervamusic">Maria Minerva</a> e <a href="http://soundcloud.com/omsource">Stellar OM Source</a>. Arrivano da Los Angeles, New York, Tallin e Parigi. Pubblicano su etichette culto dell’underground come Not Not Fun, Hippos In Tanks, 100% Silk, Olde English Spelling Bee e hanno in comune la passione per i sintetizzatori e il lavoro in solitario. Ma, soprattutto, sono donne. Pronte a sovvertire il cliché machista sulla produzione di musica elettronica.</p>
<p>(<a href="http://andhere1go.blogspot.com  ">Foto di Pawel Eibel</a>)</p>
<p><strong>LA Vampires</strong></p>
<p>La <a href="http://notnotfun.com/ ">Not Not</a> Fun è una delle etichette più avventurose del sottobosco losangelino. Nata dalla creatività dei coniugi Amanda (<a href="http://www.discogs.com/artist/LA+Vampires">LA Vampires</a>) e Britt Brown, sta scalando le barriere del digitale a suon di vinili e cassette per un pubblico di cultori sempre più ampio. Dall’arte concettuale all’estetica passando per la sensualità, ecco come reinventarsi nel 2012.</p>
<p><strong>Quando e perché avete mollato il vostro lavoro per fondare la Not Not Fun?</strong><br />
<strong>Britt Brown: </strong>Nel 2004 lavoravo per la rivista di moda Flaunt e Amanda era la mia stagista. Uscivamo insieme, suonavamo nei Weirdo/Begeirdo e conoscevamo altri validi artisti senza etichetta. All’improvviso Amanda, dopo essersene andata dal magazine, mi propose di mettere in piedi una nostra etichetta, per pubblicare materiale meritevole di attenzione. Non avevamo un’idea precisa, volevamo raccogliere buona musica da ogni parte del mondo.</p>
<p><strong>Britt, esci sempre con le tue stagiste?</strong><br />
<strong>BB:</strong> E’ stata la mia prima volta, e ci siamo sposati (risata, <em>ndr</em>).<br />
<strong>Amanda Brown:</strong> E’ colpa mia. L’ho forzato, lui non voleva. La verità è che lui era un ottimo capo, io una pessima stagista.<br />
<strong>BB:</strong> Infatti poi te ne sei andata.<br />
<strong>AB: </strong>Ti ho piantato lì per rivederti fuori dall’ufficio.<br />
<strong>BB:</strong> Abbiamo avviato l’etichetta in modo meno autoconsapevole di altri, per mettere insieme la nostra creatività, senza barriere sul genere di musica da pubblicare. Solo ciò che ci piace, psichedelia, strano bedroom pop o ambient noise.</p>
<p><strong>Cos’è cambiato da allora, oggi che siete tra le realtà underground più conosciute?</strong><br />
<strong>AB:</strong>Ora dedichiamo alla label tutto il nostro tempo, le energie, l’amore e il denaro. Possiamo pubblicare più uscite, incontrare più band, ascoltare tutti i demo e i master. E’ un circolo virtuoso: più curiamo le cose, più aumentano i nostri fan. Ci facciamo conoscere, andando in tour o attraverso interviste, in modo che anche l’audience più lontana da Los Angeles possa apprezzarci. Non siamo qui per diventare miliardari, tuttavia non ci dispiacerebbe (risata, <em>ndr</em>).</p>
<p><strong>Riuscite a sopravvivere solo con questa attività?</strong><br />
<strong>AB:</strong> Per fortuna sì, perché abbiamo poche spese generali. Non avendo dipendenti sosteniamo costi molto bassi, e inoltre lavoriamo da casa quindi paghiamo meno tasse.<br />
<strong>BB:</strong> La nostra vita è il nostro business: meno spendiamo e più riusciamo a investire nei prodotti. L’economia non va benissimo, ma viviamo in una zona tranquilla e poco cara, Highland Park, a quattro minuti da Eagle Rock dove siamo stati per sette anni.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-29806" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/09/girls-on-synth-speciale-unsound/la_vampires_photo_pawel_eibel-2/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29806" title="LA_Vampires_photo_Pawel_Eibel" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2012/01/LA_Vampires_photo_Pawel_Eibel1-510x338.jpg" alt="" width="510" height="338" /></a></p>
<p><strong>Che ne è di Bethany Cosentino, con cui tu Amanda hai condiviso i primi passi nei Pocahaunted?</strong><br />
<strong>AB:</strong> E’ più giovane di me ed è voluta andare a studiare a NY. Per un po’ ho portato avanti il progetto, ma quando Bethany è tornata a LA ormai le nostre strade si erano divise: lei pop, io underground. Anche volendo, non riuscirei a fare lo stesso. Non saprei come scrivere una canzone pop, i miei testi e suoni sono più strani.</p>
<p><strong>Perché LA Vampires è sempre in collaborazione con qualcuno?</strong><br />
<strong>AB: </strong>Per me non è divertente lavorare da sola, anche se quasi tutti gli artisti lo preferiscono. Amo la condivisione di questo lavoro, ho bisogno di un partner.</p>
<p><strong>Zola Jesus, Ital, Matrix Metals sono collaboratori molto diversi. Cosa cerchi in ognuno di loro?</strong><br />
<strong>AB:</strong> Cerco persone brillanti che mi rendano brillante. Non voglio restare ingabbiata in un unico progetto o tipo di suono, per questo mi piace lavorare con persone ricche di spiritualità, capacità e passione come Maria, Daniel e Damon (Minerva e Mi Ami, <em>ndr</em>) e di recente anche con Pariah. Vorrei possederli, ma non è possibile. Viviamo in città diverse e produciamo musica diversa, ma stare insieme anche per un solo progetto è un’esperienza davvero eccitante. Quando ho lavorato con Zola Jesus ero terrorizzata: lei è molto più dark e drammatica di me, la sua voce mi intimidisce. A cose fatte sono rimasta di stucco, non avrei immaginato un risultato simile. Con la musica di Daniel, invece, mi sento più affine.</p>
<p><strong>E’ una contraddizione cercare la spiritualità ed essere concettuali?</strong><br />
<strong>AB:</strong> Avere contraddizioni rende più interessanti. E’ vero, mi considero più un’artista concettuale che una musicista fresca, come può essere Maria. Per ogni album immagino un tema, un protagonista, ma dal mio interno cerco sempre di essere sincera ed empatica.</p>
<p><strong>Quali sensazioni vuoi dare all’ascoltatore?</strong><br />
<strong>AB:</strong> Dipende, con Zola Jesus qualcosa di sensualmente oscuro e haunting; con Daniel qualcosa di sexy e triste, a metà tra sensualità e malinconia; con Matrix Metals ho cercato di sembrare più sbandata.<br />
…e sexy.</p>
<p><strong>AB:</strong> Ma certo! Voglio essere sexy in ogni progetto. Sai, mi viene più naturale ora di quando avevo vent’anni. Mi sento più esperta e non ho il timore di mostrarmi per quello che sono. Non dobbiamo fare tutte come Britney Spears o aver paura di apparire troppo sexy e senza profondità. L’intelletto è la cosa più sexy che esista. <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non avete paura di perdere genuinità con la crescita del vostro business e l’avvento del digitale?</strong><br />
<strong>BB:</strong> Il trucco è conservare l’ispirazione. Non è solo business, è amore. Lavoriamo più ora di quando eravamo assunti, non stacchiamo mai.<br />
<strong>AB:</strong> Nemmeno la sera a tavola e nei weekend. E’ stressante ma appagante. La musica ci mantiene giovani e vitali (risata, <em>ndr</em>). Qualcosa con la crescita dei volumi è inevitabile che si perda, come le lavorazioni a mano che facevamo all’inizio su ogni prodotto in edizione limitata. E abbiamo dovuto cedere anche sul fronte digitale: continuiamo a preferire vinili, cassette e perfino i CD ai file digitali, ma la modernità non guarda indietro. Dobbiamo rispettare anche chi ascolta la musica su iTunes o con l’iPod.</p>
<p><strong>Il vostro è un approccio estetico, al lavoro come nella musica.</strong><br />
<strong>AB:</strong> L’estetica per noi è tutto. Nella musica, prima ancora che artisti siamo dei fan. Ci lasciamo ispirare da ciò che è bello, una canzone, un’opera d’arte, un film, una conversazione, e lo traduciamo senza freni in musica. Con la Not Not Fun, invece, siamo un po’ più cauti nel cambiare estetica: cerchiamo di fare piccoli passi avanti e vediamo chi ci segue. Ci piace la dance, ma non possiamo catapultare i nostri fan nella dance pura, dobbiamo avvicinarli prima all’elettronica, alle drum machine e ai beats. E’ anche per questo che è nata la 100% Silk, etichetta parallela che attrae a sé il pubblico meno intransigente della Not Not Fun.</p>
<p><strong>Ed è anche il motivo per cui non potete spingere troppo sul dub, genere che amate.</strong><br />
<strong>BB:</strong> In Inghilterra sarebbe diverso, ma in America non possiamo spingerci oltre una mera influenza del dub nelle nostre produzioni. Siamo partiti da cose più ambient e psichedeliche e ci stiamo evolvendo, l’importante è suonare freschi.</p>
<p><strong>Come si fa a restare freschi quando tutto è già stato detto?</strong><br />
<strong>AB:</strong> E’ dura, ma oggi in musica siamo allo stesso livello di collage in cui si trovò l’arte visuale negli anni ’60-’70: dal cubismo all’astrattismo, c’era già stato tutto, tranne il pastiche. Ora si scava un po’ qui e un po’ lì, ma anche questa è una forma d’arte. La sfida è rispettare il passato dando un tocco moderno. Nel 2012 non si può essere originali al 100%, basterebbe arrivare al 20%. Senza contare che non tutti gli ascoltatori hanno una vasta cultura musicale, specie i più giovani. Chi non è cresciuto con Siouxsie Sioux potrebbe avvicinarsi alla sua musica partendo da Zola Jesus.</p>
<p><strong>Trovate il tempo per fare altro?</strong><br />
<strong>AB: </strong>Dobbiamo trovarlo, siamo pur sempre una famiglia, essere umani, amici, compagni, scrittori. Sono riuscita a scrivere un romanzo sugli adolescenti di LA, Drain You, che verrà pubblicato nell’estate 2012. Ormai siamo adulti, non possiamo più fregarcene come a vent’anni.</p>
<p><a href="http://www.discogs.com/artist/LA+Vampires" target="_blank">www.discogs.com/artist/LA+Vampires</a></p>
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		<title>Something Else Eyewear  </title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Aversano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong>Something Else, celebre brand australiano di urbanwear, per la prima volta si approccia al mondo degli accessori proponendo una linea di occhiali da sole che porta il nome di “Window to the sky”. La collezione si articola in tre linee ciascuna delle quali declinata in un materiale specifico: “The Basic Frame” in quarzo, “ The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div><br /><strong>Moda, News: </strong><p><a rel="attachment wp-att-29259" href="http://www.pigmag.com/it/2012/01/08/something-else-eyewear%c2%a0%c2%a0/se_glasses_01/"><img class="alignnone size-medium wp-image-29259" title="SE_Glasses_01" src="http://www.pigmag.com/images/wordpress/it/2011/12/SE_Glasses_01-510x382.jpg" alt="" width="510" height="382" /></a></p>
<p>Something Else, celebre brand australiano di urbanwear, per la prima volta si approccia al mondo degli accessori proponendo una linea di occhiali da sole che porta il nome di “Window to the sky”. La collezione si articola in tre linee ciascuna delle quali declinata in un materiale specifico: “The Basic Frame” in quarzo, “ The Radiant Frame” in ambra e “The Classic Crystal Frame” in ametista. Disponibili da ottobre su <a href="http://www.alteriormotif.com.au">www.alteriormotif.com.au</a> &#8211; <a href="http://www.something-else.com.au">www.something-else.com.au</a></p>
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