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Weekly Favorites: Cinema

Per questo weekend vi si richiede di impegnarvi un po’ più del solito, ma a ragione. Alla sbarra due pellicole agli antipodi. Entrambe di non facile ed immediata lettura e, sulla carta, per nulla accattivanti. Riescono però a dimostrarsi due interessantissime esperienze emotivo sia a livello narrativo che tematico. Di grande attualità e necessità, anche. Da una parte la sensibilità e l’intelligenza come vere chiavi di volta per la semplicità del vivere serenamente contro ogni tabù, pur in condizioni di estremo disagio, di The Sessions; dall’altra il barocchismo narrativo in cui è stata imbevuto questo adattamento, molto teatrale e allegorico, del classico Anna Karenina, che ha la capacità di farci entrare in modo evocativo e magico attraverso le pagine di Tolstoj.

 

The Sessions di Ben Lewin

È raro uscire da un cinema sereni, oggigiorno. Soprattutto dopo aver visto una pellicola che parla di disabilità, sesso, amore e morte. Una pellicola che parla della bellezza della vita, con equilibrio, pacatezza e grande sensibilità. Un piccolo film che ti mette di fronte a un taboo lasciandoti inizialmente interdetto e imbarazzato, ma capace poi di accompagnarti con dolcezza nella vita di Mark O’Brien, poeta, scrittore e editore, che, per colpa della poliomielite, visse in un polmone d’acciaio dai sei anni in poi. Un uomo d’altri tempi, che non si è mai dato per vinto e ha dimostrato a tutti di poter condurre una vita, forse anche migliore delle persone così dette “normali”. Il ritorno di Ben Lewin al lungometraggio dopo quasi dieci anni è sorprendente, commuovente e di grande umanità ispirandosi alle vicende narrate dallo stesso O’Brien in un suo articolo intitolato The Surrogate, riguardante sessualità e disabili. Nel cast una grande Helen Hunt e un incredibile e irriconoscibile John Hawkes.

 

Anna Karenina di Joe Wright

Joe Wright ha in Kiera Knightley la sua musa ispiratrice e dopo averla usata splendidamente per Orgoglio e Pregiudizio e Espiazione ecco che la immortala nel ruolo principale del capolavoro di Tolstoj: e con ottimi risultati! La passione adultera di Anna per il principe Vronski contro l’aristocratica Russia di fine ottocento è narrata con uno stile barocco e teatrale eccessivo, come eccessivo nelle passioni (fino alle sue estreme conseguenze) è il personaggio tragico della Knightley. Due ore di colori, costumi sontuosi e impeccabili, scenografie e ricostruzioni storiche che cambiano una dentro l’altra, effetti speciali che mischiano digitale e analogico con grande fluidità a ricreare la narrazione stratificata di Tolstoj e il dramma umano di Anna Karenina in un’epoca tutta costruita su regole ed etichette oggi impensabili. Sembra un’opera di Nekrosius tanto è imponente per durata e soluzioni scenografiche questa pellicola. E, anche se le due ore e dieci di durata si sentono tutte e verso il finale si arranca un po’, si esce dalla sala appagati.

 

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