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Feature: Peaking Lights


Duo, oltre che coppia nella vita, tra i più eccentrici in circolazione, Indra Dunis e Aaron Coyes rispondono al nome di Peaking Lights. Sempre in viaggio, mano nella mano, all’insegna della bassa fedeltà, tra dub, elettronica e psichedelia, i due – dopo il “caso” 936 – prima dell’estate hanno pubblicato il più raffinato Lucifer, tra i nostri preferiti della stagione.

A chiusura di un ciclo che li ha visti farsi trio con la nascita del piccolo Mikko – celebrato in Beautiful Son e protagonista in Lo-Hi con i suoi gorgheggi – come fosse una sorta di regalo di Natale solo all’apparenza inutile (sfuggono i motivi di pubblicare la dub version di un album sostanzialmente dub) arriva Lucifer In Dub (in streaming alla fine dell’intervista).

Abbiamo incontrato Aaron e Indra (e testato le notevoli doti di Piotr come babysitter con il piccolo Mikko) e quasi ce ne dimenticavamo; qualche ora prima delle loro esibizione allo scorso Sónar.
Photo by Piotr Niepsuj

Mi sono sempre chiesto come sia lavorare con il proprio compagno/compagna…
Aaron: La trovo una cosa bellissima. C’è un livello di intimità e comunicazione che ovviamente non puoi raggiungere con amici o altre persone. Anche a livello di scrittura fa la differenza.
In passato abbiamo avuto entrambi altre esperienze musicali ma adesso finalmente possiamo andare in tour insieme. Una specie di gita in famiglia…
Indra: L’altro ieri abbiamo festeggiato tutti insieme il mio compleanno ad Amsterdam!
(Grandi sorrisi)

Ho letto che avete diverse e particolari esperienze musicali alle spalle…
A: Indra ha suonato coi Numbers, Dinasty, Tractor Man… Io ho sperimentato molto con beats e drum machine e lavorato con diverse band hardcore e noise come gli Omen Compass o gli Heart Of Snow, una band goth dub.

Nel giro di poco più di un anno la vostra carriera (il successo di 936) e la vostra vita (la nascita di Mikko) è cambiata radicalmente, come avete vissuto tutto ciò?
I: Quando è uscito 936 avevo una pancia di otto mesi ed ero piuttosto concertata su quello… Non ci aspettavamo questo successo; speravamo che l’album potesse piacere ma non a questi livelli.
Telefonate, interviste, recensioni, case discografiche: “chi siete? cosa fate? come avete iniziato?”
A: Personalmente non mi aspettavo niente di tutto ciò.
Adesso la musica è diventata il nostro unico “lavoro” e ne siamo davvero felici.
D’altra parte è una vita che suoniamo; figurati che sono stato in tour almeno una volta all’anno negli ultimi diciotto.

Come nascono i vostri pezzi? Danno l’idea di essere il frutto di lunghe jam sessions.
A: Più o meno. Cominciamo dalla parte ritmica…
I: …poi aggiungiamo il basso e cominciamo a suonare insieme.
Via via arriva il resto. Può anche succedere di cominciare con una linea di piano; ma di solito va così.

Dopo averlo sentito partecipare in LO-HI e celebrare in Beautiful Son abbiamo capito che Mikko ha avuto un ruolo molto importante nella nascita di Lucifer. E’ in programma un suo inserimento graduale nella band?
I: Chi lo sa: magari. Forse invece avrà la sua band… Oppure sceglierà il football…
A: Non football americano, preferirei il calcio europeo.
I: Mikko è sempre stato con noi, anche durante le registrazioni del disco. Ovviamente non in sala, era dall’altra parte del vetro con la tata, ma c’era. Con i suoi gorgheggi, i suoi pianti e i suoi giudizi più o meno volontari sui pezzi che gli capitava di sentire.

Potendo fare un viaggio nel tempo dove vorreste andare?
A: Tornerei indietro migliaia di anni per vedere cosa combinava l’uomo.
Oppure andrei fino al momento in cui gli alieni ci cacceranno dalla Terra.
I: Mi piacerebbe andare avanti negli anni per vedere se saranno tempi bui o se le cose miglioreranno. Ovviamente preferirei la seconda possibilità.
Bisognerà vedere se la razza umana deciderà di prendersi cura di sé e del pianeta o meno.

Quindi non pensate che il mondo finirà il 21 dicembre?
A e I: No. Il 2012 è stato un anno di grandi transizioni, vediamo come andrà a finire.

Con quale grande musicista vi piacerebbe lavorare?
I: Yoko Ono
A: Yoko Ono… Interessante. E’ molto in alto nella mia classifica…
Ma dico Lee Perry.
Devo aggiungere che ci terrei particolarmente anche ad incontrare Keith Richards.

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