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Weekly Favorites: Music


Gerry Read – Jummy (Fourth Wave)

L’approccio un po’ sbagliato e sporco, se non cacofonico, alla musica house sta rendendo l’appena ventenne produttore del Suffolk una specie di leggenda del giro Ramp. Al contrario dei suoi coetanei, Gerry Read non è un frequentatore di club né un fanatico del genere deep. Le sue tracce, grazie a cut-up di sample azzeccati, percussioni jazz suonate con un proprio kit, timide scie di Rhodes e una spinta minimale ma costante sull’acceleratore, non guardano in faccia a nessuno. A volte la sensazione è di ascoltare solo un beat o un brano in fase embrionale, ma ciò che sembra mancare, alla fine, diventa un’arma letale.



Wermonster – Ghosts Move Slowly (Exotic Pylon)

Per registrare GMS il polistrumentista e produttore francese Nicolas Mercet ha trovato una ex piscina abbandonata di Berlino e affidato la masterizzazione a Brian Pyle (Ensemble Economique). Questi due elementi potrebbero già configurare l’atmosfera noir che permea l’album. Elettronica malinconica, bass music, sampledelia di matrice hip hop e psichedelia velata sono impastate in un unico trip dall’incedere lento e ipnotico che rende l’ascolto intrigante e al tempo stesso accessibile.

Vladislav Delay – Kuopio (Raster-Noton)

Nella sua prolificità e multi-progettualità, Sasu Ripatti ci ha abituato anche a qualche calo artistico. Il suo ultimo lavoro come Vladislav Delay è invece, quasi a sorpresa, un capolavoro di musica elettronica. Uno dei suoi migliori in assoluto, forse il più esaltante dopo Vocal City. In Kuopioc’è proprio tutto quel che occorre per un’immersione organica, profonda e cristallina nel suono: equilibrio perfetto tra ricerca e groove, potenza ritmica e dinamismo, con un filo impercettibile che lega variazioni e ripetizioni. Impossibile scegliere una traccia-simbolo, ma il bagliore diOsottava, con quel finale che frulla I Robot di Alan Parsons, rimarrà nella storia.

 

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