Clicky

Weekly Favorites: Cinema

ARGO di Ben Afflek
Forse Ben Afflek deve davvero girarsi i film che fa per interpretare qualcosa di buono… Anzi, diciamo pure, di davvero figo. Dopo l’amato The Town torna dietro alla macchina da presa per Argo, in cui interpreta un esperto che lavora per C.I.A. Era il 1979 quando lo Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi fuggì negli U.S.A. e l’ambasciata americana di Tehran venne presa d’assalto dai rivoluzionari.
Per riportare a casa i propri membri, la C.I.A. organizzò una missione segreta un po’ folle, mascherata da finta produzione hollywoodiana. Ben Afflek non si dimentica di divertire, ma girando un film che ha un’identità forte assorbita da uno studio approfondito dell’etica e l’estetica dei film politici anni Settanta. Non c’è nulla da dire, “lo sguardo da purè” è un bravo regista.

 

La Nave Dolce di Daniele Vicari
Il bravo regista di DIAZ (prima, tranne forse Velocità Massima, tentiamo di dimenticarci le sue produzioni) ripercorre le vicende della nave Vlora, accadute nell’agosto del 1991. È il 7 del mese quando il mercantile, di ritorno da Cuba, viene preso d’assalto da una folla impazzita e occupato a Durazzo, costringendo il comandante a virare verso l’Italia. Il giorno dopo ventimila persone sbarcheranno nel porto di Bari. Vicari utilizza il linguaggio del documentario, attraverso l’assemblaggio di materiali d’archivio inediti e interviste, per costruire un prodotto istruttivo, una testimonianza intelligente e a volte dimenticata, che getta l’occhio sia sulle singole esperienze sia sulle difficoltà statali nel riuscire a gestire un’emergenza.

 

Red Lights di Rodrigo Cortés
Cortés (Buried) gioca con il paranormale e un po’ si brucia. La storia è quella di due studiosi (Sigourney Weaver e Cillian Murphy) famosi nello smascherare ciarlatani di vario tipo, da improbabili guaritori a telepatici. Solo uno sembra non riuscire a cadere nella loro trappola, il leggendario Simon Silver (De Niro), anche perché, chiunque provi a mettere in dubbio l’autenticità dei suoi poteri, fa una brutta fine. Se durante la prima parte del film ti gongoli nell’idea di aver trovato un regista che risfodera il paranormale per fare qualcosa di stuzzicante, la seconda parte di riporta coi piedi per terra in un altalenarsi si “ma no dai… non potrà finire davvero così…”. E invece finisce davvero così.

Lascia un Commento