Killer Joe di William Friedkin
Di sicuro il film da non perdere della settimana, ma anche da vedere in generale. Il celebre regista de L’Esorcista, La Parola ai Giurati, Vivere e Morire a Los Angeles e molti altri che gli hanno fatto guadagnare di diritto il nominativo di “regista del male”, torna dopo cinque anni di silenzio (nelle nostre sale arriva pressoché un anno dopo rispetto all’uscita U.S.A.). Killer Joe è figlio legittimo di Friedkin, da quello stile registico distaccato e asciutto, fino al magnifico lavoro fatto con gli attori, tra i quali svetta un irriconoscibile e finalmente svelato Matthew McConaughey. Killer Joe è un poliziotto che nel tempo libero commette omicidi su commissione. Viene assoldato da una famiglia per uccidere la ex moglie-madre, proprietaria di una polizza sulla vita da 50000 $, con la promessa di venire pagato subito dopo l’incasso. Qualcosa va storto, ma a quel punto non sarà più così facile liberarsi di lui. Un’escalation di violenza e follia, che stuzzicherà le vostre perversioni, lasciandovi poi sedotti, abbandonati e turbati all’uscita di sala.
On the Road di Walter Salles
Potremmo chiuderla dicendo che è un film con Sam Riley. Mi sembra un motivo più che valido per andare al cinema.
Va bene, va bene, ci provo. On the Road, come molti avranno dedotto, è tratto dall’omonimo e famosissimo romanzo di Jack Kerouac, un racconto generazionale che utilizza l’idea del viaggio come metafora di una ricerca della libertà interiore ed individuale (scusate, ma lo spazio ma non è molto per anche solo provare a fare un’analisi di un cult letterario come questo). Gli elementi principali e caratterizzanti del film, come lo erano nel libro, sono i suoi personaggi. Indagare a fondo nella loro vita e nel loro animo, diventa un’arma a doppio taglio per il regista Walter Selles: se da una parte riesce ad evitare di cadere nella trasposizione piatta, dall’altra dilata un po’ troppo la narrazione facendoci sentire satolli prima del tempo. Selles, autore tra gli altri dei road movie I Diari della Motocicletta e Central do Brasil, si muove comunque bene in questa storia di amicizia trasmettendoci la sensazione che puoi fare tutta la strada che vuoi, ma poi i conti li dovrai fare sempre con te stesso, da cui non puoi scappare.
Tutti i Santi Giorni di Paolo Virzì
Paolo Virzì è uno di quei pochi registi “spensierati” che stimo nel panorama italiano: intrattiene, ma non scade mai nel frivolo. Tutti i Santi Giorni è una storia d’amore reale, spensierata nel suo essere semplice, complicata nel non cercare forzature da fiction all’italiana. Guido e Antonio sono innamorati e precari: lui è un tenero nerd impiegato nella portineria di un albergo, lei è una bomba ad orologeria con la passione per la musica che per guadagnarsi da vivere lavora in un autonoleggio. Guido e Antonia, nel loro tram tram quotidiano di infiniti tragitti casa-lavoro, confronto con i vicini e affanno, provano ad avere un figlio che non arriva. Quello che potrebbe sembrare un problema, riuscirà a diventare un nuovo elemento d’unione della coppia? Una commedia con inserti di melodramma che riesce a toccarci nel suo portare in scena situazioni di vita in cui molti si potranno riconoscere. Un film che poggia su una trama semplice, come quasi tutti quelli del buon Virzì, ma che vi darà esattamente quello che chiedete andandolo a vedere.







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