Clicky

Feature: The xx

Ne è passato di tempo dalla prima volta che abbiamo incontrato gli xx.
Tre anni ci separano dalla nostra intervista a Londra e dal primo mini-tour italiano, quando, rimasti a piedi in quel di Bologna, li abbiamo caricati sul nostro minivan e accompagnati fino a Milano.
Da allora hanno perso un pezzo (erano in quattro), vinto un Mercury Prize, guadagnato svariate cover story e apprezzamenti da ogni dove e fatto il giro del mondo almeno un paio di volte prima di diventare il trio più apprezzato della recente storia musicale britannica.

Oggi è il giorno di Coexist, l’album più atteso.
Un altro disco di canzoni d’amore, manifesto agrodolce e sussurrato di una generazione cresciuta a dubstep e smartphone nei giorni della nuova Grande Depressione. Un album sufficientemente bellissimo per chi li ama, che segue senza strappi la strada tracciata dall’esordio. Le voci circolate circa un lavoro più elettronico sono rimaste tali: Jamie si sente, eccome, ma niente terremoti, d’altra parte stiamo parlando degli xx. Il nuovo suono inglese di cui il giovane è divenuto nel frattempo un portabandiera, era e resta parte del dna della band, nell’attesa di una probabile versione remix.

Al solito vestiti di nero, anche se più eleganti, Romy, Oliver e Jamie non sono cambiati, ma solo cresciuti: tre teenager in versione XL dallo sguardo timido e sorridente.
Li abbiamo incontrati a Milano in una mattina d’inizio estate.

The xx
(Foto di Piotr Niepsuj)

Oliver, da quell’hotel fatiscente in cui avete dormito la prima notte a Milano al Principe di Savoia… Ne avete fatta di strada.
Hai visto? Siamo nell’hotel di Somewhere, non ci posso credere!

A parte gli scherzi come hai passato tutto questo tempo?
Il primo anno quasi non me lo ricordo, è volato via in un attimo: ogni giorno una città nuova, un mondo nuovo.
Mi ci è voluto altrettanto tempo a casa, a riposo, per rendermi conto di tutto quello che avevamo visto e vissuto.
Una volta a Londra pensavo che sarei tornato alla mia vita normale, ma ormai è questa la mia vita, così ho ricominciato a scrivere quasi subito.

Puoi introdurci il nuovo disco?
Coexist, ancora una volta, è un disco di canzoni d’amore. Però hanno un’origine differente. Non amo fare paragoni, ma i brani del primo album sono le canzoni di una vita intera. Ho cominciato a scriverle quando avevo quindici anni, osservando le storie e le relazioni degli altri.
Queste sono più personali e autobiografiche: si parla di me, della vita che ho vissuto e delle esperienze di un anno intero, anzi dell’ultima estate.

È stato difficile ricominciare a scrivere?
No, è stato più facile di quanto pensassi. A fine tour pensavo di prendermi una pausa, di ricominciare a uscire con gli amici, di tornare alla normalità… Ma è durata una settimana. Poi io e Romy abbiamo ricominciato a scrivere e a mandarci delle demo. Jamie è un workhaolic e di ritorno dal tour si è messo a lavorare al suo disco (We’re New Here http://www.werenewhere.com/) e poi ha ricominciato a fare date da solo, come DJ. Quando è tornato siamo andati subito in studio, solo noi tre, fino a quindici ore al giorno chiusi nella stessa una stanza.
Devo dire che è stato tutto molto naturale.

Non è male avere un produttore nella band…
No, mi sono reso conto di quanto siamo fortunati. All’inizio avevamo un sound engineer, per Coexist invece ha fatto tutto Jamie. Non finirà mai di stupirmi. Se per il primo disco Jamie è arrivato quando il grosso era già stato scritto, questa volta ha contribuito attivamente al processo compositivo. È migliorato molto.

Nel frattempo è diventato il golden boy delle elettronica UK.
Sono molto orgoglioso di lui, oltre che un suo grande fan. Quest’estate l’ho seguito a lungo in giro per l’Europa; il suo lavoro solista è di grande ispirazione per noi. Pensa ad un pezzo come Reunion: quanto si sente il suo tocco? Cosa sarebbe senza il suo steel pan?

Cosa mi dici della cover di Coexist? Un’altra “x”!
Quando abbiamo iniziato ci siamo detti che avremmo voluto dare continuità al nostro lavoro, seguire una linea, essere riconoscibili. La “x” è uno di questi elementi ricorrenti, ed è molto forte. Ci piace l’idea di declinarla e usarla in modalità differenti.
La cover è nata da un’idea di Romy che ha fatto una serie di ricerche sugli oli.

Dopo quello che si era detto e scritto tempo fa in molti si aspettavano un album più elettronico…
Quando Jamie in un’intervista ha parlato di un album più elettronico tutti hanno pensato ad un disco dance. Ma si tratta un’influenza tra le tante, come ad esempio la new wave o l’r&b.

Una delle cose che più mi ha colpito di Coexist è stata la tua voce: più presente, più matura.
Siamo persone timide, se paragonate a gran parte delle band nella nostra situazione, non certo animali da palcoscenico. La cosa più importante che abbiamo imparato in questi anni è stata credere in noi stessi. Oggi siamo più consapevoli e sicuri di quello che facciamo. Se poi ci metti il fatto che quando ho registrato il primo disco non avevo neanche vent’anni… Ora sono un uomo! Anche Romy ha preso molta più confidenza con la sua voce; lo noterai soprattutto dal vivo.

Avete già pensato a chi mettere al lavoro per i remix dei pezzi nuovi?
Certo. Ognuno ha la sua lista in testa… A me piacerebbe Grimes o Little Dragon. Non posso dire molto, ma ultimamente ho sentito parlare di Jamie Jones.

Ovviamente poi toccherà al vostro Jamie fare uscire la sua versione remix…

Toglimi una curiosità, mi dici qualcosa della dipartita di Baria dalla band? Se n’è andata subito prima del vostro boom.
È vero: siete tra i pochi che l’hanno conosciuta… È successo poco dopo; alla vigilia del primo grande tour. C’erano contrasti e opinioni differenti e sapevamo che da quel momento in poi le cose sarebbero potute solo peggiorare. Conosco Baria da quando avevo dodici o tredici anni, siamo cresciuti insieme. La sua partenza è stata un po’ trauma, ma il fatto che non partecipasse alla scrittura dei pezzi ha limitato i danni.

Ascolta in stream Coexist qui sotto

 

Lascia un Commento

  1. [...] inglese dell’anno. Tra i passati vincitori PJ Harvey (due volte), Primal Scream, Roni Size e The xx. Ecco a voi il listone 2012 in rigoroso ordine [...]

  2. [...] Bowl per l’evento della Red Bull Music Academy di New York City, era quasi inevitabile che Jamie xx proponesse un remix dell’amico Kieran Hebden aka Four [...]

  3. [...] oggi anche i The xx hanno una nuova e ufficiale free app, che permette di immergersi letteralmente nel loro ultimo [...]