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Petrit Halilaj in mostra alla Kunst Halle Sankt Gallen


Petrit Halilaj è un giovane artista (anno 1986) originario del Kosovo. Proviene da un piccolo paese di nome Runik, sul versante nord-ovest della regione, al confine con la Serbia e il Montenegro, dove da bambino è stato testimone degli orrori della guerra. Si è formato in Italia all’Accademia di Brera, e vive tra Mantova e Berlino.

Il suo lavoro ottiene un certo successo nel 2010 quando Kathrin Rhomberg lo invita (nonostante la giovanissima età) a partecipare alla Sesta Biennale di Berlino. Per l’occasione Petrit Halilaj realizza una monumentale installazione: un calco della struttura della nuova casa che i genitori ricostruiranno in Kosovo. L’opera da sola dice tutto sul sentimento di nostalgia dell’artista, è un monumento del ricordo di un passato non poi così lontano. Il titolo è abbastanza evocativo: The places I’m looking for, my dear, are utopian places, they are boring and I don’t know how to make them real.

Le memorie dell’infanzia, il dramma della guerra e il conseguente abbandono involontario della propria terra sono temi centrali nell’opera di Halilaj. Le sue installazioni – spesso imponenti: lo scorso anno ha portato ad Art Basel un pezzo di terra di 60 tonnellate prelevato dal giardino dei suoi genitori – parlano della paura di perdere il proprio spazio (fisico, geografico, storico) e della speranza di ritrovare le cose identiche a prima di averle dovute lasciare.

Petrit Halilaj
dal 21 luglio al 23 settembre 2012
Kunst Halle Sankt Gallen, Svizzera
www.k9000.ch




 

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