Paula Cademartori, designer di borse brasiliana, è davvero un vulcano in piena esplosione. Innamorata dell’Italia, ha scelto Milano come base per iniziare la sua avventura con un brand che racchiude artigianalità, tradizione, classe e un allure tutto personale. Le sue borse raccontano storie di epoche lontane, di donne dalla bellezza classica e intramontabile. Sono fatte con amore e consapevolezza ed è questo che le rende speciali. Se siete in cerca di qualcosa di unico, la sua collezione fw2012 vi farà letteralmente perdere la testa.
Paula Cademartori (Foto di Mattia Buffoli)

Volevo sapere un po’ delle tue origini. Sei brasiliana però anche un po’ italiana.
Sono brasiliana di origini italiane, però sono nata in Brasile. I miei nonni e bisnonni erano italiani e vivevano in Brasile. Dopo la laurea sono venuta in Italia.
Hai studiato alla Marangoni, giusto?
Ho fatto un master alla Marangoni dopo aver studiato in Brasile Industrial Design. Ho sempre voluto lavorare con gli accessori e così ho scelto Fashion Accessories.
Perché all’inizio facevi scarpe e poi ti sei spostata sulle borse?
In Brasile facevo le scarpe e i gioielli. La prima borsa è arrivata quando ero già in Italia per un progetto del Master, dovevo disegnare una borsa e da lì è iniziato tutto.
Poi sei andata a lavorare per Gianni Versace. Lì facevi la linea accessori?
Borse per le sfilate. Eravamo un team di tre persone. È stata un’esperienza intensa: otto collezioni all’anno, un lavoro molto impegnativo. È stato un bellissimo inizio per la mia carriera.

Qual è la differenza tra lavorare per una grande azienda come Gianni Versace e poi intraprendere la tua carriera da “solista” con una linea tutta tua?
A livello lavorativo, sono anche molto più impegnata con la mia linea perché devo veramente curare ogni aspetto. Però una multinazionale è molto importante per la mente di un creativo, perché ti fa capire anche dove mettere certi paletti. Il problem solving deve essere messo al primo piano e l’esperienza da Gianni Versace mi ha aiutato tantissimo in questo quando ho fatto la mia linea.
Fare un brand da zero non è una cosa da poco…
Ho sempre voluto fare questo, qualcosa di molto speciale con una filosofia diversa, una vision molto curata. Era il mio sogno nel cassetto, anche se pensavo di voler fare scarpe. Dopo la prima borsa ho continuato invece in questo settore. Collaboro anche con altri marchi.
La borsa è un accessorio veramente difficile da creare e soprattutto da far distinguere rispetto alla massa. Tu come credi di esserci riuscita?
Perché è come una carta d’identità e io credo molto nell’oggetto in sé, perché la borsa deve trasmettere qualcosa. Nelle mie borse cerco di far confluire tutta la qualità del Made In Italy. Sono fatte interamente qui a Milano. Tutto, a partire dalla manifattura. Ci tengo sempre a precisare che sono fatte proprio a Milano e non in un laboratorio qualsiasi a basso costo, ma nel laboratorio di un’azienda molto seria fatta di artigiani davvero bravi. Credo molto nel trasmettere valori ben precisi attraverso gli oggetti, attraverso le mie fibbie ad esempio.

Ecco, mi racconti un po’ com’è nata questa fibbia così particolare?
Quando ho finito di collaborare con Versace e ho partecipato a Vogue Talents, quando ancora non facevo le borse. Uscivo da Gianni Versace e quindi non potevo ancora fare borse, così feci le scarpe. Andò tutto bene, furono pubblicate da diversi giornali e da lì poi è nato tutto. Mi sono anche iscritta alla Bocconi per approfondire la parte business e ho iniziato il percorso con le borse. Il fatto è che a me piacciono molto le borse come oggetto, al di là dell’esperienza che ho avuto. Le scarpe sono un qualcosa di quotidiano, le usi ogni giorno. La borsa invece è proprio un simbolo, uno status, ed è interessate lavorarci. Io adoro le fibbie. Non mi piace ostentare i marchi, secondo me bisogna distinguersi per il gusto che si ha e non per il marchio che si porta e questo è stato l’input per trovare un simbolo. Non mi piaceva PC perché non volevo le iniziali, ma volevo qualcosa che mi raccontasse lo stesso. Ho giocato prima con le geometrie e poi ho iniziato con la fibbia perché volevo un elemento metallico e visibile.
Quali sono i mondi a cui ti ispiri?
È un processo molto interno e intimo. Non saprei nemmeno dirti a cosa mi ispiro. Sicuramente mi lascio influenzare dalla stagione ma non c’è una corrente in particolare che mi ispira. Mi piace tanto la donna d’altri tempi, non mi piace la donna in minigonna mezza nuda. Mi piace una donna elegante, chic e con allure.
Sai darci qualche anticipazione sulla spring-summer 2013?
È stupenda (ride).
Non lo metto in dubbio!
Sono tutte borse fatte a mano, nei minimi dettagli. Avranno un mix di colori continuo e ci saranno giochi di tonalità e con la galvanica in metallo. Non mi piace andare a pari passo con gli altri, cerco sempre di allontanarmi da quello che stanno facendo tutti.
Pensi di sviluppare anche una linea di scarpe in futuro?
Assolutamente si. Scarpe e bijoux.

















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