
La storia di Rupert Taylor, xxxy, non è poi così distante da quella di tanti musicisti che hanno accantonato la chitarra per trovare soddisfazione col PC. Al contrario di molti però Rupert di soddisfazioni se ne sta togliendo parecchie. Partendo da suoni tipicamente britannici – vedi alla voce drum and bass, UK garage e dubstep – ha iniziato un’evoluzione che l’ha portato col tempo ad aprirsi a sonorità sempre più house e melodiche. Merito forse del trasloco dalla piovosa Manchester alla più vivace Londra?
Non si sa, fatto sta che negli ultimi due anni piccole hit come Ordinary Things e il recente This Can’t Be Love, remix per artisti quali Radiohead e How To Dress Well, oltre ad evidenziare il suo eclettismo dietro la consolle l’hanno reso uno dei nomi più caldi tra i nuovi produttori britannici.
L’abbiamo incontrato a Barcellona poco prima del suo set al SonarDôme, casa della Red Bull Music Academy.
xxxy
(Foto di Piotr Niepsuj)

xxxy… Ha a che fare con i cromosomi?
In realtà no: avevo bisogno di cambiare il nome di questo progetto perché il precedente – forensix (mcr) – creava un po’ di confusione. Mi è venuto in mente questo e l’ho tenuto perché pensavo fosse buono. Mi sarebbe piaciuto raccontarti una storia più interessante in proposito ma è andata così…
Come e quando hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato a fare musica quando avevo dodici anni; suonavo la chitarra e ho militato in varie band fino a che mi sono stufato. Così verso il 1999 ho cominciato a lavorare da solo e a produrre con il computer e a spaziare tra techno, garage, dubstep e house.
Questo muoverti tra generi differenti è evidente nel tuo lavoro; è solo una questione di influenze e gusto o ti stufi presto delle tue produzioni?
Non mi piace rimanere legato ad un certo stile, preferisco cambiare, sperimentare. Succede lo stesso nei miei DJ set.
Cosa stai ascoltando ultimamente?
Oneohtrix Point Never… E tanta Chicago house d’annata.
Se non sbaglio vieni da Manchester, una delle città britanniche con una maggiore identità e storia musicale… Che cosa ha di tanto speciale questa città?
Penso che sia la pioggia. Piove tantissimo e la gente preferisce stare a casa a fare musica… È una città con una grande energia, e poi è relativamente piccola quindi ci si conosce un po’ tutti e c’è la possibilità di confrontarsi, sperimentare e scambiarsi le idee.
Lasciando perdere lo storico, Manchester continua a sfornare tanti artisti artisti di talento. Tre nomi dell’ultimo periodo che trovo particolarmente interessanti sono Star Slinger (che sta suonando proprio ora), Fantastic Mr. Fox e Holy Other: li conosci personalmente? Cosa pensi di loro?
Mi piacciono molto tutti e tre. Fantastic Mr. Fox lo conosco personalmente mentre gli altri no, anche perché sono andato via da Manchester da qualche tempo. Devo dire che la musica di Holy Other è davvero incredibile.
E se dovessi scegliere qualcuno tra i “grandi” del passato di Manchester?
Sicuramente i Joy Division.
A proposito di “x”, cosa pensi degli xx?
Mi piacciono molto, davvero; anche le produzioni soliste di Jamie.







Lascia un Commento