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Feature: Oneohtrix Point Never


Daniel Lopatin sognava di fare il regista. E invece si ritrova a guidare un movimento di sperimentatori del sottobosco elettronico di Brooklyn che, sintetizzatori e YouTube alla mano, destrutturano infomercial americane d’annata in favore di echo jam estatiche. Prima l’esplosione ipnagogica in rete con Nobody Here e la sua grafica vettoriale, poi l’onda sintetica di Returnal e infine i suoni tragicomici di Replica, ma anche il midi pop insieme a Joel Ford, fanno di Lopatin uno degli artisti contemporanei più interessanti in circolazione. In occasione dell’EP di remix in uscita per la Software – con la partecipazione di Matmos, Roger Robinson (King Midas Sound), Surgeon e Richard Youngs – lo abbiamo incontrato per capirne di più su di lui, o quasi.

Foto di Piotr Niepsuj

La tua musica si ispira al caos sociale?
Mi piace l’idea che negli anni ’50 e ’60 la musica concreta era per molte persone la rappresentazione più vicina alla realtà, in contrapposizione con la moderna e la classica che invece tendevano a controllare i suoni ambientali. O come nell’arte, l’impressionismo e il cubismo mostravano la pittura da diverse angolazioni, con prospettive frastagliate e dimensioni multiple. Allo stesso modo, non sarei onesto se facessi musica dritta o commerciale. Sento di dover reagire al caos quotidiano con qualcosa di più calmo.

E nemmeno troppo serioso…
In effetti c’è molto humour nell’ultimo album, a partire dalla copertina (tratta dal libro pulp anni ’30 Weird Tales) che raffigura un vampiro allo specchio vestito da gran festa, eppure già morto.

Come mai scrivi solo pezzi strumentali?
Gli unici testi presenti sono presi da campionamenti perché preferisco dare piccoli suggerimenti piuttosto che narrare tutta la storia. La musica iperemozionale parla da sé.

Come può una musica concettuale sopperire alla carenza di fisicità?
Vorrei essere “fisico” come Alva Noto o il batterista free jazz Chris Corsano, ma sento il bisogno di razionalizzare e contestualizzare tutto manipolando i miei strumenti. Comunque Replica, pur mantendendo suoni lo-fi, rispetto al precedente Returnal lavora proprio in questa direzione con un maggior uso di bassi e dinamiche.

I tuoi suoni sono spesso associati al concetto di memoria. Che ricordi hai della tua infanzia?
E’ frustrante, fatico a memorizzare come ho trascorso gli ultimi tre giorni, figuriamoci l’infanzia. Mi spremo per trovare connessioni col passato, specie nella musica. Da piccolo non ero molto felice: i miei genitori lavoravano sodo, di me si occupavano mia sorella e i miei nonni. Vivevamo nella periferia rurale di Boston e non facevamo mai vacanza. Il primo aereo l’ho preso a 18 anni.

Avevi un sogno nel cassetto?
Fin da quando avevo 14 anni sognavo di diventare regista, non prendevo nemmeno in considerazione la musica. Purtroppo non sono riuscito e entrare alla Tisch di New York e ho studiato filosofia in un piccolo college liberale e provocatorio del Massachusetts. Uno dei miei professori insegnava musica elettronica e in città viveva Thurston Moore. E’ stato solo allora che mi sono avvicinato alla musica e ho iniziato a sperimentare su nastro. Tuttora immagino di fare film, ma sento di poterlo fare tecnicamente soltanto attraverso la musica. Per i visual mi sono affidato alla collaborazione con Nate Boyce, capace di “scolpire” video aggressivi, intensi e psichedelici. E’ uno che come me cerca di comprendere, rispettare e continuare il lavoro degli artisti che ci hanno preceduto.

Come ti senti in quei festival dove ti fanno suonare insieme ad artisti techno o post-dubstep?
Ho più affinità con l’ambiente noise, ma alla fine è questione di apertura mentale. Non ho nulla contro il dubstep o la techno: ci sono artisti validi come James Blake, Pariah, Lone, Laurel Halo che assorbono il meglio da fuori e lo reinterpretano in modo personale.

Che futuro ha il tuo progetto Ford & Lopatin (ex Games)?
Vorremmo continuare ad applicare le stesse parodie del rock anni ’60 e ’70 di Frank Zappa all’elettronica, divertendoci in fase produttiva a collaborare sempre di più con altri artisti, come abbiamo fatto con Shannon Funchess (Light Asylum) e Tamaryn.

Pensi di restare a New York?
Vorrei andare in un posto più tranquillo e godermi la pace.

Tipo una foresta norvegese, come fece Mortiis?
Magari! (risata, ndr). Comunque anche il black metal più veloce alla fine diventa chill-wave.

C’è qualche artista o gruppo italiano di tuo interesse?
Una band prog napoletana, Il Balletto di Bronzo, e i Jooklo Duo di Roma che suonano jazz-impro sperimentale.

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  1. [...] debuttato lo scorso anno con un album omonimo, il prossimo 21 agosto uscirà per la Software di Oneohtrix Point Never il suo nuovo doppio singolo White Math / Polymorph. Ascoltate la prima traccia in streaming [...]

  2. [...] che ha invitato anche altri artisti a comporre pezzi originali. Tra gli altri Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never), Tim Rutili (Red Red Meat, Califone), Jim James (My Morning Jacket) e Nicolas Godin e JB Dunckel [...]