Sono bastati una manciata di pezzi e l’amore incondizionato della blogosfera, a proiettare i canadesi Azari & III nell’Olimpo della nu house. Merito di un sound riconoscibilissimo, che cita i maestri del genere aprendosi al tempo stesso alla new wave e a una ritrovata disco music, e dei pezzi giusti al momento giusto, Hungry For The Power e l’anthem Reckless (With Your Love). Una rincorsa durata due anni la loro, culminata con l’uscita di Manic, esordio discografico che non ha tradito le attese. Li incontro un giovedì sera pre-natalizio, nel centro di Milano, poche ore prima del loro live.
(Intervista di Massimo Mezzavilla. Foto di Piotr Niepsuj)
Come e quando è iniziato il progetto Azari & III?
Fine 2008, pieno inverno, giornate passate in studio di Alphonze ad ascoltare musica e buttare giù qualche beat, le prime versioni di Manhooker e Hungry for the Power, fino a quando non è arrivato Fritz e ha iniziato a cantare sulle nostri basi, poco dopo è arrivato Cedric; è così che è nata la band Azari & III!
Da dove vengono i vostri nomi Dinamo Azari e Alixander III?
(i produttori si chiamano Christian e Alphonze)
Abbiamo speso un sacco di tempo a pensare come farci chiamare, abbiamo cercato parole da combinare su dizionari di inglese, francese e tedesco, abbiamo pensato a cose come Manhooker o Sexual Predator, poi alla fine abbiamo scelto qualcosa di standard e basico, senza troppi fronzoli.
Nell’ultimo anno siete stati praticamente ovunque; in quali posti avete trovato l’accoglienza migliore?
E’ vero, il 2011 è stato un anno incredibile!
Praticamente nel 2009 e nel 2010 siamo passati in molte città, preparando la strada al nostro tour, e ora che abbiamo un album appena uscito e la formazione è al completo stiamo passando a raccogliere i frutti di quello che avevamo seminato. Comunque è difficile dire quale posto sia il migliore, ciascun posto è profondamente differente dagli altri, però andare a Londra è sempre fantastico, in Giappone ci trattano benissimo, serviti e riveriti ma anche Rio è stupenda, ci sono un sacco di energie lì.
Come avete trovato l’Italia?
Qui le persone hanno sempre voglia di divertirsi e il dancefloor si anima che è un piacere.
Il vostro live è una performance musicale molto coinvolgente; cosa vi ha ispirato nel pensare questo genere di spettacolo?
Beh, noi siamo rock’n'roll! Non ci piace l’idea di essere inscatolati, guardare la folla dall’alto ed essere oggetto di adorazione; preferiamo essere a contatto con la gente, poter scambiare energie e interagire il più possibile; in questo ciascuno di noi ci mette qualcosa per alzare il livello dello show.
Qual è stato per voi il miglior disco del 2011?
Washed Out, Within and Without per Alphonze e l’album dei Fucked Up per Chris.
Recentemente avete definito il vostro sound un mix di Model 500 e Beyonce: altri artisti di riferimento delle ultime tre decadi, 80′s, 90′s e 00′s?
Siamo stati sicuramente influenzati dal sound di Psychedelic Furs, Coil, Jesus and Mary Chains e altri dalla scena shoegaze, Creation Records, Derrick May (citano esplicitamente the May Day mix), Plastik Man, Speedy J, Pal Joey, Slut’n'Strings & 909 e tanti altri.
Pochi giorni fa ha iniziato a circolare in internet il vostro remix della canzone Shake di Little Boots e ha un sound più oscuro e tedesco rispetto alle vostre solite produzioni, come mai?
Di solito quando ci occupiamo di fare un remix abbiamo due possibilità: rendere più dance e ballabile una canzone che di partenza non lo è, come abbiamo fatto con la canzone We Are Water degli Health (che Alphonze considera il loro miglior remix, ndr), oppure rendere un po’ meno dancy qualcosa che di base lo è. In questo caso siamo partiti da una traccia decisamente dance quindi ci siamo limitati a decostruirla e renderla un po’ meno pop.
Ricordo che il vostro videoclip Hungry for the Power diretto da Alphonze aveva scandalizzato molti, in alcuni casi era stato addirittura censurato… c’era qualche riferimento politico?
Nessun riferimento politico da parte nostra, se vuoi puoi trovarlo certamente, ma non era nostra intenzione.
Abbiamo deciso di lanciare un messaggio preciso in maniera artistica: se cerchi di fotterci ti mangiamo vivo.
Qual era l’alternativa? Fare un videoclip di gente che balla in un club? Non sarebbe stato né bello né artistico, solo noioso.
Il vostro sound è decisamente analogico; avete l’abitudine di usare anche campionamenti?
Non ci precludiamo nulla, abbiamo di tutto in studio: molti strumenti analogici che rendono il nostro sound caldo e corposo, registriamo con due microfoni anni ’50 e poi abbiamo anche due piatti e un mixer che è il setup base di uno studio e sì ovviamente campioniamo con questi.
Il vostro rapporto con l’industria discografica ora che siete usciti con l’album d’esordio (uscito ad Agosto 2011 su Turbo Recordings di Tiga)?
I ragazzi di Turbo ci hanno supportato tantissimo, sono dei veri amici e stiamo lavorando benissimo insieme, poi abbiamo altre etichette che ci distribuiscono in giro per il mondo ma Turbo ci rappresenta anche su BEATPORT e quindi sul web. Gli dobbiamo molto.
Il vostro pensiero sulla pirateria informatica e sulla possibilità di scaricare un album praticamente prima che inizi la distribuzione ufficiale?
E’ una questione di karma, quante volte siamo stati noi a scaricare della musica?! Ora però ci stiamo concentrando sull’ascolto in vinile, lasciamo che siano le nostre ragazze a scaricarsi la musica sull’ipod e ascoltarlo quando vanno in palestra (ridono).
Progetti per il futuro?
Il vero significato di questo progetto è la libertà di poter scegliere senza dover rendere conto a nessuno.
Ci potrai trovare in un ashram! (ridono). Potremmo decidere di stare in tour per chissà quanto altro tempo oppure chiuderci in studio e buttare giù un altro album!
Special Thanks: Fabio Panariello e Nike Stadium Milano








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