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Photo Issue: Coley Brown – A Recurring Dream

Coley Brown è uno dei nostri contributors di NYC e un giovane fotografo davvero di talento. Ancora una volta ha riunito le forze con il suo amico ed editore Nichola Gottlung (intervistato qui qualche tempo fa) per produrre il suo secondo libro: A Recurring Dream. L’anno scorso abbiamo provato diverse volte a rintracciare Coley, ma era sempre preso “viaggiando e lavorando sul suo nuovo libro”. Così, ora che finalmente è uscito, non ci siamo potuti esimere dal fargli qualche domanda su questo gioiello e vederne qualche fotografia.

(English test follows)

Sembra che tu abbia lavorato a questo libro per molto tempo, è stata dura?
Ho incominciato a lavorare a questo progetto circa nel 2009, le sole cose che volevo fare erano viaggiare e andarmene in campeggio. Tutto è iniziato con questa idea nella mia testa: documentare la natura e le mie esperienze in essa. Non è stata dura, era il mio momento e la fotografia era veramente una scusa per continuare a fare quello che volevo. I posti in cui sono stato mi hanno sicuramente influenzato ed ispirato in molti modi e desidero portare questa esperienza con me per tutta la vita. Penso che la sola parte difficile sia stata l’editing alla fine di tutto, decidere quali immagini andassero in stampa.

Cosa ci dici a riguardo? Dove hai scattato?
In un certo senso è una specie di diario delle mie esperienze di qualche anno di viaggio. Quando guardavo le immagini, mentre continuavo a scattare e a fare editing, ho lasciato che la naturale evoluzione del lavoro sviluppasse la storia. Le mie immagini preferite m’insegnano di più ora riguardo alla vita di quanto abbiano mai fatto prima. E’ come se le lasciassi fare, preferisco che l’ispirazione sia qualcosa che esploro io stesso invece di qualcosa che conosco già.

Com’è stato lo sviluppo concreto del libro? Sei andato da Gottlund e l’avete realizzato insieme?
Ho parlato del libro con Nicholas a lungo prima di mettere effettivamente qualcosa sul tavolo. Penso che allora conoscessimo già molto bene lo stile e l’estetica l’uno dell’altro, quindi l’attuale design e i layout sono venuti fuori durante una delle visite che Nicholas fece allo studio in Kutztown; avevamo stabilito un po’ di materiale di riferimento, come un paio di vecchi guanti arancioni da lavoro, che sono diventati il colore e la texture perfetta per la copertina del libro. Dopo di ciò, abbiamo collaborato a distanza tra New York, Baltimora e Kutztown, con vari elementi che si sono aggiunti da ogni luogo fino alla fine del libro.

Quali sono le differenze di “a subtle shift” con il tuo primo libro?
Con il mio primo libro, Jam Jelly Honey Wild Rice, penso di mostrare quelle che erano le mie idee e la mia vita in quel momento, una combinazione di persone, posti e cose che mi sono interessate mentre viaggiavo e vivevo. Sono ancora soddisfatto di quel libro, ma non vedevo l’ora di spostarmi dalla vita di tutti i giorni. Sono diventato ancora più ossessionato dalla natura selvaggia, come i segreti oscuri e strabilianti che si possono svelare quando sei solo di notte in un canyon deserto. Volevo staccare il resto della mia esperienza dalla mia fotografia.

Come mai hai scelto una copertina ipnotica?
Mi piace l’idea di essermi identificato così intimamente in un posto e che non esistano né una fine né una risposta, è meraviglioso e incantevole lungo la strada.

Ti ritieni soddisfatto?
Assolutamente sì. Ma ci sono molti altri libri da pubblicare e molti altri posti da vedere.

Cos’hai in serbo?
Dopo l’uscita di questo libro spero di fare un’altra piccola uscita di Jam Jelly in copertina rigida e poi di sporcarmi le mani con nuovi libri e progetti. Non vedo l’ora che sia primavera, di risparmiare e partire per altri road trips.

L’ultima: quali sono gli ultimi cinque photo- books che hai visto?
Ecco i miei preferiti degli ultimi tempi: Ariko - SOL / Clare Richardson – Beyond the Forest / Sam Falls – Paint Paper Palms / Kasane Nogawa – Above Below / Anders Edstrom - Safari

PS. Questo libro è uscito in versione limitata – 300 copie – e da quanto sappiamo la metà è già stata venduta. Correte a compralo qua.

Photo Issue” è la nostra nuova rubrica che parla di libri e altre pubblicazioni di fotografia. Se tu hai qualche pubblicazione da fare uscire e vorresti condividerla contatta Piotr.

Coley Brown is one of our NYC contributors and very talented young photographer. One more time he has teamed up with his friend and editor Nicholas Gottlund (interviewed here some time ago, Italian only – sorry) to produce his second book A Recurring Dream. We have been trying to reach Coley several times last year but he was always busy ‘traveling and working on his new book’, so now when it’s finally out we couldn’t help ourselves to ask him some questions about this gem and see some pictures included inside.

It seems you have been working on this book for a long time, was it a hard work?
I started working on this project around 2009, and the only thing I wanted to do was to go camping and traveling. It started with that in mind, and to document nature and my experiences in it. It wasn’t hard, it was really me having the time of the life, and really using photography as an excuse to continue doing the things I really wanted to do. The places I went have really affected and inspired me in huge ways- and I want to keep going back the rest of my life. I think the only tough part was the editing in the end, spending many weeks deciding which images to print.

What is it about? Where did you shoot it?
In a way, it is sort of a personal record of my experiences traveling over the last few years. But when I looked at the images, and as I continued to shoot and edit, I let the natural evolution of the work develop it’s own story. My favorite images teach me more about life and inspire me in ways I haven’t been before. I sort of just let them do their thing, as I prefer the outcome be something I’d like to explore myself, instead of something I already know.

What was the process off making it? Did you go to Gottlund’s and made it all together by hand?
I discussed the book with Nicholas for a long time before we actually laid anything out. I think by this time, we were already both very familiar with each others style and ‘aesthetic’. During one visit to Nicholas’ studio in Kutztown, we collected a few materials for reference, such as a pair rusty-orange rubber work gloves, which became almost the exact color and texture of the book cover. Afterwards, we collaborated remotely between New York, Baltimore, and Kutztown, with different elements added from each place until the book was finished.

What’s the ‘a subtle shift’ from the first book?
With my first book, Jam Jelly Honey Wild Rice, I think that really shows what was going on in my life and mind at the time – an arrangement of people, places, and things that took my interest while traveling and living. I am still happy with that book, but I was eager to move to something more removed from regular life. I became even more obsessed with being in the wild, in nature, such as deep mysteries and amazing things you can encounter when you are alone at night in a desert canyon. I wanted to remove everything else from my experience and photographs.

And what about the hipnotic cover?
I like the idea of being drawn deeper and deeper into a place that has possibly has no end or answer, but is wonderful and enchanting along the way.

Are you satisfied?
Absolutely, but there are many more books to make and places to see.

What’s next?
After this book comes out, I am hoping to make another small edition of Jam Jelly as a hardcover, and then really get my hands dirty with new books and projects soon. I can’t wait for the spring, to save up and take more road trips.

And the last one: What are the latest 5 photo-publications that you saw?
Some recent favorites: Ariko – SOL / Clare Richardson – Beyond the Forest / Sam Falls – Paint Paper Palms / Kasane Nogawa - Above Below / Anders Edstrom - Safari

Photo Issue” is our new column on photo books and similar, if you have any publication going out and would like to share, feel free to tell Piotr about it.




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