Che le produzioni di Boa Books scaturiscano dalla stretta collaborazione con gli artisti, dalla continua ricerca della forma del libro e dal particolare interesse per l’anonimato, l’ho scoperto in una conversazione durante la frenetica Book Affair in una ancora più frenetica Venezia.
Com’è iniziato il progetto di Boa Books?
Ho cominciato a produrre i libri ancora quand’ero molto giovane. Avevo realizzato un paio di libri in una sola copia. Facendo questi libri, ho scoperto che mi piaceva molto il modo di esprimere le proprie idee attraverso di essi. Mi piaceva l’idea dell ‘anonimato del pubblico e dell’autonomia del libro.
Come scegli quali libri pubblicare?
Non pubblico mai i libri che sono una mera riproduzione del lavoro di un artista. Mi piace collaborare strettamente con gli artisti nel tentativo di trovare il modo giusto per realizzare un libro. Una mera riproduzione dei lavori non ha molto senso – penso che in quel caso sia molto meglio vedere le opere dal vivo, essere veramente alla loro presenza. E questo vale anche per i libri – il libro funziona se esprime qualcosa che altrimenti non potrebbe essere espresso; è un oggetto autonomo.
Quali sono i tuoi ultimi progetti?
L’ultimo libro che ho realizzato è un romanzo creato da un autore inesistente. Sono stato in contattato con l’autore stesso, ed è stato carino tornare sulle tracce dei miei esordi – quando realizzavo libri per gli eventi inesistenti – un libro anonimo con un autore anonimo.
Come vengono stampati i tuoi libri?
A volte li stampo da solo, però la maggior parte è stampata in offset. Alcuni dei libri che ho fatto sono libri d’artista, dei pezzi unici realizzati dall’autore stesso. Per me non esiste la differenza tra l’idea della stampa e l’idea del libro stesso – uno funziona in relazione all’altro.
Quindi sei molto legato all’idea del libro come oggetto?
Non è che sia particolarmente legato a questa idea, il punto è che mettendo solo due pagine assieme, queste formano un libro. Per quanto uno lo vuole accettare o meno, comunque si deve confrontare con questo fatto. Bisogna essere coscienti di quello che si va a produrre. Per esempio, producendo solo una copia di un libro, uno sa già che avrà un acquirente singolo, e di conseguenza non dovrà gestire un pubblico più ampio; è molto diverso che realizzare un libro stampato in 100 copie.
Quindi come scegli il tipo di produzione più adatto per un libro?
Nella maggior parte dei casi, questo dipende dall’autore, dal tipo di immagine che l’autore vuole dare al libro. A volte per l’autore è importante che il libro non costi più di 10 euro, perché in questo modo sta dando un’immagine molto esplicita del libro, che potrà raggiungere un pubblico molto vasto.
Cosa ne pensi dell’editoria indipendente?
Penso che oggi sia necessario essere sempre presenti visivamente – in questo modo tutti vedono quello che viene fatto, e osservando il lavoro degli altri in qualche modo sentono l’esigenza di farlo anche loro. Però non penso che questa espansione abbia portato alla realizzazione di libri migliori o peggiori rispetto ad una volta.
L’unica cosa che mi sembra diversa è che oggi è molto più semplice produrre i libri, però quello che conta alla fine è la qualità del libro.
Se potessi pubblicare il libro dei tuoi sogni, quale sarebbe?
Spero di non dover mai stampare il libro dei miei sogni, perché non mi interessa realizzare i libri per me stesso. Mi piace realizzare i libri per un pubblico più vasto, e se realizzo il libro dei miei sogni sarebbe come parlare di me stesso ed è una cosa che non mi entusiasma.
www.boabooks.com








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