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Sergio Caballero

“Finisterrae”, più che un road movie, un trip cerebrale con protagonisti due fantasmi che cercano di diventare mortali intraprendendo il famoso Camino de Santiago, è l’esordio alla regia di Sergio Caballero, già conosciuto come co-director e responsabile d’immagine del Sonar Festival. Vincitore dell’International Film Festival di Rotterdam, lo potrete vedere in concorso dal 9 al 18 Settembre al Milano Film Festival.

Qual è la cosa migliore di essere te?
Che Sergio Caballero è solo un nome, io sono un altro.

E la peggiore?
Che se non ti giochi bene le tue carte, la vita è davvero noiosa.

Dal Sonar a Finisterrae. Come spiegheresti ad un bambino cosa fai?
Dopo molti anni in cui ho lavorato su immagini fisse per il Sonar Festival, internet e le nuove tecnologie hanno aperto una nuova era. Penso che sia davvero stupido pensare ad un’immagine pubblicitaria solo in due dimensioni. La forza dei social networks richiede immagini, video, musica ecc… per comunicare. Da una parte, il passaggio da internet al cinema, e dall’altro la democratizzazione avvenuta grazie al cinema e al montaggio digitali a basso costo, mi stavano facendo morire dalla voglia di fare un film.

Cinque cose che bisogna assolutamente sapere su Finisterrae.
1. E’ un film che devi ascoltare e guardare; 2. Come in una favola, devi lasciarti andare ed entrare nel suo mondo; 3. Il film non tratta qualcosa e per questo, non bisogna cercare un messaggio; 4. Finisterrae non è un “Hippies ravers”; 5. E’ un film con un sacco di sesso.

Ti ricordi com’è nata l’idea di Finisterrae?
Grazie a Rita, la mia bambina di 7 anni, che mi ha suggerito che se lavoravo con dei fantasmi, mettendo una coperta sugli attori, ero libero di cambiare gli attori ogni volta avessi voluto.

Quali sono state le difficoltà più grosse a girare un film come questo?
Per questo film le difficoltà sono diventate virtù. Avendo un budget davvero basso, il film è stato realizzato con una piccola troupe (guerrilla) e le settimane hanno coinciso con delle fortissime intemperie. A Leon c’è stata una tempesta di neve che ci ha congelato la camera e a Capo Finisterrae c’era un vento che soffiava a 110 Km/h oltre al fatto che la location che avevamo scelto per la scena del fiume è stata cambiata perché l’acqua era straripata. Questi fenomeni climatici però alla fine hanno arricchito il film.

Qual è il tuo ricordo più bello di quando eri piccolo e andavi al cinema?
Ce ne sono due. Nel nostro cinema di quartiere erano soliti programmare due film a volta e se i due erano di Bruce Lee, poi iniziavamo a litigare tra gangs di quartiere, tanto che una volta la polizia è dovuta intervenire. L’altra è legata all’ultima fila del cinema, dove gran parte della mia generazione ha scoperto il sesso. La prima volta che ho toccato la mia fidanzata pre-adolescelte, è stato guardando un film, al cinema Maragall, che ora è diventato una banca con un’insegna orribile…

Guardando Finisterrae ho come l’impressione che tu sia un appassionato di favole e mitologia…
La verità è che con i greci ho in comune la passione per il soft porno. Ho imparato molto dal soft porno durante la mia vita, soprattutto ad immaginare.

Un episodio divertente accaduto sul set?
Abbiamo riso molto durante le riprese, l’umorismo è una parte importante del mio lavoro. A livello di risate, diciamo che il clou è stato raggiunto quando uno dei due fantasmi è nel museo di diorama a Leon che dorme e l’altro gli canta i numeri in finlandese… Stavamo morendo dal ridere.

Come hai organizzato il lavoro sul set? Alcune scene sono state filmate durante il Sonar da quanto ho capito…
Sì, alcune scene sono state girate durante il Sonar 2009, sia nello spazio vuoto da gente sia durante i concerti tra il pubblico. Alla fine però abbiamo usato solo quelle senza pubblico. Non lavoro su uno script, ma a scene, e le immagini che ho usato sono quelle che in qualche modo fanno parte del mio immaginario. E’ solo sul set del film che tu puoi organizzare e creare davvero la scena, l’improvvisazione e specialmente l’intuizione è quella che dà forma alle scene.

Camino de Santiago. Qual è il rapporto con la tua vita e quale con il film?
Era davvero da tanto che volevo fare un film slow-tempo e contemplativo. L’idea della strada o del road movie è stata perfetta come metastoria di Finisterrae e mi ha permesso quella libertà da script con cui mi piace lavorare. Il Camino de Santiago è un viaggio spirituale, prima pagano e poi monopolizzato nei secoli dalla Chiesa Cattolica. I protagonisti fanno questo viaggio spirituale, ma quello che stanno cercando davvero è di abbandonare la loro condizione di spiriti e di diventare mortali, come se da fantasmi fossero costretti a vivere per sempre.

Finisterrae dunque è un film su una ricerca. Tu di cosa sei alla ricerca nella tua vita terrestre?
Seguo le intuizioni, non cerco nulla.

Qual è il vero significato della parola “perso” oggi?
E’ una delle definizioni che più si addicono ai nostri politici.

Mi daresti una tua definizione di indipendente, nel cinema, nella musica… o nell’arte in generale?
Seguo il mio istinto e sono onesto col mio lavoro. Sono molto più interessato al processo che al risultato e mai dal punto di vista accademico. Se davvero si vuole fare una cosa, bisogna concentrare le cose in quello senza abbandonare il proprio punto di vista.
Se ti chiedessi di rappresentare la parola “funny” usando solo un frame o un’immagine?
“Funny” è una cena con gli amici in cui si beve del buon vino.

Progetti futuri?
Sto preparando il mio prossimo film, che è la storia di una rapina a San Pietroburgo. Ora sto creando una serie di dialoghi finti (copiati da romanzi pulp) per chiedere finanziamenti al Governo. I regolamenti non prevedono il mio modo di lavorare, quindi appena inizio le riprese poi posso modificare e poi pensare ai dialoghi. Per accedere ad un finanziamento è indispensabile presentare uno script con dialoghi e tutte le cose che di solito quelli che fanno cinema portano. Per il mio lavoro con la musica: ora sto cambiando il mio studio di registrazione e spero che sia pronto in pochi mesi.

Chi vorresti intervistare se facessi il mio lavoro per un giorno?
Il cacciatore che ha ucciso la mamma di Bambi, al fine di essere obiettivi con la storia che ha condizionato la mia infanzia.

Un regista che dovremmo tener d’occhio?
Non lo so. Guardo solo film per bambini e le persone che ammiro non hanno nulla a che fare con l’arte.

Cosa stai ascoltando ultimamente?
Al momento mi piacciono molto i Die Antword. Credo siano davvero spiritosi e intelligenti.

Una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui ti piacerebbe rispondere?
Vuoi un finanziamento per il tuo film?

Risposta:
Certo!

Sei felice?
La felicità è una cosa stupida.

Cosa farai dopo questa intervista?
Andrò ad annafiare le piante.

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