Visita alla fabbrica di Amburgo. Tutti credono di sapere chi sia Montblanc e cosa faccia, ma non tutti sanno tutto quello che fa davvero. Il 13 e il 14 Aprile scorsi, PIG è stato ad Amburgo, in quella che è la sede in cui Montblanc produce i suoi “Writing Instruments”(dopodiché ci sono: Firenze-Pelletteria, Svizzera-Orologi, Francia/Italia-Gioielli) dove ci hanno condotto alla scoperta di quali siano i diversi tipi di produzione e le varie fasi di lavorazione che ne decretano la storia, l’artigianalità e l’unicità. Durante questa visita didattica (ma anche ludica per noi), abbiamo chicchierato con diversi esperti dell’azienda e grazie a loro abbiamo scoperto, visto e capito tutto quello che vi racconteremo in queste pagine. Oltre a questo, abbiamo anche avuto il privilegio di conoscere di persona e intervistare il CEO Montblanc, Lutz Bethge (di cui trovate l’intervista nelle pagine successive). (Foto di Piotr Niepsuj)
Quando in redazione è arrivata la notizia che Montblanc ci aveva invitato ad Amburgo per una visita al suo “quartier generale”, ovvero la parte in cui vengono prodotti i Writing Instruments – e già qui, notate bene, non parliamo di semplici stilografiche, ma di “strumenti da scrittura” – siamo rimasti entusiasti e sconcertati allo stesso tempo: perché proprio noi? La domanda è legittima: Montblanc nel nostro immaginario evoca tradizione, unicità, lusso e artigianalità, un universo che a molti potrebbe sembrare agli antipodi con quello di PIG. “E se volesse dimostrarci che invece la pensiamo come tutti e non abbiamo capito nulla?”. Beh, fatti i bagagli e curiosi di entrare alla scoperta dell’universo Montblanc, siamo partiti alla volta di Amburgo.
Esperienza incredibile quella di quei giorni, perché Montblanc non si è solo limitato a mostraci quella favola incredibile di cui il suo nome è pregno, ma ce l’ha anche fatta vivere. E come si sa, le favole piacciono proprio a tutti.
La sua stessa storia è di per sé fiabesca. Era il 1906 quando gli imprenditori tedeschi August Eberstein e Alfred Nehemias fecero un viaggio negli U.S.A. e in Gran Bretagna dove rimasero affascinati dalla prima stilografica, ancora in fase sperimentale, che poteva essere usata senza calamaio. Tornati ad Amburgo, fondarono una piccola azienda destinata a quel tipo di produzione e alla vendita ai commercianti di cancelleria. Fu uno di questi, Claus Johannes Voß, che ne comprese il potenziale e si unì ai due imprenditori. Il nome Montblanc nasce tre anni dopo (1909), in seguito ad una vacanza invernale in cui i tre rimasero affascinati dalla imponente, ma elegante vetta del Monte Bianco (quella a forma di stella che viene riprodotta in cima alla chiusura della penna), che per la sua altezza diventò anche simbolo di elevazione a livello produttivo; un punto di partenza, ma soprattutto d’arrivo da mantenere invariato negli anni. Da allora, Montblanc non ha fatto un passo indietro in questo senso, decidendo poi nel tempo di dedicarsi solo al “mercato del lusso” e all’esclusività. Lo step più importante l’ha fatto nel 1924 con la creazione degli Strumenti di Scrittura “Meisterstück” (“Capolavoro”, in tedesco) e in particolare della Stilografica Meisterstück 149, una delle più apprezzate da politici, diplomatici, personaggi illustri dello spettacolo e della vita pubblica, tanto che le hanno dato il soprannome “Power Pen” (alcuni esempi di foto esposte: M. Gorbachev, J.Carreras, V. Westwood, G. Close, J. Moreau…). Una delle leggende più mormorate in azienda è quella secondo cui durante il meeting a Colonia, Aidenauer si accorse di aver dimenticato la sua penna e Kennedy corse in suo aiuto, estraendo dal taschino interno della sua giacca la sua Meisterstück 149. Una vera Meisterstück la riconoscete non solo dalla manifattura, ma anche da quel 4810 inciso sul pennino, che indovinate cos’è? Bravi, l’altezza del Monte Bianco.
La piccola parentesi di storia in versione enciclopedia tascabile, solo per incominciare a farvi percepire l’aurea mitologica che sta intorno a questo brand. In questo senso uno dei momenti più affascinanti della nostra visita è stato quando ci hanno condotti all’interno dell’Artisan Atelier, ovvero quella parte dell’azienda in cui vengono realizzate le edizioni limitate e i pezzi unici. L’atmosfera che si respira è di meditazione e concentrazione. Ogni artigiano seduto alla sua scrivania, si adopera con pazienza in un lavoro che va oltre la precisione; pensate che giustamente, per politica aziendale, ogni lavoratore ha un monte ore mesile, che però può distribuire come vuole, perché per fare operazioni di questo tipo, anche un semplice mal di testa potrebbe nuocere alla qualità finale del prodotto. Montblanc gestisce ogni singola produzione dall’inizio alla fine, garantendone qualità e perfezione al 100%: errori o distrazioni dunque non sono permessi. Siamo stati condotti alla scoperta dell’Artisan Atelier da Mrs. Bach, che ci ha spiegato che per edizioni limitate si intendono quelle produzioni che hanno una numerazione che va da uno a più pezzi, ma che vengono realizzati solo per un periodo specifico. Per ognuna di queste, vengono perfino creati degli appositi strumenti di lavoro, che una volta terminata l’edizione vengono buttati. Ogni pezzo unico o collezione si ispira o è interpretazione di un certo personaggio o comunque di uno specifico soggetto, e il prezzo parte da una base di ventimila euro. In questo caso però bisogna tener conto che non stiamo parlando di “semplici” stumenti di scrittura, ma di veri e propri gioielli. Per farci capire meglio, ci hanno mostrato alcune Limited Edtion, come quella dedicata a Charlie Chaplin e al suo Modern Times, di 88 pezzi (Chaplin morì a 88 anni) – attualmente sold out e con un costo di 20 800 euro – o quella per il Principe Ranieri di Monaco – 81 pezzi, perché è mancato a 81 anni, al costo di 200 000 euro – tempestata di diamanti e rubini e in cui è impresso il simbolo del sovrano . Entrambe queste edizioni hanno richiesto due anni di preparazione e della seconda non hanno ancora terminato la produzione, talmente è impegnativa nella cura dei dettagli. Ogni Limited Edition richiede sia molti anni di realizzazione sia un lungo tempo di preparazione del modello base. Un lavoro che implica non sono un alto livello di artigianalità, ma anche di creatività perché riuscire ad esprimere l’essenza di un personaggio o di un concept in uno spazio così piccolo come quello di una stilografica non è semplice. Uno dei modelli che ci ha lasciato più di sasso nella sua complessità ad esempio è quello realizzato per la Beijing Opera, d’oro 18 carati, in cui è riprodotta una maschera teatrale con 2000 pietre incastonate che la ricoprono, per un valore di 120000 euro e per un totale di soli tre pezzi al mondo…. Incredibile! Ma ancora di più è stato vedere tutti questi artigiani lavorare attenti su pietre e dettagli. Ognuno di loro ha un compito preciso: c’è chi si dedica alla preparazione delle pietre (stone setter), chi al taglio (stone cutting), altri alla fresatura (milling) e alla realizzazione degli strumenti da lavoto (tool maker); c’è inoltre un reparto di ingegneria che di dedica alla funzionalità del prodotto già dalla fase di preparazione. Non tutti ovviamente possono fare questo lavoro: se è il vostro sogno, preparatevi per un lungo percorso che richiede sia studi specifici sia tre anni di apprendistato/master professionale in azienda in una delle categorie di lavorazione sopra indicate. Siamo passati poi al Dipartimento Pennini: la parte che più ci ha divertito, perché siamo entrati davvero nel vivo della produzione. In questo caso non stiamo parlando di edizioni particolari, ma di quelle che poi possiamo trovare sul mercato. Il simpatico Axel Nier, responsabile di quest’area, ci ha raccontato che per terminare un pennino, ci vogliono dalle 30 alle 40 fasi di lavorazione, un numero incredibile per un oggetto così piccolo, e che i pennini esistono in otto misure, dalla EF (extra Fine) alla OBB (super grosso). La luce nell’ambiente è tanta, il rumore poco, nonostante le macchine impiegate (e tutte realizzate comunque da Montblanc, ad hoc per il tipo di funzione): qui a Montblanc, la risorsa umana è molto importante ed impiegata su ogni macchina. Come nasce un pennino? Inizia tutto da un sottile rullo d’oro, che viene diviso in tanti rettangolini: è una fase importante per decidere il peso del pennino che inciderà sul tipo di scrittura. I tipi d’oro impiegati sono di due tipi: 14 o 18 carati. Poi si passa allo stampo del pennino vero e proprio (Blank Cutting): ogni risultato della pressatura viene controllato da un lavoratore e la parte di scarto viene poi reciclata. Con un’altra pressa da cinque tonnellate, ciascun pennino, attraverso l’uso di un negativo-modello di stampa, viene inciso per poi dover assumere la sua tradizionale forma arcuata, attraverso l’utilizzo di un’altra pressa da 25 tonnellate. Segue il posizionamento del’irridium alla cima del pennino (Nib Tip Welding). Voi mi chiederete: “cos’è?”. Avete presente quella piccola pallina attraverso cui riuscite a scrivere e che sembra far parte da sempre del pennino? Non è così, viene aggiunta durante questa fase. Pensate che 100 granini di irridium hanno un costo di 4000 euro. Questa è una fase estremamente importante perché se viene incastonato male, cioè se non è perfettamente centrale, non riuscirete a scrivere. Segue il Cutting, ovvero il taglio centrale del pennino, quello da cui passa l’inchiostro, che viene fatto con una affilatissima lama di polvere di diamanti; il pennino viene poi rifinito nella sua curvatura a mano (Grinding by Hand) perché deve scrivere bene in tutti i modi in cui viene tenuta la stilografica. Essendo quest’ultimo un processo molto delicato e importante, chi viene impiegato qui, deve avere alle spalle almeno un anno di education. Il processo di colorazione del pennino è incredibile e personalmente un lavoro che, per la mia poca pazienza, non potrei mai fare: vengono messi dei microscopici adesivi sulle parti del pennino che devono rimanere dorate e poi viene fatto un lavaggio nel galvanico, che serve a dare una diversa colorazione all’altra parte. Gli ultimi due procedimenti che ci sono stati mostrati sono il Niib Settng, dove si controlla che nulla sia fuori posto, e il test di funzionamento. Quest’ultimo è incredibile, perché è un test prettamente uditivo (l’avreste mai detto!?!): in una stanza dove “non si sente volare una mosca”, si prende un pennino alla volta e con dello speciale inchiostro trasparente, si prova a scrivere in tutte le inclinazioni e se ne verifica il reale funzinamento. Al termine del nostro giro qui, ci hanno fatto fare un esperimento davvero divertente chiamato Nib Tes, che ciascuno, se interessato ad acquistare una stilografica Montblanc, potrà fare in boutique: testare qual è la stilografica più adatta a sé, in base a come si tiene la penna, alla posizione della mano, alla velocità di scrittura in alcuni tratti piuttosto che altri… Insomma, se volete investire su un prodotto che vi rimarrà a vita, Montblanc vi fornisce anche i migliori strumenti di indagine. Il mio risultato ad esempio è stato che dovrei prendere un pennino OM, a metà tra la mezza misura e uno di quelli più grandi (la scala è in ordine: EF, F, M – i più sottili; B, BB – via di mezzo; OM, OB, OBB – i più grandi). La giornata è terminata con un ultimo giro all’azienda, in cui disseminati ovunque, dagli uffici ai magazzini, dalle scale alla mensa, abbiamo potuto ammirare i dipinti appartenenti alla Montblanc Cutting Edge Collection, una collezione d’opere d’arte realizzate ad hoc per il marchio, che hanno come soggetto l’ormai celebre stella Monblanc e che nasce con il proposito di finanziare e far conoscere giovani artisti di tutto il mondo, ma non solo, perché tra i tanti nomi spiccano anche quelli di LaChapelle, Lucy Liu, Sam Taylor-Wood… Un’impresa di ampio respiro e incredibile, perché Montblanc diventa così mecenate e veicolo di visibilità per tutti quei giovani che hanno bisogno di un appoggio per emergere. Alla fine di questo incredibile tour abbiamo capito perché Montblanc ci ha chiamato e volesse che parlassimo di lei attraverso i nostro i nostri occhi: perché è una azienda avanguardistica e fresca, nonostante produca oggetti che per molti potrebbero risultare antiquati e lo faccia con un sistema di lavoro artigianale nel rispetto e riconoscimento del valore umano. La sua forza sta nei concetti di tempo e bellezza: quello che creano non deve mai smettere di essere un oggetto di valore, anzi al massimo può solo incrementarlo. E’ come se quello che viene creato fosse avvolto da una storia di incatesimo: ed eccoci tornati ancora una volta alla favola. Montblanc ha scelto con decisione una fetta di mercato, quella del lusso, e qui ha deciso di dare il meglio di sé, riuscendoci, ma l’ha fatto tenendo vivi i “valori di una volta”.Come loro stessi ci hanno insegnato, se una cosa è valida, durerà per sempre. Se l’obiettivo era guadagnarsi la cima del Monte Bianco, l’accampamento in vetta è stato piazzato da tempo ormai e nessuno ha ancora accennato a scendere. Anzi, si fanno già previsioni per la scalata di una vetta ancora più alta.
















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