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Montblanc: Intervista a Lutz Bethge

Lutz Bethge ha 56 anni ed è il CEO Montblanc dal 2007. La sua in azienda, per allinearci alla metafora del Monte Bianco, è stata una dura e intensa scalata portata a termine con successo visto che da “Director Finance, Controlling and Legal” nel 1990 è riuscito a salire fino alla vetta più alta. Mr. Bethge si è rivelato una persona straordinariamente gentile e disponibile, umile e interessante (tanto che poi non ci siamo stupiti, più tardi, di vederlo in mensa che pranzava insieme a tutti i suoi lavoratori). Da quello che dice, dalla sua eleganza formale, ma dal sorriso contagioso, abbiamo capito il perché del ruolo del riveste. Abbiamo chiacchierato per un’ora circa di Montblanc, nuove tecnologie e design, su dove la sua azienda si colloca in tutta questa rivoluzione e quali sono gli step che vorrà compiere in futuro. Fino alla fine, quando timorosi per il suo ruolo, gli abbiamo chiesto di giocare con noi, sfidandolo quasi a dimostrarci se ha davvero un lato giovane e lui non c’è stato a pensare due volte. (Foto di Piotr Niepsuj)

Descriva se stesso usando tre aggettivi?
Passionale, una persona che crede nella bellezza e nell’eleganza, cose importanti per le persone perché migliorano la vita, ma anche nell’amore e nella famiglia. La passione e la convinzione sono fondamentali nella vita, ma anche nel lavoro per avere successo. C’è bisogno dell’amore e della famiglia per avere equilibrio nella vita.

Ha parlato di bellezza. Qual è la sua idea di bellezza?
La bellezza sta molto nell’occhio di chi guarda. Non penso che la bellezza possa essere definita, ma penso che si tratti qualcosa che ha la capacità di sorprenderti e di continuare a farlo per anni. Qualcosa di profondo, non solo l’ultimo trend, l’ultima moda, ma qualcosa che abbia stile, senza tempo.

Come spiegherebbe il suo lavoro ad un bambino?
E’ quello che ho provato a fare con i miei figli quando erano piccoli, senza successo (ride). Un giorno abbiamo portato tutte le famiglie sul posto di lavoro e nella fabbrica per una festa tutti insieme, e io ho portato i miei due figli. Abbiamo girato per la fabbrica e hanno potuto vedere come creavamo questo “piccolo gioco”, “macchina”, “trofeo”.. Qualcuno costruiva, un altro metteva insieme la macchina, qualcuno lucidava.. E alla fine si otteneva il risultato finale. La reazione è stata del tipo “Wow, loro fanno davvero qualcosa, tu stai solo seduto alla scrivania e parli al telefono”. Ma se vuoi la mia spiegazione riguardo al mio lavoro, lo collegherei al campo artistico. Come un direttore d’orchestra che deve assicurarsi che tutto vado bene. Quando gestisci una società è importante saper mettere gli esperti adatti nelle giuste posizioni e creare una squadra che vada oltre la semplice somma dei singoli talenti.

Nel design, a mio parere, c’è un conflitto costante tra funzionalità e interpretazione artistica di un oggetto. Qual è la sua personale idea di design?
La funzione è estremamente importante. La parola “funzionalità” è perfetta. Noi vogliamo creare una “compagna di vita”, un prodotto di valore, che piaccia non solo oggi, ma anche domani e per 20, 30 anni. Certamente occorre una perfezione qualitativa: la funzione e la qualità devono essere perfette, senza compromessi. Poi bisogna trovare il corretto equilibrio tra qualcosa che sia nuovo, diverso, bello, ma allo stesso tempo con un’eleganza senza tempo. Pensiamo alla moda. Ci piace molto la moda, ma quando compriamo un vestito sappiamo che questo un giorno diventerà fuori moda, lo ameremo solo per un periodo. Noi vogliamo creare qualcosa di duraturo. Come facciamo? Se avessi la formula metematica sarei estremamente felice. E’ questione di equilibrio e di discussione sulle nuove idee per capire quali hanno la possibilità di diventare senza tempo.

Cosa ne pensa dell’evoluzione-rivoluzione tecnologica. Si dice che stia finendo l’era del libro scritto, dei magazine, della scrittura. E’ d’accordo? Ha un iPad..?
Ho un iPhone, un iPad.. Questo è il mondo moderno. Sono allergico e non credo ad un certo tipo di cose… E’ fantastico come queste invenzioni aggiungano funzionalità alla vita, possibilità che bisogna sfruttare, ma non significa che il resto scomparirà. Solo perché si può fare dell’arte con un computer o una stampante, non significa che non siamo più interessati a Raffaello. E’ totalmente un altro mondo. Amo molto leggere il giornale di mattina bevendo il caffè, il thè. E’ magnifico, una sorta di rito quotidiano. Quando sono sull’aereo e ho poco spazio, uso il mio iPad, ma non sostituirei mai il piacere del poter toccare e sentire la carta stampata di un giornale. Sono occasioni diverse. Per quanto riguarda la scrittura, faccio sempre una domanda quando vado nelle Università e in particolare alle ragazze. Ora con tutte queste tecnologie esistono ragazze che collezionano gli sms invece che le lettere d’amore? Per le lettere d’amore succede ancora, con gli sms o le email invece è impossibile provare la stessa emozione. Ovviamente sms e email sono molto utili, ma nella scrittura manuale c’è molta più passione, è tutta un’altra storia. E’ qualcosa come Michelangelo o Raffaello: una copia dei loro lavori manuali non sarebbe la stessa cosa. Nella scrittura c’è molta più connessione personale.

Tra tutte le cose che Montblanc ha realizzato in campo artistico e culturale, qual è la cosa di cui va più fiero?
E’ difficile dirlo perché abbiamo fatto moltissime cose. Ci sono però due cose in particolare e ti dirò il perché: sono progetti a lungo termine. Il primo è la sponsorizzazione di giovani atisti. Niente di spettacolare e di troppo costoso, cose da milioni di euro. Nel nostro mondo in rapida evoluzione penso che l’arte sia fondamentale, per equilibrare la nostra vita. Bisogna perciò supportare gli artisti giovani, dare loro la possibilità di crescere e perfezionare le loro abilità con la sicurezza di sapere cosa mangeranno domani. Li supportiamo in modi differenti, due in particolare: cerchiamo giovani artisti, li paghiamo per una loro opera, che sarà esposta in copia sei settimane in un anno, in tutti i nostri negozi. Insieme all’opera è esposto il loro CV, con le loro esperienze artistiche, le gallerie… L’altra cosa che apprezzo è la sicurezza che gli artisti siano incoraggiati: seguiamo questo progetto dal 1992. Non è dedicato agli artisti, ma ai mecenati. Organizziamo questi eventi in cui invitiamo tante persone del mondo dell’arte, dei media e vengono presentati i progetti di sponsorizzazione artistica. Gli artisti vedono la vita da una prospettiva diversa. Parlare con un artista te lo fa capire. L’arte e la cultura sono molto importanti: ti ispirano e ti aiutano nella vita di tutti i giorni.

Una sua definizione di successo?
Successo per prima cosa significa lasciare una traccia nel tempo. Può essere nel campo degli affari, della società, della famiglia, in qualsiasi area della nostra vita quotidiana: significa fare qualcosa di cui sei veramente fiero, qualcosa che ti faccia cambiare la giornata. Può essere qualcosa di molto piccolo. Sta anche nella capacità di vedere, ad esempio, che i tuoi figli hanno bisogno d’aiuto anche se faticano ad aprirsi, in particolare da piccoli, ma spesso anche da più grandi. Dargli un piccolo consiglio. Successo è anche firmare un contratto che cambierà la situazione della tua azienda e del tuo conto in banca. Ci sono tanti tipi di successo. Trovare la donna della tua vita, anche questo è successo… Qualcosa che ti scalda il cuore.

Come vede Montblanc tra dieci anni?
Certamente Montblanc è molto cresciuta negli ultimi anni. Da marchio di “strumenti di scrittura” siamo diventati una casa con vari prodotti. Vendiamo “compagni di vita” di alta qualità e design senza tempo. Continueremo così, per soddisfare i nostri clienti. Voglio che i clienti che vengono a creare il loro “strumento di scrittura” nell’atelier si dicano “wow”, un lavoro di grande qualità, raffinatezza.. Allo stesso tempo penso che avremo molte opportunità nei vari segmenti di vendita. Stiamo inoltre progredendo sempre nel design e nell’innovazione per i nostri clienti. Spesso mi è capitato che un cliente apprezzasse la nostra gioielleria, i nostri “strumenti di scrittura”, ma poi dicesse che voleva qualcosa di “suo”, che lo rappresentasse. Questo è il motivo per cui quando vieni da noi per creare il tuo “pezzo unico”, non ti chiediamo se vuoi una penna rossa o blu, ma quali sono le tue passioni, cosa ti piace.. Questa è una cosa che Montblanc continua a fare e ad espandere. Ora con un codice apposito, i nostri clienti possono sempre essere aggiornati sugli ultimi progressi, materiali. Per completare il prodotto ci vogliono uno, due anni e così possono seguire i progressi di quello che stiamo facendo. E’ tutta una produzione fatta a mano, abbiamo un’atelier con 50, 60 persone che creano solo un paio di centinaia di prodotti all’anno, tutto realizzato a mano, calcolando tutto al millimetro..

Qualche storia o leggenda particolare da raccontarmi?
Ce ne sono molte… Uno dei prodotti leggendari è la Meisterstück, creata nel 1924, cioè è attuale da quella data perché non ha più subito cambiamenti: è un prodotto icona. E’ stata usata da capi di Stato e da Ministri di tutto il mondo. La più famosa è quella di Kennedy e Adenauer a Colonia (vedi pagine prima, ndr). Per questo la gente a Wall Street chiama la Meisterstück, “Power Pen”: dicono che sia la penna che firma il più alto numero di fusioni e acquisizioni, documenti tra capi di governo. Anche Obama, i primi giorni di governo, faceva intravedere una Meisterstück.

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