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Hype Williams

East London, intenti nebulosi e vicende rocambolesche. Il collettivo artistico degli Hype Williams nasce da un misterioso “passaggio di consegne”. Tale Denna Frances, personaggio che ancora oggi non si sa se esista realmente e presunta mente di tutto ciò, avrebbe consegnato nelle braccia di Dean Blunt e Inga Copeland il brief per costituire il duo musicale. Quando entriamo al Toilet di Milano per l’Hundebiss night sprofondiamo nell’incertezza. Gli Hype Williams, che di solito non rilasciano interviste, hanno pure perso il treno dalla Francia e la loro performance è a rischio. Quando arrivano, in ritardo, non c’è tempo per il soundcheck. A fine serata parliamo con Dean, artista genuino e appassionato dall’animo gentile e dal linguaggio tutt’altro che costruito. Il suo racconto svela aspetti curiosi e surreali della loro vita, fugando (quasi) ogni dubbio sulla bontà del progetto HW. L’ha capito anche Steve Goodman dell’Hyperdub, che li ha opzionati per il seguito dell’album “One Nation”, riuscitissimo flusso di ritmi sconnessi, tastiere liquide e voci registrate su nastro che oscillano tra hip hop, chillwave e pop ipnagogico. (Foto di Kuba Dabrowski).

Confermate che il vostro nome, come si dice in giro, deriva dall’omonimo regista di video hip hop (LL Cool J, Wu-Tang Clan, Missy Elliott, Busta Rhymes)?
Non c’è alcun rapporto diretto con lui o interesse nell’omonimia. La gente spara cazzate. Prima di chiamarci Hype Williams avevamo un nome persino peggiore di questo. E’ successo che stavo guardando Mtv con Denna, un altro membro di questo progetto (che non è qui oggi) e ad un certo punto lei ha nominato Hype Williams perché stavano passando un suo videoclip. A me non piace quel regista, né mi interessano le cose che fa. Però sai com’è, quando stai cercando il nome per un progetto e non sai come chiamarlo… A distanza di due anni mi sono pentito e avrei voluto cambiarlo, ma ormai era troppo tardi. Dunque non l’abbiamo scelto appositamente, ma agli occhi della gente sembra così perché allora non eravamo conosciuti e nessuno ci faceva caso mentre adesso gli si dà fin troppa importanza.

Come vi siete conosciuti tu e Inga?
Mi è stata suggerita sempre da Denna, colei che mi ha consegnato il progetto HW senza però darmi ulteriori specifiche. Inga è una ragazza russa che ho conosciuto e sposato per corrispondenza. Conosci quel genere di servizio, no? Affinché il contratto fosse possibile e soprattutto legale bisognava giustificare in qualche modo “l’acquisto” e così ho dovuto insegnarle a suonare alcune canzoni. L’ho “ordinata” nel 2008, lei è arrivata in Inghilterra ed è diventata parte integrante del progetto.

E’ stata un’operazione puramente artistica o di natura anche sentimentale?
Entrambe, penso. Arte e vita sono la stessa cosa, non credi? Quelli che vivono in un mondo falso la chiamano arte, quindi forse anche il nostro matrimonio è un progetto artistico.

Avete sempre avuto ambizioni artistiche?
No, io fino a poco tempo fa ero un pugile quasi professionista. Mi facevano combattere contro gli arabi, ma ho smesso da quando ho perso un incontro e sono stato messo al tappeto. Adesso dedico la maggior parte del mio tempo in studio a fare musica e nell’arte, mentre Inga lavora in un negozio di armi a Berlino e la sera, dopo il lavoro, mi raggiunge e mi porta da mangiare il pollo. Questa è la nostra routine quotidiana.

Meglio non farvi arrabbiare dunque.
Esatto (ride, ndr). In realtà è lei (Inga, ndr) la più pericolosa dei due, i miei pugni si sono un po’ arruginiti.

Dalla vostra musica sembrano emergere frammenti d’infanzia, ricordi. Dove siete cresciuti?
Inga in Estonia, io a Hackney, quartiere a nordest di Londra, dove ho fatto molte cose cattive. Poi a un certo punto ho smesso di farle, ma non ricordo nemmeno quando e perché. Non credo che ogni forma d’arte debba avere un suo eguale. La differenza tra un artista e una persona normale è che l’artista è una spugna che assorbe qualsiasi esperienza. Anzi, più che una spugna direi un prisma, un caleidoscopio che assorbe una luce e la riflette in mille modi diversi. Ho vissuto molte vite differenti, e ognuna di queste si è riflessa in modo non intenzionale nella mia musica. Non penso che emerga qualcosa del tipo: “voglio fare questo, quest’altro o quello”, ma che venga fuori qualcosa e basta. Qualsiasi tentativo di riprodurre uno stile piuttosto che un altro si è rivelato una vera merda, quindi alla fine facciamo quel che facciamo.

Ammetti di aver provato a seguire qualche stile in particolare?
Sì, quand’ero più giovane e suonavo nei gruppi tutti si ispiravano a qualcuno, anche se per la verità io non amo seguire la stessa musica per troppo tempo. Non so risponderti, forse potrò farlo da vecchio. Al momento vivo l’attimo e la mia musica suona come suona. E’ il risultato del fatto che ascolto moltissima roba, più o meno valida, ma anche che mi interesso all’arte e mi piacciono altre cose.

A sentirvi e vedervi sul palco sembra ci sia un’intesa speciale tra di voi. Non si direbbe che vi conoscete solo da due anni. Come riuscite a mettere insieme trascorsi così diversi?
Siamo due persone completamente diverse, opposte, eppure in qualche modo inspiegabile i nostri background insieme funzionano. Abbiamo trovato una fessura tra gli opposti. Per esempio lei sa lavorare agli arrangiamenti, sa suonare le tastiere mentre io al massimo schiaccio solo i tasti neri e mi va bene così. E’ questo il segreto, se fai in questo modo non puoi sbagliarti.

A proposito di alchimia, cosa intendete quando parlate di “mystical shit”?
Ah sì, intendi il pezzo “Karen Hates The Forest” dove lei canta “Six six six I’m gonna do it”? Le persone sono ossessionate e spaventate dalla magia, ma al tempo stesso non ci capiscono un cazzo. Ciò che conta per me è il quotidiano: trovo spunti più interessanti dalle cose noiose ma tangibili di ogni giorno rispetto a quelle spirituali. “Mystical shit is mystical shit”. Questo, almeno per me, è il suo significato. Fanculo la foresta, datemi la città.

Parlando di città, come mai vi siete trasferiti a Berlino?
Perché ho bisogno di sistemarmi in un posto dove non conosco nessuno. A Londra ho conosciuto troppa gente, scopato con troppe ragazze, mi sono procurato troppi guai e ricevuto troppe legnate in testa. Devo stare in un luogo in cui la gente non voglia ammazzarmi, capisci. Penso che Berlino, almeno per ora, da questo punto di vista sia una città sicura per me. Oddio, un paio di tizi sono venuti lo stesso a cercarmi da Londra… Sai, non voglio distrazioni, ma solo dedicarmi alla creatività, stare in studio, fare musica, film, scolpire, qualsiasi cosa. Non siamo musicisti, ma artisti. La musica è soltanto una parte di ciò che facciamo, anche se ultimamente le nostre registrazioni stanno uscendo in fretta. L’appartamento di Berlino in cui viviamo con Denna (che crea ogni progetto) è spazioso, ospita uno studio dove lavoriamo. Mi piace l’arte del tuxedo: sto riproducendo la cover di “Tv Party” dei Black Flag con dei tuxedo in volpe, ma non sta venendo benissimo. Una delle volpi è troppo grassa e la devo smagrire. Mi hanno chiesto di farne una mostra a Dubai, ma non credo di volerci andare. Non eseguo lavori da mostrare, ma per il gusto di farli. Delle esibizioni e spedizioni se ne occupa Denna, io penso solo a creare.

E’ la città la tua principale fonte d’ispirazione?
No, (Glenn) Danzig, Danzig, Danzig è Dio! E’ lui l’ispirazione di ogni cosa.

E’ la stessa risposta che darebbe Lars Ulrich dei Metallica.
Ma certo (si entusiasma, ndr)! Conservo ancora una delle mie foto preferite con Glenn Danzig e James Hatfield insieme, da paura.

Dal metal al pop ipnagogico. Cosa pensi di quest’ultimo come genere?
Cos’è l’hypnagogic pop? Mi piacerebbe tanto saperlo e che qualcuno me lo spiegasse, così potrei dare una risposta. Conosco il significato e l’origine del termine, ma non ho idea di come possa essere associato alla musica. La cosa divertente è che ci definiscono pionieri di questo genere. Penso comunque che sia stato coniato da David Keenan di The Wire, un tipo in gamba. Non so che musica sia, non ascolto alcun tipo di musica quindi non riesco nemmeno a immaginarla.

Non conosci Sam Meringue (Matrix Metals)? Nemmeno James Ferraro?
Ho ascoltato solo un pezzo di James Ferraro e l’ho trovato figo, molto Los Angeles. Da quanto ho capito è un suono che arriva dagli Stati Uniti, una terra che in ogni caso non mi appartiene. A pensarci bene, anche la musica di Burial, di Nick Drake o degli Everything But The Girl potrebbe essere considerata H-pop. Dipende da chi sei e da come ti rapporti alla musica.

Cosa mi dici di Wiley?
Penso sia un genio, ed è per questo che molti dei pezzi di One Nation sono tratti dai suoi testi (Your Girl Smells Chung When She Wears Dior ad esempio, ndr). Wiley è uno degli artisti migliori che abbia mai visto negli ultimi vent’anni. E’ una persona limpida e senza filtri: dice ciò che vuol dire e fa quello che intende fare. Non mi piace tutto quello che ha pubblicato, ma lo rispetto enormemente come artista e ne apprezzo le intenzioni pure. Mi piace il suo modo di rappare, ma non cerco di imitarlo. Il mio MCing è totalmente diverso.

Come mai molte vostre tracce sono senza titolo?
Non ce l’hanno e basta. Non c’è una spiegazione, non hanno un nome così come non esistono le categorie di giusto e sbagliato. La gente dovrebbe liberarsi della convinzione che debba esserci per forza una struttura in ogni cosa.

Cos’è per te la libertà?
Poter scegliere di non navigare su Internet, di non leggere blog né recensioni. Fanculo Internet.

Cos’hai contro Internet?
In realtà non ce l’ho con Internet, ma con quelle persone che arrivano in un ambiente dove credono di poter dire tutto quello che vogliono pretendendo che la gente li ascolti. Nell’antichità esistevano solo pochi uomini saggi in grado di dare consigli, gli oracoli. Non sono contro la libera espressione, ma adesso pare che tutti abbiano la verità infusa e parlano contemporaneamente. Molti dovrebbero chiudere la bocca. Se prima tre persone parlavano e milioni le ascoltavano, oggi sono milioni quelle che parlano e quindi non si è più in grado di ascoltare. Ognuno dovrebbe assumere il ruolo che gli compete, gli ascoltatori come ascoltatori e gli artisti come artisti. Bisogna staccarsi da Internet e dal caos, per rigenerarsi.

Se per ipotesi oggi potessimo tornare indietro come allora, chi secondo te dovrebbe ricoprire il ruolo dell’oracolo (a parte Glenn Danzig)?
Non lo so, però qualcuno dovrebbe assumersi questa responsabilità perché non possono farlo tutti. Circolano troppe idiozie, nessuno ha una propria opinione perché sommerso da quelle degli altri. Ecco perché bisogna staccarsi dall’omologazione, ritrovare la saggezza, cercare idee solide, essere liberi di pensiero e di azione. Anche col rischio di sbagliare, bisogna provare a fare delle scelte autonome altrimenti si è persi per sempre. E’ per questo che non faccio molte interviste, sono un po’ irritabile. Dovrebbe farle Inga, che è più intelligente di me (sorride, ndr).

Non ci credo. Qual è il vero motivo per cui non vi fate intervistare?
Perché non c’è niente di cui parlare. Preferisco parlare attraverso la musica, il lavoro, la cosa più onesta che esista. Se facciamo conversazione, probabilmente l’85 per cento delle cose che ti dico sono bugie. Se ascolti l’album, invece, capisci che è onesto al cento per cento.

Allora parliamo della vostra musica. Come fate a comporla e produrla?
Non usiamo programmi al computer perché non li sappiamo usare. Ad essere onesti Inga sa come si fa, ma io non ho la pazienza di seguirla. Preferisco registrare su nastro, come ho sempre fatto. Registriamo e mixiamo tutto su un Tascam Portastudio otto tracce a cassetta. Certo, rimane il fruscio di fondo e forse dovremmo usare nastri più puliti, perché più ci registriamo sopra e più si sentono peggio quando li riversiamo al computer. Ma questo è il nostro processo e non intendiamo cambiarlo, nemmeno per il prossimo disco su Hyperdub. Gli manderemo le registrazioni così come verranno, e sono sicuro che a Kode9 piaceranno. Al di là del discorso prettamente musicale, Steve Goodman è una persona straordinariamente intelligente.

Come avete conosciuto Kode9?
Ci ha chiesto di mandargli dei pezzi via mail. Poi ci siamo incontrati a una serata Hyperdub a Berlino e abbiamo pensato di fare qualcosa insieme. Abbiamo ricevuto diverse offerte da label più grosse, ma abbiamo sempre rifiutato. Non ci interessa vendere dischi, né farci sopra dei soldi. Inoltre non penso che la nostra roba possa essere capita e apprezzata dalle 20mila persone a cui la manderebbe la Domino. Quindi perché non restare su un’etichetta che apprezziamo e che capisce ciò che facciamo? Per l’Hyperdub siamo una scommessa, essendo molto diversi dal resto delle loro produzioni. Dimostrano coraggio e apertura, non prendendoci troppo sul serio. C’è già chi ci scrive insultandoci per questa scelta…

Perché non volete vendere dischi?
Voler fare musica per se stessi invece che per gli altri non è una scelta egoistica. Non è nemmeno una scelta. Io semplicemente sento che non saprei cos’altro fare al di fuori dell’arte. Forse tornerei a fare il pugile e perderei altri incontri. E’ chiaro che sono felice se oggi guadagno abbastanza da potermi permettere di continuare a fare questo lavoro.

Riuscite a campare di musica?
Per qualche strana ragione sì, ci riusciamo. Quello che facciamo ci rende più di quanto ci costi realizzarlo. E’ piacevole, anche se l’hype è una stronzata: ogni cosa ha i suoi momenti alti e bassi, quindi meglio non farci caso.

Avete altri progetti a parte Hype Williams?
Ho fatto un album che dovrebbe uscire a breve con un gruppo tutto al femminile, le Danity Kaned (Danity Kane è un gruppo di sole donne nato da un format tv americano, ma non garantiamo sulla veridicità dell’informazione, ndr). Sono fighe, con le espressioni da consumatrici di metamfetamine. Inga, invece, ha scritto un libro di cucina.

E’ importante mantenere uno stato mentale alterato per produrre musica e arte?
Dipende da cosa intendi per “mente alterata”, dove si trova la tua testa. A mio parere un manager che si spacca di lavoro tutta la settimana deve avere la mente alterata. Per raggiungere certi livelli nella società in cui viviamo possono essere coinvolti molti elementi esterni, ma in che misura è un fatto privato.
Per me che non vivo da straight edge l’erba è come il cibo, fa parte della mia vita. Kevin Martin (The Bug, King Midas Sound) dev’essere un esperto: mi ha detto che il nostro album precedente sapeva di erba, questo qui di coca, e si aspetta che il prossimo sappia di crack (risata, ndr).

Uno stato di semicoscienza si percepisce dall’ascolto di “One Nation”…
Eh già, l’abbiamo registrato a Tottenham in due giorni ed eravamo effettivamente in uno stato semicosciente, dopo aver assunto pillole in quantità.

Qual è il tuo cibo preferito?
Crack! Crack! Crack! Crack fritto, crack arrosto, crack sauté.

Qual è stato il tuo miglior concerto?
Odio suonare in giro, questo è il nostro ultimo tour. Il miglior concerto è stato quando ho suonato per mia madre e il suo nuovo marito mentre facevano l’amore. E’ stato intenso, emozionante.

Come ti vedi tra dieci anni?
Non mi piace indulgere al presente, figuriamoci al futuro. Forse sarò morto. L’anno prossimo è il 2012: saremo tutti morti.

Allora ci credi? Non odiavi la mistica?
Non credo in queste cose. Credo solo nel racconto della Rivelazione nella Bibbia, la migliore storia mai scritta. Spero sul serio che si avveri. Questa generazione è rovinata e deve finire. Ecco perché non voglio avere figli. Solo il mio gatto, Gigi, che odia le donne. Io invece amo le donne. Sono fantastiche.

www.myspace.com/hypheewilliams

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