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Nicolas Jaar


Foto di Irwin Barbé.

Per Nicolas Jaar l’obiettivo del suono contaminato, un problema per quei produttori che cercano di raggiungerlo in modo artificioso, nemmeno si pone. Cresciuto in una famiglia di artisti tra Cile e Stati Uniti, questo ventenne dal sangue misto assorbe fin da piccolo il minimalismo di Satie e Cage, così come le sezioni ritmiche di jazz e afro beat. Ancora adolescente e affetto da una leggera forma di sinestesia, rimane folgorato da “Thé Au Harem D’Archimède” di Villalobos, ascolto che lo spinge a comporre musica. Una sorta di post-house adulta e raffinata, seppur di difficile collocazione, che etichette come Wolf + Lamb e Circus Company non si lasciano sfuggire. Il risultato sono quasi una decina tra singoli ed EP in soli quattro anni, e il suo primo album, “Space is Only Noise”, che lascia a bocca aperta. Un disco rarefatto, ma al tempo stesso ricco di pathos, che emoziona, fa viaggiare e persino ballare sotto i 100 bpm. Blues romantico, dice lui.

Sarebbe carino capire qualcosa delle tue radici. Americane, cilene, francesi, arabe. Quale di queste prevale nella tua personalità?
Entrambi i miei genitori sono nati in Cile, dove ho vissuto per circa otto anni. Mia madre è per metà francese, mentre la famiglia di mio padre è palestinese. Io sono nato a New York e ho trascorso gran parte della mia vita qui negli Stati Uniti. Credo che la mia personalità rifletta questa confusa combinazione.

Quante lingue parli? Nel tuo ultimo album si sente molto francese…
Parlo fluentemente spagnolo, francese e inglese. Ho studiato al Lycée Français di Santiago e New York, per cui la mia istruzione è stata in grande parte in francese. Parlo spagnolo con i miei genitori e inglese con gli amici.

Com’è stato crescere a Santiago del Cile e trascorrere l’adolescenza a NY? Sono città diverse, con culture diverse.
Ho vissuto a Santiago senza un padre, perché i miei genitori si sono separati quando avevo un anno. Quindi ho un ricordo strano del tempo trascorso in Cile, come se vivessi sott’acqua. Venire a NY è stata una rivelazione su chi fossi realmente, sulla mia identità, perché ho plasmato me stesso per la prima volta attraverso gli occhi di mio padre. A Santiago ero un pessimo studente, andavo male a scuola, sparavo solo bugie e trascorrevo le giornate a cazzeggiare, aspettando che mia madre facesse ritorno. Quando sono arrivato a NY, invece, ho capito di voler realizzare qualcosa nella vita e in quattro anni ho trovato la musica come mezzo ideale.

Il fatto di essere figlio d’arte condiziona il tuo interesse per la musica?
Ovviamente. Mio padre ed io parliamo tutto il tempo sul significato di quello che facciamo. Io amo la sua arte, mi rende molto orgoglioso di essere suo figlio. Mia madre è una donna eccezionale, con un enorme potere che non posso spiegare senza paragonarla a una specie di stella o a un oggetto celeste.

Qual è il primo aspetto della musica che cattura la tua attenzione?
Cerco sempre di valutare la musica senza pregiudizi. Per esempio, sebbene io non possa proprio entusiasmarmi del nuovo pezzo di Justin Bieber, sono sicuro che il suo ascolto sarà istruttivo dal punto di vista del sound design per via dei fantastici studi di registrazione utilizzati.
Ogni volta che ascolto una canzone cerco di ricordarmi del fatto che abbia un potenziale in grado di insegnarmi qualcosa.

Conosci o apprezzi altri produttori di musica elettronica cileni come Villalobos, Aguayo e Luciano?
Non li conosco di persona. Rispetto tremendamente la musica di Ricardo.

Come sei entrato in contatto con certi autori di musica ritenuta più intellettuale, dalla classica contemporanea all’ethio-jazz (John Cage, Erik Satie, Mulatu Astatke per citarne alcuni)?
Sono stati i miei genitori ad aiutarmi a scoprire tutto ciò. Questi autori cambiano la tua definizione di musica se davvero ci entri dentro. Ne sono stato coinvolto fin da piccolo. Mia madre mi ha fatto conoscere Satie e Cage mentre mio padre ha colto il mio interesse per la musica africana. Sono stato molto fortunato ad avere intorno persone incredibili che mi hanno mostrato la strada.

Cosa rispondesti a chi giudica la tua musica troppo concettuale, specie per la pista da ballo?
Beh, a dire la verità io sono più interessato ai sentimenti e alle emozioni che ai concetti. Ma io credo nelle emozioni complesse. Per esempio, quando la tua mente ti dice qualcosa e il tuo cuore il contrario, quel sentimento di separazione interna non è “concettuale”. Tutti abbiamo provato questa sensazione, ma è un tipo di sentimento ancora incredibilmente complesso. E’ cio che sto cercando di raggiungere attraverso la musica e forse questo processo coinvolge i concetti, ma mi auguro davvero che il risultato sia emotivamente onesto per l’ascoltatore.

Dici che tutte le persone che vanno nei club hanno il cuore spezzato. Ne sei proprio sicuro?
Ce l’abbiamo tutti, in un modo o nell’altro. Ciò che ci spinge a voler andare in un club ha qualcosa a che fare con il tentativo di riempire una mancanza che abbiamo dentro. Quando suono per gli altri cerco di pensare al fatto che la musica possa essere versata in quello spazio vuoto.

L’oscurità e la malinconica sono spesso stati d’animo che un adolescente cerca nella musica, come il dark, lo shoegaze o l’attuale witch-house. Anche per te sono così importanti, pur mascherati da suoni più raffinati e complessi?
E’ solo quello che mi esce fuori, blues romantico credo…

L’EP Marks and Angles suggerirebbe che ti interessi di filosofia ed economia. Cosa stai studiando alla Brown University?
Studio Letterature Comparate, un mix di teoria, filosofia e letteratura.

E’ incoraggiante scoprire come un giovane artista elettronico possa produrre suoni così maturi. La tua età ti ha mai limitato o causato pregiudizi?
In realtà è utilizzata come strumento di marketing, il che è un po’ frustrante. Ma l’intero sistema è tarato su questo genere di informazioni per trarne profitto, per cui non ne sono sorpreso.

L’attenzione intorno a te cresce di giorno in giorno. Sei pronto per il successo? La tua vita è cambiata sotto pressione?
La mia vita ha subìto pochi cambiamenti dal momento che vivo negli Stati Uniti dove le persone non sono interessate più di tanto alla musica elettronica.
Le pressioni su di me stanno crescendo, è vero, ma non è necessariamente una brutta cosa. Innanzitutto nessuno mi ha mai detto che fare musica sarebbe stato facile.

Per citare un tuo pezzo: non credi nell’hype?
Dal mio punto di vista sto solo cercando di fare musica, di realizzare un prodotto onesto.

A che età hai iniziato a fare musica?
Quando avevo 14 anni, utilizzando un software chiamato Reason.

Qual è il primo strumento che ha imparato a suonare?
Ho fatto dei corsi di pianoforte a circa quattro o cinque anni, ma non mi divertivo a imparare a suonare. Mi sentivo troppo convenzionale.
Questo è stato un po’ prima di cominciare a usare Reason.

Non è facile e a volte noioso trovare definizioni. Ma nel tuo caso è interessante sapere con quali termini definiresti la tua musica…
Soffro di una lieve forma di sinestesia, credo, quindi di solito quando faccio musica cerco di formare una coerente sfocatura dei colori.
Cerco anche di conferire alla mia musica delle qualità naturali, come legno, acqua, ecc. Ma non so quali parole possano essere utilizzate per descriverla. Beatport ha messo alcune mie canzoni sotto il tag “tech-house”, che ho trovato molto divertente.
La mia traccia WOUH è “chill-out” per Beatport e “hip-hop” per iTunes.
Queste parole aiutano a classificare i generi, ma fanno un cattivo servizio alla creatività perché le persone vi si attaccano come se fossero confini reali.

La musica dance è normalmente vista come un’esplosione di ritmi e beat. Stai deliberatamente remando contro?
Mi piacerebbe essere esplosivo. No, non sto remando contro alcuna corrente. Sto solo cercando di continuare a fare ciò che mi viene naturale.

Puoi descrivere le reazioni in pista da ballo quando rallenti fino a 100 o anche 70 bpm?
Nella maggior parte dei luoghi in cui ho suonato ha funzionato. A Tel Aviv la gente aveva le mani in aria durante i momenti a 70 bpm! Stessa cosa a San Francisco. Ciò mi fa credere che si possa continuare in questa direzione.

Wolf + Lamb e Circus Company, due etichette a confronto.
Wolf + Lamb è la prima label con cui abbia mai lavorato. E’ il motivo per cui chiunque conosce il mio nome.
La Circus Company mi ha contattato dopo l’uscita di The Student EP per Wolf + Lamb, e tra l’altro io sono un grande fan di dOP e Noze.
Dopo 3 anni, W + L e Circus Company sono la mia famiglia, e al momento le uniche due etichette con cui sono interessato a lavorare.

Quando hai avuto l’idea di avviare una tua etichetta e perché? Come sta andando la Clown & Sunset?
Quando ho realizzato di avere più di 100 tracce che né W + L né Circus avrebbero pubblicato. Ho pensato che fosse il momento di farlo io stesso. Clown & Sunset sta andando benissimo, la raccolta Inès è andata esaurita in sole due settimane. La strada che ho intenzione di percorrere per imballare musica nel 2011 è da matti!

Il titolo Space is Only Noise ha un significato particolare?
Sì, naturalmente. Ha molto a che fare con la copertina dell’album, che mi vede tra Berlino Est e Ovest nel 1990. Sono in questo spazio intermezzo.
E’ come il concetto di rumore, nel quale si concentra contemporaneamente il tutto e il niente.

Che legami ha questo tuo primo album con la musica hip-hop?
Io amo l’hip hop, ci sono cresciuto. Sono sempre stato influenzato da Dilla, Madlib e altri.

Stai cercando di sperimentare di più con la tua voce (Keep Me There ecc.)?
Più invecchio e più mi sento a mio agio con la mia voce, anche se è molto difficile ed è uno sforzo continuo.

Come sei arrivato ai due brani più ritmati, Space is Only Noise if You Can See e Variations?
Credo di aver iniziato Variations su un treno e di aver completato il brano con l’aggiunta di un beat poco prima che l’album fosse pronto. Space is Only Noise if You Can See, invece, è stato fatto al ritorno dal mio primo tour, in cui ho cominciato ad ascoltare i New Order.

Fai ancora registrazioni sul campo?
Sì, ma meno di prima.
Ora sono più interessato a creare da me i suoni.

Stai crescendo in fretta e la laurea si avvicina. Dopo The Student possiamo aspettarci un EP The Teacher?
Haha, forse!

Come sei entrato in contatto con Nikita Quasim e Soul Keita? Con quali artisti vorresti lavorare nel prossimo futuro?
Ho incontrato Nikita e Soul al confine tra Stati Uniti e Messico durante una gita scolastica.
Per ora sono i miei unici possibili collaboratori per il futuro.

Cosa ne pensi di James Blake, Francesco Tristano, Thievery Corporation?
Preferisco non rispondere a questa domanda.

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  1. [...] per Elita Sunday Park. Nel frattempo, per conoscerlo un po’ più da vicino, vi riproponiamo qui l’intervista che gli abbiamo fatto lo scorso [...]