Clicky

David Michôd

David Michôd ha 38 anni ed è il regista di “Animal Kingdom”, film più che amato da queste parti (anzi, personalmente il più amato di questo 2010 appena concluso). Inutile dire l’onore e il piacere provato ad intervistare David, in una telefonica Italia-Australia, in concomitanza con l’uscita italiana del dvd del film. Io emozionatissima, lui un po’ meno dopo la marea di interviste già fatte, ma gentilissimo e simpatico, con ancora la paura di dire qualcosa di sbagliato ai giornalisti. David, che con “Animal Kingdom” ha firmato la sua opera prima (lungometraggio), è già un caso, visto che è raro vedere un esordiente australiano che arriva addirittura a camminare sul tappeto rosso durante la notte degli Academy Awards, grazie alla candidatura di Jackie Weaver come Miglior Attrice Non Protagonista. Sembra che la domanda che gli facciano di più sia quella sui suoi progetti futuri – possiamo capire perché, tant’è che pure noi non ci siamo esentati curiosi -, ma al momento preferisce non proferirne parola.

Ciao David! E’ un piacere parlare con te. Quanti anni hai?
Ciao! 38

Quante interviste hai già fatto in questi giorni?
In tutta la mia vita mi avranno intervistato circa dieci volte prima di Animal Kingdom, ma da Gennaio, dopo la presentazione al Sundance Film Festival, circa settecento.

Descriviti in poche parole.
Mmmh. Ah ah. Questa è una buona domanda, mi piace. Lasciamici pensare… Penso di essere un tipo simpatico e all’antica.

Perché hai scelto di fare lo scrittore-il regista?
Posso dirti il motivo per cui sono entrambe le cose, non solo uno… Fin da quando ero piccolo avevo una vivida immaginazione e mi piaceva molto scrivere storie, mi piaceva essere un osservatore, quel periodo del processo quando sono da solo, nella mia stanza, sognando e pensando alla vita e trasformando questi miei pensieri in storie; ma poi stare da solo mi faceva impazzire e ho iniziato ad amare il fatto di stare con le persone, ed è questo che mi piace dell’essere regista: mi piace essere circondato da persone e costruire quella socialità intensa che è dirigere un film.

Qual è il ricordo migliore di quando eri un bambino e andavi al cinema?
Il mio primo ricordo mi viene da Star Wars, il secondo film che ho visto e ha completamente sconvolto la mia mente di bambino di 5 anni. In quel periodo ero ossessionato da Star Wars. Sapevo a memoria ogni dialogo e li recitavo a scuola con i miei amici. È stata in questo senso la mia prima esperienza memorabile che riguardasse il cinema. Un’altra che mi viene in mente è di quando ho guardato Grease 2, avrò avuto 10 anni. Ero pazzamente innamorato di Michelle Pfeiffer.

Quante delle tue esperienze personali ci sono in Animal Kingdom?
Direi abbastanza. Cioè, non sono nato in una famiglia di criminali o cresciuto come un ladro o uno spacciatore di droga. Animal Kingdom è il risultato della mia osservazione della mia famiglia, di quella di altri, di amici, di ex-fidanzate… Insomma ho raccolto un po’ di queste diverse esperienze e le ho inserite in questo pericoloso e nascosto contesto di criminalità.

Ho letto che Animal Kingdom racconta la Melbourne degli anni ottanta. Puoi raccontarmi qualcosa a proposito?
Beh sì ho scelto di ambientarlo negli anni ’80 perché sono sicuramente molto affascinato da quel periodo, dall’attività di queste gang di criminali. Credo che quel che stava accadendo a Melbourne fosse in qualche modo simile a ciò che avveniva, magari in forme diverse, anche in altre parti del mondo. Ad ogni modo… Negli anni ’80 in Australia, le rapine a mano armata e il traffico di droga erano i principali interessi delle bande criminali. Poi con la fine degli anni ’80 le rapine a mano armata hanno iniziato a diminuire, in parte per l’evolversi delle misure di sicurezza e delle tecnologie, e in parte perché è cambiato il modo in cui la gente effettua i pagamenti. Adesso le persone non si portano più dietro grosse somme di denaro contante.
A Melbourne la situazione in quegli anni era davvero particolare, perché questa guerra continua che andava avanti tra bande criminali e polizia era molto intensa, più che nelle altre parti dell’Australia. Tutto questo è culminato in un evento che si può vedere in Animal Kingdom: la vendetta a sangue freddo, indistinta, con l’uccisione di alcuni giovani poliziotti da parte di una banda criminale. E quando è accaduto è stato davvero una cosa importante, un attacco netto all’establishment che ha scioccato Melbourne. La polizia era così arrabbiata. Da quel momento, alla metà degli anni ’90 fino ai giorni nostri c’è stata una continua guerra di territorio tra le gang per spaccio di droga.

Ho letto che hai scritto il film in otto anni. La cosa che più mi ha impressionato è l’ansia che la storia trasmette. Come ci hai lavorato in sceneggiatura?
E’ divertente, quando ho iniziato a scrivere Animal Kingdom non sapevo davvero con cosa avessi a che fare, avevo appena finito la scuola.. e non sapevo come scrivere una sceneggiatura.
Quindi ho semplicemente iniziato a scrivere e la prima difficoltà stava nel fatto che non c’era il senso di una struttura per la storia o del dramma. Ho solo iniziato a scrivere… Ma quando la mia scrittura è migliorata, maturata, ho iniziato a lavorare su cosa volessi raccontare…
Fare un film su una banda in declino.

Mi sembra che nel tuo film i personaggi femminili siano più forti e decisi di quelli maschili, anche se sono tutti personaggi secondari (fatta eccezione per quello della madre). Qual è il motivo di questa scelta?
Penso di essere d’accordo. Quello che penso è che i personaggi femminili siano molto più consapevoli di come il pericolo non sia una stupidaggine. Gli uomini della storia sono come spinti dall’ego e dal testosterone, mentre sembra che le donne siano la voce della ragione dietro di loro, come per evidenziare che le vite di questi uomini sono insostenibili e che lo fanno solo per scalare vari gradi di successo. Sono due mondi diversi. La mamma della ragazza, che non ha nessun tipo di controllo su questo mondo, non ne fa parte, comunque vede molto chiaramente che è pericoloso, così come la moglie di Joel può vedere distintamente che la vita che stanno conducendo avrà un finale negativo. Poi, ovviamente, la donna più forte è quella interpretata da Jackie Weaver, ma la sua è una paura diversa da quella degli altri personaggi femminili. Nonostante questo però, anche il carattere più ingenuo nel film è quello di una donna, cioè quello della ragazza di J – così come lo è J -, che invece non ha idea in che cosa si sta cacciando.

Ti saresti mai aspettato la nomination agli Academy Awards per Jacki Weaver?
Ah ah, no. Ma quando fai un film in Australia non ti aspetti mai un premio. Attori australiani vengono nominati all’Oscar, ma di solito, anzi sempre, quando recitano in film americani… L’ultima volta che c’è stata una nomination per un attore in film australiani è stata per Geoffrey Rush in Shine (negli anni novanta). E’ una cosa inusuale, perciò non me l’aspettavo proprio e puoi immaginarti la mia eccitazione.

Andrai con lei alla cerimonia?
Sì, penso di sì… Jacki è tornata proprio oggi dall’America e dice che è andato tutto bene. Quando avrò finito di parlare con te, andrò da lei a guardare la tv e ad ubriacarci.

Cos’hai imparato sulle pistole lavorando ad Animal Kingdom?
Questa è una domanda originale. In Australia non abbiamo armerie disponibili… Normalmente la gente qui non è a contatto con le pistole. Non ho mai tenuto una pistola in mano o sparato; quando incominci ad avere a che fare con le armi, la cosa può diventare abbastanza intossicante. Mi ricordo che un responsabile delle armi è venuto sul set per farmi vedere le pistole che i personaggi avrebbero usato, mi sono fermato a parlare con lui che poi mi ha portato fuori e ha aperto il baule della sua macchina dove c’erano solo pistole e c’era qualcosa di esilarante in tutto questo.
All’inizio ho pensato “Cosa vuol dire che sono così affascinato dalle pistole? Cosa significa questo della mia personalità? C’è qualcosa in me che è attratto dalla violenza?”, ma poi ho realizzato che no, questo tipo di violenza rivolta verso le persone, per me esiste solo nei film. Quindi, quando questo responsabile delle armi ha aperto il suo baule e mi ha fatto vedere le pistole, io stavo guardando al cinema, ai potenti props cinematografici e c’era davvero qualcosa di incredibile in questo.

Che sensazioni hai provato la prima volta che hai visto il tuo film al cinema? Qual è la cosa che più ti spaventava prima della proiezione?
Mentre montavamo il film, lo facevamo vedere di continuo ad amici, altri registi o persone che semplicemnte sapevamo dovessero vederlo per darci una loro opinione. Odiavo questa cosa ogni volta: farlo vedere mentre lo stavamo montando era davvero orribile. Ma ogni volta la gente mi diceva che lo apprezzava e mi dava consigli su cosa elaborare, su cosa avrei dovuto cambiare, ma tutti mi dicevano di amarlo. Poi c’è stato il Sundance e lì ho fatto vedere per la prima volta il film ad un pubblico di sconosciuti e quella proiezione è stata incredibile. Ero talmente nervoso prima; lo ero principalmente perché se vai in un posto come il Sundance o qualsiasi grande prima proiezione, sei circondato da distributori, agenti, responsabili che ti innervosiscono. Tutto questo stress non ha nulla a che fare col film… Ma quando la proiezione è iniziata e mi sono accorto che stavo guardando il mio film, davanti a un vero pubblico, per la prima volta… Ho iniziato a piangere quando ho visto il titolo del film perché ci ho lavorato così a lungo… Finalmente ero riuscito ad arrivare lì, al Sundance e stavo guardando il mio film.

Che progetti hai per il futuro?
Ah ah, sto ridendo perché questa è la prima domanda che mi fai alla quale ho già risposto in altre interviste. Sto parlando molto di nuovi progetti ma non c’è ancora niente di definitivo.

Se la tua vita fosse un’immagine quale useresti per la tua?
Un’ immagine di un uomo che combatte solo.

Chi ti piacerebbe intervistare se facessi il mio lavoro per un giorno? Perché?
Non saprei… Credo John Frusciante o Harmony Korine…

Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista?
Harmony Korine.

Una cosa che ti piacerebbe fare, ma non hai il talento per farla?
Trovare dell’erba.

Una domanda che nessuno ti ha fatto ma alla quale ti piacerebbe rispondere?
Secondo te come dovrebbero comportarsi le persone?

E la risposta sarebbe?
Con compassione.

Grazie del tuo tempo!
No problem. E’ stato un piacere!

 

Lascia un Commento