
Sento parlare di Lassi Lehto, in arte Jimi Tenor, più o meno da quando consumo musica morbosamente.
Attivo da oltre vent’anni questo musicista finlandese si è sempre mosso in un mondo tutto suo passando dall’industrial al jazz psichedelico fino ad abbracciare, di recente, la musica africana culminata con le collaborazioni con il grande Tony Allen e con il gruppo Kabu Kabu che lo accompagna di recente. Difficile paragonarlo ad altri e inserirlo in un determinato contesto o scena, anche per via dei suoi “hobbies” paralleli e del suo look retro, potremmo considerare il signor Tenor una specie di marziano, specie in mezzo al festoso pubblico del Sonar.
Ho letto che tu hai vissuto tra New York, Londra, Berlino e Barcellona anche… Vivi ancora qui?
No, sono tornato in Finlandia da circa cinque anni. Ma qui si vive davvero bene.
A quante edizioni del Sonar hai partecipato?
Questa dovrebbe essere la seconda.
Ho anche suonato con mia moglie e la sua band, The Soul Investigators, tre o quattro anni fa.
A che età hai cominciato a fare musica?
Attorno ai diciotto anni.
Che strumento suonavi allora?
Ho iniziato con le tastiere, ma mi sono sempre servito anche di drum machines, vecchi sequencer e cose del genere.
Non ho mai lavorato unicamente con strumenti acustici li ho sempre integrati con apparecchiature elettroniche.
Ho letto che costruisci anche strumenti…
Ne ho costruiti diversi. Sono ormai tre o quattro anni che lavoro a una specie di flauto. Uno strumento acustico che si serve dell’elettricità per la meccanica.
Come mai? Sei alla ricerca di qualche suono particolare che nessuno strumento ti può garantire?
Si… Persino con degli strumenti molto primitivi puoi scrivere delle canzoni.
Sono semplici e con possibilità molto limitate ma a volte basta davvero poco. Pensa invece a quegli strumenti giapponesi super tecnologici e alla varietà di soluzioni che offrono. Alla fine è troppo.
Hai cominciato a suonare negli anni ottanta, quindi sono quasi trent’anni che sei in giro; puoi indicarmi dei nomi rappresentativi di artisti che ti hanno influenzato per ognuna di queste tre decadi?
Negli anni ottanta ero presissimo dai Talking Heads, negli anni novanta ho ascoltato molto soul, Isaac Hayes e cose del genere. Alla fine del decennio sono passato alla musica hippie jazz come Pharoah Sanders…
Anche Sun Ra.
Sono andato a vederlo un paio di volte a New York: una gran cosa…
Ultimamente ho ascoltato molta musica africana, materiale abbastanza raro e interessante. Compilation trovate chissà dove: Africa anni cinquanta e sessanta, hi-life… Cose del genere.
Fra gli artisti di oggi c’è qualcuno che trovi particolarmente innovativo?
Direi DJ Crash. Sono andato a vederlo un paio di giorni fa in Grecia perché suonavamo la stessa sera. Mi piacciono anche molto i Boredoms.
Sono entrambi artisti giapponesi ma non vuol dire che sia fissato coi Giappone…
Com’è nata la collaborazione con Kabu Kabu?
Stavo cercando qualcuno che potesse suonare la batteria in un mio pezzo, volevo qualcosa di latino o africano… Ho visto che c’era Tony Allen in Europa e ho provato a coinvolgere lui.
Sfortunatamente era troppo impegnato, un amico mi ha suggerito questo gruppo, Kabu Kabu, che faceva musica afro a Berlino..
Ho letto che fai anche il fotografo, hai diretto un corto e anche disegnato vestiti… Oltre ovviamente all’invenzione di strumenti musicali…
Sono tutte cose che faccio come hobby. Il documentario racconta la storia di una casa discografica finlandese, la Sähkö, è bello ma è vecchissimo, risale al 1995.
Da allora non ho più fatto niente, sono stato troppo impegnato con la musica.
Per i vestiti vale lo stesso discorso: ho dovuto smettere perché non avevo tempo.
Avevo un paio di buone idee, ma a parte queste non avevo molto altro…
Ed è stato meglio fermarsi! (ride)
Se uno è creativo in una disciplina può esserlo anche in altre?
Basta avere una buona idea, il giusto progetto…
L’aspetto tecnico è facile, passa in secondo piano.
Se qualcuno, ad esempio un architetto, vuole fare musica non ci vedo niente di male, può fare qualcosa di interessante.
Ciò non significa però che possa essere chiamato un musicista…
Ti pice cucinare?
Si, si. Tantissimo.
Qual è il tuo piatto preferito?
Ultimamente mi sto cimentando con il pane.
Mi hanno regalato una radice centenaria davvero particolare che uso per fare del pane delizioso.
Quest’idea della Strut di mettere insieme un artista moderno con qualcuno di classico (la serie Inspiration Information) è molto interessante… Tu hai partecipato proprio in coppia con Tony Allen…
E’ molto faticoso trovare due persone lontane, ma allo stesso tempo vicine.
Credo che abbiano avuto qualche difficoltà con alcune collaborazioni perché persone diverse hanno metodi di lavoro diversi.
Lavorare con Tony è stata un’esperienza grandiosa e non sarebbe stato possibile probabilmente senza la Strut.
L’ultima volta che sono stato in Finlandia ho conosciuto dei ragazzi di Helsinki appassionati di Italo Disco, conosci questo genere? Ti piace?
Ricordo dei nastri, alcuni samples… Brani con titoli come: “uno”, “due”…
Le cose che ho sentito io erano pessime.
In Finlandia le persone si esaltano per qualsiasi tipo di idea o cosa…
Ero a Shanghai e molti ragazzi impazzivano per il dubstep, quello mi piace, ma la italo disco proprio no.
Hai una canzone dell’estate, qualcosa che stai ascoltando spesso negli ultimi giorni?
Io no, ma mia moglie e i miei figli continuano a cantare la nuova canzone di Lady Gaga, Alejandro… “Ale Ale Ale Alejandrooo”…. (ride di gusto)
Dio! Voglio dire, Lady Gaga fa una musica di merda, però è un’artista interessante, una grande performer.
Ma la sua canzoni potrebbero essere benissimo dei successi disco dell’Europa dell’est …Terribile.







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