
Ceo è il nuovo progetto di Eric Berglund, metà dei The Tough Alliance, duo svedese ormai da tempo in cima alle nostre preferenze. Qualche mese fa il gruppo di Goteborg, che non è mai uscito dallo status di band di culto, ha annunciato a sorpresa lo scioglimento, nonostante le voci di un disco imminente. Poi un paio di settimane più tardi è arrivata una notizia altrettanto inattesa: niente più TTA ma un disco solista di Eric, intitolato White Magic. La naturale evoluzione di un percorso di vita che Berglund fa addirittura risalire all’infanzia. Un album prezioso, sofferto e molto personale, frutto di dolore e trascendenza. Un sacco di carne al fuoco insomma. Così lo abbiamo raggiunto via mail per farci raccontare di tutti questi stravolgimenti e lui si è messo a nudo, chiedendoci però di non tagliare o editare nulla delle sue parole. L’onestà prima di tutto.
Eravamo in attesa di un nuovo album dei The Tough Alliance. Poi improvvisamente è arrivata la notizia del vostro scioglimento e del tuo album solista a nome ceo. Cosa è successo?
Ceo è il nuovo capitolo di un’avventura che ho intrapreso da giovane, e che per un po’ hai conosciuto con il nome The Tough Alliance. E’ un’evoluzione naturale di quella storia. Un viaggio, lontano dalla paura, dall’incompletezza e dell’alienazione, verso un luogo in cui tutto ha un senso, dove si può finalmente vivere e non sopravvivere. Un viaggio verso la vita reale. All’inizio avevo solo un vago sentore di cosa si trattasse: la sensazione di un qualcosa di promettente e stupendo. Non importa quanto fossero brevi quegli istanti di lucidità, quelle intuizioni mi hanno permesso di superare anche i periodi più bui. Soprattutto quando ero un ragazzino, e nessuno intorno a me sembrava percepirlo o preoccuparsene. Erano dei momenti magici, che mi toglievano il fiato, facendomi andare avanti. Ceo è tutto questo, come prima i TTA: il tentativo di capire, almeno in parte, il mio legame con questa esistenza, con la sua realtà, lasciandomi accarezzare da essa. Per raggiungere quella posizione ho smesso di sognare a occhi aperti, di respingere le mie paure e ho deciso di affrontare finalmente me stesso, rimanendo da solo. Durante questa fase ho capito che la mia relazione con Henning doveva cambiare radicalmente, perché ormai era troppo infetta e complicata. Quel tipo di trascendenza sembrava impossibile da condividere con un’altra persona, così abbiamo deciso di separarci e prendere strade diverse, almeno per il momento. Era la scelta più sana e costruttiva, l’unica via d’uscita.
Quindi vi siete separati? Non ascolteremo più un nuovo album dei The Tough Alliance. Quell’esperienza è definitivamente conclusa?
Sono domande che io stesso non mi sono ancora fatto, non dovresti fartele neanche tu. L’unica cosa che conta è ora. Dovevamo cambiare per andare avanti. Chissà cosa accadrà domani? Non abbiamo sentito il bisogno di prendere una decisione definitiva. Perché avremmo dovuto? Come potremmo? I TTA vivranno per sempre. Se io e Henning faremo di nuovo qualcosa insieme non potrà più essere legata ai The Tough Alliance, dovrà essere un progetto del tutto nuovo, da sviluppare come individui separati e non un’illusoria unità.
E’ vero che molte delle canzoni di White Magic erano destinate al disco dei TTA?
Sì, le ho scritte per un gruppo che allora chiamavo TTA 3.0. E’ un argomento molto delicato. Non mi è mai importato con chi avrei collaborato o che nome avrebbe avuto il progetto, White Magic era nella mia testa già da molti anni. Ho fatto qualunque cosa per inseguire quella visione e realizzarla. Dentro di me era già tutto chiaro. Questo disco rappresenta l’inizio di una nuova fase, sia nella mia vita privata che in quella pubblica, iniziata con il primo disco dei TTA. White Magic è un passo importante, sotto moltissimi aspetti.
Hai composto tutti i brani da solo quindi?
Sì, tranne White Magic, che ho scritto con Henning, e Oh God Oh Dear, con Kendal Johansson, che ha anche co-prodotto il disco.
Perché hai deciso di chiamarlo White Magic?
E’ tutto ciò che provo e ho sempre desiderato provare, dove voglio essere. La vita reale.
Mi racconti come sono nate le canzoni da un punto di vista più tecnico. Che tipo di equipaggiamento e software hai usato? Quali sono state le differenze in studio rispetto agli album con Henning?
Potrà sembrarti presuntuoso o snob ma ho bisogno di risponderti nella maniera più onesta possibile: la mia arte è un’emozione a tutto tondo, non mi va di parlarne in termini tecnici, di frammentarla, banalizzandola, perché gran parte del senso andrebbe perduto. In più mi annoia tremendamente parlare di queste cose. E non voglio incoraggiare il desiderio distruttivo della gente di analizzare ciò che considero un’opera d’arte come si trattasse semplicemente di musica, di cui poter conversare superficialmente. Invece di sentirla nel profondo, per davvero, come l’espressione di una vita, di un’anima, della natura peculiare di un individuo. Non sono solo suoni, immagini e qualsiasi altra nozione che la mente può facilmente afferrare.
Il pubblico vuole rendere le cose semplici, limitarle, per comprenderle senza mettersi in gioco, perché è stato abituato così. E’ decisamente più facile fare delle domande a cui dare risposte tangibili, piuttosto che accettare la vita per ciò che è. C’è qualcosa al di là della nostra mente, della nostra percezione. Dobbiamo accettarlo e superare il concetto di realtà come una semplice concatenazione di fatti. Ci sono così tante cose interessanti di cui parlare invece che di software.
Hai collaborato con qualcuno in White Magic?
No, a parte Elin dei jj che canta qualche strofa su una canzone.
Chi e che cosa ha influenzato il processo di scrittura e registrazione del disco?
Lilacs, Charlotte Casiraghi, Lil’ Wayne, l’oceano, Mourinho, il canto degli uccelli, camminare al mattino, il mio amico Joakim, ascoltare Kendal al pianoforte, giocare a tennis, i caprioli, Armand De Brignac, Loro Piana, gli assolo di Slash, la Traviata. Più di ogni altra cosa però un senso di assenza e di purezza.
Perché hai scelto il nome ceo. Qual è il suo significato?
Ceo sta per Chief Executive Officer, un termine che ha molti significati diversi per me, su piani differenti. Fondamentalmente suona bene e mi piace la sua resa dal punto di vista grafico. Il nome mi è apparso in un momento che definirei epico della mia vita. Un giorno ero confuso e sono andato su una scogliera, di fronte all’oceano. C’era una tempesta e le onde erano alte e minacciose. Ricordo vividamente la sensazione di paura. Poi all’improvviso una parte del cielo si è schiarita, le nuvole si sono dissolte, e sono apparsi degli angelici raggi di sole. Stavo ascoltando Lakmé di Léo Delibes. E tutto è diventato chiaro. Ero ceo.
Quali credi siano le principali differenze tra White Magic e i tuoi album precedenti con i The Tough Alliance?
White Magic è più organico, più sensibile e ricco di sfumature.
Che traguardo volevi raggiungere con questo lavoro?
Come sempre, attraversare ed esprimere ciò che sento, quello che ho dentro. E’ un processo estenuante ma credo di non esserci mai andato così vicino.
Cosa ascoltavi durante le registrazioni?
I Cocteau Twins, Young Money e un sacco di musica classica.
Anche in questo disco ci sono moltissimi sample ritmici e vocali, li troviamo in Illuminata, Oh God, Oh Dear, No mercy e Come With Me. Mi aiuti a riconoscerne qualcuno?
Ah, ah, ah… Perché essere ossessionati da queste cose? Mettiamole da parte. Balliamo invece, lasciamoci trasportare dal turbinio della vita, trascuriamo i fatti che la mente può facilmente riconoscere.
Come decidi se un sample vale la pena di essere “rubato”?
Un sample non può essere rubato perché niente appartiene a nessuno. Tutto è di tutti. Senza capire questo semplice concetto non si può vivere appieno, non c’è alcuna gioia.
Den blomstertid nu kommer è una canzone in svedese, una novità per quanto ti riguarda. Perché questa decisione? Di cosa parla?
E’ un inno tradizionale che si canta l’ultimo giorno di scuola prima dell’estate. Quella canzone significa tutto per me, lo dico davvero. Ogni suo atomo è perfetto. Esprime esattamente dove si trova ceo in questo momento. “Il tempo della fioritura è arrivato, bambina…” (ndr. Citazione del titolo del brano). Dovevo registrarla, lo sentivo nel profondo. Non potevo fare altrimenti. Quei versi sono i più belli che abbia mai sentito. Non avrei saputo tradurli in inglese senza perdere tutte le sfumature, in più avrei distorto la metrica e le sue rime. Dovevo cantarlo in svedese.
Cosa accadrà alla Sincerely Yours, l’etichetta creata da te e Henning, adesso che avete preso strade diverse?
Continuerà a evolversi. Credo di averla praticamente gestita sempre da solo. Non ho notato alcuna differenza sinora. Adesso mi danno una mano i miei genitori e Joakim (ndr. Joakim Benon dei jj).
Rimanendo in tema, hai in testa qualche casa discografica come modello di riferimento?
No, non so niente di case discografiche e non considero la Sincerely Yours una di queste.
Spesso però viene accostata alla Factory Records, non tanto per la proposta musicale, quanto per la forte personalità estetica. Cosa ne pensi del paragone?
L’ho già sentito almeno 22 volte, quindi immagino abbia una sua rilevanza.
E’ vero che Henning era il responsabile dei suoni nei TTA?
Sì, ed è molto bravo in ciò che fa. Il più delle volte però ero io ad avere la visione iniziale. Sapevo esattamente il tipo di suono da ottenere ma non ero capace di realizzarlo tecnicamente. Imparerò, anche se ci vuole così tanto tempo. Non voglio stare seduto al chiuso, davanti a un computer, tutto il tempo, quando si può essere in mezzo alla natura o con i tuoi amici, o tutte due le cose insieme.
White Magic però suona ancora come un album dei TTA…
Forse perché l’ho scritto io?
Quante canzoni tu e Henning avete composto e mai pubblicato?
Nessuna.
Vi parlate ancora? Quando è stata l’ultima volta che lo hai incontrato?
L’ultima volta che ho visto Henning è stata durante una partita di calcio, abbiamo solo parlato di tattica, ah ah ah. La nostra amicizia è a rischio da molto tempo, è stato tutto così frustrante. Oggi si è molto affievolita ma va bene così, sono molto più felice e spero lo sia anche lui. Siamo rimasti compagni di squadra quando giochiamo. Non siamo nemici, ci siamo solo allontanati. E’ tutto più sano.
Con che musica sei cresciuto? C’è qualche band o artista che ha cambiato la tua vita?
Quando ero bambino ascoltavo qualsiasi cosa mia sorella ascoltasse, varie hit da classifica e i The Cure. E adoravo la colonna sonora di Top Gun. Più tardi invece, tra i dodici e i sedici anni, chi ha davvero scosso il mio mondo sono stati i Wu Tang Clan, i Guns n’Roses, Broder Daniel, i Daft Punk, gli NWA e i Manic Street Preachers.
Avevi qualche poster nella tua cameretta quando eri un teenager?
Sì, quelli di Kurt Cobain e Michael Jordan. Erano i miei eroi.
Come si chiama la tua prima ragazza? Parlate ancora?
Ah, ah, ah. Ma che domanda è? Il suo nome è Stéphanie di Monaco, avevo cinque anni e un sacco di sogni. E lì che è nata la mia ossessione per la bellezza. Non parliamo più. A un certo punto si è persa e io ho proseguito per la mia strada. Guardala ora: rappresenta ciò che questa società è in grado di fare quando non ti guardi le spalle e non metti in discussione il mondo intorno a te.
Qualche mese fa sei stato in tour in Italia con i jj. Come è andata?
E’ stata una corsa sulle montagne russe ma, proprio per questo, un’esperienza fantastica. A Roma mi hanno lasciato indietro e mi sono perso. Abbiamo tutti smarrito i cellulari e Elin, come me, anche il passaporto. Io e Joakim abbiamo comprato quei raggi laser dalla luce verde ed eravamo eccitatissimi.
Il momento più bello del tour?
Io e Joakim a nuotare, mangiare ciliegie e bere Prosecco sul Lago Di Garda.
Ti è piaciuto suonare a Milano?
Moltissimo. In cabina dj ho avuto a fianco una delle più belle ragazze che abbia mai visto ma non mi sono osato parlarle, ero troppo timido per dirle qualcosa.
E Torino invece?
Tutto molto bello ma ero troppo preoccupato per la storia del passaporto.
Cosa ti piace suonare quando fai il dj?
La musica che amo: qualunque cosa, dagli Abba a Gucci Mane, passando per Jorge Ben, Benni Benassi e i Guns N’ Roses.
Che musica ascolti invece in questi giorni?
Più che altro hip-hop, le canzoni che mi passano i miei amici e qualche vecchio disco. Non leggo i giornali, non guardo la tv, non vado su internet. Tutto quello che ascolto arriva attraverso i miei amici. Se sono loro a suggerirmi qualcosa vuol dire che vale la pena ascoltarla, altrimenti no.
Cosa pensi degli Studio e della loro etichetta, la Information? Sono di Goteborg come te, siete amici? Avete mai pensato di collaborare?
Dan (ndr. Lissvik, metà degli Studio) è uno dei miei migliori amici. Ne abbiamo parlato per un po’, soprattutto quando abbiamo iniziato le nostre rispettive etichette, ma non è mai successo. Forse è meglio così, siamo due visionari e le nostre visioni sono troppo forti e molto diverse. E’ una cosa bellissima ma non avrebbe funzionato.
Siete in competizione?
Nell’arte non c’è competizione. Anche se siamo entrambi molto competitivi. Quando facciamo sport insieme le cose si fanno sempre un po’ spiacevoli.
Hai ascoltato il nuovo disco di Robyn? Cosa ne pensi?
Nessuno dei miei amici me lo ha ancora passato, quindi…
Ti è piaciuto l’ultimo album di Taken By Trees. Tu e Victoria eravate fidanzati. Siete ancora in contatto?
Me lo ha spedito Victoria. E’ prodotto molto bene ma melodicamente lo trovo noioso. No, non parliamo più. Forse un giorno ci riavvicineremo…
Sei innamorato?
Sempre, sono innamorato della vita e di tutto ciò che essa comporta. Ragazze, ragazzi, fiori, musica… Sebbene non credo in quella cosa che la gente normalmente definisce amore. E’ un’illusione prodotta da noi stessi per non fare in conti con la paura e un profondo senso d’incompletezza.
C’è qualche artista in particolare con cui senti di condividere la stessa visione?
No, anche se Joakim dei jj è molto vicino.
Qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare?
No, non direi, mi piace fare le cose da solo. Dovessi proprio fare dei nomi: Benni Benassi o Dr.Dre.
Con quale artista femminile vorresti duettare?
Soltanto una persona, Rihanna.
Qual è l’idea dietro al video di Come with me?
Parla di una guerra interiore che mi affligge da quando sono bambino e della sua fine. Una guerra che è iniziata per colpa di alcune cose terribili che mi sono capitate da piccolo e che non sono stato in grado di fare emergere nella realtà che mi circondava. Così le ho seppellite profondamente nel subconscio sino a quando non sono riemerse poco tempo fa. Questo da un lato mi ha trasformato in un bambino terrorizzato, timido, solitario e sensibile, in cerca di purezza e amore. Dall’altro invece si è scatenata una forza altrettanto potente e disperata per gestire e rilasciare quella paura, una forza che non chiedeva altro che caos e che mi ha fatto fare un sacco di cose malate, mettendo me stesso e le persone che mi circondavano in pericolo. La paura, a volte, produce un desiderio di autodistruzione così forte che tutto intorno si fa sfocato, limitandoti ad agire per sopravvivere. Sono convinto comunque che questa guerra stia finendo da quando ho imparato a riconoscere quegli impeti. Ora si presentano sempre più di rado. Anche se quando si riaffacciano sono incontrollabili e violenti ma durano meno. Sono fermamente convinto che spariranno, prima o poi.
Ho toccato con mano il significato della vita. Sono stato nel tunnel e visto oltre. So cosa mi aspetta, non ho più paura, non ci sono demoni che mi faranno dubitare di nuovo. Era fondamentale esprimere tutto questo in quel video, soprattutto dopo il crollo di tutti i sogni che avevo con i The Tough Alliance. Quei sogni mi tenevano in vita, erano come un ossatura per affrontare la realtà ma sono svaniti. Oggi sono da solo e non devo più sognare per affrontare la realtà, è sufficiente viverla.
Lo so che posso sembrare il più grande stronzo, presuntuoso, fuori di testa del pianeta dicendo queste cose. Ma penso che sia indispensabile mettersi in discussione e interrogare se stessi per vivere appieno questa esistenza e superare ogni sofferenza. Non avevo alternative. O seguivo questa strada o mi sarei ucciso. Per raggiungere le altre persone e comunicare qualcosa di importante bisogna essere il più onesti possibili, non importa quanto siano personali le cose che raccontiamo o facciamo, non bisogna vergognarsi. Anche se un po’ lo sto facendo ora…
Hai in programma di girare altri video? Con chi lavorerai?
Sì continuerò a lavorare con il mio carissimo amico Marcus Soderlund, come sempre. Ha così tanto talento e ogni volta è in grado di comprendere e rispettare le mie visioni.
Il prossimo singolo?
Non so, tu quale suggerisci?
Cosa mi dici del trailer che hai fatto per lanciare il progetto ceo? Dove sono state scattate tutte quelle fotografie?
“Sono stato dappertutto nel tuo mondo, sono rimbalzato su ogni orizzonte” (ndr. Un estratto del testo di White Magic). Volevo solo fotografare ciò che la mia vita è stata sinora. Sino a poco tempo fa. Correre, nascondersi, tremare, implodere, esplodere, pregare. Poi all’improvviso ho toccato con mano la realtà, capovolgendo tutto e affrontando di petto le situazioni che mi hanno fatto fuggire per tutto questo tempo. Quelle paure e quelle resistenze però mi hanno condotto alla verità. Ho la sensazione che ci siano così tante persone che stanno scappando nel mondo, senza nemmeno saperlo. La strada che porta alla gioia, alla calma e all’armonia si trova nella comprensione della fuga.
Ci sono novità in casa Sincerely Yours? Nuovi progetti in uscita?
Sì ma ne verrai a conoscenza al momento opportuno. La gente vuole conoscere il futuro, in maniera maniacale, come se non ci fossero già abbastanza cose nel presente. Lo so perché ci sono già passato. E mi distruggeva.
Ci si proietta in avanti perché si è incapaci di affrontare la realtà. E’ così doloroso. La tua anima forse può trovare un po’ di sollievo nel futuro ma il tuo cuore può solo vivere nel presente. Proviamo a rimanere qui, ora. Ci divertiremmo molto di più!
Adoro il singolo di debutto di Kendal Johansson (Blue Moon, una cover dei Big Star) ma, come al solito, si sa pochissimo dei vostri nuovi artisti in catalogo. Mi dai qualche informazione in più?
E’ la persona più sensibile che abbia mai visto o conosciuto, ha un talento immenso. Vive, come me, in un mondo tutto suo ed è straordinario farsi visita ogni tanto in questi luoghi immaginari. Ci siamo conosciuti grazie a un amico in comune, un paio di anni fa, anche se in realtà sembra di esserci già incontrati in un’altra dimensione, molto tempo fa.
Quanto dovremo aspettare per una nuova release degli Air France?
Probabilmente avrai loro notizie entro la fine dell’anno.
Il miglior disco del 2010 che hai ascoltato sinora?
White Magic
Hai intenzione di portare il progetto ceo dal vivo?
Non ne ho idea. Sarebbe strano pianificare un tour senza sapere cosa provo a esibirmi. Devo capire se mi oso e se mi fa sentire qualcosa in cambio, se la gente è davvero pronta per tutto questo. Io sono ceo tutto il tempo, ogni istante della mia vita, diventa solo una performance quando mi trovo di fronte una folla. Ne vale la pena? Ho bisogno di avere la sensazione che la gente sia coinvolta quanto me.
Nel caso, come porterai queste canzoni dal vivo? Avrai una band ad accompagnarti?
Non lo so ancora, ci sto pensando. Ho bisogno di una pausa, per lasciare che sia il mio cuore a dirmi cosa fare. Sono stato troppo impegnato a pensare e a lavorare di recente. Devo fermarmi un attimo ad ascoltarlo.
Sei felice?
Oggi rispetto a gran parte della mia vita direi di sì. Anche se ci sono dei demoni testardi che mi trascinano giù di tanto in tanto. Me li scrollo di dosso più facilmente comunque. La mia fede è troppo forte per essere disturbata. Essere felice non è sufficiente, voglio essere tuttuno con la vita, senza avere più la necessità di domandarmi come sto. Voglio solo fluttuare, senza pensare.












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