
Ottavo disco per Kazu Makino e i gemelli Pace. Messa da parte ogni irruenza no wave il trio newyorchese si lascia sprofondare in un nuovo universo sonoro, arredato di drum machine e sintetizzatori. Le melodie non sono mai state così limpide e malinconiche, le chitarre mai tanto languide e soffuse. Complice il capolavoro in fase di produzione del duo Van Rivers & The Subliminal Kid, già responsabile dell’esordio di Fever Ray, i Blonde Redhead raggiungono in Penny Sparkle una sintesi e una profondità di sfumature da lasciare esterrefatti, riuscendo a mutare definitivamente pelle pur rimanendo riconoscibilissimi. Il matrimonio tra la perizia elettronica del team di produttori svedesi e le canzoni ispirate del gruppo è esplosivo, quasi alchemico, mentre il tocco magico in fase di missaggio di Alan Moulder fa il resto. La voce di Kazu è costantemente in trance estatica, sensuale e distaccata, Amedeo invece ci regala uno dei brani più belli della band di New York: Will there be stars, armonica e spaziale. Un album gigantesco. (4AD)







non lo so, io me lo sono ascoltato in macchina tutto l’album un paio di volte e momenti andavo a sbattere per il sonno. I ritmi sono tutti uguali, il bpm non s’accorcia mai. E non ho trovato ancora un pezzo memorabile. Insomma, da fan baldredhead ci sono rimasto un pò deluso. Mi aspettavo più fuochi d’artificio. Però me lo compro, come tutti gli altri, giuro.