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Photographer of the Month: Hannah Davis


Hannah Davis ha 21 anni ed è un’inguaribile romantica. Il suo è un occhio giovane, ma attento, con quella trasparenza e ingenuità di ragazza cresciuta correndo nei boschi inglesi. Tre anni fa si è trasferita a Londra per seguire una strada che percorrono in molti, ma da cui non è stata ancora assorbita, non permettendo che la frenesia della grande città prevalesse sulla sua indole naturalmente dolce, sul suo candore adolescenziale, sulle sue avventure da maschiaccio.

Come ti chiami?
Mi chiamo Hannah Davis.

Da dove vieni?
Vengo da un piccolo paese (in mezzo ai boschi) a sud di Londra.

Dove vivi?
Vivo a Londra da 3 anni.

Ci campi con la fotografia?
Sfortunatamente no! Attualmente studio Belle Arti e vivo come una povera studentessa, ma sto cominciando a realizzare qualche servizio per alcune riviste, anche se penso che la maggior parte non possa ancora pagarmi…

Quanti anni hai?
Ho 21 anni.

Quanti anni ti senti?
Credo la mia età: giovane abbastanza da essere ottimista per il futuro, ma vecchia a sufficienza per sapere che ho bisogno di iniziare a lavorare davvero duramente per arrivare dove voglio nella vita.

Quando hai iniziato a fotografare e perchè?
Sono sempre stata alle prese con l’arte, sin da quando ero davvero piccola, ma non avevo mai pensato alla fotografia fino alla volta in cui mio padre mi ha dato la sua vecchia Olympus degli anni’70. Avevo circa 15 anni. Immagino sia stato in quel momento che ho realizzato quanto fosse meraviglioso usare la pellicola.

Come descriveresti il tuo modo di fotografare?
Direi che ci sono due aspetti nel mio lavoro: uno più concettuale e uno più documentaristico/autobiografico. In entrambi i casi, il mio lavoro generalmente prevede un’estetica istantanea; scatto fotografie tutti i giorni, non mi piace costruire le cose. Ho comprato recentemente una macchina 6×7 che ha un telemetro davvero leggero così, sebbene sia di formato medio, posso scattare quello che mi circonda tanto quanto con la mia normale 35 mm.

Qual è la tua “big picture”?
Cerco di fare sempre ricerca, di indagare, sulle cose che vedo. Con il mio lavoro più concettuale sono interessata alla relazione tra uomo e natura, alla nostra esperienza del sublime e al modo in cui adattiamo la natura in giardini, zoo, falsi ambienti esotici ecc.. come fosse un tentativo di usare la natura come simbolo per qualcosa di più metafisico. In un certo senso quindi, cerco di usare le fotografie in maniera allegorica. Sono anche molto interessata agli spazi, tra reale e irreale, tra conscio e inconscio. Questo é solo il mio lavoro più apparente e autobiografico, ma la mia intenzione è soprattutto quella di documentare la gente attorno a me e catturare questi banali, ma intimi, momenti che sono così transitori e così cruciali nella nostra vita di ogni giorno. Piccoli allineamenti che l’universo costruisce davanti a noi: non necessariamente dobbiamo parlare di qualcosa di soggettivo, ma forse di qualcosa più universale.

Mi racconti la storia della ragazza nella vasca?
La ragazza é la mia coinquilina, Kate. Si tinge i capelli ogni settimana, ecco perché l’acqua é così rossa. E’ un esempio di uno di quei momenti banali che con un secondo sguardo diventano  qualcosa di abbastanza fantastico o irreale. Mi piace l’ambiguità dell’immagine in cui questa vasca rossa potrebbe simboleggiare un numero di cose indefinito, ma soprattutto mi piace la poeticità dell’istantanea. Il momento poetico é un’altra cosa da cui sono affascinata.

Cosa altera le tue percezioni?
Credo che la fotografia in generale abbia definitivamente cambiato la mia percezione delle cose. C’è una frase veramente fantastica di Sasan Sontag: “l’obiettivo rende la realtà atomica, docile e opaca.” E’ una visione del mondo che nega l’interconnessione, la continuità, ma che conferisce ad ogni momento il carattere di un mistero. Qualsiasi fotografia ha molteplici significati; in effetti, riuscire a vedere qualcosa nella fotografia significa incontrare un potenziale oggetto di fascino. La vera saggezza di un’ immagine fotografica è saper esprimere: ”C’è l’apparenza”. “Ora pensa – o meglio senti, intuisci – cosa c’è oltre,come deve essere la realtà per apparire in questo modo”. Le fotografie, che di per sé non sono in grado di spiegare nulla, sono inesauribili inviti alla deduzione, alla speculazione e alla fantasia. Per di più, studiare Belle Arti ha cambiato molto le mie percezioni – mi ha fatto pensare a come guardare qualcosa e pensare a cosa catturare come fotografa per fare davvero la differenza. Specialmente in rapporto a molte fotografie in internet.

Segui qualche regola? Se sì quali?
Sperimento spesso con la pellicola: ti spinge realmente a considerare ciò che stai fotografando e ti fa apprezzare di più ciò che stai facendo perchè è qualcosa che non va sprecato. Ma oltre a questo, non seguo nessuna regola.

Tre cose senza cui non puoi vivere?
La prospettiva di scappare via, appassionarmi a qualcosa, i miei amici e familiari.

Che tipo di macchina fotografica usi?
Porto la mia Yashica T5 ovunque vado, e una Mamiya 7ii – ne ho molte altre ma queste sono sicuramente le mie preferite.

Che macchina vorresti usare?
Sono felice di ciò che ho in questo momento. Forse se avessi soldi, ne comprerei altre due uguali a queste, così avrei un ricambio per quando si rompono.

Cosa non ti piace della fotografia?
L’ unica cosa che sono arrivata a disprezzare è il fatto che la gente pensi sia sufficiente scattare fotografie esteticamente belle, anche se a tutti gli effetti questo è quello che sono: qualcosa di bello da guardare e di abbastanza superficiale – io voglio vedere e sentire in più, voglio trovare qualcosa di più significativo.

Chi ti piacerebbe scattare in topless?
Non sono sicura di chi, ma mi piacerebbe molto fare qualcosa che ricordi un dipinto classico/romano…

Chi dovrebbe essere il nostro prossimo fotografo del mese?
Date un’occhiata a Sylvain-Emmanuel (www.flickr.com/photos/sylvain-emmanuel_p). Penso che le sue fotografie siano davvero fantastiche e insolite. C’è una straordinaria sensibilità esotica nel suo lavoro, che mi ha impressionato molto.

Quale sarà il tuo prossimo scatto?
Qualcosa di finto esotico.

www.flickr.com/photos/hannahdaviscargocollective.com/hannahdavis

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