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Virgilio Villoresi

(Foto di Piotr Niepsuj). Come fare a definire chi sia Virgilio e il suo lavoro in poche parole di intro? Artigiano dei sogni, visual artist, talento nostrano, cinefilo doc, filosofo della materia … Non saprei da dove iniziare. Virgilio Villoresi nasce a Fiesole il 10 Novembre 1979 ed incontrarlo, entrando per un attimo nel suo mondo di oggetti che prendono vita tra le sue mani attraverso l’utilizzo del passo uno, è stata un’esperienza unica. Creativo straordinario e mente eclettica, Virgilio è autore di videoclip (Rotten Flowers, Una Giornata Perfetta, The Rain, Real Mess… solo per citarne alcuni) e shorts (Frigidaire – realizzato con l’amico Vivì Ponti, J), oltre che di live set a cui spero un giorno possiate assistere. In un piovoso pomeriggio primaverile, io e Piotr siamo andati a trovarlo nel suo studio-laboratorio di Milano, dove tra una birra, una foto e due risate, ci ha aperto le porte del suo regno incantato e condotto per mano nella sua conoscenza.

Come stai?
Bene,dai…

Quanti anni hai?
30…

Quanti te ne senti?
30

Che studi hai fatto?
Ho studiato al DAMS, indirizzo cinema, ma non mi è servito a niente a livello pratico… Ho imparato tutto da solo, guardando i film. La mia scuola è stata la visione domestica di centinaia di film, guardati con l’occhio di chi vuole imparare.

In che ambiente sei cresciuto?
Mia madre faceva la ballerina, mio padre invece non c’è mai stato, lavora in Germania. I primi anni di vita sono cresciuto da mia nonna in quanto mia madre ballava in giro per l’Europa. Poi mia madre è tornata e ha iniziato a dare lezioni di ballo in casa. Sono cresciuto guardando scarpe da ballo, ascoltando musica di Satie e tra l’odore della pece.

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Se fossi una filosofia, quale saresti?
Mi piace “l’estetica” della Teosofia.

Un libro?
Il libro Pop-Up Little Red Riding Hood di Vojtech Kubasta

Una donna celebre?
Francesca Bertini. Non ha rivali in quanto a fascino e presenza scenica nella storia del cinema italiano.

Un personaggio storico?
Marius Jacob, mi ha sempre affascinato il suo stile di vita…

Un oggetto?
Le miniature della Lundby degli anni ’70 in legno.

Un secolo in cui ti sarebbe piaciuto vivere?
Tutti, tranne quello di adesso.

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Da Fiesole ti sei spostato a Milano. Per quello che fai, sei sicuro che l’Italia sia stata la scelta migliore? Quali i pro e quali i contro di lavorare qui?
L’Italia ovviamente non è la scelta migliore… Ci sono tanti paesi messi meglio dell’Italia a livello culturale e professionale… Però sono convinto che se uno ha veramente talento, prima o poi viene fuori da qualsiasi stato.

Da piccolo avresti voluto fare…
Il ballerino

Quando hai capito che volevi diventare lavorativamente quello che sei oggi? Mi racconti in breve come hai cominciato?
L’ho capito dopo aver visto il Barone di Munchausen al cinema all’età di 10 anni. Quel film mi illuminò. Ricordo che portai tutta la famiglia a vederlo per svariate volte al vecchio cinema Odeon di Firenze. Poi ho iniziato a studiare i film e la storia del cinema da solo. Rubavo vhs in varie librerie e mi vedevo i film a casa…

Come spiegheresti ad un bambino il tuo lavoro?
Ad un bambino non va spiegato nulla, anzi spiegherei ad un adulto di vedere film come se li vedesse un bambino.

Come descriveresti il tuo stile registico? Qual è il tuo tratto distintivo?
Ci sono fondamentalmente due correnti cinematografiche da quando è nato il cinema: la corrente Lumière e la corrente Méliès. Io faccio parte di quella Mélièsiana… Il mio tratto distintivo…una realtà che non esiste, degli oggetti che si animano sulla terra, sferica ovviamente, che si è completamente unta di sapone e scivolano, scivolano, scivolano…

Quali sono gli artisti che hanno influenzato maggiormente la tua visione estetica?
Direi il Futurismo, Karel Zeman ,i libri pop-up di Kubasta, i film d’animazione canadesi degli anni ’60 della National Film Board, Fellini, Godard, Satyajit Ray (quello della trilogia di Apu), Bunel, Fischinger, Maya Deren, ecc.

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Il lavoro di cui sei più orgoglioso? Perché?
Frigidaire del 2006 ,perché è stato il primo e perché l’ho girato in condizioni pessime… Cavaletto traballante dei cinesi, una luce ikea da scrivania, senza un soldo in tasca… solo riviste anni ’50 e una telecamera dv. In quel video anche il lavoro di Vivì è stato encomiabile.

E quello che ti piace di meno?
Sono legato a tutti alla fine.

L’incontro più importante che hai avuto finora professionalmente?
Nessuno. Ci sono stati vari incontri ma non di persona… Ho conosciuto tanti grandi registi, ma solo guardando i loro film.

Hai mai rifiutato qualche proposta lavorativa perché non ti piaceva un musicista o un pezzo?
Si, succede…

Mi racconti come lavori-come nasce un tuo lavoro?
Nasce da un’idea Estetica-D’atmosfera-Tecnica. Il segreto per fare un buon lavoro è quello di non perdere MAI l’idea iniziale.

Cosa ti piace fare quando non sei sul set?
Mi piace andare a vedere concerti krautrock/no wave e mangiare nelle osterie anni ’50 milanesi…

Mi racconti come strutturi un tuo live set?
Il live set di solito lo curo con il musicista Marco Puccini. La parte visiva è basata sulla raccolta di immagini di repertorio e sull’utilizzo di esse montate in tempo reale mentre Puccini suona. E’ il concetto della “Verifica Incerta” di Alberto Grifi, creo un film utlizzando decine e decine di immagini estrapolate da film diversi già esistenti…

Se ti chiedessi di rappresentare la timidezza usando una sola immagine-frame, cosa mi faresti vedere?
L’immagine di Sotto gli ulivi di Abbas Kiarostami quando la macchina da presa NON mostra il volto della protagonista che prova un sentimento di pudore…

Qual è lo stato d’animo che ti rende più creativo?
Il sonnambulismo

Che musica ti piace ascoltare? Quanto è importante la musica in quello che fai?
La musica è molto importante… Ultimamente sto ascoltando dei vinili presi a caso dai mercati dell’usato… Mi piace la sorpesa di ascoltare qualcosa di “originale”… Altrimenti mi orienterei su band/cantautori come David Thomas and Two Pale Boy, Suicide, Gainsbourg, Slint, Tortoise, Circle X, June of 44, United State Of America, Ween, Jad Fair, ecc ecc

Con che artista-band ti piacerebbe collaborare? Perché?
Mi piacerebbe collaborare con i Current 93, perché le atmosfere dei loro brani sono uniche.

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Se l’inferno fosse una sala cinematografica, cosa ti farebbero vedere?
I film di Zeffirelli, tremendi.

La cosa che temi di più al mondo.
Perdere la mia dimensione creativa…

Una cosa che ti piacerebbe saper fare, ma di cui non ti hanno dotato di talento?
Cantare come Anthony and the Johnsons.

Come ti vedi tra 10 anni?
Mi vedo in un fantasmagorico set cinematografico a dirigere il remake di Nosferatu di Murnau.

Stai pensando ad un possibile primo lungometraggio? Che film ti piacerebbe fare?
Ho una sceneggiatura quasi pronta e una in via di costruzione… Mi piacerebbe raccontare le mie ossessioni.

Chi ti piacerebbe chiamare a doppiare il tuo film? A scriverlo? E per la colonna sonora?
A doppiare non lo so… A scriverlo mi piacerebbe Shelley Jackson… La colonna sonora direi Bernard Herrmann.

La domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui ti piacerebbe rispondere .
Qual è il tuo telefilm per bambini preferito? La risposta è Chapi Chapo

Cosa farai dopo questa intervista?
Continuerò a fare quello che facevo prima, ovvero ascoltare Portrait in Music di Bacharach.

www.virgiliovilloresi.com

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