
I tempi sono maturi per Ariel Rosenberg, a suggerirlo è la rivincita del nuovo pop casalingo e l’ingresso nella famiglia della 4AD.
Al solito un immaginario mixtape, come una compilation di inediti firmata da band sotterranee, ricco di hit come non mai. L’atmosfera è da prom di fine corso con un viavai di esordienti ad alternarsi sul palco. Luci colorate e suoni allucinati, tra zoppicanti flashback anni ottanta e svarioni seventies dovuti all’euforia alcolica da punch. Tutto rigorosamente in bassa fedeltà. (4AD)







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