
Di Nero ce n’è solo uno o forse meglio dire cinque, come cinque sono i ragazzi che lo pubblicano ormai dal 2004. Nero è una delle realtà più attive tra i progetti editoriali d’artista Italiani dell’ultimo decennio, che oggi potete trovare anche sugli scaffali di Printed Matter a New York. Abbiamo intervistato Luca e Valerio per farci dire come hanno fatto a trovare spazio e rimanere in gioco in questi anni.
Da quanto esiste Nero. Quali sono state le motivazioni iniziali?
Nero esiste dal 2004. Le motivazioni all’inizio sono state molto semplici, e si potrebbero riassumere nel desiderio di fare qualcosa che secondo noi non esisteva. Potrebbe sembrare un atteggiamento ingenuo, ma lo era solo in parte. Anche se parliamo di un campo ristretto come quello dei free-press culturali, è solo negli ultimi cinque o sei anni che sono nate riviste con storia, prospettive e ambizioni simili alle nostre. Questo fenomeno molto italiano ha guadagnato, in certi ambiti, buona visibilità internazionale; e questo secondo noi si deve in buona parte a questa volontà immediata, quasi necessaria. Sicuramente tra una decina di anni, con il dovuto distacco, ne capiremo qualcosa di più.
Quanti numeri di Nero avete pubblicato finora?
Nero era bimestrale, da due anni è trimestrale, al momento stiamo al ventitreesimo numero.
Da qui a selezionare gli artisti e collaboratori con cui lavorate, qual è il vostro criterio di scelta?
Tolte le rubriche, per le quali lavoriamo con collaboratori fissi (di cui la maggioranza sono artisti), ogni numero è pensato come un unicum, una pubblicazione a sé. Il criterio di base è che a scrivere siano persone che raccontino, in modo diretto, qualcosa che abbia senso a livello quasi letterario, senza necessità di un referente esterno. È per questo motivo che non ci sono ‘recensioni’ di nessun genere, che ogni numero di Nero è assolutamente a-temporale e non collegabile esplicitamente a nulla di ciò che ‘accade’ all’esterno. Per questo cerchiamo di coinvolgere soprattutto artisti o testimoni diretti invece che giornalisti o critici.
Se vi chiedo di darmi una definizione di editoria indipendente?
Per noi l’idea di editoria indipendente non è un valore ma un fatto tecnico. A differenza di altri non ci piace troppo definirci in questo modo, perché l’espressione in sé é usata spesso con una connotazione ideologica (dimenticandosi tra l’altro che in un campo come quello delle riviste culturali non è per niente facile trovare riviste importanti con un grosso gruppo editoriale alle spalle).
Vi occupate di altro oltre a Nero?
Al di fuori dei progetti che portiamo avanti a livello individuale, Nero non è solo una rivista. Il gruppo di base è formato da altre tre persone con le quali condividiamo l’intero progetto, Francesco de Figueiredo, Lorenzo Micheli Gigotti e Nicola Pecoraro. In generale, ci occupiamo di curare e produrre mostre, eventi e progetti editoriali.
Del futuro dell’editoria cosa ne pensate?
Anche se tutto sembra andare verso il web, abbiamo la sensazione che alcune cose rimarranno ancora a lungo su carta. In ogni caso non abbiamo idee chiare sull’argomento e per certi versi preferiamo non averne.
Un libro che consigliereste?
Un marziano a Roma di Ennio Flaiano e Less than Zero di Bret Easton Ellis, da leggere uno dopo l’altro.







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