
Non mi ricordo più come ho conosciuto Nick, ma quello di cui sono certo è che da quel momento è nata una grande stima per il suo lavoro. Negli anni Nick ha fondato Seems, piccola casa editrice nata inizialmente a San Francisco, e che oggi vanta una piccola galleria a New York e una dozzina di pubblicazioni all’attivo.
Da quanto esiste Seems e quali sono state le motivazioni iniziali?
Siamo partiti nel 2006 con l’idea di produrre opere originali a prezzi accessibili, e in formato di libro. Credo che i libri siano una delle forme più intime d’interazione con l’arte. L’esperienza che si ha in un museo o una galleria è molto breve, mentre i libri ti danno la possibilità di sederti con l’arte e godertela senza fretta. L’altra idea dietro Seems è la voglia di creare un dialogo in torno ad arte e design; ed è da lì che proviene il nome. L’arte non è in bianco e nero, ma è materia grigia e richiede un constante dialogo e confronto.
Da qui a selezionare gli artisti con cui lavori, qual è il tuo criterio di scelta?
E’ un processo molto libero, se vedo persone il cui lavoro mi piace e vorrei lavorarci insieme, provo a contattarli e a sviluppare un progetto insieme.
L’unico vero prerequisito è che il lavoro dell’artista deve trasmettermi qualcosa. I nostri libri sono come delle piccole mostre personali, per questo mi piace poter lavorare con un artista e fare in modo che si metta insieme un gruppo di opere che stiano bene tra di loro e che raccontino una storia. Le opere stesse tendono a definire autonomamente il formato, tipo di carta e grafica per ogni libro.
Ti occupi di altro oltre a Seems?
Mi occupo di grafica e art direction per svariati clienti, in particolar modo lavoro con la carta stampata. Mi piace poter seguire svariati lavori contemporaneamente, perché ti permette di mantenere il tuo lavoro interessante.
Se ti chiedo di darmi una definizione di editoria indipendente?
Credo sia un termine vago oggi. Ti potrei rispondere dicendo che essere indipendenti vuol dire poter pubblicare i progetti in cui credi, fuori dai limiti commerciali di dover piacere al mondo. L’aspetto più bello e motivante è sicuramente quello di non avere influenze o obblighi esterni.
Del futuro dell’editoria cosa ne pensi?
L’editoria si sta specializzando sempre di più, e l’editoria in sé non è morta, ma al contrario è morto il modello antiquato con cui molti facevano editoria.
Un libro che consiglieresti?
Ci sono tantissimi bei progetti. Al momento mi piace molto l’ultimo libro di Coley Brown – Jam, Jelly, Honey, Wild Rice – per il formato, contenuti e il progetto grafico che lo tiene insieme. Gottlund Verlag sta facendo dei progetti molto interessanti, e due libri che tutti dovrebbero avere sono The Last Whole Earth Catalog e The Anarchist Cookbook.







Lascia un Commento