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25 Days (part II)

Per festeggiare il suo primo quarto di secolo e ripercorrere in un libro-manifesto i momenti più significativi di 25 anni di onorata attività, GAS ha messo in piedi un vero e proprio incubatore di giovani talenti, ponendosi come attivatore culturale e dando il via a un dialogo attivo tra consumatore e brand. 25 giorni di convivenza. 1 residenza creativa, appositamente studiata e realizzata nel cuore dell’Azienda stessa. 1 team, composto da professionisti e talenti emergenti. 15 creativi, tra designer, grafici, videomaker, redattori e fotografi che hanno vissuto e lavorato insieme (24/7). 1 manifesto di creatività applicata come risultato e testimonianza di una sfida coraggiosa che ha segnato un nuovo punto di partenza per il futuro del brand. Nell’attesa della presentazione del volume, che si terrà il 12 di questo mese a Milano, noi di PIG abbiamo incontrato il team e ci siamo fatti raccontare i loro 25 Days. Sulla rivista stampata potete trovare i senior, mentre qui online ci sono i junior.

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Elena Xausa

Parlaci del tuo lavoro:
lavoro principalmente come illustratrice, a volte anche grafica, a seconda delle esigenze.

Cos’ha rappresentato per te questa opportunità?
ho degli amici nuovi, 15 amici nuovi di zecca.
ho potuto partecipare a un progetto in maniera completa, ho riscoperto delle capacità che non avevo mai messo alla prova con i lavori precedenti. Non so solo disegnare e impaginare.

E secondo te cosa ha rappresentato per Gas?
ridiscutere la storia dell’azienda assieme a dei creativi è una grossa occasione.

Ma è stata una mossa coraggiosa dal tuo punto di vista? Una sfida?
è una sfida importante fidarsi di qualcuno che si conosce appena

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
ho fatto conoscere il braulio ai miei amici e li allietavo con compilation idiote di prima mattina, e poi ho fatto alcuni disegni, ho elaborato il layout grafico del libro assieme agli altri grafici, e mi sono occupata anche dei contenuti e non solo della forma.

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Erika Sartori

Parlaci del tuo lavoro:
dal lunedì al venerdì sono scledense (abitante di Schio) anche se preferisco definirmi scledancer. Nei weekend prendo la mia Kangoo e mi muovo verso gli amici.
Lavoro con Gas da gennaio del 2009 e mi occupo della progettazione e della gestione degli eventi non istituzionali e dei progetti speciali dedicati alla comunicazione del marchio.
Mi piace molto, lo faccio con semplicità, simpatia e impegno. Mi piacciono i miei colleghi e mi stimola trovare soluzioni ogni volta differenti. E’ un lavoro dedicato al cliente finale, cerco di immedesimarmi e di concepire idee che possano rimanere impresse nella mente di chi le vive.

Cosa ha rappresentato per te questa opportunità?
Io e le mie colleghe abbiamo vissuto “25 Days” da quando ancora non esisteva.
Sono stata battezzata Project Manager del progetto a maggio e lo sto vivendo totalmente, dalla semina al raccolto. E’ stata comunque una grande opportunità. Ho vissuto in azienda con i ragazzi che sono poi diventati anche “compagni di merende”. Ho vissuto completamente la progettazione del libro attraverso dinamiche partecipative e immersive che non ripetevo dai tempi del Politecnico. Oggi ho 13 nuovi amici e 13 nuovi professionisti con i quali, ne sono certa, ci saranno nel nostro percorso tante altre occasioni per collaborare.

E cosa ha rappresentato per Gas?
E’ stata una grande opportunità anche per Gas, sia perché, nel mettersi a nudo, ha riaffermato valori provenienti dalle proprie radici ritrovando la voglia di urlarli al mondo. Sia perché ha conosciuto validissime risorse che ad oggi conoscono molto bene la storia dell’azienda e hanno tutti gli strumenti per progettare nuove visioni con le quali continuare a collaborare.
In più ne è nato un manifesto significativo, utile a riaffermare l’essenza del marchio.

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
Come dicevo prima sono stata la Project Manager di tutto il progetto. Dalla residenza alla gestione del gruppo. Sono stata il ponte tra i ragazzi e l’azienda. Non è stato facile perché per natura vorrei curare e accontentare sempre tutti e tutto. Ho dovuto dire qualche “no” ai ragazzi e spingere su alcuni argomenti con l’azienda, ma devo dire che da entrambe le parti c’è sempre stata disponibilità assoluta.
Certo è che non ho mai avuto in vita mia delle occhiaie così profonde.
Rappresentano la visione e l’essenza di Gas: come si è mossa nel tempo, cos’è oggi e come vede il proprio futuro. Sono anche esortazioni piacevoli per il mondo. Quello che preferisco è il punto 8, anche apertura dell’ottavo capitolo: “Sii te stesso. La spontaneità è un concetto radicale”. Bello vero? Ne vuoi un altro? Il terzo: “Produci soluzioni. Nel futuro non ci sarà spazio per le cose inutili”. Sentenze che viene voglia di scrivere a cielo aperto.

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Eugenio Ormas

Parlaci del tuo lavoro:
Nella vita faccio il grafico nel capoluogo meneghino. Mi pace curare i progetti nel dettaglio per avere un risultato sempre di qualità. Ho fatto esperienza in tutti gli ambiti della comunicazione visiva. Mi sono laureato al Politecnico di Milano in Comunicazione Visiva, con una tesi di infografica: con AnsaldoBreda ho progettato il Business Plan per il riposizionamento nel mercato americano, supportato dal prof. Andrea Aparo, la persona più geniale che conosca. Il mio primo “maestro” è stato Ernesto Mameli: con lui ho lavorato a progetti di styling ed allestimenti per eventi con clienti come Gillette e Aquafresh, Aldo Coppola, Diesel. Poi Migliore+Servetto AA, Hockey Milano, Hotel Maison Borella e Toni&Guy, seguendo la direzione artistica dall’immagine coordinata all’illustrazione, dal web al video. Insomma come si dice? poliedrico.

Raccontaci la tua esperienza con Gas e dicci le tue impressioni su questo progetto rivoluzionario:
L’esperienza con Gas è stata molto curiosa ed eccitante, fin dal primo momento. La cosa che più mi ha colpito è stato l’affiatamento e la facilità con cui ci siamo divertiti fin dalla prima sera.
Il progetto era un’incognita, sia per l’ambizioso obiettivo finale sia per il tempo ed il modo di lavorare scelto. Tutto è stato strano: il tempo era poco per organizzare il team, fare una analisi dell’azienda, definire i capitoli e le linee guida del libro, produrre e strutturare i contenuti… Ma al contrario, nel nostro lavoro è altrettanto insolito avere un mese intero da poter dedicare in modo così profondo ed intensivo ad un unico progetto e cliente.

Cosa ha rappresentato per te questa opportunità?
Sarà impossibile dimenticare il 25Days. Ho conosciuto delle persone estremamente interessanti ed ottimi professionisti; ho vissuto da dentro la storia curiosa e affascinante di una impresa che è anche una famiglia; ho esplorato infiniti punti di vista e modi di interpretare e sviluppare un progetto così importate ed articolato.

E cosa ha rappresentato per Gas?
Ma è stata una mossa coraggiosa dal tuo punto di vista? Una sfida?
Per Gas è stato un ottimo strumento di comunicazione: un momento importante per il rinnovamento di immagine e di approccio alla visone aziendale.
Durante la nostra residenza ci siamo confrontati con moltissime persone che lavorano e vivono Gas, anche da molto tempo — dal Presidente in giù — e tutti, anche i più scettici, col tempo hanno apprezzato e rispettato il nostro lavoro. Credo che anche per loro sia stata una occasione utile per conoscere meglio certe cose della loro azienda che col tempo si erano dimenticate, perse, modificate, o altre che venivano date per scontate, ma che così scontate non sono.
Per Gas credo che la parte difficile inizi adesso che devono fare tesoro e interiorizzare tutte le riflessioni fatte, per mettere in pratica e portare avanti queste nuove idee e linee guida.

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
Io ero nel gruppo dei grafici. Dopo la prima settimana in cui tutti abbiamo osservato, studiato ed analizzato le informazioni, i compiti si sono lentamente suddivisi. Con Alessandro, Lorella ed Elena, ho collaborato alla scelta della struttura grafica dell’impaginato: le scelte tipografiche e cromatiche, la carta… Poi anche la parte più noiosa, molta manovalanza: tra scansioni e selezione di materiali, l’analisi e la rielaborazione delle informazioni raccolte… una montagna di cartoline, l’albero genealogico del jeans Gas… Nel poco tempo libero ero anche automunito fomentatore di missioni e serate da Renato.

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Giacomo Cosua

Parlaci del tuo lavoro:
Da quando ho scoperto di avere un capello bianco mi sono tremendamente depresso perché non pensavo fosse vero che avere 26 anni e non più 25 poteva essere una di quelle cose che ti cambia la vita. Sono incostante e parlo forse troppo, anche se all’Università che non ho mai finito ma che continuo a pagare, agli esami non ho mai detto la frase giusta. Ad ogni modo sembra che lavori come giornalista e fotografo. Fotografo black bloc e ogni tanto qualche rissa. Quando scrivo invece tra la cronaca bianca e la nera seguo la rivista dello studio Camuffo “Venice is not sinking” e porto avanti un magazine on line che si chiama POSI+TIVE.

Cosa ha rappresentato per te questa opportunità?
Sono scappato dalla routine di Venezia che a volte non offre molte opportunità, ci sono sempre le solite cose da fare e ci si annoia. Mi sono fatto un bagno di umiltà, sono andato per imparare e non per far vedere se ero bravo o no, ascoltavo e facevo tesoro, poi se c’era da rompere qualche schema di certo non mi sono tirato indietro.

E cosa ha rappresentato per Gas?
Gas è un’azienda che veste, con noi invece si è completamente messa a nudo. Pregi e difetti sono emersi in eguale misura e nessuno ha cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto. Se volevano capire la propria identità dopo 25 anni e avere una visione esterna ci sono riusciti al 100%, secondo me per Gas è stata la scelta vincente, a volte la soluzione è davanti a te e non te ne accorgi perché sei troppo impegnato a pensarci, se chiami qualcuno da fuori è più facile che ti consegni qualcosa che davvero era a portata di mano ma che non ti sei mai accorto di avere.

Ma è stata una mossa coraggiosa dal tuo punto di vista? Una sfida?
Una sfida sicuramente. Il progetto non era un pacchetto già pronto, ma una camera oscura dove l’immagine finale non era preventivabile. Poteva essere un successo oppure qualcosa di inconcludente come l’azzardo finale di una partita di poker dove il tuo poker viene miseramente battuto da una scala reale. Penso che a volte rischiare serve, non si può sempre sapere come sarà, ma spesso prendersi dei rischi è saper guardare avanti, Gas questa volta, da quello che ho visto mentre lavoravamo ha sbancato e si è portata a casa il montepremi.

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
Il mio ruolo è stato quello di terrorizzare il conte Maffio, ovvero Alessandro, ogni volta che mi avvicinavo alla sua postazione, visto che la sua proverbiale pazienza verso gli ultimi giorni dava segni di cedimento. A parte tutto mi sono occupato assieme al mitico Cosimo della redazione dei testi, di fare interviste sia ai dipendenti e ai vips che di tanto in tanto arrivavano a Chiuppano.

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Michele Polico

Parlaci del tuo lavoro:
Mi occupo di Web marketing e di comunicazione online. Mi interessano soprattutto le opportunità nascenti di comunicazione aziendale e personale che il social Web offre, e gli impatti che le nuove tecnologie hanno sul mercato e sui mondi aziendali.

Ma è stata una mossa coraggiosa dal tuo punto di vista? Una sfida?
Più che una mossa coraggiosa, credo sia stata il frutto di una necessità: fermarsi un attimo, analizzarsi con occhi nuovi, per capire la strada da prendere d’ora in avanti. Spero sia servita davvero, ho visto il presidente Claudio Grotto credere molto nel progetto dall’inizio alla fine.

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
Sono entrato nel progetto grazie a Nextep, azienda informatica e di comunicazione con cui collaboro da molto tempo, e che è stata sponsor del progetto 25days. Il mio ruolo nel progetto era rivolto alla sua comunicazione in Rete, anche se in realtà mi sono divertito a fare anche altre cose, come ad esempio l’assistente fotografo. Un lavoraccio faticoso devo dire.

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Sara Gentile

Parlaci del tuo lavoro:
Sono fotografa.
Ormai da tre anni faccio soprattutto still life, lavoro per alcuni brand di orologi.
Però quando riesco cerco di portare avanti quello che mi piace davvero: soprattutto ritratti e tutte le immagini che raccontano il mondo che ho in testa, che evocano quello che sento.
In realtà puoi fotografare qualsiasi cosa se sai come e perchè la vedi in un certo modo e non in un altro.

Raccontaci la tua esperienza con Gas e dicci le tue impressioni su questo progetto rivoluzionario:
Cosa ha rappresentato per te questa opportunità?
Mi ha ricordato che non bisogna mai cadere nel letargo intelletuale e creativo.
Sai è facile, Spesso siamo così avvezzi alle nostre abitudini che ci dimentichiamo di quante cose belle e diverse possiamo e soprattutto siamo in grado di fare.
Essere catapultato in una realtà che non conosci ti fa bene, ti aiuta a ricordare che anche nel tuo lavoro quotidiano puoi e devi sempre provare, sperimentare e non abituarti.
Solo così puoi continuare a meravigliarti pur facendo ogni giorno le stesse cose.

E cosa ha rappresentato per Gas?
un’operazione di comunicazione molto interessante per un’azienda

Ma è stata una mossa coraggiosa dal tuo punto di vista? Una sfida?
certo

Qual è stato il tuo personale contributo? Che ruolo hai avuto?
foto foto foto

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  1. Giacomo scrive:

    Vogliamo l’intervista della videomaker Sara Tirelli!!