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Two Door Cinema Club

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Intervista di Marco Lombardo. Foto di Piotr Niepsuj.

Segnalati dall’autorevolissima BBC Radio come uno dei gruppi da tenere d’occhio nel 2010 i Two Door Cinema Club stanno per pubblicare un delizioso album d’esordio, “Tourist History”. Sono sponsorizzati dalla Kitsuné e adorati dal popolo di internet. Li abbiamo incontrati allo Spazio 211 di Torino lo scorso febbraio, prima di un concerto fulminante, davvero sorprendente. Che siano destinati a diventare le nuove star dell’indie-rock britannico?

Chi sono i Two Door Cinema Club?
Alex Trimble, voce, chitarra e sintetizzatori, Kevin Baird, basso e cori, Sam Halliday, chitarra e cori.

Quanti anni avete?
Kevin: Tutti e tre ventanni.

Cosa vi ha spinto a formare la band?
Alex: Abbiamo iniziato a suonare insieme all’età di 15 anni. La musica è sempre stata un’ossessione . Mentre i nostri coetanei passavano il tempo a ubriacarsi a casa dei loro amici più grandi, noi trascorrevamo le serate in sala prove. La band è nata semplicemente grazie a questa passione comune. Volevamo scrivere le nostre canzoni e proporle dal vivo.

Come vi siete conosciuti?
K: Ci siamo incrociati in momenti diversi della nostra adolescenza anche se non abbiamo fatto subito amicizia.
A: Io e Sam eravamo in classe insieme a 11 anni ma non ci siamo mai piaciuti.
S: Soltanto più tardi, durante le ore di musica a scuola, abbiamo iniziato a legare.
K: Io e Alex ci siamo conosciuti a un concerto di fine anno. Seguivamo entrambi i corsi di chitarra classica.
A: In realtà sino a quando non abbiamo iniziato a suonare insieme ognuno di noi pensava che gli altri due fossero degli sfigati.
K: Non ci piacevamo esteticamente.

Da quanto tempo esistono i Two Door Cinema Club?
K: Abbiamo iniziato a quindici anni ma la cosa non ha funzionato subito. Ci chiamavamo in un altro modo. C’erano altri ragazzi che gravitavano intorno alla band. A diciassette anni, dopo vari cambi di formazione, ci siamo resi conto che l’amalgama vera era solo tra di noi.
A: Così abbiamo deciso di continuare in tre e di cercare un nuovo nome.
S: A quel punto eravamo diventati migliori amici.

Quindi è nata prima la band che la vostra amicizia?
A: Sono cresciute parallelamente.
K: Trascorrevamo tutto il tempo insieme. Suonavamo in sala prove, cazzeggiavamo, giocavamo all’X-box, suonavamo ancora, spettegolavamo. Registravamo un paio di canzoni. Andavamo a dormire. Avanti così all’infinito. Sino a quando il legame tra le due cose è diventato indissolubile.

Perché il nome Two Door Cinema Club?
S: A Bangor c’è un cinema che si chiama Tudor. Ho preso ispirazione da lì. Lo pronunciavo come Two Door. Gli altri mi prendevano in giro per questo.
K: Ci siamo affezionati alla cosa e lo abbiamo trasformato nel nostro moniker.

Siete originari di Bangor, una piccola cittadina dell’Irlanda del Nord. Quanto vi ha influenzato crescere in quel tipo di dimensione? Lontani dal cuore dell’industria discografica del Regno Unito…
K: Crediamo abbia avuto i suoi lati positivi. A Bangor non c’è molto da fare per dei ragazzini di quindici anni. Non ci restava che passare il tempo a suonare, dato che nei bar non potevamo ancora entrare.
S: Vivere in una cittadina tranquilla ci ha permesso di sviluppare un nostro gusto senza essere troppo influenzati dalle mode passeggere della grande città. E anche di non farci ascoltare dai discografici quando ancora non eravamo pronti (ridono)…

Dove vivete al momento?
A: Le nostre famiglie abitano ancora a Bangor. Noi ci siamo trasferiti a Londra lo scorso giugno, in concomitanza con l’inizio delle registrazioni del disco.

Abitate tutti insieme?
S: Sì, con il nostro manager.
K: Puoi immaginarti il delirio…

In quale parte di Londra?
A: East London.

La considerate come casa vostra?
A: Non proprio. E’ il posto dove facciamo base ogni volta che abbiamo una pausa. Spesso però sono dei break molto brevi.
K: Se abbiamo qualche settimana libera torniamo a Bangor dalle nostre famiglie.

Cosa ne pensate di Londra?
A: E’ una città straordinaria. Accade di tutto a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ci sono un mare di possibilità.
K: Anche se ancora non l’abbiamo vissuta a pieno. In questi mesi ci siamo focalizzati principalmente sulle registrazioni del disco e sui concerti. Non siamo usciti moltissimo.

Vi siete fatti molti amici? Frequentate altre band?
S: Non direi. Siamo quasi sempre tra di noi. Nessuno amico londinese. Non abbiamo avuto il tempo di ambientarci del tutto. A volte frequentiamo una band di Belfast. Anche loro si sono trasferiti da poco. Facevamo parte della stessa scena, si chiamano Six Star Hotel.

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Quanto tempo avete impiegato a dare vita al vostro album d’esordio?
K: Quasi tre anni. Sin da quando abbiamo iniziato a chiamarci Two Door Cinema Club.
S: L’obiettivo è sempre stato quello di pubblicare un disco tutto nostro.
A: Essendo il nostro primo lavoro abbiamo scelto tra una selezione di canzoni molto ampia. In Tourist History trovi alcuni dei primissimi brani che abbiamo composto accanto all’ultimo in assoluto, scritto qualche giorno prima di andare in studio.
S: Abbiamo lavorato molto per rendere tutto il più omogeneo possibile.
A: Crediamo di esserci riusciti.

Avete iniziato a suonare in giro senza batterista, accompagnati per la parte ritmica soltanto da un computer. Questa sera però vi esibirete con un musicista vero e proprio. Perché questo cambio di rotta?
K: La decisione di utilizzare dei beat programmati è stata presa quando il nostro ultimo batterista ha deciso di lasciare la band e dedicarsi ad un altro progetto. Non trovammo nessuno che potesse sostituirlo così abbiamo optato per il laptop. A quel punto eravamo una squadra a tutti gli effetti. Non ce la siamo sentita di fare entrare qualcuno di nuovo.
A: A settembre dell’anno scorso però, quando le cose hanno iniziato a farsi serie, ci siamo resi conto che avere un batterista, almeno dal vivo, era indispensabile.
S: L’impatto da un punto di vista visivo, per non parlare del suono, è diverso rispetto ad avere una macchina inanimata alle tue spalle.
K: Così abbiamo deciso di ingaggiare un turnista per i concerti. Anche se i Two Door Cinema Club rimangono ufficialmente in tre.

Da dove prendete ispirazione per le vostre canzoni?
A:
Da qualunque situazione. I brani parlano delle nostre vite. Dei nostri sentimenti. Dei nostri incontri. Ciò che ci rende felice, ciò che ci fa incazzare. Trattano temi molto diversi e vengono fuori da sentimenti spesso anche contrastanti.

Il vostro album d’esordio uscirà a breve (l’8 Marzo). Quali sono le sensazioni al riguardo?
S: Non vediamo l’ora di averlo fisicamente tra le mani.
A: Non lo abbiamo ancora visto stampato!
S: Siamo impazienti di sapere come reagirà la gente.
K: Abbiamo realizzato un sogno. Se la cosa non dovesse funzionare saremmo comunque felici di avere avuto la possibilità di arrivare sino a questo punto. Non ci spaventa l’eventualità di un fallimento.

Perché il titolo Tourist History?
K:
E’ legato alla nostra città di provenienza. Bangor è sul mare e negli anni cinquanta e sessanta è stata uno dei principali poli turistici irlandesi. Non l’abbiamo mai vissuta in prima persona come un posto legato al turismo, ma ci ha sempre incuriosito come potesse essere percepita arrivandoci da forestieri. Poi ci siamo trasferiti a Londra e per la prima volta nella nostra vita abbiamo vissuto lontano da casa. Inizialmente quando tornavamo dalle nostre famiglie la sensazione che provavamo era proprio quella di essere dei turisti. La città ci sembrava diversa. La osservavamo con occhi nuovi. Tourist History è un omaggio al posto dove siamo cresciuti.

Quali sono le influenze che hanno contribuito a dare una forma al vostro suono?
S: Ascoltiamo ogni genere di musica senza porci dei paletti. E’ una delle caratteristiche che ci accomuna. La curiosità di esplorare cose molto diverse, dall’elettronica al folk passando per il rock.
K: I nostri gusti sono molto variegati.

Ok, mettiamola in questi termini, quali sono i vostri gruppi preferiti?
A: Siamo cresciuti con un sacco di roba post-punk, gente tipo gli At the drive-in, per intenderci. Negli anni poi gli ascolti si sono evoluti e diversificati.
K: Abbiamo cominciato ad apprezzare artisti come i Death Cab For Cutie o i Bloc Party.

A proposito, cosa ne pensate dei paragoni con i Bloc Party? Vi infastidiscono?
K: No, anzi, per noi è un complimento. E’ una band che amiamo, ci fa piacere essere paragonati a loro.
A: E’ diverso quando ci accostano a dei gruppi che odiamo. Quello sì che ci da fastidio.

Fatemi i nomi!
A: No. Scordatelo. Non vogliamo problemi… (ridono).

Avete scoperto qualche nuova band che vi piace particolarmente?
K: Sam navigando su Myspace ha trovato questi Citadels. Sono di Londra e abbiamo deciso di portarli in tour con noi.
A: Adoriamo i Delphic, incidono anche loro per Kitsuné, abbiamo suonato insieme un paio di mesi fa. Dal vivo sono impressionanti.
K: Siamo ancora molto legati ai gruppi della scena di Belfast. Band praticamente sconosciute : i Six Star Hotel, Kowalski, Watching from a fall.
A: Poi stiamo ascoltando parecchio una cantautrice inglese, si chiama Ellie Goulding.

Tourist History è stato prodotto da Philip Zdar dei Cassius, l’artefice di uno degli album più importanti degli ultimi anni, Wolfgang Amadeus Phoenix dei Phoenix, e da Eliot James, ingegnere del suono di gente come Bloc Party, Kaiser Chiefs e Mystery Jets. Come siete entrati in contatto con professionisti di tale caratura?
K: L’idea di chiamare Philip Zdar è stata del nostro manager. Non pensavamo di riuscire a convincerlo. Invece ha sentito alcuni brani, gli sono piaciuti e ci ha invitati a Parigi. Grazie all’amicizia che lo lega ai ragazzi della Kitsuné è stato tutto più semplice. L’intenzione iniziale era quella di produrre solo un paio di singoli, alla fine invece ha seguito tutta la fase di post produzione e missaggio del disco. Eliot ci ha aiutato a registrare le tracce a Londra, prima di andare da Philip per il tocco finale, nel suo studio nuovo di zecca. Siamo in assoluto la seconda band dopo i Phoenix ad aver lavorato in quella sala di registrazione.

Li avete mai incontrati di persona?
A:
Sì ma non in studio. Siamo andati a vederli dal vivo durante uno dei pochi giorni liberi che abbiamo avuto in questo periodo. Ci siamo fatti 6 ore di macchina sino a Glasgow insieme al nostro manager. Una volta arrivati lì ci siamo presentati al loro ingegnere del suono. Gli abbiamo raccontato di Lasso, il brano del loro ultimo disco che abbiamo remixato per l’edizione deluxe di Wolfgang Amadeus Phoenix, e ci ha fatto assistere al concerto a bordo palco, poi li abbiamo conosciuti.

Come è andata la storia del remix di Lasso?
K:
In Inghilterra abbiamo la stessa etichetta discografica dei Phoenix, la Coop. Cercavano artisti giovani per un rework di Wolfgang Amadeus Phoenix. Ci hanno contattati e ci siamo messi al lavoro. Il remix è piaciuto molto ed è finito sul disco.

Come siete entrati in contatto con la Kitsuné?
A:
Siamo stati invitati a suonare a Parigi per un Kistuné party. Il concerto è andato al di là di ogni aspettativa e ci hanno chiesto di fare un paio di singoli per loro. Alla fine abbiamo pubblicato un album intero.

Con chi vi piacerebbe collaborare sul prossimo disco?
K:
Vorremmo continuare a lavorare con Philip Zdar e Eliot James.
S: Eliot è stata la figura chiave per la realizzazione di Tourist History. Ci ha seguito per un mese intero, ha tradotto alla perfezione cosa avevamo in mente. E’ tecnicamente impressionante. E’ andato al cuore dei nostri brani, rendendoli al meglio.

Mi descrivete una vostra giornata tipo quando non siete in tour?
A: Nell’ultimo anno non ne abbiamo avute molte.
K: Di solito sono sempre collegate al lavoro. Se non siamo in giro a suonare ci vediamo comunque per provare, registrare nuove idee, rispondere a interviste via mail o al telefono.
S: Se per caso non facciamo una di queste cose – capita raramente – ci dedichiamo finalmente a lavare i vestiti, dormire un po’, uscire fuori a cena con gli amici, leggere qualche libro, giocare ai videogiochi.
K: Siamo degli sfigati… (ridono).

Qual è stato sinora il momento più importante della vostra carriera?
S:
Continuiamo ad averne sempre di nuovi. L’ultimo probabilmente è stato registrare per un mese intero in uno studio professionale. Di solito trascorrevamo al massimo due giorni in sala d’incisione. Lavorare con Philip Zdar è stato un momento da ricordare come partecipare al festival di Glastonbury. Suonare al party della Kitsuné a Parigi è stato grandioso. In Francia hanno votato quel concerto come uno dei migliori in assoluto del 2009.

Ai vostri genitori piacciono i TDCC?
Ridono sorpresi…
K: Assolutamente. I miei sono venuti a tutti i concerti che abbiamo fatto in Irlanda. Spesso ci è capitato di suonare davanti a 5-6 persone. Loro erano tra questi.
A: Le nostre famiglie ci hanno sempre supportato. Mia madre ci lasciava suonare nel garage di casa, spesso ci accompagnava ai concerti.
S: Si sono preoccupati solo quando non ci siamo iscritti all’università.
A: Anche se li abbiamo presto rasserenati grazie ai primi successi ottenuti.

Che musica ascoltavano i vostri genitori quando eravate piccoli?
A:
Bruce Springsteen, i Beatles, Stevie Wonder.
S: I Simply Red.
K: Mia mamma ascoltava i Take That!

Il cinema è una fonte di ispirazione per voi?
K:
Sì, soprattutto le commedie.
S: Quando siamo in tour i film diventano un rituale per rilassarsi e staccare la mente.

La vostra serie tv preferita?
K: Io e Alex siamo ossessionati da 24.
S: Io sono un grande fan della HBO e di programmi come Curb your enthusiasm e Arrested Development.

Nessuno di voi guarda Lost?
S: Ci abbiamo provato ma non ha funzionato.
K: Ho resistito solo due stagioni.
A: E’ troppo complicato seguire le vicende su quella cazzo di isola!

C’è qualcuno in particolare che vi piacerebbe intervistare?
A: Gesù. Vorrei fargli qualche domanda…

Se poteste rinascere donna chi vi piacerebbe essere?
K: Audrey Tatu, l’adoro.
A: Io vorrei essere Zooey Deschanel, così potrei scoparmi da sola!
K: Vorrei vedere la Casa Bianca dall’interno, scoprirne i segreti. Quale modo migliore di farlo se non essere la moglie del presidente, Michelle Obama.
S: Whitney Houston (esplodiamo tutti a ridere)… E’ una diva…

Da chi vi piacerebbe essere remixati?
K: I Daft Punk!
S: I Chromeo.
K: Lady Gaga non sarebbe male.
A: Nel prossimo singolo per Kitsuné ci sarà un remix dei Passion Pit, ne andiamo molto fieri. Siamo stati in tour con loro in Francia e siamo diventati buoni amici.

Fate mai i dj? Cosa vi piace suonare?
K: Ci è capitato qualche volta. Mischiamo pezzi electro con varie gemme del passato e qualche brano di band nord irlandesi.

Se foste un animale, che animale sareste?
K: Io sarei un gatto.
S: Che animale da sfigati. Con tutti quelli che ci sono!
K: E’ perfetto: si fa i fatti suoi, dorme tutto il giorno, prende il sole…
S: Un leone.
A: Io andrei indietro nel tempo per essere un Velociraptor… Anzi no. Ho detto una cazzata. Sarei destinato a estinguermi. Meglio di no…

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