
Intervista di Marco Lombardo. Foto di Mathias Sterner
I jj incarnano alla perfezione il misterioso passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Si muovono in quella terra di nessuno, tra malinconia e speranza, dove il tempo disegna le forme di ciò che saremo mentre stiamo facendo i conti con il passato. Hanno ventanni e vivono a Goteborg, Svezia. In pochi mesi sono passati dai loro letti stropicciati e carichi di umori giovanili alle pagine dei siti e delle riviste musicali più influenti. Sono bastati un singolo, “Nº 1”, e un album, “Nº 2”, di appena 27 minuti, per gridare al miracolo. Il 9 Marzo la Secretely Canadian pubblicherà l’attesissimo seguito, “Nº 3”. Allora la trasformazione di queste due giovani crisalidi sarà irreversibile. E numericamente sempre più quantificabile… Sfuggenti al punto di essere impalpabili, hanno scatenato nella blogosfera una curiosità quasi morbosa, riconducibile a una semplice, atavica, domanda: chi sono i jj? In esclusiva, forse per la prima volta in assoluto, Joakim e Elin, si sono messi a nudo. Siamo orgogliosi che lo abbiano fatto per PIG.
Non riesco a crederci. Dopo tanti mesi, e numerosi tentativi andati a vuoto, sono in procinto di svelare i misteri legati a una delle band più sfuggenti che mi sia mai capitato d’incontrare. I jj sono il gruppo che ho ascoltato e seguito di più da Marzo 2009 quando, sul sito della Sincerely Yours, incrociai il video di My swag, my life: il primo, sorprendente, vagito di una creatura inafferrabile e dolcissima. Colto da un’emozione tutta nuova e cibernetica sono andato in fibrillazione la notte in cui ho ricevuto una mail senza oggetto ma dall’inequivocabile mittente, i jj appunto. Ho capito subito: l’attesa era finita. Il momento delle risposte a tutte le mie domande finalmente arrivato. E’ stato come trovarsi di fronte all’ultima puntata di Lost, prima di chiunque altro. Senza il temuto amaro in bocca di un finale deludente…Mi auguro sia la stessa cosa anche per la serie di JJ Abrams.. (Ecco che ritornano quelle iniziali).
Domanda atavica e primordiale. Chi sono i jj?
Joakim ed Elin.
Siete un duo quindi, me lo confermi?
J: Sì. La maggior parte del tempo.
Quanti anni avete?
J: 22
E: 21
Dove siete nati?
In Svezia.
Dove vivete?
Svezia. Goteborg.
Come vi siete conosciuti?
J: Avevamo alcuni amici in comune. Ci siamo incontrati all’età di 15 anni a Vallentuna. (Piccola cittadina vicino a Stoccolma).
Vi ricordate cosa avete pensato l’uno dell’altro la prima volta che vi siete incrociati?
J: No. Credo che Elin odiasse il mio carattere spavaldo.
Da quanto tempo siete una band?
J: Quasi 4 anni.
JJ. Perché questo nome?
J: Sta per “Joakim och Jag”. Vuol dire Joakim ed io, in svedese.
Cosa vi ha spinto a dare vita ai jj?
J: Qualcosa dall’Alto. Credo. Anzi, ne sono sicuro.
Sin dalla prima apparizione sul sito delle Sincerely Yours vi siete contraddistinti per la vostra enigmaticità. Avete alimentato un alone di mistero che nel corso dei mesi ha contagiato la blogosfera. Nessuna foto. Nessuna intervista. Nessuna informazione. Perché questa scelta? E’ stata una mossa di marketing per attirare ancora più attenzione?
J: Non abbiamo deciso di nasconderci deliberatamente. Come potremmo? Al contrario. Abbiamo cercato, sin dall’inizio, di svelare tutto di noi. Abbiamo raccontato i nostri segreti più reconditi, cercato di realizzare pubblicamente i nostri sogni. Sono apparso praticamente nudo sulla copertina di Nº 1, il primo singolo dei jj. In video mi sono mostrato mentre bevevo, fumavo, infrangevo la legge. E’ difficile capire perché la gente ci consideri misteriosi. Forse perché non facciamo interviste? Sì che le facciamo. Forse perché non compariamo in fotografia? Facciamo anche quelle…
Questa imperscrutabilità però si riverbera anche nella scelta dei titoli dei vostri lavori discografici, affidata ad una semplice numerazione progressiva. Non trovi?
J: Le donne mentono. Gli uomini mentono. I numeri no.
Cosa trovate di attraente nel mistero?
J: Tutto.
Cosa state cercando davvero?
J: Una pace reale. Un amore reale. Una comprensione reale.
Riuscite a vivere solo di musica?
J: Ce la caviamo, grazie anche all’aiuto di qualche amico.
I jj sono la sintesi di due menti indipendenti o l’incontro di due anime gemelle?
J: I jj nascono dallo stesso istinto. Proveniente da due persone diversissime tra loro.
Chi si occupa di tutti gli artwork?
J: I ragazzi della Sincerely Yours.
Perché una foglia di marijuana sulla cover del vostro album d’esordio Nº 2?
J: “Cause we smoke that kush, and we ball like swoosh” (citazione dal brano Kush di Lil’ Wayne).
Su tutte le copertine dei vostri dischi ci sono delle macchie di sangue. Perché?
J: Volevo accostare alla musica un qualcosa di fisico, che appartenesse soltanto a me: il mio sangue.
E’ vero che avete scritto entrambi gli album N º 2 e Nº 3 a Malaga?
J: Non interamente. Solo sette di quei brani sono finiti su disco. Ne sono rimasti fuori una ventina.
Le canzoni sono state composte tutte nello stesso arco di tempo?
J: Sì. Tra Malaga e la Svezia.
Cosa vi ha spinto sino in Spagna?
J: Il mare, il sole, il socialismo. E la Liga ovviamente…
In che modo avete deciso quale album e quali canzoni pubblicare prima?
J: Siamo stati aiutati dalla Sincerely Yours.
Quali sono le principali differenze tra il vostro disco d’esordio e quello nuovo (in uscita su Secretely Canadian il 9 marzo)?
J: Non li ho mai analizzati da questa prospettiva. Non riuscirei mai.
Quanto siete cambiati come artisti e come persone in tutti questi mesi?
J: A volte penso di essere diventato meno emotivo… Anche se non lo credo davvero. Da quando ci sono i jj concedo pubblicamente tutto me stesso. E’ uno sforzo enorme. Anzi probabilmente sono ancora più sensibile. Con il passare del tempo ho compreso la portata delle mie azioni, di ciò che scrivo. Mi sento ancora più vulnerabile. Continuo ad andare avanti però. Ho deciso di immolarmi per il bene del genere umano.
Quanto è cambiata la vostra musica?
J: Molto, credo sia inevitabile. D’altronde sono stato io il primo a cambiare. E’ un riflesso. Al momento la musica è tutto ciò che sono, la concepisco come l’ impronta dell’anima di una persona. Il mio spirito è rimasto puro. La musica avrà sempre questo significato per me. Indipendentemente da come si evolverà il suono.
Quando avete iniziato a comporre Nº 3 avevate qualche obiettivo specifico in mente?
J: Sì. Raccogliere dieci canzoni che fossero adattate a fare parte di quell’album. Poi registrarle e renderle reali.
Mi descrivi una giornata tipo dei jj?
J: Colazione, studio, dormire.
Quanto della tua vita privata entra a far parte delle canzoni che scrivi?
J: Troppo secondo la mia ragazza. Non abbastanza per me.
Come siete finiti a pubblicare per la Sincerely Yours, l’etichetta dei The Tough Alliance?
J: I TTA sanno essere molto convincenti.
Come vi siete conosciuti? Quando?
J: La prima volta attraverso la loro musica. Di persona: al party di lancio del disco A Master of Ceremonies di Joel Alme.
Cosa significano per voi i The Tough Alliance?
J: Tutto.
A causa della scarsità d’informazioni su di voi, molti, me compreso, pensavano che i jj fossero un side-project dei TTA. Che tipo di relazione avete con loro?
J: Strettamente di lavoro.
Avete mai lavorato in studio tutti insieme?
J: Sì.
Li incontrate spesso?
J: Più che possiamo.
Siete amici con gli Air France (incidono per SY)?
J: Sì.
Vi capita mai di frequentarvi tutti insieme?
J: Sì.
Cosa ne pensate di loro e della loro musica?
J: Sono persone molto tenere, visionarie, amabili. Lentissime nel comporre musica, anche se lo fanno in un modo unico e personalissimo.
Un aspetto che tutti gli artisti della Sincerely Yours sembrano condividere è un’atmosfera riconducibile all’estate. Quale credi sia il motivo?
J: Non ne ho idea. Anche perché non sono d’accordo.
Vi sentite parte di una scena precisa, nata nella città di Goteborg?
J: No.
Siete legati a qualche altro gruppo di Goteborg, che non fa parte del rooster della Sincerely Yours?
J: Non una band ma un artista. Si chiama Fredrik, scrive delle canzoni straordinarie. Adoro il suono della sua chitarra.
Siete fan sfegatati di Zlatan Ibrahimovic. In Nº 3 gli avete dedicato due canzoni: Voi parlate io gioco e Into the light. Come mai? Cosa significa per voi?
J: E’ difficile da descrivere. Devi provarlo sulla tua pelle per capire. Lui è al di là di questo mondo. Vederlo giocare mi spinge a fare cose straordinarie. Mi ispira a diventare un uomo migliore. Posso vivere con l’energia trasmessa da Zlatan per giorni interi. Lo amo con tutto il cuore. A volte sono confuso. Penso che questa adorazione nei suoi confronti sia esagerata, immotivata. Ma dentro di me so che è una delle passioni più pure di tutte la mia vita.
Avete un vero e proprio studio?
J: Cosa vuol dire “vero e proprio” per te?
Quali sono gli equilibri tra te e Elin quando scrivete musica. Chi fa cosa?
J: Spingiamo il tasto record e facciamo quello che ci sentiamo al momento. Elin canta, io schiaccio i bottoni giusti.
Che tipo di software e apparecchiature usate?
J: Molte chitarre, vari suoni di piano, Garage Band e del liquore.
Da dove arrivano le vostre canzoni?
J: Dall’Alto…
Qual è lo stato d’animo che vi rende più creativi?
J: Tutti e nessuno in particolare. Non puoi collegare i nostri brani a una singola emozione. Tutto ciò che proviamo in qualche modo diventa musica…
Cosa ispira i testi delle tue canzoni?
J: La vita in generale.
Come descriveresti la tua musica a qualcuno che non l’ha mai ascoltata prima?
J: Vita.
Ti ricordi la prima traccia che avete scritto come jj?
J: Certo.
Il titolo?
J: Si chiama Despise, mai pubblicata.
Con che musica siete cresciuti?
J: Ebba Grön, Rage Against the Machine, Backstreet Boys, Nirvana.
Quale artista contemporaneo sentite particolarmente affine?
J: Ceo, Lil’ Wayne.
Cosa state ascoltando al momento?
J: Tutti i brani su cui stiamo lavorando.
Ai vostri genitori piace la musica dei jj?
J: No. L’adorano. E ci amano.
Quando è stata l’ultima volta che li hai sentiti? Di cosa avete parlato?
J: Stasera. Mi hanno raccontato di un pescatore italiano abituato a grigliare le anguille. Poi mi hanno ricordato di spalare la neve di fronte al mio porticato.
Preferiresti la musica dei jj come colonna sonora di una rivoluzione sociale o una privata?
Una rivoluzione privata è una rivoluzione sociale.
La musica può davvero cambiare la vita di una persona?
J: Sì. A me capita in continuazione.
Quale canzone in particolare ha cambiato la tua?
J: Troppe, difficile sceglierne una.
Qual è il tuo album preferito del 2009?
J: Tank me later di The Dream.
Per quale traccia ti piacerebbe essere ricordato?
J: Nessuna in particolare.
Come vi è venuta l’idea di un brano come Ecstasy?
J: Non saprei. Ho chiesto ad Elin di cantare la frase “When I’m in the club” sopra a Lollipop di Lil’ Wayne, ed ecco il miracolo.
Per caso sapete cosa ne pensa Lil’ di quella rivisitazione?
J: No, ma muoio dalla curiosità di scoprirlo.
Gli avete mai parlato?
J: No, solo in sogno. Ma alla fine muore sempre. Scary!
In che modo l’Hip-Hop e il nuovo R&B americano vi hanno influenzato?
J: Nello stesso modo in cui ci ha influenzato tutto il resto.
La cover Troublemaker di Akon è semplicemente fantastica. La ascolto per ore senza mai stufarmene. Quando e come avete deciso di fare vostra quella canzone?
J: Mi fa molto piacere sentirtelo dire. Capita anche a me la stessa cosa. Freedom è l’unico album che abbiamo ascoltato durante la nostra permanenza a Malaga, insieme a 808’s and Heatbreak di Kanye West. Ne adoriamo ogni singola parte. Un giorno, mentre cercavo alcuni campioni, ho trovato sul computer di Elin questa registrazione e me ne sono completamente innamorato. Non me la aveva mai fatta sentire. Non la convinceva del tutto. A quel punto ho fatto un video mentre la interpretava in studio e l’ho messo online per farglielo vedere, così è diventato una sorta di clip per Troublemaker. Qualche giorno dopo l’ho cancellato… Volevo condividere, anche solo per poco, quel momento. Il mondo ha bisogno di ascoltare una voce come quella di Elin.
La vostra interpretazione di Intro degli xx sul teaser audio 5 minuter med jj è davvero impressionante. Quanto tempo avete speso su quel minimix promozionale? Come vi è venuta l’idea di coverizzare gli xx?
J: E’ difficile quantificare le ore impiegate. Mi sembra che il tempo non esista neanche quando siamo in studio.
Adoriamo gli xx, in particolare quella canzone. Ero convinto che con la voce di Elin sopra l’avrei amata ancora di più…
Come si chiama il brano di apertura di quel mixtape per il web?
J: I’m so paid. E’ un inedito che non abbiamo ancora pubblicato.
Dobbiamo aspettarci qualche nuova cover in futuro? Qualche anticipazione?
J: Ne abbiamo registrate almeno una decina. Non ricordo i titoli in questo momento. Sono tutte molto semplici, minimali, ma allo stesso tempo tremendamente significative.
Il brano My way, apparso di recente in rete come appetizer di Nº 3, è di nuovo una cover di Lil’ Wayne? Perché non è finito sul disco?
J: No, non è una cover. Ho semplicemente rubato uno dei suoi versi. La versione originale senza i campioni di Lil’ verrà pubblicata al più presto.
Vi siete anche cimentati nell’arte del remix. Ne avete realizzato uno fantastico per Bed for mig di Avner, un artista di casa Sincerely Yours. C’è qualcuno in particolare da cui vorreste farvi remixare?
J: Eric dei The Tough Alliance mi ha fatto la stessa domanda qualche giorno fa. Ma non ho saputo rispondere. Qualche suggerimento? Chi sceglieresti? Panda Bear? Scott Torch? Basshunter?
C’è qualche artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?
J: Sì e lo faremo, ma non posso rivelarti nulla.
Qual è stato sinora il momento più importante della tua carriera?
J: La mia nascita.
Twee, afro-pop, c-86, hip-hop, nuovo R&B. Come avete fatto a trovare un equilibrio così perfetto tra generi tanto diversi?
J: Non ho idea di cosa siano l’afro-pop, il twee e il c-86. Penso che il segreto sia quello di non pensare alla musica in termini di genere. Ci limitiamo a suonare e ad ascoltare ciò che ci piace di più.
Quanto è importante la malinconia nel processo creativo dei jj?
J: Non so quantificarla, ma è sempre lì in qualche modo. E’ una costante, non possiamo negarlo.
Presto inizierete un tour americano con gli xx. Siete agitati?
J: Sì. Faccio degli incubi incredibili e dei sogni dolcissimi a proposito.
Siete già stati in America?
J: Sì. E’ una figata.
Qual è il concerto che aspettate con maggiore trepidazione?
J: Quello con il miglior sound.
Come siete entrati in contatto con gli xx?
J: Ci hanno chiesto se eravamo interessati a seguirli in tour in America. Per un po’ abbiamo esitato, poi il loro disco ci ha conquistato e abbiamo accettato.
Cosa ne pensate di loro e della loro musica? Come la definireste?
J: Reale irreale.
Per qualche data sarete in tour anche con i Delorean. Vi piacciono?
J: L’unica cosa che conosco di loro è un remix che hanno fatto per Big Weekend di Lemonade… Una bomba.
Avete già pianificato un tour europeo? Quando?
J: Sì ma non c’è ancora nulla di deciso. Accadrà presto comunque. L’Europa è il meglio… Mi manca in ogni istante quando sono in un altro continente.
Chi si prenderà cura della distribuzione europea di Nº 3?
J: Non lo sappiamo ancora.
Come cambia la vostra musica quando suonate dal vivo?
J: Non è mai cambiata molto, ma lo farà. Abbiamo delle visioni. Purtroppo però la tecnologia per realizzarle non è ancora stata inventata.
Quali sono le principali differenze tra i jj in studio e quelli live?
J: Elin canta ancora meglio dal vivo. Libero di crederci. Per non parlare di me…
Ci sarà qualche musicista in più ad accompagnarvi in concerto?
J: Ci stiamo pensando ma non sappiamo a chi chiedere. Vorremmo avere più gente possibile, basta che condividano il nostro amore per la musica.
Hai mai pensato al sentimento che provi di più durante una giornata qualunque?
J: Amore.
Se i jj fossero un animale, che animale sarebbero?
J: Un sacco di animali diversi che si divertono tutti insieme. Nuotando, arrampicandosi sugli alberi, saltellando, giocando insieme come una famiglia. Io sarei una volpe artica svedese. Ognuno può scegliere il suo animale. Vedo i jj come un’ Arca di Noè: pronta a navigare tra le onde, in direzione di un nuovo mondo sconosciuto.
Qual è la cosa più preziosa che hai?
J: Le cuffie My Beats di Dr. Dre.
Siete mai stati in Italia? Cosa ne pensate del nostro paese? Apprezzate qualche artista in particolare?
J: Amo l’Italia per tantissimi motivi diversi. Allo stesso tempo però mi spaventa… Sì ci sono già stato e ci tornerò tra un paio di mesi… Mi piacciono Pietro Mascagni, Nino Rota, Ennio Morricone, Giorgio Moroder…
Se dovessi intervistare qualcuno per PIG, chi sceglieresti?
J: Federico Fellini, perché è morto e vorrei che non lo fosse. Potremmo tirarne fuori un film. Con la nostra colonna sonora. Lo chiameremmo “FF vs jj”.
Cosa vi spaventa di più come gruppo?
J: Non essere in grado di fare ciò che vogliamo.
Cosa ti spaventa di più come persona?
J: Perdere qualcuno di importante.
Sei religioso?
J: Sì.
Chi è la persona più importante nella tua vita?
J: Me stesso. Senza di me e i miei sentimenti non me ne fregherebbe di nessun altro.
Hai qualche fobia?
J: Sì
Credi che in qualche modo possano essere un veicolo per la creatività?
J: Sì. Tutto genera creatività…
Cosa ti fa ridere?
J: Ciò che è divertente.
Se potessi viaggiare indietro nel tempo, in quale periodo ti piacerebbe vivere?
J: Quando c’era Gesù sulla terra.
Cosa fai di solito prima di andare a dormire?
J: Desidero che arrivi il giorno successivo.
Qual è stata la prima cosa che hai pensato questa mattina quando ti sei svegliato?
J: Ho ripercorso un sogno che ho fatto. Te lo racconto… Ci siamo io e il mio gruppo di amici ad un festival, nei boschi. Due stage. Un delirio, con tutti presi benissimo. Immersi in un’atmosfera di libertà assoluta… Accompagno Eric (metà dei The Tough Alliance) ad uno dei due palchi, quello dove sta per mettere i dischi.
Poi decido di dare un’occhiata in giro. Non appena raggiungo l’altra postazione sento in lontananza le note della canzone che apre il nuovo disco dei The Tough Alliance. E’ la prima volta in assoluto che quel brano viene suonato in pubblico. La gente smette di chiacchierare e si ferma ad ascoltarlo, immobile, come se fosse qualcun altro a chiedere di farlo. Invece è la musica ad incantare tutti, con un qualcosa di trascendentale. Non appena parte la voce di Eric la folla si scatena e inizia a saltare, in maniera selvaggia ma positiva… Si genera un piccolo terremoto: tutti si sentono a casa, ma in un posto nuovo e sconosciuto…
In quale film ti piacerebbe recitare?
J: The Jungle Book. (Il libro della giungla). Scapperei dal villaggio degli uomini per andare a vivere con gli animali. Inizierei a parlare la loro lingua…
Qual è la tua serie tv preferita?
J: Non guardo le serie tv.
Mi dici in tre parole come ti senti in questo momento?
J: Esausto, curioso, al sicuro. Sono a casa con la mia famiglia.
Come ti immagini i jj tra dieci anni?
J: Non riesco.
Cosa ti manca di più di Goteborg quando non ci sei?
J: La routine al quartier generale della Sincerely Yours.
Cosa ti piace di meno di Goteborg?
J: Il traffico.
Qual è il tuo posto preferito?
J: Ovunque ci sia amore reale.
L’ultimo disco che hai comprato?
J: Un vinile di Gilbert Bécaud. Non sono riuscito a trovare il titolo sulla copertina.
Se i jj fossero un film, chi sarebbe il regista?
J: Noi stessi.
Qual è l’ultimo film che avete visto? Lo avete visto al cinema, in Dvd o lo avete scaricato?
J: Ryan di Chris Landreth, del 2004, in Dvd.
Girerete dei video per promuovere il nuovo album? Per quale brano? Avete già qualche idea?
J: Sì. Il brano scelto è Let Go. Sarà tutto concentrato sul nero, il bianco e il sangue.
Avete una macchina?
J: No
Mi suggerisci il nome di tre nuove band?
J: Babyshambles, Team Rockit, E.
Tre band del passato?
J: Ebba Grön, The Beatles, Monsieur 100 000 volt.
Quanto è grande il tuo appartamento?
J: E’ immenso.
Quante stanze hai?
J: Non riesco neanche a contarle.
Qual è la tua stanza preferita?
J: Sono troppe, difficile sceglierne una sola.
Quanto paghi di affitto?
J: E’decisamente alto.
Se fondassi una nuova band domani, come la chiameresti?
J: Blanc de blancs.
Cosa non manca mai nel tuo frigo?
J: Il vuoto.
Qual è il miglior concerto che hai visto di recente?
J: Gli xx, qui a Goteborg.
Se avessi solo 24 ore di vita, cosa faresti?
J: Risponderei alle domande di un magazine italiano, farei un bagno, berrei una birra, preparerei da mangiare e cenerei con la mia famiglia. Guarderei il Barcellona contro lo Sporting. Ascolterei e suonerei le mie canzoni preferite con i miei amici. Andrei a dormire con O, la mia ragazza. Mi addormenterei con le sue braccia intorno al petto. Mi sveglierei. Prenderei un caffè e guarderei Federer contro Murray nella finale degli Australian Open del 2010. Festeggerei con i miei cari, berrei champagne. Per concludere farei una bella camminata sul lago ghiacciato di Vallentuna.
Quale di queste domande hai odiato di più?
J: Nessuna, anzi grazie per averci dedicato tutto questo spazio.

















voi parlate, io gioco… the only Italian I know.