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Nima

img179Intervista di Marco Lombardo. Foto di Paul Herbst.

Nima Nourizadeh da adolescente era fan degli Slayer e dei Morbid Angel. Oggi, dopo aver lavorato con adidas, Hot Chip, Lily Allen e Santigold, vorrebbe dirigere un video per un gruppo death metal. Incuriosito da ciò che potrebbe venirne fuori. E’ un talento trasversale che ama le sfide e si muove abilmente tra video e pubblicità. L’abbiamo raggiunto via telefono in quel di Londra, il primo giorno libero dopo due mesi passati a girare il nuovo segretissimo spot del colosso di origine tedesca.

Ciao Nima dove sei? Come stai?
Ciao sono a casa, a Londra, esausto. E’ un periodo molto impegnativo. Stiamo girando una nuova pubblicità, vengo da una settimana di riprese non stop. Ho due giorni liberi e poi andrò a Montreal per l’editing.

Di cosa si tratta?
E’ il nuovo spot dell’adidas, una produzione imponente.

Hai in cantiere anche delle nuove sorprese in ambito musicale?
Non lavoro a un video da qualche mese ormai. Ricevo proposte in continuazione, ma non sono in grado di fare più cose contemporaneamente. Appena avrò terminato questo spot tornerò a concentrarmi sulla musica.

Qual è l’ultimo video che hai diretto?
Pearl’s Dream di Bat For Lashes, lo abbiamo girato a maggio. E’ ispirato a uno dei numeri più famosi del mago David Copperfield, quello del volo. Ho immaginato Natasha interpretarlo, immersa in un’atmosfera magica e misteriosa, un po’ cheesy. Ci abbiamo lavorato per circa un mese. Durante le riprese l’idea di partenza si è evoluta molto, grazie anche alla sua creatività vulcanica. Esteticamente l’effetto che volevamo ottenere era quello di una performance televisiva a cavallo tra gli anni ottanta e i primi anni novanta. Un periodo storico a cui Bat For Lashes fa spesso riferimento nella sua musica. Abbiamo mischiato spunti molto diversi e ci siamo influenzati a vicenda. In Pearl’s Dream sono presenti i vari alter-ego di Natasha, quelli che mette in scena nelle canzoni. Abbiamo giocato con un’atmosfera vagamente alla Lynch, pur mantenendo un approccio da studio televisivo low budget, con effetti speciali di serie b.

Ti piace lavorare a stretto contatto con i musicisti quando sei sul set?
In genere direi di sì, è molto stimolante. Non sempre però le loro intenzioni combaciano con le mie. Ecco perché cerco di collaborare il più possibile con persone che stimo o conosco direttamente. In questo modo è più facile interagire e fidarsi a vicenda l’uno dell’altro. In genere lascio spazio alla visione di un artista solo se siamo in confidenza. Penso sia importante stabilire un contatto intimo e personale: si ottiene un risultato migliore, ed è più divertente.

Come è stato lavorare con Santigold nel video di L.E.S. Artistes?
Abbiamo instaurato un ottimo rapporto, rilassato e creativo. Siamo subito stati d’accordo d’intraprendere una direzione molto teatrale. Lei adora andare a cavallo: questa sua passione è stata il nostro punto di partenza. Ero sorpreso ed eccitato perché di solito gli artisti non amano mettersi in gioco in situazioni bizzarre. Così ho concepito questo set teatrale, come cristallizzato nel tempo, dove lei doma un cavallo imponente, in un ambiente drammatico ed autunnale. Due ballerine ballano al suo fianco, compiendo passi di danza minimali appena accennati. Nella seconda parte del video Santi esce da questa sorta d’irrealtà immobile e inizia a girovagare nel mondo reale. Incontra però una realtà ancora più spettacolare e imprevedibile. Mi sono ispirato a The Holy Mountain, il film di Jodorowsky, e l’ho catapultata in mezzo a un’esplosione di colori e goffe finzioni sceniche.

Tendi quindi a mescolare diversi riferimenti all’interno dello stesso video?
Sì, ma ciò avviene in relazione all’artista con cui lavoro. Scegliere la citazione adatta alla canzone e all’immaginario che essa evoca è di per sé un talento. La magia non sempre funziona.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?
Mi piacciono generi e realtà diverse tra loro. Un giorno sono attratto da ciò che è divertente e leggero, quello seguente da atmosfere cupe e introspettive. Mi muovo attraverso uno spettro stilistico estremamente vario. Ho studiato in una scuola d’arte e sono entrato in contatto con correnti espressive differenti. Tutte hanno contribuito alla formazione di una mia estetica che è la somma di suggestioni contrapposte, dalle avanguardie teatrali alle serie televisive degli anni ottanta.

Quanto della tua personalità finisce nei video che dirigi per altre persone?
C’è una parte di me in tutti i lavori che faccio. Alcuni clip sono più personali, altri sono il risultato di una maggiore mediazione con il cliente.

Quello più personale che hai girato?
Sono molto legato a Over and Over degli Hot Chip e Ladies of the world dei Flight Of The Conchords. Lavorare sullo humor è una delle cose che mi dà maggiore soddisfazione. Ogni video però ha una sua storia particolare. Spesso mi capita di ricordare con affetto un’esperienza lavorativa il cui risultato finale non è stato così soddisfacente, ma che mi ha segnato positivamente dal punto di vista umano.

Come è stato lavorare con i Flight Of The Conchords?
Splendido. Ladies of the world è il video che mi sono divertito di più a girare. Sono ragazzi adorabili. Non abbiamo mai smesso di ridere durante le riprese. E’ stata una sfida nuova e interessante anche dal punto di vista stilistico. Abbiamo ricreato le atmosfere e le tinte di un telefilm anni settanta. Brett e Jamaine si sono messi a mia completa disposizione, pronti a lanciarsi in qualunque amenità gli chiedessi di fare. Siamo diventati davvero buoni amici.

Un altro video molto divertente è Bonafied Lovin dei Chromeo.
E’ ispirato a Money for Nothing dei Dire Straits.

Non dirmi che ti piacciono i Dire Straits?
No, non proprio (esplode a ridere). Ho incontrato per la prima volta Patrick e David dei Chromeo in una stanza d’albergo durante un tour in Inghilterra. Abbiamo parlato di musica, dei loro clip preferiti. E’ subito venuta fuori quella canzone. Gli ho fatto notare quanto assomigliassero ai due protagonisti del video ed è nata l’idea, quasi per gioco, di ricostruire quell’ambientazione. Si adattava perfettamente al loro suono così immerso negli anni ottanta. Avevamo un budget ridotto. Lavorare con l’animazione e la computer graphic ci è sembrata la soluzione migliore dal punto di vista economico, anche se abbiamo impiegato due mesi a concludere il tutto. Le tecniche usate in quel video sono molto complesse pur sembrando semplici. E’ stata una sfida contro il tempo.

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Hai lavorato più volte con Lily Allen. Che tipo di relazione avete?
Ci conosciamo da tempo. E’ una ragazza divertente e senza peli sulla lingua. Mi sono sempre trovato bene con lei perché si fida ciecamente di me. Nell’ultimo disco non siamo riusciti a collaborare per via di impegni reciproci ma ci siamo ripromessi di ritagliare un po’ di spazio quando pubblicherà un nuovo album.

Ready for the floor degli Hot Chip è uno dei tuoi video di maggior successo, oltre ad essere un piccolo capolavoro. In quattro minuti si rincorrono citazioni cinematografiche, visual art, performance, installazioni. Hai fatto tutto da solo?

E’ stato Joe degli Hot Chip a voler prendere spunto dal video Batdance di Prince. Già nel testo della canzone c’era una frase tratta dal film di Tim Burton:“You’re my number one guy”. Tutto il clip ruota intorno alla figura del Joker e di Two Face. L’atmosfera però è infantile e spensierata, nonostante la complessità dei personaggi. In Ready for the floor ho concentrato quattro mesi di idee, in una sorta di eccesso ipertrofico d’ispirazione. Le avrei potute centellinare per girare altri tre video (ride).

Lo spot House Party per adidas ha rappresentato l’apice della tua carriera. Lavorare per un’azienda così importante ti ha fatto sentire sotto pressione?
E’ stato il mio primo passo ufficiale nel mondo della pubblicità che conta anche se non mi sono allontanato molto da ciò che avevo già sperimentato in precedenza. House Party è uno spot molto musicale che riprende il linguaggio del videoclip. Ha rappresentato una naturale evoluzione nel mio percorso creativo… L’atmosfera è stata quella di un party casalingo, informale, solo affollato di celebrità. Il set, nonostante la complessità della produzione, si è presto trasformato in una vera e propria festa che è durata un giorno intero. La gente ha iniziato a divertirsi sul serio.
Run Dmc si è messo dietro la consolle e non l’ha più abbandonata. Missy Elliott ha aperto le danze, trascinando tutti a ballare.

Come è stato incontrare così tante celebrità, da David Beckham a Katy Perry, tutte in un colpo solo?
Una piccolo shock. Ho incontrato persone che non avrei mai pensato di conoscere nella mia vita. Ovviamente non ho avuto modo di legare con tutte. Per alcune di loro si è trattato solo di lavoro per altre un vero e proprio divertimento. Beckham, ad esempio, è rimasto sul set soltanto un’ora, il tempo di girare la sua parte e sparire, mentre Red Man e Method Man hanno assistito a tutte le riprese animando la serata come due teenager, insieme a quella leggenda vivente di Run Dmc. Anche Kevin Garnett, il cestista, è stato adorabile.

Cosa mi puoi dire del nuovo spot della adidas che stai filmando in questi giorni?
Poco o nulla, se no mi licenziano. Non scherzano su queste cose.

Sarà di nuovo pieno di celebrità? Puoi dirmi chi?
Ci saranno alcuni personaggi famosi ma non posso fare nomi. Appariranno anche nuovi talenti molto interessanti, sia in ambito musicale che in quello sportivo. Sarà però un qualcosa di più intimo rispetto ad House Party. Manterremo l’energia e lo stile informale ma verranno sviluppati nuovi contesti. Il tutto avrà un taglio più individuale.

Qual è secondo te la parte più difficile del lavoro di regista?
Interagire con le persone che sono sul set. Riuscire a comunicare esattamente la tua visione agli altri, coordinare i vari dipartimenti, in modo che essa si concretizzi al meglio.

Il tuo video preferito di tutti i tempi?
All is full of love di Bjork. E’ perfetto in ogni dettaglio, niente potrebbe migliorarlo.

C’è qualche artista con cui ti piacerebbe lavorare ma non hai ancora avuto la possibilità?
Bjork, senza dubbio, e Michael Jackson, anche se non accadrà mai.

Ti ricordi dov’eri e cosa stavi facendo il giorno in cui Michael Jackson è morto?
Ero a casa, a Londra, insieme alla mia ragazza.
Lei ha ricevuto da un’amica un messaggio sul cellulare con la frase sibillina: accendi la tv. E’ stato uno shock. Ho preso la macchina fotografica e ho iniziato a scattare fotografie delle immagini che scorrevano al telegiornale.

In quale film ti sarebbe piaciuto recitare?
Once upon a time in America di Sergio Leone, uno dei miei film preferiti, Rocky e Ritorno al futuro.

Hai mai lavorato come attore?
No, non credo di esserne capace (esplode a ridere). Non a caso ho scelto di stare dietro la macchina da presa.

Ti piacerebbe?
Forse. Perché no… Ci proverei giusto per il gusto della sfida.

Qualche nome in particolare che vorresti dirigere?
John Candy, anche se ormai è troppo tardi, Leonardo Di Caprio per la sua versatilità, Jack Nicholson, adoro tutti i suoi film, Robert De Niro. Vorrei lavorare con un attore fuori dal giro, un po’ dimenticato, per farlo tornare alla ribalta.

Stai già pensando al tuo esordio nel cinema? E’ un passo che ti interessa fare?
Assolutamente si. Ho un agente che si occupa solo di quello. Ci sono vari progetti in cantiere al momento, sto leggendo diverse sceneggiature, scrivendo qualche bozza. In un paio di anni sarò pronto ad intraprendere questa strada. Purtroppo quando si parla di film i tempi si dilatano vertiginosamente.

Che tipo di film di piacerebbe fare?
Adoro le commedie, sono forse il mio genere preferito. Vorrei però affrontare un film drammatico e inserire elementi umoristici all’interno di una storia complessa in grado di attraversare stili diversi, avvicinandosi anche all’horror.

Oggi le serie tv sembrano avere soppiantato i lungometraggi in termini di sperimentazione. Hai mai pensato di confrontarti con questo tipo di format?
Sarebbe interessante. Anche se la vera ricerca la fanno gli sceneggiatori più che i registi. Questi ultimi spesso si limitano a una mera esecuzione tecnica. Non hanno alcun controllo sulla storia e i personaggi. La prima stagione di Lost è senza dubbio uno degli apici del genere, come anche la serie 24.

Con che tipo di musica sei cresciuto?
I Depeche Mode, i Cure, i Ride, molto indie rock. Durante l’adolescenza ho avuto un periodo in cui ascoltavo solo death metal. Band come Deicide, Morbid Angel e gli Slayer. Tuttora sono uno dei mie gruppi preferiti.

Stai scherzando?
Giuro. E’ impossibile incasellarmi in una sola categoria, mi piacciono cose del tutto diverse.
Ognuna di esse riflette una parte importante della mia personalità. Non ascolto più death metal da tempo ma tutto ciò che mi ha emozionato negli anni è rimasto in qualche modo dentro di me, influenzando chi sono. E’ un mio piccolo sogno dirigere un video degli Slayer.

Se non fossi un regista che lavoro ti piacerebbe fare?
Da bambino, dopo aver visto per la prima volta Top Gun volevo diventare un pilota (ride). Inoltre mi piace il mare quindi avrei potuto inseguire la carriera di pescatore… Forse sceglierei una vita più tranquilla, con un impiego normale e un orario regolare 9-17. Poi tutti a casa a staccare il cervello. Non credo sarei stato soddisfatto come lo sono ora però…

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