Intervista di Depolique. Foto di Sean Michael Beolchini.
Sono arrivati come una sospirata nuvola che oscura il sole in una delle estati più calde che ricordi, con un album che ci ha lasciato estasiati. Come alieni di un film di fantascienza che sbarcano in punta di piedi sulla terra e suggeriscono di guardare le cose da un altro punto di vista. Che non avevamo considerato. Come rapiti, ci siamo rifugiati in questa zona d’ombra, uno spazio protetto, un luogo dove il tempo si ferma, dove restare soli con i nostri pensieri e le nostre emozioni. Appena ventenni (da qui il nome) The xx nascono ufficialmente quasi cinque anni fa. Cresciuti nel sud di Londra, i quattro si conoscono a scuola, quella Elliot School che dieci anni prima avevano frequentato anche Burial, Hot Chip e Kieran Hebden. Evidente l’influenza degli alfieri del nuovo suono britannico, così come dei decenni passati (dalla new wave a Bristol) nella musica del gruppo, che però, spogliata di tutto, si riduce alle canzoni, alle parole e alle voci di Romy e Oliver, inseparabili, amici da una vita, mente, anima, ma soprattutto cuore dei The xx.
Voliamo a Londra per incontrarli, è domenica mattina e sono le nove.
Chissà che voglia hanno di lasciare il letto per incontrarci.
Con solo venti minuti di ritardo arriva Baria, tastiere e chitarra del gruppo.
Timida e un po’ preoccupata dall’assenza degli altri ci chiede se è la prima.
Dimostra forse anche meno dei suoi vent’anni.
Un quarto d’ora e arrivano Oliver – voce, basso e leader, insieme a Romy, della band – e Jamie, il talento che ha prodotto il tutto e sta dietro a beats e samples.
Oliver è sorridente, fiero, sicuro di sé. Jamie probabilmente maledice la sveglia e chi gliel’ha fatto fare e si butta sul divano stretto nella sua giacca a dormicchiare.
Passa un’ora e Romy non arriva, decidiamo di cominciare a registrare le nostre chiacchiere.
Oliver si scusa e dice che parlerà a nome suo.
Jamie sonnecchia.
Baria sorride e sbadiglia.
Romy arriverà.
Mi raccontate la vostra storia?
Oliver: Conosco Romy da quando avevamo tre anni.
Abbiamo sempre frequentato le stesse scuole: siamo cresciuti insieme.
Jamie e Baria li abbiamo conosciuti alle medie, più o meno a dodici anni.
Il gruppo però è nato quando io e Romy ne avevamo quindici: gli anni in cui ti innamori della musica, cominci ad uscire, ad andare ai concerti e a frequentare i negozi di dischi. Ci è venuta voglia di formare un gruppo anche a noi, così abbiamo cominciato con un po’ di cover e poi, piano piano, a scrivere qualcosa di nostro. Conoscevamo Baria perché avevamo studiato musica insieme a scuola, così l’abbiamo coinvolta nel progetto con l’idea di ricreare nel modo migliore i brani dal vivo.
Abbiamo suonato come trio in giro per un anno, un anno e mezzo, prevalentemente a Est, con un CD di beats che andava come base.
Può essere molto scomodo, perchè devi seguire la traccia, e se sbagli o perdi il tempo… E’ finita.
Tutto è cambiato quando Jamie si è unito al gruppo, circa due anni fa.
Adesso lui suona i beats dal vivo insieme a noi e tutto è diventato molto più naturale.
La nostra musica ne ha guadagnato in fluidità.
Qual è la prima cover che tu e Romy avete provato?
O: Mmm… Wham! Wake Me Up Before You Go Go, sfortunatamente…
Esiste una registrazione di quella versione?
O: Si, che nessuno ha mai sentito: è terribile.
Eravamo solo io e Romy a suonare sopra un beat funky house. La nostra scusa è che l’avevamo fatta per farci due risate…
Avete in programma di fare altre cover?
O: Ne abbiamo appena registrata una per il lato B del prossimo singolo. E’ la cover di un super hit inglese dell’anno scorso, si chiama Do You Mind.
Qual è invece la prima canzone che avete registrato come The xx?
O: Un brano che non c’è sull’album. Si può sentire sul nostro myspace, Blood Red Moon. E’ lei la prima.
E’ un bel pezzo.
O: Vero? Quella canzone ci ha fatto capire che eravamo sulla buona strada.
La riprendiamo e ascoltiamo spesso, anche durante le registrazioni dell’album l’abbiamo fatto, proprio perchè eravamo soddisfatti di come suonava.
Oliver, com’è stato per te e Romy “aprire” la band, il vostro rapporto, a due “nuovi componenti”?
O: Ci siamo conosciuti a scuola, eravamo abituati a suonare insieme e siamo ottimi amici da tempo… Direi abbastanza naturale. E’ stato più difficile cominciare con Romy: è davvero imbarazzante cantare davanti al tuo migliore amico. La classica situazione tipo: “comincia tu per primo dai, no comincia tu!…”. Anche condividere i testi è stato particolarmente difficile.
Per voi invece? Com’è stato entrare nella band?
Baria: Avevamo già suonato insieme a scuola. Le cose sono andate bene fin da subito. Cominciare a suonare in giro, quando hai quindici, sedici anni è un’esperienza davvero incredibile.
Per te Jamie?
Jamie: E’ stato naturale, anche se non è che mi piacesse molto l’idea di suonare dal vivo e non l’avevo mai fatto. Mi hanno chiesto di suonare la batteria ma non me la sentivo e ho trovato un’alternativa.
O: Nessuno di noi è un animale da palcoscenico. Soltanto ora cominciamo ad avere più confidenza, a scioglierci e a divertirci sempre di più, show dopo show. C’è voluto un po’ di tempo.
Eravate molto timidi?
O: Lo siamo ancora. Ed è positivo perchè rende tutto molto più emozionante. C’è chi nasce performer e riesce ad esibirsi con estrema facilità e naturalezza; noi non siamo quel tipo di persona. Per condividere la nostra musica con gli altri però è necessario suonare dal vivo.
Adesso finalmente cominciamo anche a divertirci.
Tra l’altro la vostra musica dal vivo non è che richieda grandi performance…
O: Direi di no…
Nemmeno da parte del pubblico…
B: Suonare davanti ad un pubblico immobile fa un certo effetto.
La vostra musica è molto notturna. Ascoltarla all’alba però è il massimo…
O: La notte è il momento migliore per ascoltare la nostra musica.
Anche perchè sono le ore in cui la maggior parte dell’album è stato concepito.
E poi Jamie l’ha prodotto lavorando tra le nove di sera e le nove di mattina
Adesso capisco perchè sei così stanco…
J: E’ l’orario ideale per lavorare. Non c’è niente e nessuno che ti distrae.
O: Anche Romy la pensa così, è il momento che preferisce per scrivere… Quando sei così stanco che potresti addormentarti da un momento all’altro, quando il tuo corpo è così debole che tutte le sensazioni sono amplificate.
Tutti dormono e tu godi di un’insolita libertà.
C’è stato un periodo, mentre lavoravamo al disco, agli inizi, in cui vivevamo come vampiri. Dormivo la maggior parte del giorno e mi svegliavo più o meno al tramonto.
Cosa mi dite di questa scuola che avete frequentato? La stessa di Burial, Kieran Hebden e Hot Chip… Ne parlano tutti come se fosse un fattore determinante…
O: Proprio no. Era una scuola normale…
Però studiavate musica…
B: Potevamo scegliere tra diverse materie complementari: recitazione, cinema, musica… Le lezioni di musica non erano niente di che, erano semplicemente una delle possibilità che avevamo.
O: A scuola c’era un’atmosfera molto rilassata, avevamo molto tempo a disposizione. Potevamo andare in sala musica e provare, suonare e registrare su dei multitraccia. Non ho mai capito se fosse un modo per stimolare la nostra creatività o semplicemente per liberarsi di noi: “andate in sala musica e non ci rompete…”. Gli artisti di cui parlano i giornali hanno frequentato la nostra scuola dieci anni prima di noi, quindi non posso parlare per loro.
E poi è una scuola gigante, con oltre duemila studenti.
Adesso non siete più studenti…
O: No. Romy si era iscritta ad una scuola d’arte appena terminata la nostra, mentre noi siamo andati a lavorare. Poi quando i concerti hanno iniziato ad aumentare, era il periodo in cui abbiamo conosciuto le persone della nostra etichetta e abbiamo cominciato a lavorare con loro, ci siamo trovati di fronte ad un bivio. Fortunatamente i nostri genitori sono stati comprensivi e hanno capito che era quello che volevamo fare.
Così noi ci siamo licenziati, mentre Romy non si è iscritta al secondo anno.
Come siete entrati in contatto con la Young Turks (XL)?
O: Più o meno due anni fa si sono presentati alla fine di uno show. Ci hanno offerto un posto dove provare e hanno cominciato a trovarci un po’ di date in giro. Non erano i primi a farsi vivi con noi, c’erano già stati altri che avevano manifestato grande apprezzamento nei confronti del nostro lavoro e ci avevano proposto di pubblicare qualcosa. Ma eravamo giovanissimi, avevamo solo cinque o sei canzoni e non ci sentivamo pronti a buttarci nella mischia.
Loro sono gli unici che hanno messo davanti a tutto i nostri interessi.
Per un anno non abbiamo fatto altro che provare, scrivere canzoni e suonare dal vivo. Soltanto allora ci hanno chiesto se ci sentivamo pronti per registrare qualcosa, se avevamo in mente di pubblicare un album.
Guardando quello che succede ai nostri colleghi ho capito come lavorano le altre etichette: non ti danno tempo di maturare, di sviluppare quello che hai dentro.
Noi ce ne abbiamo messo… Se siamo usciti ora è perchè prima non eravamo pronti a farlo.
Ma alla fine quanto tempo ci è voluto per arrivare a questo disco?
O: Dipende come la vedi. Queste sono praticamente tutte le canzoni che abbiamo mai scritto. Ci sono brani che risalgono a quando avevamo sedici anni, come brani che abbiamo scritto sette mesi fa. Da questo punto di vista è un disco che ha richiesto un bel po’ di tempo… Poi c’è stata la registrazione.
J: Abbiamo registrato tutto più o meno in un mese e mezzo, poi io ce ne ho messi altri due o tre di lavoro in studio. Considerando che alcuni brani hanno quasi cinque anni… Il tempo è quello.
Jamie hai avuto difficoltà con la produzione del disco?
J: Nonostante sia la prima cosa che ho prodotto e non avessi mai lavorato con altri produttori, non ho avuto molte difficoltà; avevo a disposizione tutto quello che mi serviva: tempo, spazio (ho lavorato nel mio studio) e un’idea chiara della direzione che volevamo dare al suono dell’album.
Prima che cominciassi abbiamo passato due settimane insieme, per accertarci che le canzoni suonassero esattamente come volevamo. L’idea di fondo era restare il più semplici possibili, evitare di sovraprodurre il tutto affinchè non suonasse come un disco pop. Volevamo conservare lo spirito dei demo ma renderlo più ascoltabile per un pubblico più ampio.
Curioso, perchè solitamente i gruppi all’esordio fanno l’opposto: cercano di buttare dentro di tutto e di più…
J: Abbiamo lavorato anche con altri produttori, ma mettevano troppo del loro nella nostra musica. Cercavano di riempire gli “spazi” che lasciamo liberi…
Finiva che suonavamo come loro, non come noi.
Così abbiamo capito che non era quello che avevamo in mente per l’album.
Uno di questi è Diplo; come siete entrati in contatto con lui?
O: Tramite la XL, che è anche la casa discografica di MIA…
Ci siamo incontrati in studio, ma giusto per divertirci un po’…
Qui a Londra?
O: Si, nello studio della XL, un vecchio garage minuscolo trasformato in uno sala di registrazione. Ci siamo chiusi lì dentro per un paio di giorni con l’idea di provare un po’ e sentire cosa veniva fuori. Niente di ufficiale. Ci siamo divertiti tantissimo e abbiamo anche imparato diverse cose. Il disco non sarebbe stato lo stesso senza queste esperienze che abbiamo fatto con lui e con altri produttori.
Chi altro?
O: Riton… Kwes, un giovane produttore emergente londinese. Poi con Lex e qualcun altro…
B: …James Rutledge
O: Siamo contenti di aver avuto la possibilità di lavorare con queste persone. Abbiamo imparato molto. Ci sono dei pezzi sull’album in cui riconosco la loro mano, i loro consigli. Mi piacerebbe rifare un’esperienza del genere in futuro.
Ci siamo divertiti molto nello studio della XL, a Notting Hill, nel bel mezzo del Carnevale. Incredibile. Quando volevamo fare una pausa uscivamo e ci trovavamo in mezzo alla gente che festeggiava, con le casse fuori dalle finestre che sparavano dancehall e Lil’Wayne. Poi tornavamo in studio e ci veniva voglia di gonfiare di bassi le canzoni… Salvo poi riprenderci e renderci conto che forse non era una buona idea..
Sarei molto curioso di sentire The xx prodotti da Diplo, mi sembrate proprio situati a due estremi opposti…
O: Più che una vera e propria produzione si è trattato di una sorta di collaborazione tra noi e lui.
In futuro lavorerete ancora in questo modo?
J: Mi piacerebbe. Magari potrei collaborare comunque con altri produttori.
C’è qualcuno chi stimi particolarmente?
J: Mi piace molto Paul Epworth. Sta facendo cose molto interessanti.
O: …Mount Kimbie
E’ uno dei produttori che ha remixato Basic Space no?
O: Si, anche Pariah è bravissimo.
Avete già del nuovo materiale?
O: Sto cominciando a scrivere di nuovo soltanto ora. Ho dato alcune idee a Romy. Lei non mi ha ancora passato niente, quindi non c’è ancora materiale nuovo vero e proprio, ma abbiamo ricominiciato a lavorare. Stiamo facendo anche un po’ di remix.
J: Diversi remix. Stiamo anche lavorando ad un mixtape da vandere durante i nostri concerti. Penso che lo registreremo in tour.
Sarà un mixtape di cose vostre o con anche altri artisti?
J: Prevalentemente cose nostre.
Qual è la vostra traccia preferita dell’album? Io personalmente adoro Intro?
B: Anche io, insieme a Night Time.
O: Night Time è quella che preferisco suonare. A me piace molto Shelter, poi Stars e anche Infinity. Potrei dirle tutte. Sono molto orgoglioso del disco. I miei brani preferiti cambiano ogni settimana… Ma forse Stars è la mia preferita.
J: Io dico Heart Skipped A Beat e Fantasy.
Qual è invece il brano più recente?
O: Dopo aver registrato la maggior parte del disco ci siamo presi un break per capire se avevamo ancora qualcosa da scrivere. Sono venute fuori due canzoni nuove: Shelter e Infinity. Le abbiamo scritte praticamente in contemporanea.
A proposito di Infinity, la somiglianza con Wicked Game di Chris Isaak è evidente…
O: Sono cresciuto con Chris Isaak. Mio padre è un suo grande fan e Wicked Game è una delle mie canzoni preferite di sempre. Non ha mai smesso di ronzarmi in testa. Un giorno eravamo io e Romy ed è venuta fuori Infinity, non saprei dirti come.
Riascoltando l’album oggi, c’è qualcosa che cambiereste o avreste voluto fare diversamente?
O: Non c’era una deadline per il disco, potevamo finirlo quando volevamo. Abbiamo finito e ricominciato da capo sei volte. Fino al punto in cui ti fissi su dettagli insignificanti e inizi a cambiare cose che nessuno noterebbe… Ma sono soddisfatto al 100%.
Sarei morto se riascoltando il disco mi fosse venuto in mente che avrei potuto suonare meglio una cosa piuttosto che un’altra.
J: Sono un perfezionista e volevo che tutto fosse perfetto. Anche perché si trattava del nostro primo album e doveva rappresentarci al meglio. Anche la masterizzazione… L’abbiamo rifatta tre volte perchè non ero soddisfatto.
Alla fine siamo usciti con qualcosa di veramente buono.
Dopo l’uscita dell’album, Jamie, ti sono arrivate richieste di produrre altri artisti?
J: No, per il momento no. E poi ora come ora non ne avrei il tempo. Soprattutto se consideri i remix e quanto stiamo suonando dal vivo.
E’ una cosa che ti interesserebbe fare in futuro?
J: Si, se trovassi una band che mi fa davvero impazzire si.
A che remix stai lavorando?
J: A uno per gli Yacht, mi sembra si chiami The Afterlife, che dovrebbe uscire come singolo dopo Natale. E ne ho appena finito uno per Florence & The Machine di You’ve Got The Love; sarà sul lato B del loro prossimo singolo.
Oliver e Romy l’hanno anche ricantato, è fortissimo.
C’è qualche artista di oggi che trovate realmente innovativo?
J: Al momento Micachu & The Shapes sono il mio gruppo preferito, specialmente dal vivo. E poi ci sono un bel po’ di produttori britannici dubstep o UK funky che stanno uscendo in questo momento. C’è roba davvero interessante in giro oggi.
Puoi farmi un paio di nomi?
J: Joker, Zed Bias, Mount Kimbie… E tanti altri…
O: Dal punto di vista dei gruppi penso che sia un periodo molto interessante.
Oltre a Micachu mi piace molto questa band che ci ha supportato nel tour britannico; si chiamano Trailer Trash Tracys.
E poi sicuramente The Big Pink, bravissimi dal vivo.
Come vi vedete tra dieci anni?
O: Non ci ho mai pensato. Non saprei… Non mi vedo lontano dalla musica. Avrò trent’anni, quindi dovrei essere ancora in forma e in grado di fare musica.
A un certo punto mi piacerebbe scrivere anche per altri.
J: Considerando il tempo che ci abbiamo messo a fare il primo album, vorrei prendermi un bel po’ di tempo per lavorare al prossimo, magari proprio dieci anni. Non mi interessa aspettare tanto tempo, l’importante è che sia perfetto.
B: Penso che tra dieci anni potrei avere dei bambini…
Qual è il primo disco che avete comprato?
O: Ho fregato un sacco di dischi ai miei e a mia sorella, ma non ricordo con precisione il primo disco che ho comprato. A quattordici anni ho comprato un disco di Missy Elliott, ma prima sicuramente qualcosa di Lenny Kravitz.
B: Uno dei Limp Bizkit, avevo dodici o tredici anni… A quel tempo li amavo.
J: Qualche compilation di musica pop sfigata, niente di emozionante.
E l’ultimo?
O: Lavorando per una casa discografica hai la possibilità di avere bel po’ di cose interessanti prima che escano. L’ultimo che ho comprato però è probabilmente il Best Of dei Cocteau Twins, ad Amsterdam.
J: Io ho preso un una specie di showcase della Hyperdub in vinile, un 12″.
B: Non ne compro da tanto. Probabilmente addirittura Lullabies To Paralyze dei Queens Of The Stone Age.
E’ come se il vostro fosse il disco giusto uscito al momento giusto, qualcosa che in tanti stavano aspettando. Vi è capitato di avvertire questa sensazione parlando con qualcuno?
O: E’ una cosa che ci hanno già detto, ma non so mai cosa dire a proposito…
J: Sicuramente era il momento giusto per noi.
E’ come se avesse soddisfatto una specie di desiderio di calma e di quiete. Dopo il new rave e il baccano che caratterizza parte della nuova musica dance anche qualcun altro ha cominciato ad smorzare i toni e ad abbassare i BPM…
O: Non ho mai pensato a noi come parte di una scena e davvero non riesco ad immaginarlo. Magari sta succedendo ora, ma non mi sembra proprio.
Tre o quattro anni fa il revival new wave e il new rave erano la next big thing, è vero, ora però non vedo trend dominanti e mi sembra sia una cosa buona perché lascia alla gente la possibilità di seguire quello che gli piace senza farsi troppo influenzare. Credo sia qualcosa che stimoli l’originalità.
Magari potrebbe essere il vostro album il primo mattone di una nuova “tendenza”… Magari tra due mesi ci saranno band in giro che si ispirano a voi…
O: Sinceramente non ci ho mai pensato. Non è una cosa che mi darebbe fastidio, anzi.
B: E’ così difficile fare previsioni sulla musica, specialmente oggigiorno. Tutto cambia così velocemente che non si puoi mai dire.
J: Credo che sia bello ispirare qualcun altro.
Un giorno leggeremo su un giornale: “questi sono i nuovi xx”…
O: Sarebbe davvero strano. Anche perchè siamo stati paragonati a così tanti gruppi che mi sembrerebbe assurdo vedere paragonato qualcuno a noi
B: Io penso che mi farebbe piacere.
O: Si, forse si.
C’è qualcuno tra gli artisti a cui vi hanno paragonato che ha esercitato effettivamente una certa influenza sul vostro modo di essere?
O: Sicuramente i Cure. Sono cresciuto con i Cure. Mia mamma e mio padre sono loro grandi fan. Anche dei Portishead siamo ammiratori.
Poi ci sono paragoni o collegamenti con artisti che non conoscevo.
Come ad esempio i Cocteau Twins. Adesso ho iniziato ad ascoltarli e devo dire che mi ritrovo molto nelle loro cose. Sono diventato un fan. Si è parlato di Young Marble Giants, ma anche lì… Non li conoscevo.
Romy è stata paragonata a Tracy Thorn di Everything But The Girl ed effettivamente ci sono delle somiglianze.
Tra l’altro una delle mie canzoni preferite è la loro On My Mind.
Diciamo che non ci sono band a cui ci hanno paragonato che mi hanno fatto pensare: “no, loro proprio no”. Sono tutti grandi gruppi che rispetto.
Vi aspettavate tutto questo successo?
O: A dire il vero da quando abbiamo finito e pubblicato il disco è stato tutto un: “vai, vai, vai, non ti fermare”. Una sfilza di concerti e impegni senza fine, quindi non sono molto aggiornato su quello che sta succedendo. Il nostro manager, e so che lo fa per il nostro bene, non ci dice molto. E’ impressionante girare il mondo e vedere tante persone che vengono ai nostri show. Faccio fatica a rendermi conto del fatto che molte delle date del nostro tour europeo sono sold out. L’Inghilterra a volte può essere una specie di bolla… E’ strano quando la tua musica riesce ad uscire.
Resta il fatto che tutto è cominciato quasi per gioco, un modo come un altro per ingannare il tempo. Non ci saremmo mai aspettati che potesse succedere una cosa del genere, anche perché molte delle canzoni sono state scritte pensando che nessun altro al di fuori di noi le avrebbe ascoltate.
Quindi non sapete se l’album sta vendendo?
B: Ora no. Quando è uscito l’abbiamo visto in classifica, alla posizione trentaequalcosa… Poi è sparito. Da allora non abbiamo più avuto aggiornamenti.
J: E non voglio averne. Spero solo di vendere abbastanza da poter fare un secondo album.
Beh, avete dieci anni di tempo…
J: Ahahah! Si!
Com’è cambiata la vostra vita?
O: Riuscire a dormire nei nostri letti è diventata una cosa rara: passiamo da un hotel all’altro. Ma mi piace questa momento. Se fare l’album è stato un processo davvero lento e senza particolari deadline… Da quando è uscito all’improvviso siamo diventati impegnatissimi.
Pensa che ci hanno dato un calendario per l’anno prossimo: domani abbiamo un day off qui a Londra, ma per il prossimo dobbiamo aspetttare il giorno di Natale…
Uscite insieme anche quando non dovete suonare?
O: Il mio gruppo di amici è molto ristretto e loro sono miei grandi amici… Usciamo spesso insieme. Ma finiamo sempre a fare o a parlare di musica…
Arriva Romy, due ore e mezza di ritardo. Sguardo basso, mortificata e un po’ imbarazzata. Si siede vicino a me e mi chiede scusa almeno undici volte.
Appena alza la testa Oliver la fulmina letteralmente e lei ritorna alla posizione di partenza.
Romy, considerando che tu e Oliver vi conoscete praticamente da una vita, posso chiederti quali sono i primi ricordi che avete insieme?
R: Non saprei dirti se i primi ricordi che ho di Oliver provengano da delle fotografie o appartengano alla vita reale perchè avevamo appena due o tre anni… Comunque ho in testa un’immagine di noi due piccolissimi che suoniamo lo xilofono.
Invece ho un ricordo curioso di Jamie: io che arrivo a scuola e lo trovo con la testa completamente rasata…
Litigate spesso?
R: Litighiamo come potrebbero fare due fratelli: “quello è il mio drink, no è il mio…”. Per cose stupide. Due minuti e tutto passa. Non abbiamo quasi mai fatto grandi litigi.
Ti piace suonare dal vivo Romy?
R: Si, credo di stare piano piano abituandomi. Il fatto di suonare così tanto ed in posti differenti è davvero emozionante. Siamo passati dai piccoli club ai grandi festival estivi e al tour con Florence & The Machine, di fronte a pubblici sempre più numerosi. Non mi sveglio più pensando: “questa settimana ho un concerto”; adesso ne abbiamo uno al giorno. E suonare così tanto da sempre più fiducia in me stessa.
Prima ho chiesto agli altri quale fosse il primo disco che hanno comprato…
R: La cassetta di It’s Like That, Run DMC vs Jason Nevins.
E l’ultimo?
R: Il cd di un gruppo svedese che si chiama JJ. Me l’ha passato il nostro manager
Guardate molta TV?
O: Io si.
B: Io no, odio la TV
R: Guardavo molta TV nella mia camera da letto, poi l’ho persa. Non la guardo più. Magari qualche volta quando siamo in tour in hotel, se c’è qualche bel film in onda. Il mio programma preferito è Later With Jools Holland. Saremo suoi ospiti settimana prossima.
Avete visto qualche film interessante di recente?
R: Ho visto La Vie En Rose, il film sulla vita di Edith Piaf. Molto dark e abbastanza triste, ma stimolante.
O: C’è questo film che tutti mi dicevano di guardare perchè bellissimo ma proprio per questo motivo non lo guardavo. Alla fine l’ho visto e mi sono innamorato, Let The Right One In (Lasciami Entrare).
J: Mi è piaciuto The Wackness. Una storia molto semplice, di un ragazzo che cresce a New York, ma ha una colonna sonora hip-hop fantastica
B: Knowing, l’ultimo di Nicolas Cage. Carino. L’ho visto sull’aereo mentre andavamo a New York. C’è una scena in cui un aereo si schianta proprio a NY… E guardarlo lì al buio a chissà quanti metri da terra non è il massimo…
Avete sempre vissuto a Londra?
O: Si, Sud di Londra. Tutti, da sempre.
Quanto pensate che questa città abbia influenzato il vostro modo di fare musica?
O: Forse è semplicemente il fatto di vivere in una grande città, difficile dire avendo sempre e solo vissuto qui. Sicuramente a Londra succedono tante cose, c’è un mix di culture differenti e una proposta musicale estremamente varia. Sei esposto a una grande quantità di stimoli.
J: Londra ha una vibrazione particolare. Non so bene dire come e cosa mi ha influenzato ma sono sicuro che ha giocato un ruolo importante questa città sul mio modo di essere.
C’è qualche altro posto che avete visto di recente in cui vi piacerebbe vivere?
O: New York
R: Siamo stati lì per dieci giorni, è stato davvero emozionante. E’ così diversa e simile allo stesso tempo. Il vantaggio è che non avevo il problema della lingua. Mi piacerebbe parlare altre lingue perchè altrimenti sarebbe difficile vivere in un altro paese.
Siete religiosi?
B: Io, si penso di essere l’unica. Sono musulmana, ma non praticante.
O: Io vengo da una famiglia non religiosa.
J: Io ho frequentato una scuola religiosa e credo che sia stato quello ad allontanarmi dalla religione…
R: Anche la mia famiglia non è religiosa, ma sento di credere in qualcosa, di avere fede. Ma non mi identifico in nessuna figura religiosa.
Siete felici?
O: Mai stato più felice
B e R: Siamo molto stanche, ma a parte questo siamo felici.
Sognate spesso?
O: Io sogno praticamente tutte le volte che dormo
R: Ultimamente sto facendo sogni davvero intensi e realistici nelle stanze d’albergo. Mi capita di svegliarmi all’improvviso e chiedermi se stesse succedendo davvero. Vivo questa specie di sequenze cinematografiche in cui qualcuno cerca di uccidermi…



















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