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Feature on Designer: Mark Fast

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Intervista di Ilaria Norsa.

Come va?
Mi sto godendo la pioggia di Londra, ascoltando “He’s alive” di Dolly Parton.

Londra non è la tua città natale…
Vivo qui da molti anni, mi ci sono trasferito dal Canada.

Dove hai studiato?
Ho conseguito le mie due lauree, un BA e un MA in knitwear design alla Central St Martin’s. Mi sono laureato nel 2008 e ho subito creato il mio marchio.

Perché hai scelto la maglieria?
Non esisteva nient’altro che riuscissi a fare con le mie mani, sentivo semplicemente che era la cosa giusta.

Descrivi i tuoi capi in tre parole:
Senza tempo, misteriosi, organici.

Ho sentito dire che cuci tutto a mano con una macchina da cucire domestica: che importanza riveste la maestria artigianale nel tuo lavoro?
Mi prendo cura di ogni singolo punto e gli dedico un certo ragionamento. É come dipingere, uso il corpo umano come un pittore usa una tela. Qualche volta non so nemmeno quello che potrebbe succedere. È molto stimolante perché, grazie a questo modo di pensare espressionista e astratto, emozioni e tecnica si uniscono e creano novità, scoperte e innovazioni inaspettate.

Quale é stata la prima grande soddisfazione che ti ha dato il tuo lavoro?
Vedere la maglieria che ho creato insieme a Bora Aksu indosso alla mia artista femminile preferita: Tori Amos.

Com’è nata la collaborazione con lui?
Bora é un amico davvero eccezionale: quando stavo ancora studiando per il mio BA ho lavorato per lui e ho imparato moltissimo.

 

 

Hai lavorato anche con Alber Elbaz, no?!
Ho creato un progetto di maglieria per Alber. I miei lavori non sono andati in passerella, ma ho tratto molta ispirazione da questa esperienza.

Altre collaborazioni?
Con Stuart Verves per il prêt-a-porter donna ai/09 di Loewe: é stata una collaborazione molto stimolante.

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Dall’ITS7 alla London Fashion Week…
In effetti le cose stanno andando molto bene… sono molto fortunato! Il supporto da parte del British Fashion Council é fantastico, si prendono davvero cura di te. Avere una data per il mio show nel calendario ufficiale della moda londinese é stato fantastico. A dire il vero certe volte non mi rendo conto che tutto questo sta effettivamente succedendo. Non ce l’avrei fatta anche senza ITS: la visibilità che ho ottenuto dall’i-D styling award é stata uno strumento importante per far notare il mio lavoro alle persone giuste. Ho conosciuto lì la mia stylist, Erika Kurihara. Lavoriamo davvero bene insieme e ci divertiamo.

 

Travolto dal successo?
Molte cose sono cambiate, ma cerco di mantenere il mio processo creativo uguale a sempre. Sono circondato da un ottimo team ora, che si prende cura degli aspetti economici e delle pubbliche relazioni del mio marchio, in modo che io possa continuare a concentrarmi sul mio lavoro creativo.

Lavori fino a tardi tutte le sere? Stacanovista? Precisino?
In genere rimango nello studio fino alle dieci di sera. Credo che la mia vita intera sia dedicata al lavoro artigianale, che tutto ruoti intorno alla creazione della mia maglieria, ma cerco anche di camminare nel parco e di incontrarmi con gli amici una volta ogni tanto.

Menomale! Quali sono le cifre stilistiche che rendono unico il tuo lavoro secondo te?
Direi l’austerità e severità dei punti intorno al corpo.

Dicci qualcosa a proposito della collezione ai/09.
Un’esplosione improvvisa di vento e fulmini.

Nel tuo lavoro colgo un umorismo un po’ macabro… Sì, credo che quello che dici sia vero. Cosa stai cercando di esprimere?
Mi guardo attorno e vedo delle cose che vorrei esprimere, che sono invisibili a occhio nudo; la maggior parte di esse ha un’aria un po’ oscura, ma sono intriganti proprio per via del loro mistero. Più che abbracciare l’oscurità voglio trasformarla in qualcosa d’inaspettato: un simbolo di speranza.

Questa predilezione per il gotico trova conferma anche nella tua ammirazione per Tim Burton…
Amo il suo lavoro perché é un artista visivo che esprime il lato oscuro e insolito delle cose con un gran senso dell’umorismo.

Qual è tra i suoi lavori il tuo preferito?
Adoro un corto di animazioni che ha fatto molto tempo fa e si chiama “Vincent”. É molto speciale. 

I tuoi abiti sembrano anche fare riferimento alla corsetteria femminile: crei delle sorte di armature per il corpo…
Si tratta della sensazione di essere tenuti insieme, essere nascosti e rivelati in modi differenti, io lo trovo sexy.

Cos’altro trovi sexy?
Quando guardi dentro degli occhi bellissimi e al di là dell’occhio senti quel balzo nel tuo cuore.

Progetti per il futuro?
Sto sperando di trovare dei nuovi registi con cui poter lavorare, i cui sogni cinematografici si confacciano al mio lavoro.

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www.markfast.net

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