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Tiga – Intervista

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Intervista di Depolique.
Foto di Sean Michael Beolchini.
Hair & Make-Up: Nadja Lakluk.

Riassumere in poche battute la storia di Tiga è cosa ardua, date le molteplici manifestazioni del camaleonte canadese, e forse superflua, data la notorietà del personaggio. Ma tanto vale.

Tiga Sontag eredita presumibilmente la passione per la musica dance dai party vissuti da giovanissimo a fianco del padre, il mitico Dr Bobby, disc jockey trance di base a Goa. Di lì il ritorno a Montreal e l’inizio di un’ascesa, partita come agitatore delle notti cittadine prima che “localaro”. Produttore, discografico e remixer, poi superstar DJ, autore e ancora più su, quasi un’icona, figura più unica che rara, sospesa tra club culture e pop, supereroe capace di sopravvivere alla glaciazione dell’electroclash, attraversare indenne il nu rave e di presentarsi nel pieno dei suoi superpoteri alla vigilia di una nuova decade. Fin dagli esordi Tiga ha sempre saputo circondarsi di personaggi che potessero consigliarlo e aiutarlo nella sua missione. Che sia questo il segreto del suo successo? Abbiamo incontrato Tiga in uno splendido hotel di Amburgo.  Dopo averlo incrociato più volte in giro per il mondo, oggi abbiamo finalmente a disposizione un po’ di tempo da passare insieme. Cominciamo a parlare di musica, di amici comuni e di calcio; tifosissimo del Barcellona, il nostro è pungente e praticamente inattaccabile. Non sembra provato da una settimana di interviste, anzi, la visione del traguardo lo rinvigorisce: io sono l’ultimo. “Questa è l’ultima intervista, la migliore. Per me possiamo andare avanti quanto vogliamo, io non ho fretta. Siete amici dei Soulwax, quindi siete amici miei. E poi siete italiani… E io amo l’Italia.” E via con mille aneddoti sul Belpaese, dalle gite in Vespa con il suo amico Marco Carola per le strade di Napoli alla sua t-shirt con Fabio Cannavaro che alza la Coppa Del Mondo al cielo…

Ho una marea di domande…
Bene, io altrettante risposte

Come stai Tiga? Com’è andato questo tour de force promozionale?
Sto bene. Ieri ero ad Amsterdam, prima due giorni a Londra, dove ho anche suonato al Matter, due giorni a Parigi e uno in Belgio. Siamo quasi alla fine di questa intensa settimana promozionale.

Ti piace viaggiare o vivi la cosa come un aspetto inevitabile del tuo lavoro?
Amo viaggiare. E’ uno dei motivi per cui adoro questo lavoro.
Amo gli aerei, amo gli hotel, amo fare i bagagli: amo ogni singolo aspetto del viaggio.
Ovviamente nell’ultimo periodo la cosa ha raggiunto livelli un po’ estremi e adesso mi piacerebbe passare un po’ di tempo a casa, a rilassarmi e a sbrigare un po’ di lavoro domestico. Alcuni dei brividi che mi dava viaggiare si sono affievoliti con il tempo.
Anni fa avrei detto: “Oh mio Dio, guarda in che super hotel siamo finiti! Chissà com’è il room service?!” Ora non più, sono diventato una specie di viaggiatore “business”.

Quanti anni hai?
35

Da quanto fai questa vita?
Faccio il DJ da diciasette anni, ho cominciato nel ‘92.
Dal ‘92 al 2001 ho suonato tantissimo, ma praticamente solo in Nord America e Canada. Suonavo fino a tre, quattro volte alla settimana. Dopo Sunglasses At Night, 2001, ho cominciato a girare per il mondo. Sono otto anni. Ogni anno è sempre un po’ di più.
Ho cominciato a viaggiare anche per registrare, per impegni promozionali e anche per piacere…

Dove sei stato in vacanza l’ultima volta?
A gennaio mi sono preso due settimane e sono andato ai Caraibi, alle isole Turks & Caicos.

Cosa hai fatto nei tre anni che separano Sexor e Ciao! ?
Sono stato a casa, ho fatto dei remix, ho conosciuto nuovi amici e mi sono esercitato a scrivere molto. Ho firmato qualche piccolo articolo per un paio di riviste. Sono stato dietro alla mia etichetta (la Turbo ndr), ho curato anche le press releases.
Mi sono esercitato e ho suonato molto in giro…
Sicuramente sto dimenticando qualcosa. Il tempo passa così in fretta.

Sei contento di Ciao! ?
Totalmente.

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Quali sono state le differenze nell’approccio a Ciao! rispetto a Sexor?
La differenza principale sta nel fatto che questa volta ho scritto prima le canzoni.

Non tutte, circa la metà. Ho lavorato in modo tradizionale: carta, penna e pianoforte.
Quando le ho portate in studio ho cercato di svilupparle ulteriormente, di far si che suonassero più musicali, più tradizionali (strofa, ritornello, strofa).
C’è stata più attenzione ai dettagli, alle piccole cose e anche ai testi.
Poi ci sono nuovi ospiti: James Murphy e Gonzales. Ho aggiunto “nuovi ingredienti” al mix quindi le cose non potevano che migliorare.
Tra l’altro mi sono preso tutto il tempo di cui avevo bisogno in studio.
Con Sexor ero impaziente, non vedevo l’ora di finire. Questa volta ho deciso di andare avanti a oltranza. Diciamo che ho lavorato sodo.

Hai avvertito qualche pressione?
No, direi di no. L’unica pressione che ho sentito era quella di non deludere le persone con cui stavo lavorando. La prima volta che ho incontrato James Murphy ho pensato: “non voglio fare la figura dell’idiota”. Avevo paura di non riuscire ad esprimermi come sapevo, di non riuscire a dare quello che volevo. Lo stesso è accaduto con Gonzales. Sono sensazioni e timori che poi passano col tempo e lavorando insieme.

In questi tre anni è successo di tutto nel mondo della musica.

Mi riferisco soprattutto a livello tecnologico e alle sue conseguenze sul modo di conoscere e vivere la musica e sul mercato… Un fenomeno già iniziato ai tempi di Sexor che non sembra conoscere ostacoli; anzi…
Immaginavo che sarebbe successo, e non ero il solo. Mi ha stupito la velocità con cui è accaduto tutto. Ma si tratta di una conseguenza logica.
E’ ovvio che se hai la possibilità di scaricare musica gratis, lo fai. Che tu sia un bambino o un adulto. Lo fanno tutti. Anche io lo faccio. Se trovassi il disco di James Murphy in rete, lo farei.
(ride) Sono tempi strani, ed è un business strano. Le cose stanno cambiando con una tale rapidità che nessuno sa come comportarsi… Mi piace questa situazione, la trovo eccitante.
Ci sono così tante nuove possibilità che prima non si potevano neanche immaginare.
Ma quello che conta veramente è il risultato finale. I cambiamenti sono semplicemente economici. Cambia il modo di fare soldi, cambiano i conti bancari, ma il risultato è lo stesso: io sono qui, tu sei qui, tu ascolti la mia musica, io vengo dal Canada, tu da Milano, siamo in Germania…
Pensa come si muove la musica oggi, è libera. Tutto è più libero.
Puoi avere un accesso immediato e diretto a qualsiasi cosa.
Ora potrei fare un twitter e dire: “gli italiani sono tutti pazzi!”. Oppure se tu mi dicessi che il mio disco ti fa cagare: “io odio Giacomo e questo è il suo numero di cellulare…”.
Ovviamente sto esagerando ma quello che voglio dire è che oggi un artista ha molto più controllo, può arrivare direttamente ai suoi fans.
Le etichette, un grande intermediario, stanno sparendo. Prima avevano un controllo tale che dovevi chiedere a loro: “hey ma sono famoso in Germania?”. Ora non più.
Io arrivo dalla techno, quindi da una scena indipendente. Registravamo i nostri dischi, li stampavamo, li vendevamo, organizzavamo le nostre feste senza sponsor.
Facevamo tutto da soli.
Quando sono passato alla PIAS, la mia casa discografica, mi sono accorto di fare parte di qualcosa. Tutte le grandi organizzazioni hanno dei meccanismi, delle modalità di funzionamento. Modalità basate sul passato. Ora però si stanno accorgendo che non va più bene così. Se prima c’erano gli eserciti per fare la guerra, ora c’è la guerrilla.
Ora è tutto veloce e immediato. Con la Turbo siamo io e il mio fratellino a fare tutto.
Cerchiamo i remixer, lavoriamo sugli artwork, prendiamo da soli ogni decisione.
Non abbiamo bisogno di una grande organizzazione.

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Come mai questa passione per gli album? Non è mai semplice per qualcuno che arriva dalla dance cimentarsi sulla lunga distanza. I risultati non sono sempre soddisfacenti…
Non lo so. Sarà che sono un po’ all’antica, che ho una visione romantica della figura del musicista… Quando ero piccolo i miei eroi erano Prince, David Bowie, i Depeche Mode…
Loro facevano album. Così quando sono cresciuto, ho cominciato a fare musica, a pubblicare 12” ho sempre avuto il mito dell’LP.
Ho sempre considerato l’album come il traguardo finale.
Non è per i soldi, perchè dal punto di vista economico è quasi controproducente.
La cosa più importante per me è lavorare con i miei amici: io vivo per questo.
Sono i momenti più belli. Prendi la collaborazione con Gonzales: io e lui a Parigi, nella sua stanza, due ragazzi al lavoro, che cercano di creare qualcosa insieme.
C’è un momento, quello in cui entri in sintonia, un momento che può durare un secondo, un minuto, un’ora.
Beh è la sensazione più bella che io abbia mai provato.
Tutto il resto non conta. E sei felice.
All’improvviso nasce qualcosa che prima non c’era; ed è bellissimo.
Mi ricordo quando sono nate Luxury o Love Don’t Dance Here Anymore… Che emozione.
Suonarle a Steph e Dave (Soulwax ndr)… Vederli così eccitati.
Sono ricordi che porterò sempre con me, cose per cui vale la pena vivere.
E’ questo il motivo per cui faccio un album.
Mi considero una persona molto fortunata. Perchè la mia vita è come la sognavo a dodici anni, quando sdraiato sul letto guardavo il soffitto e pensavo: “un giorno farò musica con i miei amici… E girerò per il mondo…”.

Restiamo in tema amici e collaborazioni… Il fatto che i tuoi due album siano stati prodotti interamente in collaborazione con altri potrebbe spingere le malelingue a chiedersi maliziosamente come mai Tiga non faccia un album da solo…
La risposta è semplice: perchè non sono abbastanza bravo. Anzi, dire che non sono abbastanza bravo forse non è l’espressione migliore. Diciamo che per quello che voglio fare ho bisogno di aiuto, ho bisogno di qualcuno che riesca a interpretare le mie idee.
E’ un po’ come per una band che entra in studio con un produttore, no?

Si, ma tu sei un produttore…
Tutto dipende da cosa devi fare.
Se si tratta di un pezzo techno o dei remix per i club non ho problemi. Sono in grado di fare tutto da solo. Le cose cambiano quando vuoi fare un altro tipo di musica.
Prendi Love Don’t Dance Here Anymore… Non sono in grado di fare un pezzo così da solo.
Quando ero più giovane questa cosa mi mandava in paranoia.
Pensavo: “forse dovrei sperimentare come Aphex Twin, senza compromessi?! O forse dovrei essere come quei produttori che fanno tutto da soli?!.”
Col tempo ho realizzato che sono tutte cazzate.
Perfino David Bowie aveva al suo fianco gente come Carlos Alomar o Brian Eno, Angela Bowie che gli disegnava i costumi, Vidal Sassoon che gli tagliava i capelli…
Ha sempre avuto con sé le persone più creative. Sono cose che molti non sanno.
Adoro lavorare con gli altri, amo assorbire il meglio dalle persone che mi circondano.
Rubo anche un sacco di idee: sia un’immagine o un font, un sample o una parola per una canzone.
Per me sono due le cose che contano: la prima è essere orgoglioso del risultato, la seconda che il “prodotto” finale suoni come me. A me interessa che la gente non dica: “questo pezzo suona come un pezzo dei Soulwax, o degli LCD Soundsystem o di Gonzales”.
Quello sarebbe un problema, ma non ho mai sentito nessuno dirlo.
E poi sai cosa ti dico?

Cosa?
Adesso che ho carpito tutti i loro segreti… Il prossimo disco lo farò da solo.

Davvero?
Perchè no. E’ il momento di provare a lavorare da solo. Di vedere cosa succede.
Conosci John Maus?

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E’ uno della cricca degli Animal Collective no?
Si, esatto. Ariel Pink e compagnia bella… Bene, Jori (Hulkkonen ndr) mi ha suonato il suo disco quando eravamo in studio insieme. Mi è piaciuto molto il suo modo di scrivere, le sue canzoni; nonostante la produzione fosse molto grezza. Così io e Jori abbiamo iniziato a discutere animatamente perchè io sostenevo che quel disco fosse davvero penalizzato dalla produzione, che si sentisse la mancanza di tante cose. Lui invece sosteneva l’opposto.
Alla fine ho capito che a John Maus non interessava minimamente quanto meglio avrebbe potuto fare con l’aiuto di altri, ma quanto era in grado di fare da solo.

O magari semplicemente John ha fatto quello che si sentiva di fare.
Perchè non conosce né Bowie né i Soulwax… Perchè non ha ascoltato le migliaia di dischi che abbiamo ascoltato noi, quindi ha fatto quello che gli veniva di fare e come lo sapeva fare… No?

Si, entrambe le cose. Però mi piace molto l’idea: “Ok, ho fatto quello che potevo, con le mie forze e le mie capacità e sono contento così. Non voglio l’aiuto di altri.”
E’ un po’ come quando scrivi una lettera alla tua fidanzata.
Prendi un foglio e scrivi quello che pensi, che provi.
Non la dai a me e mi dici di metterla giù meglio no?
Quando sono entrato in questo ordine di idee ho realizzato che non avevo mai considerato ques’opzione. Così la prossima volta voglio provare da solo. Magari anche solo un 12”.

Io Tiga ti seguo da tempo.Dal tuo rework di Hot In Herre di Nelly, poi il tuo DJ Kicks, che considero ad oggi ancora uno dei migliori della serie…
Mi ricordo tutti i tuoi remix. E penso che Louder Than A Bomb sia ancora oggi un pezzo killer come pochi. Ho seguito abbastanza attentamente la tua evoluzione…
…Grazie (e ride)

Quindi non posso non confessarti che quando ho sentito Ciao! mi sono chiesto se si potesse considerare un disco pop, se saresti potuto diventare una popstar… Sei un caso unico nel panorama musicale mondiale: DJ, un produttore, un autore, un discografico… Canti pure! Puoi firmare un hit da dancefloor così come una pop song, sei un personaggio, sei praticamente un’icona. E poi nessuno nel tuo ambiente si prende così cura della sua immagine come te. Queste sono cose tipiche della musica pop, non tanto del mondo da cui arrivi. Tu sei andato oltre. Spiegami.
…Non lo so. Io mi sento un DJ.
Un DJ che ogni tanto fa un disco. Non mi vedo un cantante. Non ho mai fatto un live. Ancora oggi riconosco in me la mia formazione techno. Non sono come Dave, Steph, James o Gonzales… Loro sono cresciuti ascoltando punk, pop, rock… Ma posso capire come i video, le foto, la mia immagine, gli album, la mia personalità… Possano far pensare ad altro.

Sicuramente sto facendo un viaggio… Probabilmente sto cercando di mettere in pratica quelle che sono le mie fantasie… Te lo dico sinceramente: non voglio diventare una popstar.
Non voglio che il mio prossimo album sia ancora più pop. Questo per me è il limite.
Non desidero diventare una celebrità e non voglio perdere il controllo su quello che faccio.
E’ solo che mi piace mettere me stesso in quello che faccio. Ben in evidenza.
Le foto, le copertine… Amo vestirmi in un certo modo, apparire in un certo modo.
Mi diverte l’idea di scrivere la mia autobiografia… I Soulwax, che sono i miei migliori amici, invece sono l’opposto.
Pur appartenendo ad un mondo dove questo modo di comportarsi è naturale hanno sempre cercato di mandare avanti la loro musica.
Per me invece è sempre stato naturale, fa parte del gioco, mi piace!
E forse è per quello che mi sono avventurato in direzione del pop.

Restiamo sui Soulwax… Posso dire che se loro stanno vivendo la loro “night version” tu stai vivendo la tua “day version”?
(scoppia a ridere) Si! E’ perfetto! Questa è un’ottima definizione!
E’ assolutamente vero! E’ la mia day version! La cosa incredibile è che i Soulwax mi chiedono sempre di fare cose in stile Mind Dimension: è quello che amano di me.
Io invece quando sono con loro voglio fare cose tipo Love Don’t Dance Here Anymore o Turn The Night On
Day version… Devo dirglielo assolutamente!

Siete come due facce della stessa moneta…
E’ così che mi sento, è per quello che passiamo tanto tempo a lavorare insieme e siamo così in sintonia. Però devo confessarti che da quando ho finito Ciao! mi sono reso conto di esseremi allontanato troppo da quello che sono veramente: la techno, l’acid…
Ho deciso di fare un passo indietro, voglio ricominciare a fare un po’ di roba forte da dancefloor.
Perchè mi diverto un sacco.

Anche perchè siamo al “limite” no? Più in là di così c’è il pop…?
Si. E vero.

Io personalmente ti preferisco diretto, veloce, bello acido…
Mind Dimension è una bomba e Beep-Beep-Beep un ottimo compromesso…

Te lo dico sinceramente, sarei veramente sorpreso se dovessi spingermi oltre con il prossimo disco. Non è quello che mi sento e che voglio fare.
Allora, sono quattro i miei momenti preferiti dell’album.
(Li canta tutti)
La batteria alla fine di What You Need. Quando entra… Incredibile!
La coda di Beep-Beep-Beep. Non c’è sull’album, ma sul 12” ci sarà una versione di nove minuti.
Ha un finale trippy, space, acid, disco… Wow!
Poi quando entra il bass synth in Love Don’t Dance Here Anymore.
E Mind Dimension, dopo “everytimeilookintoyoureyesiseethefuture”: la batteria.
Questi sono i momenti cruciali, quelli che sento più vicini.
Io sono uno da dancefloor, non c’è niente da fare. Ed è anche quello che so fare meglio.
Sono uno da Mind Dimension. Questo è il mio dono. Dave me lo dice sempre.
Turn The Night On è bella, vero. Ma è meno originale.
David Bowie l’avrebbe fatta molto meglio.

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Sono perfettamente d’accordo.
Quando vedi Dave ringrazialo per Mind Dimension. E’ merito suo. Era nata come un regalo per lui.  L’ho fatta in poco più di un’ora, in studio, in Svezia. Pensavo fosse troppo malata.
Per gioco, ridendo. Non l’avevo fatta sentire a nessuno, non l’avevo mai nemmeno suonata. Mentre lavoravamo all’album Dave mi fa: “hai qualcos’altro?”.
E io: “beh ci sarebbe sta cosa qui…”, e lui: “F***************ck!!!”.

Che rapporto hai con il canto?
Un ottimo rapporto. Nessuna pressione, nessuna velleità. Non mi interessa se qualcuno pensa che faccio cagare. Non mi sento mica un cantante. Quando sono in studio a cantare e come se fossi sotto la doccia. Mi piace, mi diverte. Lo trovo molto rilassante. Andare dall’altra parte del vetro, col microfono… E’ un rapporto diretto: canto cose che ho scritto, che per me hanno un significato. Ci gioco molto, recito, riesco a calarmi nel personaggio. E’ ovvio che quando sento uno come Jamie Liddell penso a quanto è bravo. E’ un po’ come il calcio: io so giocare a calcio… Però Messi è un’altra cosa!

Hai mai pensato di fare un album di cover?
Si, dopo Sexor avevo una bella lista di cover che volevo fare.
Poi ho cominciato a scriverei brani per il nuovo disco non ci ho più pensato.

Quindi ci sono dei brani che ti piacerebbe “rifare”?
Sicuramente Voodoo Ray (A Guy Called Gerald ndr)… Ma in qualche modo l’ho un po’ scopiazzata in Overtime. Ormai è fatta quindi te lo posso confessare.
Mmmm… Wrote For Luck, degli Happy Mondays… Anche perchè si tratta di un brano che non è mai stato praticamente toccato.

Stone Roses e Happy Mondays sono tra le mie più grandi passioni…
Anche io amavo gli Stone Roses. Fools Gold è una delle mie canzoni preferite.
Mi ricordo quando l’ho sentita l’ha prima volta in un club di Montreal, il primo “ecstasy club” in città, la stava suonando un tizio durante il warm up. Sono rimasto a bocca aperta.

A chi lo dici…
Senti questa.
Avevo l’edizione limitata di Fools Gold, il 12” con vinile dorato.
Più o meno quindici anni fa vado a New York a suonare e lascio tutti i bagagli, compresa la borsa dei dischi in macchina… Qualcuno me la ruba…
Avevo tutto dentro: passaporto, cuffie, tutti i dischi belli che avevo; c’era anche Fools Gold.
Così ho cominciato a girare per negozi di dischi dicendo che se fosse arrivato qualche tossico a cercare di vendere la roba, beh, quella era mia. Tutti i miei dischi avevano un timbro: un drago volante. Un mese dopo mi chiama un tipo, Frankie Bones, un DJ techno, che mi fa: “ho recuperato i tuoi dischi, li ho comprati da un tossico”.
C’erano tutti tranne Fools Gold

Tiga on Sofa

Sai che non sapevo che la cover di Sexor fosse copiata da quella di In Your Mind di Brian Ferry?
Venerdì sera, mentre ero a Parigi, dopo un’interminabile giornata di interviste sono andato a sentire Justice e So_Me che suonavano… Dopo averli salutati, mentre tornavo a casa a piedi in albergo chi ti incontro??? Brian Ferry!!! L’ho fermato e gli ho detto: “ciao, io sono quello che ha copiato la cover del tuo album!”.
E’ stato molto simpatico.

E per la cover di Ciao! hai preso spunto da qualcuno?
No, artwork originale e nessuna cover. Forse sto diventando grande!

E’ vero che il tuo idolo è Leonard Cohen?
Verissimo, abbiamo anche fatto la stessa scuola (anche Leonard Cohen è di Montreal ndr).
Penso che sia il miglior scrittore, miglior cantautore e miglior paroliere al mondo.
Appartiene ad un’altra categoria, è un poeta.
Le sue parole sono piene di saggezza.
E poi è una persona molto interessante.
L’ho anche visto dal vivo l’anno scorso a Montreal quando è tornato a suonare dal vivo…
Da lacrime agli occhi.

L’hai mai incontrato?
Si, una volta, almeno vent’anni fa. Era una specie di amico d’infanzia dei miei ed è stato a casa nostra. Mi ricordo che lui e mio padre hanno suonato insieme. Ho una registrazione che lo testimonia, ma non posso farla sentire a nessuno, mio papà mi ucciderebbe.
Erano scesi entrambi al piano di sotto: lui, alle prese con uno dei primi sintetizzatori, suonava note di batteria a casaccio, terribile, e Leonard ci cantava sopra.
Una cover di uno standard folk, Old Black Joe.
E’ incredibile che tutto ciò sia successo a casa nostra.

Torniamo a te. Perchè Ciao! ? Ha a che fare con l’Italia suppongo o ti piaceva semplicemente la parola?
Certo. Nel corso dei miei viaggi mi capita spesso di passare dall’Italia.
Il vostro è un paese che amo: la gente, il cibo… Tutto.
Non saprei spiegarti perchè, ma quando vengo in Italia mi sento davvero bene.
L’ultima volta, mentre ero in albergo che pensavo a nuove idee per l’album, ho pensato che mi sarebbe piaciuto metterci qualcosa di italiano; anche per rendere omaggio in qualche modo al vostro paese. “Ciao” è una parola che mi fa stare bene.
E’ così immediata, internazionale… La conoscono tutti.
Gonzales ha spinto tantissimo per “ciao”…

Ha un suono molto aperto…
Si, mi piace anche molto visivamente. “Hello” e “goodbye” sono due parole che mi rappresentano bene. Ogni sera arrivo in un posto nuovo, saluto tutti, suono e poi risaluto tutti perchè devo ripartire. Sono sempre io quello che deve andare via.

Volevo chiederti di raccontarci traccia per traccia il tuo nuovo disco ma l’hai già fatto nel tuo podcast… Quindi ti chiederei di parlarci delle persone che hai voluto al tuo fianco; cosa ne dici?
Vai. Quello che vuoi.

Cominciamo con i Soulwax…
Incontrare i Soulwax mi ha cambiato la vita. Prima di tutto devo dire che probabilmente sono i miei migliori amici; sono delle così brave persone… Ho passato più tempo con loro che con chiunque altro negli ultimi cinque anni… Addirittura più che con mio fratello. Soprattutto con Dave, nottate passate a suonare e a chiacchierare. Non saprei dirti dove sarei ora senza di loro; hanno rappresentato un’enorme fonte d’ispirazione. Pur arrivando da un altro modo mi hanno dato davvero tanto: tempo ed energie… Sono delle persone davvero generose che hanno creduto molto in me.

Ma il disco nuovo dei Soulwax? Hai sentito qualcosa?
No. So che stanno lavorando a qualcosa… Ma non so di cosa si tratti…
Io gli ho scritto un brano, ma per i DJ set.
Dopo aver lavorato insieme ci siamo presi un break.
Ho sentito il brano che hanno prodotto per Peaches, molto bello.

Cosa mi dici di Jori Hulkkonen?
Io e Jori abbiamo un rapporto strano. Spesso non ci sentiamo per molto tempo, ma poi ricominciamo a lavorare insieme. Abbiamo un feeling naturale, siamo entrambi due persone molto romantiche e quando ci troviamo cominciamo a fantasticare; è così che la mia musica prende questa forma. Ci accomuna una grande passione per gli anni ottanta.
Nonostante la sua musica sia così lontana dalla mia, mi sento perfettamente a mio agio con Jori.
…Un po’ come con Jesper (Dahlbäck ndr). Anche se con lui è totalmente diversa la cosa: diventiamo pazzi, ci trasformiamo negli acid brothers.
Ci siamo fatti tutti i party degli anni novanta, siamo stati alla Love Parade nel ‘92, abbiamo sempre comprato gli stessi dischi…
A volte siamo in studio, tiriamo fuori la 909, la 303 e la 808 e facciamo un bel casino.
E’ la persona più importante della mia vita, siamo nati per lavorare insieme e con lui lavoro come con nessun altro. E quello che riesce a tirare fuori il meglio da me.
Prendi Pleasure From The Bass, il mio pezzo preferito, Louder Than A Bomb, Mind Dimension…
E’ un attimo, ci basta uno sguardo, sappiamo quello che vogliamo e sappiamo dove vogliamo andare. Non dobbiamo neanche parlare. Uno, due, tre via… Più veloci della luce.
Siamo nati per lavorare insieme. Non so proprio chi sarei o dove sarei se non l’avessi mai incontrato.

Jake Shears?
Jake è cool. E’ un amico di vecchia data. Mi ha sempre ammirato come DJ e io l’ho sempre seguito in quello che faceva. Ho ascoltato il loro primo disco (Scissor Sisters) prima che fosse fuori. Ho un ricordo del Sonar, nel 2002, ad un certo punto guardo la folla e mi vedo lui e Baby Daddy che ballavano come due pazzi in prima fila. Sono venuti a salutarmi e abbiamo cominciato a chiacchierare. A loro piaceva molto il mio rework di Madame Hollywood di Felix Da Housecat e a me i loro beats electro… Così siamo diventati amici. Quando ho registrato la mia versione di Hot In Herre doveva essere Peaches a fare la seconda voce… Poi ho pensato fossero meglio due voci maschili, e così ho chiesto a Jake.
Tra noi c’è un rapporto costruito con il tempo, quindi quando ci sentiamo siamo sempre sinceri, niente cazzate.
Abbiamo lavorato ancora insieme per You Gonna Want Me e nel disco nuovo in Overtime e Gentle Giant. Alla fine di Gentle Giant siamo io, lui e James. Doveva essere la canzone di chiusura dell’album… Poi è arrivata Love Don’t Dance Here Anymore

E Zdar?
Siamo amici da anni. Un tempo ero propietario di un club a Montreal e lui venne a girare un video lì. La prima volta che l’ho incontrato ero in ecstasy, completamente fatto. Ahhahah!
Mi piace molto come produttore, come lavora in fase di missaggio.
Il disco dei Phoenix… Cassius… Gli voglio molto bene e considero la sua opinione fondamentale. E’ stata la prima persona a cui ho suonato il disco.

…E?
Gli è piaciuto. Volevo assolutamente coinvolgerlo così abbiamo lavorato insieme su Speak Memory. Volevo coinvolgerlo maggiormente nel missaggio ma c’erano i Soulwax.

Veniamo ai nuovi acquisti: James Murphy?
Beh, James è un grande. Un ragazzo simpaticissimo e un ottimo produttore. Musicalmente è quello che mi piace di più.
Quando sono a casa non metto su un cd di Jori.. O Jesper… Nemmeno Gonzales e i Soulwax. Ascolto gli LCD Soundsystem, li amo.
Ero un po’ intimorito dall’idea di lavorare con James. Ha un carattere molto forte, indipendente, ha le sue idee e un sacco di cose da dire. Siamo entrambi due chiacchieroni, quindi puoi immaginare… Solo che è talmente bravo che dopo mille discorsi, in mezz’ora riusciva a mettere in pratica tutto quello che c’eravamo detti.
Lui e i Soulwax hanno due modi totalmente diversi di lavorare.
James è più vicino alla techno: fa una cosa, gli piace, bene così, andata.
Non è un perfezionista. Un modo di fare abbastanza “grezzo”.
I Soulwax sono l’opposto: potrebbero andare avanti per ore.

E Gonzales?
Gonzales è una bomba! Lo amo.
L’ho conosciuto in occasione di questo disco. Gli ho scritto dicendogli che forse avremmo potuto diventare amici e gli ho chiesto di incontrarci. Ci trovati a Parigi e ci siamo piaciuti istantaneamente. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme. Credo che lui forse attratto dal mio lato club, party, dall’energia… Io dalle sue conoscenze, dalla sue capacità di arrangiamento… Buona parte del disco è nata con lui a Parigi. E’ una personaggio brillante, divertente e di grande ispirazione.
Torno a dirti, questa è la parte più bella del mio lavoro: conoscere e avere a che fare con persone così stimolanti: Gonzales, James, Dave, Steph…

Ma perchè Zombie Nation non compare nell’album? Hai voluto mantenere Tiga e ZZT separati?
Ecco, ZZT è un’altra delle cose che ho fatto in questi tre anni.
Tutto è nato senza un’idea precisa di come sarebbe andata, se il materiale sarebbe finito nel mio o nel suo album. Poi è venuta fuori Lower State of Consciousness, una bomba atomica, e poi The Worm.
Così abbiamo deciso di tenere tutto separato. Magari faremo uscire un album quest’anno…
Non si sa. ZZT mi è servito ad attenuare un po’ le pressioni per il mio album.
Nel senso che dopo una traccia così pazza per i club mi sono sentitto molto più libero di dare sfogo, come hai suggerito tu, alla mia… “day version”!

Direi che con i tuoi “collaboratori” abbiamo finito. Cosa mi dici di Erol?
Lo odio. E’ uno stronzo. No scherzoooo! E’ un gran produttore.

Ho sentito che sta lavorando a qualcosa di grosso per il 2009.. Roba da top ten…
Non saprei. Sicuramente tra tutti è quello più vicino al mainstream.
Quello che ha fatto con i Late Of The Pier per me è incredibile.
E poi i suoi remix sono sempre stati ottimi. E’ un figo!
Erol è sempre uno dei primi a cui mando i miei dischi. Ultimamente l’ho conosciuto meglio; è una persona molto divertente. Ha una cultura musicale incredibile: conosce migliaia di indie band che io non ho mai neanche sentito nominare. Viene da un background completamente diverso dal mio, e questa cosa mi piace.

Ultima cosa. Parlando con Adriano Canzian, tempo fa, mi ha detto che non è rimasto in ottimi rapporti con Hell… Tu sei stato uno dei fiori all’occhiello della Gigolo…
Sono in buoni rapporti con Hell. Gli ho mandato un sms un paio d’ore fa perchè qualcuno mi ha detto che è ad Amburgo. Anche io ho avuto problemi con lui…
Ma conosco come gira questo business. E conosco il personaggio.
Ma è stato Hell che ha dato il via alla mia carriera. E’ venuto da me fino a Montreal.
Gli avevo mandato il mio primo cd mixato, Mixed Emotions, il migliore. Anche meglio del DJ Kicks

A proposito, come mai non ne fai più?
Ne uscirà uno presto, credo.
Dicevamo di Hell, è venuto da me, a Montreal: (tutto in un inglese teutonico) “tu sei cool, Sunglasses At Night sarà un successo, vieni con me”.
Mi ha dato tutto. Mi ha presentato a tutti, ha suonato i miei dischi, ha prodotto i miei dischi: è grazie a lui se sono qui ora.
Ci siamo voluti bene, è stato come un fratello maggiore per me.
Penso che il suo problema a un certo punto sia diventato l’ego. Era convinto che Fischerspooner, Miss Kittin e gli altri dovessero tutto a lui, all’etichetta. Tutto qui.
Abbiamo avuto dei problemi ma ora siamo ok. Questa è la cosa più importante per me, anche se non siamo più amici come un tempo.
Hell è un gran DJ, è stato un pioniere, ma ci sono delle persone tagliate per il business e altre che non lo sono.

Capisco. Potrei andare avanti per ore… Ma finiamola qui, sotto con le foto.
Va bene. Ah! Sai che se non avessi scelto “ciao”, l’avrei chiamato “ragazzi” il disco?

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  1. CesarEkooplopez scrive:

    …..ragazzi? ………..ahahahahaha non male. Una delle migliori, forse l’unica, interviste su Tiga che abbia mai letto. Sono commosso. Saranno le cipolle. Grazie……e Ciao!

  2. Manolo scrive:

    intervista penosa. domande del cazzo

  3. Bellissima intervista, complimenti!

  4. http://www.myspace.com/ekoopa2099