Intervista a Michela Fasanella di Fabiana Fierotti.
Ciao. Presentati.
Ciao. Sono Michela, ho 28 anni e sono una stilista.
Raccontaci la storia di Aroma30, come e quando hai deciso di inaugurare una collezione tutta tua?
Lavoravo per l’ufficio stile di un marchio e mi capitava spesso di leggere sulle riviste straniere articoli che parlavano di designers giovanissimi. Mi colpiva il fatto che all’estero reputassero normale che una persona appena laureata potesse decidere di dare inizio ad un proprio marchio. Allora ho realizzato una piccolissima collezione di cinque pezzi unici per testare le mie capacità e da lì è nato il tutto.
Parlaci un po’ della tua formazione; dove hai studiato?
Ho studiato all’Accademia di Costume e Moda a Roma, e mi sono diplomata nel 2004 con una tesi sulla semiotica della moda. Poi durante il periodo estivo sono andata a Londra e ho seguito un breve corso in fashion design and marketing al St. Martins.
Prima di iniziare questa avventura, quali sono state le tue principali esperienze lavorative?
La prima esperienza è stata nell’ufficio stile di Salvatore Ferragamo. Non avevo la più pallida idea di come si lavorasse in una grande azienda ed è stata un’ottima scuola. Dopo sono stata un periodo da Valentino, dove ho disegnato gli accessori e la linea R.E.D. sotto la guida di persone fantastiche che mi hanno insegnato molto di ciò che ho imparato fino ad ora.
In che modo queste esperienze hanno influito sul tuo attuale modo di vedere il mondo del lavoro?
Senza di queste non saprei neanche come si fa realmente un fitting! Sono state importanti per imparare a costruire un’immagine unitaria e mi hanno dato le basi necessarie per trattare con fornitori e modellerie.
Sapresti definire la tua estetica?
Sono così immersa nella mia estetica, che mi è difficile definirla. Spesso qualcuno ha usato gli aggettivi eterea e delicata: credo che possano descriverla bene.
Parlaci della collezione ss09. Perché il nome Like Ashes?
Volevo esplorare il concetto di purezza. Ho lavorato con diverse tonalità di bianco e ho costruito una silhouette fatta di volumi fluidi uniti ad elementi più rigidi come pieghe e tagli squadrati. La scelta del nome è sempre legata a qualcosa di personale.
Cosa ne pensi della moda italiana? E’ ancora difficile per una stilista emergente come te inserirsi nel mondo dei “grandi” oppure senti che qualcosa sta cambiando?
Credo che la moda italiana goda di ottima salute e che questo, inevitabilmente, penalizzi un po’ gli emergenti. Per inserirsi ad un livello più “alto” è richiesta una solida identità stilistica e commerciale, e quest’ultima è davvero difficile da conquistare! Negli ultimi anni sono nati concorsi ed iniziative per la scoperta di nuovi stilisti e credo che questo possa essere un chiaro segnale di cambiamento.
In quale città ti piacerebbe mostrare la tua prossima collezione?Perchè?
Londra. Per l’attenzione che offre da sempre alle realtà emergenti.
Ci sono alcuni stilisti storici che ti hanno ispirata nel corso della tua vita lavorativa e creativa?
Madeleine Vionnet, per la maestria nella costruzione e nel taglio. A diversi livelli ce ne sono molti altri, tra cui Valentino e Balenciaga.
E invece, chi ritieni possa avere un futuro tra gli stilisti emergenti?
Resto sempre colpita dalla forte identità di molti emergenti. Mi vengono in mente Matthew Cunnington, Mary Katranzou, Gabriele Colangelo.
Come vorresti che continuasse la tua avventura?
Vorrei continuare a divertirmi lavorando e costruire per la mia linea delle basi che siano solide anche sotto l’aspetto commerciale. Mi piacerebbe anche collaborare con altri marchi, in seguito, per effettuare un ricambio di energie e stimoli creativi.









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