Intervista di Ilaria Norsa, Photo: Mari Sarai, Model: Alice Dellal
Maria Francesca Pepe è una giovane e simpatica ragazza nativa di Foggia, vissuta a Milano e inseditasi a Londra per motivi di studio e lavoro. MariaFrancescaPepe è anche il nome del suo brand di “wearable jewellery”: gioielli da indossare, alla faccia dello stereotipo che da troppo tempo ha relegato questi accessori alla dimensione di mero ornamento. Con le sue creazioni Maria Francesca stravolge la convenzionale concezione gerarchica per cui prima si sceglie l’abito e poi l’accessorio. I suoi gioielli vivono di vita propria. In quest’ottica, il confine che li separa dall’abbigliamento si fa sempre più sottile: essi diventano parte integrante di un outfit, non più tocco finale, ma punto d’inizio per la delineazione di uno stile ben preciso. In questo caso, sexy e concettuale.
Evviva! Sai che sei la prima “fresh designer” italiana che intervisto da quando lavoro da Pig – due anni – il che è abbastanza inquietante, ma di sicuro ti rende onore! Però italiana espatriata, purtroppo, come tutti i nostri migliori talenti… cosa ne pensi?
Sono sempre stata “l’unica italiana” qui a Londra e ho dovuto faticare a dimostrare dedizione e serieta’. Purtroppo di noi italiani gira voce che siamo dei grandi chiacchieroni…non che non si colga il lato creativo e naive della cosa, ma soprattutto qui, nel regno del pragmatismo, c’e’ parecchia diffidenza.
Raccontaci di te – chi sei, quanti anni hai, da dove vieni e come sei finita a Londra: 29 anni suonati da Marzo, pugliese, di Foggia. Ho vissuto 9 anni a Milano prima di trasferirmi. Ho studiato Lettere Moderne per due anni e poi per altri quattro Fashion. Ho lavorato in Italia per un paio di stagioni, ma ho sempre saputo che sarei finita a Londra: la prima volta ci sono venuta ad otto anni e ho continuato a tornarvici ogni estate, prima per i parties e poi per far ricerca. Appena mi sono sentita professionalmente pronta ho mandato la mia application per il Master. Non mi piace bruciare le tappe, preferisco arrivarvi preparata. Sono andata a Londra un mese per l’esame d’Inglese e poi per l’interview. A Settembre mi ci sono trasferita col mio ragazzo.
Londra a parte, so che se non altro non rinneghi le tue origini e l’importanza che per te ha avuto Milano e il fashion system italiano ai tuoi esordi: hai studiato alla Marangoni, come ti sei trovata?
Rinnegare non ti migliora, valorizzare da dove vieni invece sì. Milano e’ ancora per me uno dei centri fondamentali dove mostrare il mio lavoro e dove attingere per interessantissime collaborazioni. La Marangoni e’ stata il mio primo approccio al mondo della moda e mi ha dato l’opportunita’ di cercare me stessa creativamente.
Quali considerazioni e paragoni rispetto alle scuole inglesi? Hai finito “in bellezza” con un master alla Central Saint Martins…
Come per tutte le cose conta cosa sei capace di farne tu. Voglio dire, ti possono capitare tutors piu’ o meno bravi ovunque vai; a volte dipende anche da che tipo di approccio ti e’ piu’ congeniale…per me la Marangoni e’ stato un ottimo inizio, la St Martins, o meglio, il Master della StM, un’ottima conclusione dei miei studi.
MF Pepe è “Wearable Jewellery”, ovvero…
La “mia” arte: indossare i gioielli come parte integrante di un outfit, non come un mero ornamento. Nasco e cresco come Womenswear designer. Anche il mio Master al StM e’ stato in Womenswear ed il mio approccio alle forme, la ricerca e le rifiniture ha radici nella tradizione sartoriale e nella storia del Costume. Per me e’ molto importante che il mio nome sia associato ai miei gioielli, ma anche che questi ultimi non siano concepiti solo come fini a se stessi, bensi’ come parte integrante di uno Stile MFP.
Raccontaci qualcosa della collezione per l’autunno inverno 08/09: “Mucha”… cioè “tanta roba”?! Ahahah, suona bene… di che si tratta?
E’ venuto fuori come un plurisignificante, ma in realta’ nasce dal riferimento ad Alfons Mucha, illustratore-pittore-scultore-fotografo Ceco dell’Art Nouveau, che mi ha ispirato per le forme e le atmosfere. Fotografava intriganti donne vestite solo di ornamenti dalle forme geometriche. La collezione e’ un punto di vista sull’indossare l’elemento Collana. Ho usato nappe ed iguana per rivestire placche d’argento sospese da maxi catene, orecchini come rivestimenti metallici per le orecchie e tubolari di pelle intrecciata prolungati da elementi in ottone verniciato.
Parliamo dei favolosi scatti del tuo look book, e diciamo: non hai scelto proprio una modella a caso… com’è nato questo fortunato sodalizio d’immagine?
Ho conosciuto Alice Dellal tramite Matt Irwin, che aveva fotografato la mia prima collezione di gioielli. Ho pensato che fosse un buon prototipo di donna che mette insieme lo spirito romantico ed il rock &roll, la nuova societa’ del fashion e l’innocenza di una ragazza che indossa semplicemente quello che le piace. E poi Alice e’ sexy da morire, cosi’ ho potuto smorzare il “concettualismo” delle mie creazioni. La fotografa giapponese, e amica, Mari Sarai ha fatto il resto!
Sul tuo sito ho trovato una bellissima citazione di Miguel De Unamuno: “La bellezza sta li’ dove qualcuno l’ha dimenticata”.. quanto e in che modo parla di te e delle tue creazioni? Come descriveresti la tua estetica?
La cito’ un giorno il mio prof di letteratura al Liceo. E non me la sono piu’ tolta di dosso. La mia estetica consiste nel guardare alle cose e percepirle per il loro significato nascosto, per le infinite analogie ed emozioni che evocano. Quando disegno penso alle parole con cui descriverei cio’ che sto immaginando. E’ come scrivere una poesia che poi pero’ prende forma materica. Il mondo e’ fatto di cose che significano emozioni di tutti i colori e forme, ed io mi lascio emozionare.
Sei London-based ma le tue creazioni sono rigorosamente handmade in Italy, a Firenze, che è la patria della manifatture e dell’oreficeria… qual è il valore aggiunto di questa scelta?
Il valore aggiunto e’ assoluto. La qualita’ oggi nel mercato fa la differenza e la manifattura italiana ne e’ ancora una garanzia. Poi io sono Italiana e mi fa piacere lavorare con gli Italiani.
Le tue creazioni sono state inizialmente vendute dal lungimirante Frip (Milano): oggi dove possiamo trovare i tuoi gioielli? E, per quanto riguarda gli abiti, sono in vendita regolarmente presso i negozi o li fai “su ordinazione”?
Si, Anna e Marcello sono stati davvero i primi a credere in me, prima ancora che mi trasferissi a Londra…avevo realizzato una mini collezione di felpe ad intagli colorati col mio soprannome “Chicca”. Oggi MariaFrancescaPepe e’ in vendita a Londra da Dover Street Market, splendida boutique di Rei Kawakubo (Comme des Garcons), Selfridges, Kabiri e Erikson Beamon. A Milano Mucha sara’ in vendita a partire da Settembre da Tearose. E poi SpaceMue a Seoul, che tra l’altro ha da poco realizzato un nuovo negozio allucinatamente bello! E poi online su www.kabiri.co.uk e www.loulasboutique.com che esportano in tutto il mondo. Infine, nella “mia” citta’ Foggia sono presente nel negozio MariaNatale. Fin’ ora gli abiti e le calzture sono stati realizzati solo su ordinazione ma ci saranno delle novita’ dalla prossima stagione…
Hai realizzato le scarpe per la sfilata di Louise Gray tenutasi all’ultimo Fashion East Show durante la settimana della moda inglese. Io c’ero, e ho sbavato per quelle scarpe, sono magnifiche! Com’è nata questa collaborazione?
Io e Louise abbiamo fatto il Master insieme e ci siamo conosciute meglio un pomeriggio in attesa entrambe per un colloquio con Alber Elbaz. L’agitazione rende complici! Poi la sua stylist Karen Langley, inconsapevole, le ha consigliato di usare le mie scarpe per il suo show dopo che le aveva prese in prestito per un servizio su Dazed & Confused. Allora Louise mi ha chiamata e ci siamo divertite parecchio.
Tra l’altro quella con Louise Gray è solo l’ultima di una serie di interessanti collaborazioni che ti hanno visto affiancarti a giovani e interessanti nomi del panorama fashion come Jens Laugesen e Ana Sekularac… in che modo queste esperienze hanno arricchito il tuo bagaglio e, soprattutto, cos’altro bolle in pentola per il futuro?
Quella con Jens non e’ stata solo una collaborazione per la sfilata, visto che l’ho affiancato come designer della sua S/S08. Era un mio tutor al StM e da li’ mi ha chiamata ad aiutarlo. Con Ana e’ nato tutto grazie al mio amico stylist Kabir. Ogni collaborazione e’ frutto di cio’ che hai realizzato prima e stimolo per cio’ che potrai fare dopo. Con Louise stiamo progettando borse, che fra l’altro sto realizzando anche per la mia label insieme ad un prezioso collaboratore: “State of Sysyphus”. Poi sto lavorando come Consultant, ma il progetto e’ ancora top secret.
C’è qualcun altro, designer o artista o fotografo che sia, con cui ti piacerebbe fortemente collaborare?
Adoro la Maison Martin Margiela. Mi piacerebbe una consulenza per loro. E per Chanel! …C’e’ un fotografo inglese molto in gamba con cui penso di realizzare la prossima campagna: si chiama Daniel Sannvald ed ha un gusto un po’ surrealista.
Certo, lo conosciamo! Daniel ha scattato anche per noi! Parlando di progetti futuri, pensi che continuerai a creare spaziando in diversi campi o hai intenzione di specializzarti maggiormente su un ramo/ direzione?
Come accennavo la primavera-estate mi vedra’ presentare le mie nuove borse e finalmente tornerò con una collezione di pret-a-porter donna. Tutto Made In Italy. Esporro’ a Londra, Milano e Parigi. Ogni collezione e’ disegnata all’insegna del concept MariaFrancescaPepe che vede il gioiello come legame e punto focale.
Com’è la giornata tipo di Maria Francesca Pepe?
Mi sveglio sempre un po’ contro voglia, non sono un tipo mattutino. Ma una volta scesa dal letto do’ un’occhiata al palmare e alla vista delle e-mail mi risveglio definitivamente. Poi vado ad oltranza fino a tarda sera. Spazio dalle email al telefono, disegno e cucio, riempio file Excel e ritocco illustrazioni a Photoshop. Ho una scrivania sempre piena di fogli volanti e una preziosa assistente, Veronica, che faccio impazzire!
Qual è la tua London Top 5 del momento?
1- L’Archive sales del DoverStreetMarket! Ci sono stata sabato scorso e sono tornata a casa con una busta rosa gigante! 2- L’aperitivo o late drink al Bistroteque. 3- Il Pony Step la domenica (new version del “deceduto” Boombox). 4- Il The Good Mixer in Camden e il Black Gardinia a Soho per la birra quotidiana (per chi ne ha il tempo ed il fegato!). 5- La mostra sull’espressionismo astratto alla Tate Modern e “The Story of The Supremes from the Mary Wilson Collection” al V&A.
E quando torni “a casa” cosa ti piace fare?
Stare col mio uomo, dormire, mangiare, sfogliare tutti i giornali di moda che riesco, andare in palestra a sudare e telefonare alla mia famiglia.
















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