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Tiga

0012.jpgSembra far parte del suo DNA il segreto di Tiga (all’anagrafe Tiga Sontag), DJ e produttore canadese che negli ultimi anni ha mandato in corto circuito a più riprese i dancefloor di mezzo mondo. Leggenda vuole che l’artista di Montreal sia figlio d’arte; suo padre, infatti, era anch’egli un DJ (conosciuto con il nome di Dr. Bobby), particolarmente attivo in India, a Goa per essere precisi. Nel corso di queste “date” papà Sontag era solito portarsi dietro la consorte ed il piccolo Tiga (questo potrebbe spiegare l’origine esotica del suo nome); è in queste occasioni che il nostro assiste ai primi rave. Di ritorno dai suoi viaggi il futuro golden boy dell’Electro canadese, invaghitosi della Techno, decide di ribellarsi alla monotonia della sua città e comincia ad adoperarsi per dare a Montreal una scena musicale. Tiga inizia agli albori degli anni novanta organizzando feste e aprendo un negozio di dischi, per finire prima dietro ai piatti e poi in studio di registrazione. Dopo aver sentito la versione di Miss Kittin & The Hacker di “Sweet Dreams” (Eurythmics) decide di cimentarsi con la sua prima produzione: una cover. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto (trattatasi di “When Doves Cry” di Prince e di “New Years Day” degli U2) Tiga, affiancato dall’amico DJ e produttore Jori Hulkkonen (qui nascosto sotto le spoglie di Zyntherius) partorisce quello che sarà uno degli inni del nascente fenomeno dell’Electroclash: “Sunglasses at Night”, brano che nella sua versione originale, datata 1983, aveva lanciato il suo connazionale (e concittadino) Corey Hart in testa alle charts.

Da lì in poi un successo via l’altro: un’infinità di remix (particolarmente interessanti “Madame Hollywood” per Felix Da Housecat, la fortunata “Hot In Herre” del rapper Nelly e “E-Talking” per gli amici Soulwax; tutti ricantati per l’occasione da Tiga), compilations (magistrale nella definizione del suo stile quella redatta per la K7 all’interno della nota serie dei DJ Kicks), una seria infinita di date in giro per i club di tutto il mondo e diversi singoli killer ( “Pleasure From The Bass”, “London’s Burning” e la più recente “Louder Than A Bomb”) che l’hanno incoronato come uno dei personaggi più cool della scena Electro degli ultimi anni. L’occasione per intervistarlo ci è stata offerta dalla partecipazione di Tiga all’MTV Club Generation (il 20 maggio ai Magazzini Generali di Milano), di cui Pig è stato media partner, che l’ha invitato a suonare ancora a Milano, dopo l’elettrizzante set dell’anno scorso. L’abbiamo “sequestrato” nel tragitto che lo portava dall’albergo al ristorante, trattenendolo finché non l’hanno colto i crampi per la fame…

Intervista con Tiga

Ciao Tiga: “Benvenuto in Italia”; come stai? Da dove arrivi?

Ciao! Grazie per la calorosa accoglienza!
Arrivo direttamente da Londra, dove ieri sera ho suonato al Fabric con i Soulwax/2 Many Djs.

Uao! Com’è andata?

E’ andata benissimo! Devo ammettere che suonando in giro da un bel po’ di tempo sono diventato abbastanza selettivo… ma per la serata di ieri non ci sono altri aggettivi se non: incredibile! Sicuramente tra le migliori che abbia mai fatto.

Senti, ma Tiga è il tuo vero nome?

Si, è il mio vero nome.

Come e quando hai iniziato a fare il DJ?

Sono diventato DJ in modo molto naturale, all’interno di un processo iniziato quando ero piccolo che mi ha portato ad entrare in stretto contatto con il mondo della musica. Ho cominciato un po’ come tutti, credo, ascoltando dischi, comprando musica.
Avevo 13 anni e tutto è nato fondamentalmente dall’insoddisfazione nei confronti della scena della mia città, Montreal.
Ho iniziato ad organizzare eventi e poi di conseguenza a suonare.

Abbiamo letto di un viaggio in India che hai fatto con tuo padre (DJ pure lui); è vero?

Si, è vero ho viaggiato moltissimo con i miei genitori durante la mia infanzia, in India in particolare.

Come ha influito su di te?

Dici nel modo di vestire? (risate)
No scherzo… Credo che passare molto tempo a contatto con realtà completamente diverse dalla tua, specie quando sei piccolo, abbia una grandissima influenza sotto diversi aspetti…

…quindi le esperienze che hai vissuto in India (i party, la musica, Goa ecc…) hanno avuto un peso importante nel tuo avvicinamento alla musica techno al tuo ritorno a Montreal….

La situazione a Montreal nei primi anni ’90 non offriva certo quello che è possibile trovare ora; io ho cominciato, mosso da una forte passione per la Techno, ad organizzare eventi (è stato proprio Tiga ad organizzare quello che viene riconosciuto come il primo rave -1993 Solstice – nella città canadese Depo), poi piano piano è venuto il resto…

.. il DNA records store e la Turbo recordings…

Sì, nel 1994 ho aperto quel negozio, quando ero ancora bambino, dal momento che non c’erano negozi di quel tipo a Montreal. Devo ammettere che lo aprii anche per gioco, non c’è dubbio però che abbia rappresentato uno dei miei primi passi all’interno dell’industria musicale. Intorno al 1998 è arrivata anche la Turbo (che ospita artisti del calibro di Zdar, Chromeo, Martini Bros ecc… Depo), nata dal desiderio di dedicarmi alla produzione in prima persona di musica elettronica di qualità, mentre tutta la scena musicale a Montreal, e più in generale in tutto il Canada, cresceva. Al momento c’è un grande fermento, non solo a livello di musica elettronica; il successo di indie bands come Broken Social Scene e Arcade Fire fotografa perfettamente l’esplosione creativa che caratterizza il mio paese negli ultimi tempi.
Purtroppo però a causa dei miei frequenti viaggi è poco il tempo che passo a casa ultimamente, quindi non sono aggiornatissimo.
Tra le tue tante attività che hai svolto nel campo musicale quale preferisci: organizzatore di eventi, discografico, DJ o produttore?
Devo dire che ho amato tutte le tappe della mia carriera musicale: dall’organizzazione di parties alla produzione, passando per tutto il tempo che sono stato in consolle; si è trattato di una naturale evoluzione… Comunque quello che faccio ora (DJ e produttore) è quello che mi soddisfa maggiormente.

Quali sono gli artisti degli anni ’80 che preferisci?

Ce ne sono tanti; ora come ora mi vengono in mente Depeche Mode e Duran Duran.

Cosa ne pensi della loro reunion?

Beh, i Duran Duran oggi sono senz’altro diversi da quello che sono stati negli anni ’80; nella loro musica c’era una carica creativa e innovativa decisamente differente…
Non è facile ritrovarsi dopo tanto tempo con la tua band, la chimica e la magia non possono ricrearsi a comando… ne è passato di tempo dai loro esordi.

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Qual è il primo disco che hai comprato?
Alcuni tra i primi dischi che ho comprato li ho presi addirittura a Bombay; non mi ricordo se tra questi ci fosse “Eye Of The Tiger” di Survivor, ma senz’altro è uno dei primi.

Se una Madonna, Britney Spears o qualche altro “big” del pop ti chiedesse di produrre un loro album cosa risponderesti?

Beh credo che iniziare producendo un artista di quel livello sarebbe impossibile; d’altronde non credo che artisti del calibro di Madonna o Britney verrebbero a chiedermi di produrre il loro album… Credo che produrre musica sia come dirigere (“producing music is like art directing”); dipende dal progetto e da quanta libertà d’azione si ha a disposizione… Comunque devo ammettere che mi piacerebbe un casino.

Nel 2001 (anno di “Sunglasses At Night” e “Emerge”) è esploso l’Elctroclash; oggi siamo nel 2005, cosa mi racconti di quel periodo?

E’ stato un momento importante all’interno del panorama musicale, anche se io non l’ho mai considerata una scena.
L’ho vissuta dall’interno perché mi ci sono trovato dentro; non mi piace definire quel periodo come un movimento musicale, anche perché credo fosse un fenomeno principalmente legato alla Gigolo Records e alla schiera di artisti che orbitavano attorno all’etichetta di Hell (come d’altronde ho fatto anch’io). E’ sempre una questione di gusti e di come le cose cambiano e si evolvono; a volte si tende ad enfatizzare un fenomeno in un modo particolare… voglio dire… se vai dai Kraftwerk e gli parli del fenomeno electroclash… parliamoci chiaro… loro quelle cose le facevano, e meglio, all’inizio degli anni ’70!
Dopo un po’ l’Electroclash ha cominciato a ripetersi; è diventato autoreferenziale. Ancora oggi sento dischi che suonano come quelli di Miss Kittin degli anni ‘90, che parlano di limousine, Hollywood e champagne….

Pensi che essere un dj oggi sia paragonabile a quello che era essere una popstar negli anni ’80?

Mmmmmh…direi di no; non sono paragonabili alle popstar degli 80s, anche se è vero che l’importanza e la notorietà della loro immagine è cresciuta sicuramente; ma un conto è essere famosi, un conto è essere una superstar come sono stati i Duran Duran negli anni ottanta!

Se Tiga fosse una rock band quale sarebbe?

Non lo so proprio.

In Italia hai ottenuto un grande successo con diversi singoli (“Pleasure From The Bass” su tutti, ma anche “Hot In Herre” e “Louder than A Bomb”) che hanno avuto un’heavy rotation anche sui network commerciali; è andata così anche negli altri paesi?

Sì, “Pleasure From The Bass” è stato il mio hit di maggiore successo dai tempi di “Sunglasses at Night”; è andata benissimo anche in UK e in Germania.
Pure “Hot In Here” è andata bene… fortunatamente hanno tutte avuto un discreto successo.

Ti aspettavi questo successo?

Non era nei miei programmi, né ci avevo mai pensato… L’unica cosa di cui mi sono reso conto è che se amo un brano, ci saranno altre persone che lo ameranno come me. Quando ho finito “Pleasure From The Bass” ero sicuro che fosse un gran disco.

Cosa ne pensi del nostro paese a livello di Club Culture e a livello di produzioni, c’è qualche artista italiano che ti piace?

Rimango sempre impressionato dalla scena italiana. L’Italia è il mio posto preferito da visitare: club divertenti, sempre ottimi sound system e veri fan. Anche la musica, oltre che la storia, del vostro paese è molto interessante; gente come Marco Passarani, Drama Society, la Nature crew, Scuola Furano, Jolly Music ecc…

Ti Abbiamo sentito suonare un remix di un brano che in Italia ha avuto molto successo (“La Discoteca” di Exch Pop True); cosa ci puoi dire a proposito?

Mmm… puoi ripetermi il nome della canzone?

…“La Discoteca”

No, non ho mai suonato, questa canzone: non la conosco…

Ma sì, dai! Me la ricordo, l’ho sentita di persona…

Mmm

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…dai…“La Discoteca”
ahhhhhhhh si, è vero un bel pezzo!
Cosa ti ha detto Nelly del remix di “Hot In Here”?
Ha detto che pensava fosse coraggioso esplorare il significato sessuale nascosto della canzone.

E’ il secondo anno che vieni in Italia con MTV; Come è nata questa collaborazione?

Non lo so… (risate)… so solo che è interessante; è il secondo anno che vengo in Italia insieme a MTV. L’anno scorso ci siamo trovati bene e così abbiamo deciso di collaborare ancora.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Al momento la maggior parte dei miei sforzi sono concentrati sul mio primo LP; un vero e proprio album che uscirà per la PIAS dopo l’estate…

Però…! Ci sarà qualche ospite particolare?
Gli unici ospiti saranno gli Scissor Sisters e il disco sarà prodotto dai Soulwax/2 Many DJS

Ti lasciamo andare a mangiare, prima però devi darci un consiglio; qual è la traccia del momento per Tiga?

Un pezzo di Thomas Andersson che ho remixato, si chiama “Washing Up” ed esce su Bpitch Control.

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